Archivio Categoria: Storie
Gent. Associazione
sono un padre, il solito, uno dei tanti separati. Unica differenza che si tratta di separazione internazionale, con alle spalle una vicenda assurda – come lo saranno tante – in cui mio figlio è stato praticamente deportato con benestare delle nostre autorità. Io per amore di lui ho cercato invano di farmi …
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di kirap
24 novembre 2012
Voleva buttarsi da Ponte Vecchio. Due privati e un’associazione in campo
Pistoia, 23 novembre 2012 – Dignità e umiliazione. Ripete queste due parole, come una preghiera, piegato in un dolore silenzioso. Ma ieri ha trovato anche la forza per sorridere. Almeno ci ha provato, non è poco. Ventiquattr’ore prima aveva già scavalcato la barriera (fisica) che lo separava dal suo proposito: togliersi la vita. Un pensiero fisso, una strada senza uscita per un padre disperato. Già oltre, già di là dalla spal- letta del Ponte Vecchio a Firenze, salvato dalla polizia.
Quarant’anni, di origini milanesi, ora vive con i genitori a Serravalle dopo essere stato dai suoceri a Prato. Separato dalla moglie, senza un lavoro da due anni, con due figli piccoli (di 3 e 4 anni) da mantenere e, ogni tanto, forse anche da accontentare nei capricci infantili: babbo, mi compri un gioco nuovo? E’ difficile dire no, sempre no. Una storia come tante, come troppe. Una storia che si ripete sempre con maggiore frequenza. Con la società civile e i servizi sociali disarmati, senza strumenti adeguati per rispondere efficacemente alla dura condizione di chi, essendo rimasto senza lavoro, non riesce più a fare fronte alle spese quotidiane. I nuovi poveri, gli è stato dato un nome a questa condizione anomala.
Sono tanti, quanti non si può immaginare. Persone non solo rimaste senza un lavoro, ma che hanno perso o rischiano di perdere anche la casa, l’alloggio in cui vivono. Perché non ce la fanno a pagare il mutuo, perché non riescono a far fronte alla spesa dell’affitto. La storia del padre che voleva buttarsi già dal Ponte Vecchio ha toccato il cuore dei fiorentini. Ieri in redazione abbiamo ricevuto molte testimonianze d’affetto e solidarietà. Con tre soggetti — un noto imprenditore, il nostro Mister X, un’associazione benefica e un privato cittadino — che, preferendo restare anonimi, si sono offerti di aiutarlo economicamente.
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Marcello Mazza, architetto lecchese di 38 anni, è uno dei tanti padri separati italiani “che ha capito come l’affidamento condiviso sia per ora una legge disattesa”
Lecco, 19 ottobre 2012 – Da padre scrupoloso, marito fedele e felice in un giorno ha perduto tutto. Soprattutto quell’unico figlio “che vedo una volta al mese perché mia moglie se l’è portato con sè a mille chilometri di distanza da Lecco con il benestare di un giudice”. Marcello Mazza, architetto lecchese di 38 anni, è uno dei tanti padri separati italiani “che ha capito come l’affidamento condiviso sia per ora una legge disattesa». La storia di Marcello rischia di essere l’ennesimo esempio di una legge – quella sulla bigenitorialità – che in molti casi resta «una scatola vuota” piena di bei contenuti ma priva di attuazione nel concreto.
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Mai avrei immaginato di dover descrivere la mia nuova vita: quella del padre separato. Perlomeno non in questi termini. Di certo non pensavo sarei entrato in un girone infernale, in cui io e mia figlia che al tempo aveva 10 anni siamo stati spinti. Una storia che, a posteriori, avrei scoperto simile a tante altre di padri come me.
Una storia in cui la separazione da consensuale diventa causa e in cui mi son ritrovato ben presto a dover dimostrare di essere un buon genitore, mentre una donna lo è evidentemente per definizione.
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Caponago – «Vivo con 100 euro al mese, ho un lavoro ben remunerato, ma ho un affitto da pagare, un mutuo da onorare e i figli da mantenere. Questa è la mia vita di padre separato». È la storia di Luca, lo chiameremo così, con un nome di fantasia. Luca è un caponaghese che vive un grosso momento di difficoltà causato dalla separazione dalla moglie: «Non ho neanche i soldi per pagare la parcella del mio avvocato e mi devo rivolgere ad una finanziaria. Altrimenti non so come fare».
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Ciao,
tutto quello che dirò e cercherò di illustrarti di seguito non è certo mirato a riavvicinarti a me, ma dettato unicamente dall’ immenso amore che provo per Alex, che voglio poter liberamente frequentare ed essere quello che lui vuole: suo papà.
Gradirei inoltre che tu non interpretassi come minaccia o intimidazione quello che quì potrai leggere. Tutto questo è stato scritto da me con la sola intenzione di farti meditare e agire di conseguenza per il bene, sottolineo, di Alex oltrechè di tutti noi.
