I perfidi talebani

Si fa continuamente un gran parlare della condizione della donna in molte società del mondo, delle prevaricazioni che essa subisce, dell’infamia del maschilismo, dello sfruttamento femminile e così via. Il culmine del demoniaco veniva raggiunto dalla società dei Talebani in Afghanistan, una società talmente maschilista da suscitare l’indignazione mondiale, tanto che la guerra degli americani contro questo popolo è stata tra le meno osteggiate nei tempi moderni quasi fosse una guerra della civiltà contro la più rude barbarie.

In pochi casi come questi potrebbe essere chiaro che tutti i torti sono degli uomini (maschilisti e sfruttatori) e tutte le ragioni sono delle donne (vittime e sfruttate).

Poche cose gratificano di più nella vita che il vedere il male tutto da una parte ed il bene tutto da quell’altra: dà un senso inebriante di beatitudine che prima o poi tutti dovrebbero poter assaporare, una goduria, simile a vedere quei film di Bud Spencer e Terence Hill dove il bene trionfa a cazzottate.

Tuttavia, quando gli eventi vengono osservati da un emerito guastafeste come il sottoscritto, si cominciano a notare delle profonde crepe in una visione così rassicurante e manichea del mondo.

Tanto per cominciare, più le società sono maschiliste, meno i figli, maschi compresi, hanno rapporti con il padre. Non lo vedono mai, addirittura mangiano quotidianamente in luoghi rigorosamente separati, non ci parlano, non lo incontrano, non ci giocano. I figli vengono accuditi esclusivamente dalla madre, e la madre è l’unica ed esclusiva trasmettitrice della cultura, delle convenzioni sociali e delle tradizioni (questo concetto, della donna unica trasmettitrice della cultura, come tutti sanno, è uno dei cavalli di battaglia del femminismo mondiale, non sapendo che è un privilegio a doppio senso). Ma è proprio questo il concetto che scatena il paradosso: chi è che trasmette e propaga la cultura maschilista? L’uomo totalmente assente o la donna sempre presente che monopolizza l’educazione? Sono forse assurde queste domande? Più si osserva come viene trasmessa la cultura maschilista, infatti, più si vede che questa viene trasmessa prevalentemente dalle donne. Come pure tanti hanno osservato che, nelle peggiori società maschiliste, la sottomissione più umiliante e insopportabile non è quella della donna all’uomo, ma della moglie alla suocera. E questa, quando sarà suocera a sua volta si vendicherà infliggendo tutte le cattiverie che ha subito alla poveretta di turno, rendendo infinita la catena di reciprocazione delle angherie.

Ho conosciuto diversi uomini il cui atteggiamento maschilista era vergognoso, ma ho osservato con molta cura le loro mamme, che li spronavano a farsi accudire dalla propria moglie come queste stesse madri li avevano allevati da piccoli: cioè facendosi servire di tutto punto, pretendendo l’impossibile soddisfazione di ogni capriccio e scaricando su altre spalle ogni possibile incombenza.

Ho osservato anche i loro padri, che normalmente hanno avuto un ruolo insignificante nella loro vita, e che sono totalmente succubi dello strapotere effettivo della loro moglie.

Non è ipotizzabile forse che il maschilismo estremo sia la risorsa mediante la quale le madri mantengono il predominio perpetuo sul loro figlio maschio, trasformando la di lui moglie in schiava, al fine di togliere di mezzo la donna che lo potrebbe sottrarre al loro potere e, nel contempo, consentire il perpetuarsi della stirpe? E’ un pensiero totalmente illogico?

Insomma: anche qui abbiamo a che fare con una stranezza. Sembrerebbe a prima vista che i torti fossero tutti da una parte e i pregi tutti dall’altra, ma all’occhio attento del rompiscatole, le commoventi certezze dei luoghi comuni che finora ci hanno cullato rischiano un poco di vacillare.

Ma potrebbe essere solo un’impressione …

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