Le kafkiane pari opportunità 

Una delle grandi prese in giro dei nostri tempi è la tutela delle cosiddette pari opportunità, dove è obbligo usare il termine “cosiddette” in quanto tale tutela è un paradosso mostruoso.

Le cosiddette pari opportunità non sono affatto una quisquilia: in base alla raccomandazione costituzionale (art. 3, art. 37 e art. 51) si è stabilito che ogni istituzione pubblica o privata deve dotarsi di commissioni apposite, ogni scuola, ogni università, ogni quartiere, comune, provincia, regione ecc. Ma questo è niente: esiste perfino un Ministero apposito. In un’Italia dove è stato soppresso con un referendum perfino il Ministero dell’Agricoltura, il Ministero delle Pari Opportunità è considerato una priorità politica nazionale, dello stesso peso di quello della Giustizia, dell’Istruzione e del Bilancio. Insomma, non è un ufficio, una Direzione Generale, un dipartimento all’interno di un Ministero: è un Ministero a se stante, indice di una priorità assoluta della politica e della società. Senza contare che in ogni struttura degli altri ministeri esistono in ogni ordine e grado le commissioni pari oportunità. Alla luce di tale strutturazione e ramificazione in ogni struttura pubblica nazionale possiamo affermare che le cosiddette Pari Opportunità sono il problema politico nazionale numero uno: l’economia, la giustizia, il lavoro, l’ordine pubbliche sono quisquilie, piccole appendici, questioni secondarie. La macchina delle Pari Opportunità è la più elefantiaca e capillare struttura che esista in Italia, le cui ramificazioni sono più numerose delle stazioni dei Carabinieri, degli uffici comunali, dei tribunali, degli uffici imposte. Con i relativi oneri a carico del contribuente, manco a dirlo.

La cosa sarebbe molto nobile se tutelasse tutte le pari opportunità, magari non solo quelle legate al sesso, ma, comunque, anche se il campo è rigorosamente ristretto alla tutela dalla discriminazione sessuale, se questa venisse effettivamente svolta senza pregiudizi, già si tratterebbe di un compito altamente meritorio.

Ma le cose non stanno affatto così!

Le infinite commissioni pari opportunità sono composte unicamente da donne. Una svista? Un disimpegno dei maschi? No: per statuto. Se andiamo a leggere gli statuti delle commissioni regionali pari opportunità vediamo:

Toscana20 donne
Abruzzo21 donne
Basilicata20 donne
Lombardia12 donne
Marche20 membri, eletti tra donne
Sardegna20 donne

Ma l’esempio degli esempi è dato dal Ministero delle pari opportunità il cui organigramma prevede solo e unicamente donne.

La stessa legge nazionale prevede la sola presenza di donne. Quindi gli stessi statuti discriminano in base al sesso. La situazione è assolutamente paradossale: le commissioni che dovrebbero combattere la discriminazione in base al sesso sono costituite sulla discriminazione in base al sesso. Vogliamo chiamarla discriminazione sessuale di stato, o vogliamo continuare ancora ad usare stanchi appellativi ipocriti?

Non occorre essere degli indovini per intuire che, anche nelle realtà dove non esistano divieti formali di accesso agli uomini, questi sono completamente assenti da questo tipo di commissioni.
Le componenti di queste commissioni si chiamano consigliere di parità, rigorosamente declinato al femminile.
E, visto che sia di diritto che di fatto queste commissioni sono solo femminili, possiamo ben immaginare che tipo di attività andranno a svolgere: quella a senso unico!

Praticamente il loro compito è solo di sanzionare gli uomini, basta! Se le prevaricazioni sono di donne su uomini loro tacciono, insabbiano, si dichiarano non competenti oppure dichiarano che il fatto non sussiste. A priori. Infatti non risulta si sia mai verificato il fatto che abbiano tutelato persone di sesso maschile. E nello svolgimento del loro compito fanno delle autentiche mostruosità.

C’è in Cina una barbara usanza: i parenti dei condannati a morte debbono pagare allo stato il costo della pallottola che uccide il loro congiunto. In Italia, invece, i maschi pagano le tasse sapendo che una enorme parte di queste serve a mantenere faraoniche strutture che hanno come unico scopo la discriminazione nei loro confronti in base al sesso. Entusiasmante, vero?

Se, infatti, queste commissioni si occupassero veramente di tutelare le pari opportunità dei cittadini italiani in base al sesso, avrebbero un bel daffare per tutelare anche i diritti dei maschi. Basta leggere il mio articolo “le sopraffazioni delle donne” per capire cosa intendo. Per esempio, basta leggere degli annunci lavorativi, anche di amministrazioni pubbliche e vediamo che si cercano segretarie, maestre, impiegate, hostess, musiciste, disegnatrici, tutte con la desinenza rigorosamente declinata al femminile.

E, debbo dire, queste stesse persone, che si suppone siano dotate in qualche modo di qualche forma di intelligenza, non si rendono conto che il loro compito è paradossale? Non hanno una qualche forma di dignità, autocoscienza, sensibilità? Se anche una sola di queste avesse una delle qualità sopra descritte avrebbe il compito di fare il proprio dovere. Quello vero, però …

Importanza spropositata

In Italia, per gestire le “pari opportunità” c’è un Ministero apposito.
Non si tratta di un ufficio interno ad un altro Ministero, oppure una Direzione Generale: no, un Ministero apposito!
Se teniamo conto del fatto che con la semplificazione introdotta dal Governo Prodi sono stati eliminati eliminati numerosi Ministeri (per es. il Ministero della Sanità è stato inglobato in quello del Welfare, il Ministero della Protezione Civile è stato inglobato in quello degli Interni, e così via, riducendo i Ministeri a pochissimi) e che il Ministero dell’Agricoltura è stato abolito per referendum popolare, ci troviamo di fronte al fatto che i ministeri negli ultimi anni sono stati sempre più ridotti, inventarne uno nuovo dovrebbe suonare quasi come inaudito.
L’accorpamento di un Ministero o meno riflette anche una serie di priorità politiche.
Pertanto è assolutamente chiaro che le cosiddette “Pari Opportunità” sono più importanti della Salute dei cittadini, sono più importanti della gestione delle emergenze nazionali, più importanti dell’attività agricola.
Insomma, sono LA priorità assoluta della nazione, mentre Salute, Agricoltura ed Emergenze scendono in secondo rango.
Chiunque osservi questo stato di cose non può notare la assoluta mancanza di proporzioni.
Ovviamente dietro queste scelte ci stanno tantissimi interessi economici, politici, occupazionali, ma soprattutto clientelistici.
Infine, dobbiamo notare che il Ministero in oggetto non si occupa di disabili, anziani, giovani, religiosi, atei, immigrati, disoccupati, portatori di handicap, ammalati cronici, di decine e decine di categorie appartenenti al novero dei soggetti socialmente deboli, che avrebbero il sacrosanto diritto a vedere tutelata parità di opportunità. Non se ne parla neanche! Tale ministero si occupa unicamente di donne tra i 30 e i 50 anni, non appartenenti a nessuna delle categorie sopra citate. Un’esigua minoranza di cittadini, che però prevarica nei diritti la stragrande maggioranza.
Eppure nessun giornalista ardimentoso, oserebbe mai fare un’inchiesta sull’argomento. E’ di moda fare inchieste su tutto, purché il dito puntato siano singoli politici che non godono di favore popolare o sulle nefandezze della Pubblica Amministrazione, dalla quale ogni cittadino si sente sempre defraudato.
Ma chi osasse fare un’inchiesta su questo argomento sarebbe linciato all’istante. I tabù sociali sono e restano tali.

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