Gli uomini? Tutti uguali !

Innanzitutto, perché il conflitto abbia luogo occorre che ci sia una sovra-generalizzazione delle caratteristiche più stereotipe che i ruoli sociali imprimono nei contendenti.

Per esempio, quando le donne parlano degli uomini devono necessariamente sciorinare tutto il repertorio dei luoghi comuni (es. egoisti, insensibili, menefreghisti, violenti, prepotenti), elencando poi l’altra tiritera di stereotipi che sanciscono l’assoluta superiorità del proprio sesso (es. sensibili, premurose, affettuose, ecc.). Tutti sanno che i maschi, ovviamente, fanno la stessa identica cosa in maniera speculare.

Questo modo di fare è indispensabile: per combattere una guerra occorre vedere nell’altro non la persona (unica, irripetibile, vulnerabile, dotata di una propria personale sensibilità) ma il combattente dell’opposto schieramento, che comunque deve essere abbattuto e sconfitto.

Se gli esseri umani avessero sempre considerato i propri simili come esseri umani, non ci sarebbero mai state guerre, intolleranze, razzismi, lotte tribali ed altro. E questo metterebbe in drammatica crisi i fondamenti stessi della storia mondiale basata sulla guerra, dove tutti debbono essere considerati per gli attributi che hanno (divisa, sesso, religione, cultura, nazionalità, posizione sociale, opinioni) invece che per quello che sono, ed in base a tali attributi vengono arruolati (o peggio: si vanno ad arruolare) nei vari eserciti – o lobbies – contrapposti.

Considerarsi tutti esseri umani e cercare di accettare e convivere con le diversità e le ragioni dell’altro sono un pericolosissimo disgregante dei fondamenti sociali, in quanto i rapporti umani, finora, non si sono mai cementati sull’amore ma sulla guerra ai nemici comuni, e potrebbe essere un comportamento tollerato, tutt’al più, da parte di qualche ingenuo filantropo, di qualche mistico bizzarro o di qualche sconfitto che vorrebbe scongiurare la mannaia che si è ritorta contro di lui. Tra persone per bene non si può.


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