La P.A.S. Sindrome Alienazione Genitoriale

La P.A.S. Sindrome Alienazione GenitorialeLa P.A.S. Sindrome Alienazione Genitoriale

La sindrome da alienazione genitoriale (o PAS, dall’acronimo di Parental Alienation Syndrome) è una controversa e ipotetica dinamica psicologica disfunzionale che, secondo le teorie dello psichiatra statunitense Richard Gardner, si attiverebbe sui figli minori coinvolti in contesti di separazione e divorzio conflittuale dei genitori, non adeguatamente mediate. La PAS è oggetto di dibattito ed esame  sia in ambito scientifico che giuridico  fin dal momento della sua proposizione nel 1984; essa non è, infatti, riconosciuta come un disturbo psicopatologico dalla grande maggioranza della comunità  scientifica e legale internazionale.
Allo stato, il Manuale diagnostico e statistico dei disturbi mentali (DSM) non riconosce la PAS come sindrome o malattia: nella più recente edizione del Manuale, la quarta, tale supposta patologia non è menzionata, né ne è prevista l’ammissione nella quinta edizione (DSM-5 o DSM-V), la cui uscita è prevista per il 2013, in ragione della sua evidente ascientificità  a causa della mancanza di dati a sostegno, segnalata già  nel 1996 dall’APA.
Sia negli Stati Uniti che in altri Paesi è in corso un acceso dibattito sulla PAS, al cui interno è emersa l’ipotesi di definizione di un nuovo concetto, il disturbo da alienazione genitoriale (PAD, Parental Alienation Disorder ), proposto da William Bernet (uno tra i principali propugnatori dell’inserimento della PAS nella quinta edizione del DSM), docente di psichiatria alla facoltà di medicina della Vanderbilt University di Nashville, e da questi sintetizzato in un articolo nell’ottobre 2008 sull’American Journal of Family Therapy .
La Società  Italiana di Neuropsichiatria dell’Infanzia e dell’Adolescenza (SINPIA) nelle sue Linee guida in tema di abuso sui minori, pubblicate nel 2007, ha incluso la PAS tra le possibili forme di abuso psicologico.
Definizione e presunti effetti

