La Questione Maschile

Tratto dal sito di  Andrea Landriscina

Questa pagina è dedicata:

  • A tutti i bambini a cui viene vietato di avere un papà, che non possono giocare, fare i compiti, scherzare, piangere, confidarsi con lui.
  • Ai bambini figli di genitori separati, che dopo il trauma di vedere la loro famiglia spezzata, devono vedersi pure strappato il loro papà.
  • Ai bambini maschi, che vengono maltrattati e discriminati fin dalla nascita, rinfacciandogli colpe di cui non conoscono neppure l’esistenza, solo perché sono maschi.
  • Ai papà che adorano i loro figli ma non li possono avere con sé altro che per minuscoli ritagli di tempo secondo norme dettate da giudici, avvocati, assistenti sociali, psicologi e funzionari che pretendono di stabilire le dosi e i modi della funzione paterna, usurpandola e stravolgendola.
  • Ai papà separati, che umiliati, sconfitti, espulsi, licenziati, perseguitati, strappati dalla loro casa dai loro averi e dai loro affetti, continuano a lottare a testa alta, con ogni goccia del loro sangue, per potere vedere i loro figli anche solo per pochi minuti.
  • Ai papà separati che non ce l’hanno fatta, che non avevano più energie, soldi e fortuna per continuare a lottare, che hanno perso per sempre.
  • A mia figlia, che dal Luglio del 1996 non ho mai potuto incontrare a quattr’occhi, grazie a giudici, psicologi e servizi sociali che sono disposti a fare qualsiasi cosa tranne che il loro dovere.

Andrea Landriscina

 


 

Il decalogo di questa pagina

  1. Uomini e donne debbono avere assoluta parità di diritti e di doveri, sempre, comunque e senza eccezioni. Nessuna prevaricazione deve essere costituita accampando questioni storiche, sociali, presunti svantaggi e vittimismi.
  2. Qualsiasi violenza, abuso, prevaricazione, sfruttamento è da condannare indipendentemente dal sesso del persecutore e della vittima, come pure la gravità del crimine, le procedure giudiziarie e la severità della pena non debbono differire a seconda del sesso.
  3. I genitori sono due, sempre e comunque, imprescindibilmente, anche dopo un divorzio o una separazione. Nessun figlio deve essere privato deliberatamente di uno dei genitori. Qualsiasi tentativo di un genitore di ledere la possibilità di un figlio di frequentare e di avere sereni scambi psico-affettivi con l’altro genitore deve essere considerato una violenza sui minori e come tale punita. Qualsiasi tentativo di demonizzare, sminuire e ridicolizzare la naturale fiducia che il bambino ripone nell’altro genitore va considerato violenza sul minore.
  4. E’ innegabile che tra uomini e donne ci siano differenze fisiche e psicologiche (la dismorfia sessuale è riscontrabile anche nel regno animale e in quello vegetale), ma queste sono e vanno considerate e gestite come una ricchezza del genere umano. Queste specificità non hanno proprio nulla a che vedere con i ruoli e gli stereotipi sociali. Uomini e donne hanno il diritto al rispetto e alla salvaguardia di tali specificità.
  5. Qualsiasi legge, decreto o norma che contenga delle norme o delle agevolazioni differenti tra uomini e donne è da considerarsi discriminazione sessuale.
  6. Qualsiasi ufficio, ente o assemblea pubblica che venga costituita in base ad un solo sesso o in base a delle quote precostituite basate sul sesso fa della discriminazione sessuale. Tuttavia non c’è nulla di male se delle associazioni private, che non sono finanziate dalla collettività e dalle quali non dipendono dei pubblici servizi o uffici, vogliono avere nei criteri di associazione l’appartenenza ad un sesso, come non c’è nulla di male se vogliono avere come criteri associativi l’appartenenza ad una professione, una religione, una nazionalità, ecc.
  7. Non esiste una discriminazione buona o cattiva, positiva o negativa: ogni discriminazione nei diritti e nei doveri dell’individuo è una prevaricazione inaccettabile.
  8. Nel corso della storia si sono verificati innumerevoli abusi, pregiudizi e prevaricazioni (e non soltanto nei rapporti tra i sessi): riproporli invertendo i ruoli non crea nessun riequilibrio, bensì la perpetuazione degli stessi problemi. Abusi, pregiudizi e prevaricazioni vanno annullati, non capovolti. A nessun essere umano possono essere addebitate delle colpe per l’appartenenza ad un sesso, ad una stirpe, ad una razza o ad una nazione.
  9. La guerra dei sessi è una cosa che non ha alcun senso. Uomini e donne sono fatti per cooperare: questo è il vero significato dell’attrazione che provano l’uno per l’altro. La cooperazione tra i sessi produce creatività e umanità. La guerra produce solo macerie e rovine. La difficoltà di ogni rapporto è una importante sfida di crescita, ma non vuole minimamente dire che il rapporto è inutile o dannoso.
  10. Ciò che va veramente superato è ogni forma di pregiudizio e stereotipo sociale. La società ha gravato tutti noi di stretti nodi scorsoi che soffocano indistintamente sia maschi che femmine. Anche il femminismo rivendicativo ha creato pregiudizi e stereotipi, tanto quanto la società precedente. I cappi al collo vanno eliminati, non ha senso sostituire quelli vecchi con quelli più nuovi.

 


La grande narrazione

I cosiddetti movimenti di liberazione della donna, non hanno fatto in modo che uomini e donne, finalmente, possano avere pari dignità e diritti. Al contrario. Hanno semplicemente invertito il pendolo della storia, umiliando gli uomini e considerandoli tutti indistintamente come oppressori, mentre hanno esaltato le donne oltre i limiti del parossismo, tanto che oggi esse si considerano non solo di gran lunga meglio degli uomini sotto qualsiasi possibile punto di vista, ma addirittura una categoria superiore perfettissima ed eccellentissima, una razza superiore, un esempio in terra di divinità e di perfezione.

Pertanto non si è creata alcuna parità di diritti, di doveri e dignità ma si sono generate incredibili ingiustizie, a danno degli uomini, ingiustizie che questo sito si propone di raccontare, allo scopo di accendere un barlume di riflessione.

Oggi i maschi, per il solo fatto di essere maschi, nascono gravati da una colpa infinita, non quantificata né quantificabile, intollerabile, e sono sviliti in tutto quello che dicono e che fanno, derisi, sbeffeggiati, umiliati, e privati dei diritti più elementari, come quello di potere essere padri dei propri figli.

L’unico racconto che la società accetta (e impone!) è la vieta nenia della donna sempre, comunque e dovunque sfruttata, la grande narrazione femminista, come la definisce Rino dalla Vecchia, mentre il maschio sempre, comunque e dovunque oppressore e sfruttatore, e qualsiasi dubbio posto al riguardo suscita lo stesso furore aggressivo di chi mettesse in dubbio l’olocausto. L’obiezione non è accettabile nella società del pensiero unico.

 

 

In queste pagine non ho affatto intenzione di giustificare, come alcuni vorrebbero poter intendere maliziosamente, coloro che fanno cose ingiustificabili, come i padri latitanti di fronte ai figli o come coloro che usano la violenza, maltrattano, stuprano e sfruttano le donne, ma mi sono posto il compito di documentare, entro gli strettissimi limiti di un sito personale realizzato nei ritagli di tempo, che le cose non sono proprio così come ci vengono raccontate, che la grande narrazione femminista è solo una storia falsa e bugiarda e niente di più.
Nessun dato di fatto la conferma.

 

 

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