I padri separati sono i «nuovi poveri»

[notice]EMERGENZA SOCIALE. Il presidente dell’associazione per la pari dignità dei genitori preoccupato dagli aumenti decisi dal tribunale per gli assegni di mantenimento. «Fenomeno in crescita», dice Croce della Caritas. «Strangolati dalle spese e senza lavoro chiedono aiuto ai nostri centri»[/notice]

Verona. Rientrano a pieno titolo nella categoria dei «nuovi poveri»: sono i padri separati che, andato in fumo il sogno della famiglia perfetta, si ritrovano presto catapultati in un incubo. L’incubo dell’assegno mensile da versare alla ex moglie per mantenere i figli, oltre a tutte le spese extra. L’incubo dell’affitto per la nuova sistemazione e a volte anche del mutuo per quella vecchia, dove continua a vivere quella che un tempo era la loro famiglia. L’incubo, sempre più diffuso, del lavoro che non c’è e poi il peggiore in assoluto: il timore, spesso fondato, di poter vedere i propri figli solo «su appuntamento» o nel weekend o in base alla disponibilità della madre. Tempi duri per i padri separati. Ridotti in povertà dalla crisi, sono costretti a vivere come i senzatetto.  «È un fenomeno in crescita, che sta diventando preoccupante e va tenuto monitorato», è il commento di Carlo Croce, vicedirettore della Caritas. «Alla situazione contingente, relativa alla separazione, in questo momento di forte crisi economica si va ad aggiungere talvolta anche la perdita del lavoro: i padri si ritrovano in condizioni precarie e, dovendo sostenere le spese della famiglia, non riescono più a mantenersi».  Gli effetti sono drammatici, come racconta il vicedirettore della Caritas. «Ci sono padri costretti ad andare a dormire alla casa di accoglienza Il Samaritano, perché non hanno più un posto dove stare, oppure più spesso chiedono un sostegno di tipo economico, come il pagamento delle bollette o delle spese condominiali», conclude Croce.  «Il problema è che gli uomini tendono a vergognarsene e a non far emergere il problema finché la situazione non è drammatica: se chiedessero aiuto prima, forse si potrebbero evitare i casi più gravi». Ma quali sono gli ostacoli che questi padri devono affrontare?  «Quando una coppia si separa, l’uomo deve versare l’assegno mensile, che in base al numero dei figli e al reddito può variare molto, in media dai 200 agli 800 euro: con uno stipendio di 1.500 euro e due figli a carico, l’assegno si aggira intorno ai 500 euro», spiega Renato Lelli, presidente dell’associazione Genitori separati per la pari potestà. «Inoltre, devono farsi carico del 50 per cento delle spese extra, sia scolastiche, come le gite, sia sanitarie, come le cure dentistiche, le medicine o le visite specialistiche. Senza contare che, se la madre non è in grado di mantenersi, devono versare circa altre 200 euro anche per lei».  Il presidente dell’associazione si dice preoccupato, soprattutto in seguito ai recenti aumenti decisi dal tribunale per gli assegni familiari. «Con uno stipendio da 1.000-1.200 euro, come fanno i padri a pagarsi l’affitto e mantenersi? È naturale che cerchino sempre di non far mancare nulla ai propri figli: per loro sono disposti a togliersi tutto e, a quel punto, cadono in uno stato di profonda depressione, non sanno come andare avanti», prosegue Lelli. «Inoltre, si è diffuso tra le madri il malcostume di utilizzare i bambini come arma di ricatto per avere l’assegno, arrivando persino a denigrare l’ex in presenza del figlio e ciò rischia di avere gravi ripercussioni sulla sua crescita. Ci sono anche la madri elastiche e comprensive, ma sono la minoranza: spesso si dimentica che più i bambini stanno a contatto con entrambi i genitori, meglio è prima di tutto per il loro bene».

Manuela Trevisani

kirap

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Non si conosce mai abbastanza bene una donna fino a quando non la si incontra in tribunale. (Per la maggiore) http://www.separati.eu/

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