Gardner definisce la La P.A.S. Sindrome Alienazione Genitoriale come un disturbo che insorge normalmente nel contesto delle controversie per la custodia dei figli, definito in tre gradi, in ordine crescente di influenza, ciascuno da trattare con uno specifico approccio sia psicologico che legale. Ancora, secondo Gardner, la La P.A.S. Sindrome Alienazione Genitoriale sarebbe frutto di una supposta «programmazione» dei figli da parte di un genitore patologico (genitore c.d è«alienante»), sorta di lavaggio del cervello che porterebbe i figli a perdere il contatto con la realtà  degli affetti, e ad esibire astio e disprezzo ingiustificato e continuo verso l’altro genitore (genitore c.d. è«alienato»).
Le tecniche di «programmazione» del genitore «alienante» comprenderebbero l’uso di espressioni denigratorie riferite all’altro genitore, false accuse di trascuratezza, violenza o abuso (nei casi peggiori, anche abuso sessuale), la costruzione di una «realtà  virtuale familiare» di terrore e vessazione che genererebbe, nei figli, profondi sentimenti di paura, diffidenza e odio verso il genitore «alienato». I figli, quindi, si alleerebbero con il genitore «sofferente»; si mostrerebbero come contagiati da tale sofferenza e inizierebbero ad appoggiare la visione del genitore «alienante», esprimendo  in modo apparentemente autonomo  astio, disprezzo e denigrazione verso il genitore «alienato».
Gardner sosteneva che tale «programmazione» distruggerebbe la relazione fra figli e genitore «alienato» in quanto i primi giungerebbero a rifiutare qualunque contatto, anche solamente telefonico, con quest’ultimo. Perché si possa parlare di PAS è necessario tuttavia che detti sentimenti di astio, disprezzo o rifiuto non siano giustificati da (o giustificabili da, o rintracciabili in) reali mancanze, trascuratezze o addirittura violenze del genitore «alienato».
Presunti sintomi
La teoria di Gardner suggerisce di basare la diagnosi di La P.A.S. Sindrome Alienazione Genitoriale sull’osservazione di otto presunti sintomi primari nel bambino.
la campagna di denigrazione, nella quale il bambino mima e scimmiotta i messaggi di disprezzo del genitore «alienante» verso quello «alienato». In una situazione normale ciascun genitore non permette che il bambino esibisca mancanza di rispetto e diffami l’altro. Nella La P.A.S. Sindrome Alienazione Genitoriale, invece, il genitore «alienante» non mette in discussione tale mancanza di rispetto, ma può addirittura arrivare a incoraggiarla;
la razionalizzazione debole dell’astio, per cui il bambino spiega le ragioni del suo disagio nel rapporto con il genitore alienato con motivazioni illogiche, insensate o, anche, solamente superficiali (esempi citati, «Alza sempre la voce quando mi dice di lavarmi i denti», oppure «Mi dice sempre Non interrompere!»);
la mancanza di ambivalenza, per la quale il genitore rifiutato è descritto dal bambino come «completamente negativo» laddove l’altro è visto come «completamente positivo»;
il fenomeno del pensatore indipendente indica la determinazione del bambino ad affermare di essere una persona che sa ragionare senza influenze e di aver elaborato da solo i termini della campagna di denigrazione senza input del genitore «alienante»;
l’appoggio automatico al genitore «alienante» è una presa di posizione del bambino sempre e solo a favore del genitore «alienante», qualsiasi genere di conflitto venga a crearsi;
l’assenza di senso di colpa, per il quale tutte le espressioni di disprezzo nei confronti del genitore «alienato» trovino giustificazione nel fatto di essere meritate, sorta di «giusta punizione»;
gli scenari presi a prestito, ovvero affermazioni che non possono ragionevolmente provenire direttamente dal bambino, quali ad esempio l’uso di frasi, parole, espressioni o la citazione di situazioni normalmente non patrimonio di un bambino di quell’età  per descrivere le colpe del genitore escluso;
infine l’estensione delle ostilità  alla famiglia allargata del genitore rifiutato, che coinvolge nell’alienazione la famiglia, gli amici e le nuove relazioni affettive (una compagna o un compagno) del genitore rifiutato.
Presunte conseguenze
Richard Gardner affermò che, a suo parere, l’instillazione incontrollata di La P.A.S. Sindrome Alienazione Genitoriale sarebbe una vera e propria forma di violenza emotiva, capace di produrre significative psicopatologie sia nel presente che nella vita futura dei bambini coinvolti. Tra queste conseguenze, incluse gravi processi psicopatologici quali:
esame di realtà  alterato;
narcisismo;
indebolimento della capacità  di provare simpatia ed empatia;
mancanza di rispetto per l’autorità , estesa anche a figure non genitoriali;
paranoia;
psicopatologie legate all’identità  di genere.
Presunto decorso [modifica]
Secondo Gardner, come qualunque altra patologia anche la La P.A.S. Sindrome Alienazione Genitoriale potrebbe presentarsi, nel momento diagnostico, con differenti livelli di gravità  (PAS di grado lieve; di grado moderato; di grado grave), a seconda dell’intensità  e dell’efficacia della programmazione. Inoltre l’autore ipotizzò che a seconda di quanto appropriata sarà  (o meno) la terapia scelta, la PAS potrebbe infatti evolvere:
nel senso risolutivo (scomparsa dei sintomi e remissione completa);
nel senso migliorativo (con sollievo sintomatologico e remissione parziale);
