Il femminismo rivendicativo

Il femminismo è un movimento che si è molto banalizzato per il raggiungimento ad oltranza dello scopo prefissato.

Quello che ne rimane ora è più che altro il vecchio logoro campionario di slogans, di luoghi comuni, di stupidaggini e menzogne ripetute all’infinito nella speranza che diventino vere.

Fondamentalmente il femminismo è stato un movimento rivendicativo, dove la chiave per potere comprendere meglio il fenomeno sta proprio nella parola “rivendicativo” che significa “vendicare di nuovo”. Infatti è stato un movimento violentissimo propugnatore di una violenza estrema, di una guerra perpetua tra i sessi senza possibilità di armistizio.

Il femminismo è nato da un fortissimo e sordido odio antimaschile: il peggior maschilismo che la storia ricordi non ha mai avuto un odio sessista così forte. Certi slogans come «ogni coito è uno stupro» oppure «ogni figlio maschio è uno stupro» fanno ancora rabbrividire per la loro cattiveria e la loro imbecillità.

Ma visto che questa violenza non si è consumata in piazza, con fucili e bastoni, bensì nel caldo e morbido nido dell’ipocrisia, con calunnie, tradimenti, provocazioni, logoramenti, sarcasmi, vittimismi e soprattutto inculcando ai figli l’avversione e la denigrazione nei confronti dei loro padri, non è mai stata ripudiata dalla storia.

Anche perché la storia è sempre encomiastica per i vincitori e denigratrice dei vinti.

Sappiamo che l’unica violenza sanzionata dalla società è quella fisica: quella psicologica, giudiziale, economica, sociale e morale non contano nulla, sono strumenti “soft” per l’eliminazione dell’avversario, veleni che uccidono senza lasciare traccia nell’autopsia.

Va anche detto che uno dei motivi principali di vittoria del femminismo, non è affatto la presunta sbandierata superiorità delle donne, ma lascomparsa della figura paterna nel passaggio dalla società contadina a quella industriale.

Il maschio e il padre, non hanno più né rappresentanti né difensori, oggi la maggior parte dei maschi fanno a gara ad essere più femministi delle femministe, ormai le più grandi aggressioni alla dignità maschile vengono più dai maschi “pentiti” che dalle donne.

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