Il maschio pentito

Educati dalle madri (ed in seguito dalle sorelle, dalle compagne di scuola e infine dalle mogli) ad ascoltare ripetutamente, come si trattasse di un rosario, tutte le istanze del femminismo mondiale, angariati dalle proprie compagne che accusano il sesso maschile di ogni infamia che esista sul pianeta, molti maschi solidarizzano con le donne e si dichiarano pentiti di essere maschi, abiurano le proprie caratteristiche, rinnegano se stessi. Possiamo considerare questo fenomeno come la “sindrome di Stoccolma”, ovvero quel processo psicologico per cui la vittima si identifica nel suo aguzzino e ne prende le difese.

Il comportamento di abiura è molto gradito in società, è amatissimo da parte dei personaggi televisivi e dai politici, i quali spesso fanno delle dichiarazioni abominevoli contro se stessi, frutto di un comportamento rinnegante.

Ma rinnegare se stessi non è una operazione indolore, e se pure può dare una facile contropartita nell’ambito sociale, punisce duramente nella parte più profonda del proprio io.

Il maschio rinnegato psicologicamente è un neonato: vive in simbiosi con la sua datrice di tutto e la ricambia con i suoi sorrisi, con la sua accondiscendenza, la sua sottomissione.

Il maschio pentito appartiene alla specie più numerosa, per cui si sente molto confortato dalla moltitudine dei suoi simili, è sempre più femminista delle femministe quando si tratta di sostenere una posizione, ma soffre interiormente il grande disagio di non essere donna, per cui sa che non sarà mai credibile più di un tanto.

È il più pronto a farsi condizionare da qualsiasi moda sociale e, quindi, qualsiasi idea che sia propria della maggioranza sarà la sua idea, da difendersi a spada tratta contro ogni possibile minoranza.

È il consumatore ideale, in quanto supino, accondiscendente e pronto ad accettare sempre tutto.

In quanto si sente inferiore in prima persona, andrà a testimoniare al mondo intero, convinto e motivato, che tutti i maschi sono inferiori alle donne, non fosse altro che per sentirsi normale.

Non tutti i maschi pentiti, purtroppo, sono elementi passivi e indifesi della società; alcuni sfogano le immense frustrazioni legate all’abiura di se stessi con ferocia e aggressività, diventando i persecutori del maschile nella società, i nuovi Torquemada della crociata contro gli uomini: sono i giudici che strappano sadicamente i figli ai padri, i legislatori che propongono e approvano leggi che svantaggiano gli uomini, gli anchor man televisivi che per migliorare i consensi si gettano nella denigrazione del maschile, i giornalisti che ingigantiscono le notizie di violenza da parte di uomini e sottaciono o taciono del tutto quelle riferite alle donne, che denigrano il maschio in ogni occasione e ripetutamente, nelle copertine delle riviste, in articoli falsi e tendenziosi, in statistiche compiacenti progettate appositamente per dare i risultati che si desiderano, in reportage scandalistici per mostrare che in un minuscolo paesino del Sud qualche donna è stata discriminata nel lavoro (quando in occidente gli uomini ormai lo sono tutti per legge) creando da un minuscolo caso un incendio sempre più grande che sollevi il massimo polverone possibile e che porti a misure, se possibile, ancora più antimaschili nella società.

I maschi pentiti di tipo aggressivo, sono più pericolosi delle femministe, le quali ormai scarseggiano anche di numero e non solo di argomentazioni, visto che i risultati che si proponevano sono stati raggiunti praticamente tutti ad oltranza.

Il ruolo del maschio pentito ci fa capire anche una importante legge di reciprocità sociale: come nella società maschilista è indispensabile il ruolo delle donne che educhino i propri figli a perpetuare tale società maschilista, nella società matriarcale è indispensabile il ruolo di questi maschi nel propugnare e mantenere l’assetto matriarcale, per quella regola tanto terribile e difficile da accettare ma pur tanto vera che le vittime sono sempre legate psicologicamente ai loro carnefici e, in qualche modo, li attirano.

Posso riportare un breve esempio di farneticazioni da maschio pentito, questo ritaglio di affermazioni tratte da un articolo di Roberto Gervaso1):

« I tempi sono cambiati e noi dobbiamo prenderne stoicamente atto. I ruoli si sono invertiti, e forse era ora che s’invertissero. Oggi, grazie a Dio, comandano le donne. Grazie a Dio perché noi uomini abbiamo dettato legge per troppi anni. Mi ci metto dentro anch’io, ma più per solidarietà ideale con il mio sesso che per altro. Io, senza averne l’aria, alle donne, in particolare a mia moglie, ho sempre ubbidito. Forse ne sono diventato anche l’ostaggio e lo zimbello, ma finalmente ho trovato quella pace che tanto desideravo. La pace dei sensi, che non è poco, e quella dello spirito, che è moltissimo.

Ho capito, e non da oggi, che la vera tirannia è quella esercitata dal sesso debole su quello forte. Se non sono un massaio è perché abbiamo una colf che pensa alla casa e ne risolve i problemi. Se non sono un mammo è perché nostra figlia ha ormai trent’anni, vive a Milano, lavora, guadagna, è indipendente e non ha bisogno né di dande né di consigli. Se sono un buon marito, il migliore, il più fedele dei mariti, e il più assiduo, devoto dei compagni è per riconoscenza a mia moglie che pensa a tutto. La sera mi fa la tisana, mi misura la febbre e, se non riesce a prendere sonno, invece di contare le pecore, conta le mie presunte infedeltà. Io non l’ho mai tradita, nemmeno con la fantasia, ma lei non mi ha mai creduto, al punto che ho finito con dubitarne io stesso. […] Oggi mi cova come un pulcino attempato. Sono nelle sue mani e, detto fra noi, mi ci trovo così bene che conto di restarci il più a lungo possibile. […] I tempi sono cambiati e oggi il marito che sorprende la moglie in albergo con l’amante, non deve meravigliarsi se la donna, invece di schermirsi, di giustificarsi, di chiedergli scusa, gli risponde per le rime (ma lui cosa le aveva detto?). E a una moglie che, in quel contesto, drammatico, ma anche comico, risponde per le rime al legittimo consorte non si replica. Si chiede scusa dell’intrusione, si torna sui propri passi e, se si è veri signori e uomini di mondo, non solo si paga il conto dell’albergo, ma si manda in camera agli adulteri una bottiglia di Cristal o di dom Perignon. Con tanto di messaggio al drudo: “Io, marito, devo farlo, ma lei…”»

Tratto da “Il Messaggero” di martedì 27 aprile 2004 – Rubrica «A tu per tu»

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