Il maschietto e la signorina

In ogni occasione in cui si parli di uomini, il sostantivo usato è sempre lo stesso: maschietto.

Voglio fare notare che grammaticalmente maschietto è un diminutivo, cioè serve a diminuire. Nel nostro caso a irridere, denigrare.

Non ci sarebbe nessun male a parlare di maschietti se si parlasse parallelamente di femminucce, ma così non è. Mai!

Si deve parlare di signore, di donne, di ragazze, ma femminucce è offensivo.

Però parlare sempre, solo, assiduamente, ossessivamente, nevroticamente, usando come unico termine maschietto è consentito, anzi, meglio: politically correct, come si dice per giustificare le stronzate.

Insomma le donne possono chiamare gli uomini con un appellativo denigrante, e tutto va bene, ne hanno la facoltà per diritto di nascita.

Ma non finisce qui.

Ho assistito personalmente a furibonde liti sorte dal fatto che un uomo aveva chiamato una donna col termine signorina.

L’offesa era incommensurabile, incolmabile, spaventosa. Nella nostra società, chiamare una donna signorina è roba da sporco maschilista di altri tempi.

Ebbene, sono trasecolato subito dopo vedendo una signora anziana che chiamava signorina la stessa donna che prima aveva fatto la spaventosa piazzata. E questa donna, non solo non ha replicato la stessa spaventosa scenata, ma ha risposto con grande gentilezza e cortesia all’anziana signora.

E la storia continua ancora con le qualifiche professionali.

Una donna che faceva il medico si era offesa perché era stata chiamata dottore, ma poco dopo ho incontrato una donna infuriata perché chiamata direttrice, secondo lei svalutativo, al posto di direttore; tuttavia in seguito avevo visto un’altra donna imbestialita per lo stesso motivo ma al contrario: lei, al contrario, pretendeva di essere chiamata direttrice e non direttore, dicendo che dove esiste il femminile questo va usato.

Sono arrivato a sentire perfino oscenità come signora direttore, ma lì eravamo in un caso che rasenta la patologia.

E così via con presidente – presidentessa, giudice – giudichessa, avvocato – avvocatessa…

A furia di assistere ripetutamente agli stessi fatti ho avuto modo per riflettere e per trarre un insegnamento:

  1. la donna può decidere, di volta in volta, come farsi chiamare
  2. se un uomo sbaglia un termine, in perfetta buona fede, non avendo nessun obbligo né possibilità di sapere come la donna desideri farsi chiamare, è sempre e comunque offensivo
  3. se una donna sbaglia, come era successo nel caso dell’anziana signora, non c’è alcun problema: la donna fa sempre quello che vuole
Stop Ingiustizie!

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