Voglio farti notare che a ottobre ci sarà l’ ultima udienza in tribunale, per il processo che mi vede imputato di maltrattamenti nei confronti tuoi e di mio figlio, per le cose che tu hai detto.
Fino ad ora avete potuto parlato solo voi, facendo gravi dichiarazioni senza uno straccio di prova, senza testimoni che non siano parenti o amici. Avete esposto non fatti ma solo chiacchere ed evidenti quanto esagerate invenzioni. Persino i tuoi testimoni mi
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scrivo su invito dell’Associazione Figlipersempre Onlus, per parlare della mia vicenda di padre separato, in quanto ritengo che la mia storia possa essere indicativa di come funziona (o non funziona) l’applicazione della legge 54-2006 sull’affido condiviso dei figli a entrambi i genitori e il concetto stesso di bi-genitorialità.
Questa la storia in sintesi.
Con la mia famiglia vivevo in una città dell’Italia settentrionale; la mia sede di lavoro era ed tuttora è un’altra città a duecento chilometri di distanza, dove dovevo recarmi il venerdì pomeriggio e il sabato mattina.
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Vorrei scrivere la mia odissea della separazione e dire il mio nome e cognome per rendere appieno e veritiero il mio racconto..ma potrei essere noioso e i nomi con quello che sto per dire è meglio non farli.
Lavoro e prendo una paga di 1100-1200 euro al mese dipende dagli straordinari..
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2010 Ottobre, Vengo invitato ad allontanarmi da casa 2011 Gennaio, lettera di separazione da parte del suo Avvocato Marzo, mia Nuova compagna Giugno, prima udienza e cambio residenza FINALMENTE MI GODO I MIEI FIGLI 5 giorni a settimana Ottobre, prima visita assistente sociale Dicembre, nasce il mio nuovo figlio 2012 Febbraio, provvedimento …
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di kirap
23 febbraio 2012
Una lettera come troppe altre, con conclusione diversa. «Quando scopri che il coniuge ti tradisce: dolore, umiliazione, paura per la famiglia. Le chiedi: “Ma cosa stai facendo?”, e senti rispondere: “Chi, io? Niente, perché?”. Nega tutto. Metti il telefono sotto controllo: è tutto vero
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di kirap
17 febbraio 2012
Il maresciallo ammoniva con voce ferma: “….c’è poco da essere ironici, signor Francesconi, le disposizioni del Tribunale dei Minori di Roma sono chiarissime: prima dei tre anni e mezzo la paternità va sorvegliata, elargita col contagocce, se possibile repressa così evitiamo casini. Ha compreso bene ? E ringrazi il cielo che la soglia di …
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Mi chiamo Gabriele Cripezzi. Sono il babbo di due splendidi bambini di 3 e 4 anni, avuti da una donna che ha deciso di arrogarsi il diritto di essere l’unico genitore. Un ricorso per la rischiesta dell’affidamento esclusivo presentato al tribunale “per i minori” che oltre a contenere infamie, menzogne e verità rigirate ad hoc, aveva come unico intento quello di gettare discredito sulla figura paterna (me). Un ricorso dove lei chiede, IN VIA D’URGENZA, ad un tribunale di escludermi dalla vita dei bambini, tanto mi riteneva pericoloso per la loro crescita.
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La condizione dei Padri separati in Italia, che dopo la separazione dal coniuge, vengono separati dai figli e ridotti ai margini della società per via dei doveri economici a cui, spesso, è impossibile far fronte, senza dare tra l’ltro la possibilità di rifarsi una vita dignitosa per andare avanti, a rischio è la sopravvivenza stessa.
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È la storia di un padre che, nella vicina italia, su richiesta della moglie, si è dovuto separare dalla moglie…ed è stato automaticamente allontanato dai figli (di cui si occupava ogni giorno), dalla casa, da ogni avere…e poi la falsa denuncia della moglie…
Qui in Ticino (come anche in tutta la Svizzera) è esattamente la stessa cosa, le stesse vergognose e illegali discriminazioni contro i padri ed i figli…contrariamente a quanto prevede l’articolo 5 del Protocollo n. 7 alla Convenzione per la salvaguardia dei diritti dell’uomo e delle libertà fondamentali ascolta la sua storia
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Ha trascorso gli ultimi quattro giorni seduto su una sedia, davanti al Tribunale di Torino. Cento ore, senza dormire e senza mangiare, per protestare contro i giudici che, dopo la separazione dalla moglie, gli hanno tolto l’affetto delle figlie. “Finché non avrò giustizia, andrò avanti, anche a costo di morire”, è lo sfogo di Angelo Grasso, 49 anni, che questa mattina ha ricevuto la solidarietà dei padri separati di mezza Italia. Una cinquantina di genitori, giovani e meno giovani, provenienti da Nuoro, Taranto, Bologna, Parma, Savona, Genova e Milano. Ognuno con la propria storia alle spalle,
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Sciopero della fame padre separato
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«Ridatemi le mie figlie»
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[youtube Ikoez393aUw 450 280]
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