La nuova lotta di classe

«Bisogna screditarli, denunciarli ai magistrati e alla pubblica opinione, suggerire l’idea che anche personalmente siano persone poco raccomandabili, e se ci mancano gli elementi, dobbiamo far credere di sapere più cose di quelle che possiamo dire.» (Voltaire)

Da quando si è cominciato a sospettare che il marxismo ed il capitalismo siano soltanto due facce della stessa identica medaglia, tutto l’apparato bellico ideologico del marxismo si è spostato su di un altro piano. La deindustrializzazione, che ha visto quasi annullarsi i grandi imperi industriali e il pullulare di piccolissime imprese dove si farebbe veramente fatica a trovare un preciso spartiacque tra il padrone-sfruttatore e l’operaio sfruttato, ha operato il resto. E, quindi, oggi la lotta di classe è stata sostituita con la lotta di genere. Insomma la storia è sempre la stessa: basta sostituire un po’ di termini e l’intero plotone d’assalto può essere agevolmente riconvertito.

Quindi lo sfruttatore di oggi è il maschio maschilista, egocentrico, sfruttatore, schiavista… mi fermo qui perché l’armamentario fraseologico del femminismo è praticamente inesauribile. Invece la sfruttata è la donna, sempre lei e solo lei, ovviamente. Il capitale si è trasformato nel potere patriarcale. Il plusvalore è diventata la maggiore affermazione dei maschi nella società.

Praticamente è bastato un piccolo ritocco per riciclare la gioiosa macchina da guerra del marxismo contro gli uomini invece che contro i padroni. La cosa più paradossale è che tra i più zelanti sostenitori di questa assurdità ci sono proprio maschi pentiti, i quali fanno a gara ad umiliare, a denigrare, a diffamare il loro proprio genere, nella speranza di poter acquistare come difensori delle femmine quei privilegi che come maschi si vedrebbero fatalmente negati.

Anche se il fulcro dell’esercito sono le donne eternamente incazzate contro tutto e contro tutti, quelle che non avendo risolto i propri problemi vogliono buttarli addosso al maschio, quelle che, non volendo faticare né impegnarsi, vogliono che tutto sia per loro dovuto come risarcimento per il passato di sfruttamento delle donne, quelle che hanno assunto su di se quei caratteri di arroganza, di imperiosità, di violenza, di oppressività, di intolleranza che vorrebbero appioppare all’avversario.

Una volta che è stato arruolato e costituito l’esercito, che si sono affinati gli armamenti, che è stato messo a punto il piano d’assalto, la guerra è un obbligo e un dovere. Quindi via con la guerra dei sessi, una guerra che nasce dal presupposto che il rapporto tra uomini e donne possa essere solo tra vinti e vincitori, e che non possa esserci alcun barlume di reciprocità, di parità, di comprensione. O meglio: la parità è lo slogan con cui si ingaggia la guerra, ma sappiamo tutti che veridicità hanno gli slogan che forniscono il pretesto per iniziare i conflitti…

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