nel senso di una stabilizzazione (in costanza di gravità della sintomatologia);
nel senso peggiorativo (aggravamento della patologia, fino allo stato di “morte vivente“ Gardner – della relazione fra genitore alienato e figlio).
Presunte cause
Gli aspetti di genitorialità  nelle separazioni potrebbero essere chiaramente definiti, se si potesse comprendere appieno il concetto che, nella famiglia, esistono due “entità  di coppia”, distinte per diritti, doveri e responsabilità  reciproche: la “coppia coniugale” e la “coppia genitoriale”. Il “conflitto coniugale”, quindi, non necessariamente può (o deve) scatenare anche un “conflitto genitoriale”, ed eventuali contrasti fra le due entità  potrebbero essere affrontati con l’ausilio della mediazione familiare.
In parte, le attuali regole che governano l’evento “separazione” possono contribuire a creare il problema. Per governare il mondo degli affetti ci si appoggia a volte infatti ad un “sistema globale degli antagonismi”; a meccanismi di conflitto giudiziario; ad una “verità  processuale” con tanto di parte vincente contrapposta a parte soccombente. L’istituto dell’affido monogenitoriale, così largamente utilizzato nel passato (, è un elemento che rafforza la prospettiva in termini di “vincitore e vinto”. Gli effetti della nuova legge sull’affido condiviso dei figli sono (al settembre 2006) tuttora da verificare. Anche se l’affidamento ad un solo genitore pare, in alcune regioni italiane, una soluzione ormai residuale, esiste comunque spesso la figura di “genitore residente”.
Nel contesto giudiziario e, più in generale, all’interno del “sistema globale degli antagonismi”, i figli assumono spesso il ruolo di “civili inermi” in una guerra di dominio: veri sconfitti di una visione ideologica che individua un nucleo coniuge/genitore/figli nel ruolo della vittima, ed il coniuge/genitore soccombente nel ruolo del carnefice violento e crudele. Un distacco dalla realtà  degli affetti genitoriali, che – secondo le teorie di merito – potrebbe scatenare la Sindrome di Alienazione Genitoriale quando un genitore arriva a percepire i figli come non-persone: come mezzi, cioè, per acquisire maggior potere nel conflitto, oppure come strumento per dare sfogo e soddisfazione a sentimenti di rabbia e disagio propri della “coppia coniugale”. èˆ il passaggio all’atto, il superamento della percezione e la perdita dei confini del Sé, l’uso diretto dei figli come “arma relazionale” nel conflitto della “coppia coniugale”, uno dei fattori che può portare all’insorgenza della PAS.
Giornata di sensibilizzazione sull’ “alienazione genitoriale”
Diverse associazioni hanno eletto il 25 aprile come giorno dedicato alla sensibilizzazione sui presunti effetti che l’alienazione genitoriale comporterebbe nei confronti dei bambini e dei genitori «alienatià». L’idea di organizzare tale giornata, il cui nome originale è Parental Alienation Awareness Day (Giornata di sensibilizzazione • letteralmente «della consapevolezza» • sull’alienazione genitoriale ) fu di una donna canadese, Sarvy Emo, che giudicando il comportamento di una famiglia di sua conoscenza un tipico caso di alienazione genitoriale, decise di dedicare un giorno alla presa di coscienza su tale fattispecie; la data originaria, il 28 marzo del 2005, dall’anno successivo divenne il 25 aprile; diversi Paesi, Stati federati degli Stati Uniti e alcune città  canadesi accolsero le richieste di alcune associazioni favorevoli al riconoscimento della PAS e patrocinarono la giornata del 25 aprile come giorno di sensibilizzazione sull’alienazione genitoriale, anche se a leggere tra le righe di tali decisioni vi fu chi non mancò di far notare che, comunque, si trattava di riconoscimenti solamente politici della PAS, dal valore simbolico ma ininfluenti sulle decisioni cliniche in materia, stante il non riconoscimento medico di sindrome o malattia.
Diversi altri Paesi, a tutto il 2011, danno un patrocinio istituzionale alla giornata del 25 aprile, e il Brasile è stato il primo a emanare una legge che istituisce la fattispecie giuridica di alienazione genitoriale, definendola «una forma di abuso morale» e prevedendo sanzioni per chi la metta in atto.
La legislazione in Italia
L’Italia non ha una legislazione diretta in materia di c.d. alienazione genitoriale. Tuttavia, già  dal 2006, con la legge 54 sull’affido condiviso, si è tentato di superare lo schema precedente che vedeva di massima i figli affidati a un solo genitore al fine di evitar loro fattispecie traumatiche, delle quali l’alienazione genitoriali❠era una delle eventualità . Le successive proposte di introduzione di nuove riforme sono causa di dura controversia tra opposte opinioni; la principale fonte di critica a tali riforme risiede nel fatto che, attualmente, come evidenziato anche in un rapporto del 2012 dell’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Diritti Umani, non si può porre il concetto di bigenitorialità  in caso di coppie separate se prima non vengono garantite pari condizioni economiche e sociali a entrambi i genitori, dei quali la madre è spesso svantaggiata e soggetta a mobbing genitoriale e, quindi, spesso inabile a prendersi cura dei figli anche qualora gli venisse riconosciuto il diritto da un tribunale.
Critiche al concetto di “sindrome da alienazione genitoriale”

