Chi paga veramente il prezzo dell’emancipazione?

La donna occidentale moderna, si è completamente emancipata, può accedere a qualsiasi carica e professione, può studiare in qualsiasi scuola o università e può liberamente scegliere cosa fare della propria vita. Vediamo donne ai vertici delle aziende, delle banche, e perfino al governo di numerose nazioni.

Vediamo un piccolo elenco di casi che riguardano gli ultimi 30 anni:

  • Angela Merkel in Germania
  • Mari Kiviniemi in Finlandia
  • Julija TymoÅ¡enko in Ucraina
  • Iveta Radicova nella Repubblica Slovacca
  • Benazir Bhutto in Pakistan
  • Indira Gandhi, Sonia Gandhi e Pratibha Patil in India
  • Corazon Aquino e Maria Gloria Arroyo nelle Filippine
  • Ellen Johnson Sirleaf in Liberia
  • Cristina Kirschner in Argentina
  • Michelle Bachelet in Cile
  • Dalia Grybauskaite in Lituania
  • Dilma Rousseff in Brasile
  • Yingluck Shinawatra in Thailandia

Non voglio in questa sede aprire il dubbio che le donne capo di stato si trovino altrettanto, se non, più numerose nei paesi più maschilisti tra quelli in via di sviluppo o nei paesi più poveri tra quelli sviluppati, che nei paesi occidentali vessilli dell’emancipazione femminile, perché questo aprirebbe un nuovo tema che andrebbe molto oltre il proposito che mi sono posto.

La domanda che mi pongo ora, guardando dal mio limitato osservatorio italiano, è questa: è vera emancipazione? Come è avvenuta? Chi ne ha pagato i costi?

Anche se abbiamo degli elettrodomestici sempre più complessi e tuttofare (che però le donne usano scarsamente e con diffidenza), delle soluzioni tecnologiche molto sofisticate per pulire, una miriade di piatti pronti per evitare o semplificare l’azione del cucinare, e una civiltà dell’usa e getta che ha reso obsoleto il rammendare, tuttavia la vita di ogni giorno ha bisogno comunque di pulizie quotidiane, del lavare, dello stirare, del fare la spesa, del disbrigo delle cosiddette faccende domestiche.

E, last but not least, dell’accudire le persone anziane, malate e non autosufficienti e, soprattutto, allevare i figli.

Insomma chi fa queste cose oggi, visto che sono delle incombenze ancora indispensabili?

Ebbene sì: delle donne!

Donne più sfortunate, che vengono da paesi poveri, che vengono in occidente spinte dalla più cruda miseria, e che versano in una condizione molto difficile.

  • parlano male la nostra lingua (e questo le isola, le rende più indifese e le fa scendere ulteriormente nei bassifondi della scala sociale)
  • provano immensa solitudine, nostalgia della loro casa e delle loro famiglie lontane
  • hanno orari di lavoro massacranti (le badanti spesso fanno 24 ore al giorno, con un solo pomeriggio libero settimanale)
  • quando hanno finito di lavorare spesso non hanno una casa propria dove andare (perché molte volte abitano nella casa del datore di lavoro), un nido da arredare e da considerare il proprio spazio
  • se riescono a prendere in affitto una casa propria, la debbono condividere con legioni di altri sfortunati e, comunque, costa loro una fetta enorme dello stipendio
  • quasi mai, nella giornata, hanno un momento di intimità, tutto per se
  • vengono pagate con stipendi considerati alti nel paese di provenienza che, però, sono compensi da fame per il paese dove risiedono, nel quale, tuttavia, vivono e debbono fare alcuni indispensabili acquisti
  • se vogliono fare una telefonata a casa o spedire i propri sudatissimi risparmi alla famiglia vengono dissanguate dai costi telefonici internazionali e dalle vergognose speculazioni delle società finanziarie che si occupano di trasferimento di denaro nei paesi poveri
  • ogni volta, e comunque rarissimamente, che tornano in patria, lo possono fare solo quando va bene ai loro datori di lavoro, e debbono affrontare viaggi lunghissimi e massacranti che costano delle cifre per loro immense, spesso multiple del loro stipendio mensile
  • spesso hanno dei bambini che lasciano in affidamento ad altri (ai nonni, quando va bene), bambini che vedono raramente (una volta all’anno, ma spesso molto più raramente) che non avranno una mamma vicino a loro, in quanto questa ha dovuto operare la più crudele delle scelte: garantirgli la sopravvivenza oppure l’accudimento.

Insomma, l’emancipazione della donna occidentale non è avvenuta cambiando e ridistribuendo ruoli e responsabilità, evolvendo il costume, automatizzando e riorganizzando la vita domestica, ma, semplicemente spostando il fardello sulle spalle di altre donne più sfortunate e sui loro bambini.

Ma 2000 anni fa non avveniva lo stesso? Le matrone romane facevano e disfacevano quello che volevano e le schiave della Tracia o della Nubia pulivano e lavavano.

A voler fare proprio il guastafeste, quale mi onoro di essere, c’è da sospettare che l’emancipazione femminile occidentale sia un fenomeno puramente economico basato sul fatto che la donna occidentale emancipata usa la donna povera per fare le cose che considererebbe umiliante fare.

In altri termini abbiamo lo sfruttamento della donna povera non più da parte del maschio, prevaricatore e violento, ma da parte della donna occidentale emancipata, quindi l’emancipazione di una donna è basata sulla discriminazione di un’altra donna.

L’accudimento degli anziani è particolarmente triste, visto che, l’alternativa che si pone loro è tra la badante e l’ospizio: del calore e dell’affetto di una famiglia non se ne parla, anche perché oggi la famiglia è stigmatizzata come il carcere oppressivo in cui la donna viene umiliata e soffocata.

E i figli? Bé, ci sono gli asili, le baby sitters, le colf, i doposcuola, e i mille impegni nevrotici e stressanti che consentono di tenerli lontani da casa senza gravare sugli impegni materni. La lista è infinita: catechismo, piscina, palestra, musica, scacchi, calcio, lingue, pittura, giochi creativi, ecc.

E non posso non citare un’affermazione già riportata in altro passo :

«Ho passato i primi dieci anni della mia attività a valorizzare la dignità delle donne attraverso le leggi, a combattere per i loro assegni di mantenimento e ora assisto donne feroci che magari pensano troppo alla carriera e non si occupano dei figli delegando tutto alle colf. E che, quando si separano, diventano improvvisamente mamme, escludendo i mariti che invece hanno educato i bambini» (Anna Maria Bernardini De Pace).

Insomma, per i bambini l’emancipazione è il prezzo più duro, perché vuole dire, senza mezzi termini, la privazione di entrambi i genitori: la mamma non c’è perché si occupa della sua carriera, il babbo non c’è perché è stato privato dell’affidamento.

Concludendo, il femminismo ha portato unicamente alla sopraffazione della donna emancipata su quella più sfortunata, all’abbandono dei vecchi e dei bambini, sostituendo delle innegabili ingiustizie e sopraffazioni con altre paritetiche ingiustizie e sopraffazioni.

«Fu vera gloria?
Ai posteri l’ardua sentenza.»

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