Le teorie e i risultati delle ricerche di Gardner sull’argomento della sindrome da alienazione genitoriale sono oggetto di critica sia dal punto di vista legale che clinico in ragione dell’asserita mancanza di validità  e affidabilità  scientifica.
In un articolo dell’autunno 2001 a firma di Carol Bruch, docente di diritto presso la facoltà  di Legge dell’Università della California di Davis, la PAS, «come è stata sviluppata e descritta da Richard Gardner» viene definita «senza logica né base scientifica»; nel 2003 la National District Attorneys Association (Associazione Nazionale dei Procuratori Distrettuali, l’equivalente del pubblico ministero nell’ordinamento giuridico italiano), a firma di Erika R. Ragland e Hope Fields, pubblicò una informativa ai colleghi su come affrontare giuridicamente le questioni legate alla PAS; nella prima parte il nocciolo della trattazione riguarda il fatto che la PAS è una teoria non verificata la quale può comportare conseguenze a lungo termine sui bambini che cercano giustizia e protezione in tribunale, nella seconda parte, più orientata alla procedura in giudizio, si afferma che la PAS è una teoria senza prove in grado di minacciare l’integrità  del sistema penale e la sicurezza dei bambini vittime di abusi.
Da una ricerca compiuta in Spagna nel 2008 dai clinici Antonio Escudero, Lola Aguilar Redo e Julia de la Cruz Leiva allo scopo di fare il punto sulle conoscenze scientifiche della PAS è emerso che sull’argomento esiste uno scarsissimo numero di lavori scientifici; da qui la conclusione della mancanza di rigore scientifico del concetto di PAS, intesa solo come un costrutto di natura argomentativa elaborato attraverso fallacie quali pensiero circolare, ragionamento per analogia, ricorso al principio di autorità, intendendo come tale il creatore del concetto stesso di PAS». Ancora in Spagna, nel 2009 fu pubblicato un testo della psicologa Consuelo Barea in collaborazione con la sua collega argentina Sonia Vaccaro; nel libro,El pretendido Síndrome de Alienación Parental• un instrumento que perpetua el maltrato y la violencia (La supposta sindrome da alienazione genitoriale: uno strumento che perpetua maltrattamenti e violenza ), si sostiene che la PAS è un «costrutto pseudo-scientifico» che, utilizzato in ambito giudiziario, genera «situazioni di alto rischio per i minori e provoca unâ’involuzione nei diritti umani di bambine e bambini e delle madri che vogliono proteggerli».

Nel 2010, infine, l’Asociación Española de Neuropsiquiatr ha diramato un pronunciamento ufficiale «contro l’uso clinico e legale dell’espressione “Sindrome di Alienazione Genitoriale”, e altre similari aventi lo stesso significato». In tale pronunciamento la PAS è definita «un castello in aria» e si raccomanda agli iscritti di non utilizzarla in quanto mancante «di fondamento scientifico e presenta gravi rischi nella sua applicazione in tribunale».

Il Manuale diagnostico e statistico dei disturbi mentali (DSM) non riconosce la PAS come sindrome o malattia: nella sua tuttora più recente edizione, la quarta del 1994poi rivista e integrata nel 2000, tale fattispecie non è menzionata. Tentativi di chiederne l’ammissione nel DSM-5, la cui uscita è prevista per il 2013, sono stati rigettati; il portavoce del gruppo di lavoro che si sta occupando della revisione del Manuale, dott. Darrel Regier, ha detto che riguardo alla PAS «non vi sono sufficienti prove scientifiche che ne giustifichino l’ammissione nel DSM».

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