Le spaventose bufale raccontate dal femminismo

In questa pagina ho voluto raccogliere due tipi di bufale:

  1. Fatti che sono indiscutibilmente veri, ma che vengono propagandati come assurdi privilegi maschili, quando invece non lo sono affatto, anzi, a volte si scopre che coprono privilegi femminili mascherati. Insomma, si tratta di mezze verità contrabbandate come verità assolute.
  2. Fatti che sono palesi falsità, ma che vengono ripetuti all’infinito sperando di accreditarli come veri.

Entrambe queste cose sono simbolo di quel clima di guerra che il femminismo ha voluto portare, e quindi sono gli elementi tipici della propaganda di guerra.

La violenza maschile è la prima causa di morte per le donne

Ci vuole una faccia tosta per raccontare una balla del genere, tuttavia bisogna essere veramente idioti per poter credere a simili panzane. Il solo raccontare simili idiozie vuole dire che che le racconta considera i propri interlocutori dei fessi assoluti che ingoiano qualsiasi sciocchezza come una fogna fa con le acque sporche. Questa bufala, è talmente immensa, che può fare pensare solo alla famosa strategia di Goebbels, il ministro della propaganda di Hitler, che qualunque menzogna ripetuta sufficientemente spesso diventa una verità.
Ma diamo un po’ di dati veri, invece che le panzane.
L’ultimo dato ISTAT sulle cause di morte è del 2002
In quell’anno morirono in italia 560.390 persone, di cui:

  • maschi: 279.296
  • femmine: 281.094

Le cause di morte sono state, in valori assoluti:

  1. Malattie del sistema circolatorio: 131.472
  2. Tumori: 69.672
  3. Altri stati morbosi: 21.173
  4. Malattie dell’apparato respiratorio: 15.324
  5. Disturbi psichici e malattie sist. Nervoso org. Sensi: 14.765
  6. Malattie dell’apparato digerente: 12.234
  7. Cause esterne dei traumatismi e degli avvelenamenti: 10.667 (di cui omicidi 560, ripartiti come più sopra)
  8. Sintomi, segni e stati morbosi mal definiti: 3.640
  9. Malattie infettive e parassitarie: 2.147

Per omicidio e lesioni provocate intenzionalmente da altri (quindi per assassinio) sono morte in Italia, nel 2002, 560 persone, di cui

  • Maschi: 401
  • Femmine 159

Tutto quello che si evince dai dati ISTAT è che

  1. i maschi assassinati sono più del doppio delle donne assassinate.
  2. la morte per assassinio delle donne è negli ultimissimi posti tra tutte le cause di morte. Altro che prima causa di morte, non è nemmeno la centesima…

Questo è l’esempio di quello che è la disinformazione militante usata come arma. Quante persone si sono prese la briga di controllare i dati reali?

Invito chi fosse interessato ad approfondimenti a consultare anche lo studio che Tito Brasolin ha fatto sull’argomento.

Le donne guadagnano meno degli uomini

Avete mai visto un contratto di lavoro che discrimini le donne? Se ci fosse sarebbe illegale, anticostituzionale, antieuropeo e antisindacale. Verrebbe cassato alla prima seduta da qualsiasi tribunale.
Avete mai visto una differenza stipendiale a parità di lavoro in busta paga? Non potrebbe mai essere per gli stessi motivi di cui sopra.
Se questo, per assurdo, fosse vero, allora i datori di lavoro assumerebbero solo donne, per poter avere manodopera a prezzo inferiore, e questo avverrebbe fino al riequilibrio totale delle retribuzioni.
Eppure il piagnisteo è perpetuo: le donne guadagnano di meno! Come si può arrivare a costruire una simile menzogna? I metodi sono semplici:

  1. Il part-time è una forma di contratto lavorativo utilizzato quasi esclusivamente dalle donne. Se confrontiamo gli stipendi degli uomini che lavorano a tempo pieno e quelli delle donne senza curarci della percentuale di quelle che scelgono il part-time, ecco che risulterebbe che gli uomini guadagnano di più. Basterebbe riferirsi alla paga oraria e la discriminazione cesserebbe, ma questo è inaccettabile perché farebbe da calmiere al piagnisteo femminista.
  2. I lavori altamente rischiosi e usuranti. E’ noto che tali lavori sono soltanto maschili. Ed è altrettanto comprensibile che per spingere qualcuno a rischiare con facilità la pelle occorre, come minimo, pagarlo un po’ di più che per lavori normali. Se confrontiamo nella stessa azienda gli stipendi di chi fa lavori usuranti e rischiosi e quelli delle segretarie notiamo, logicamente, una certa disparità. Se ci si riferisse a parità di mansione gli stipendi sarebbero uguali, ma il piagnisteo femminista ha bisogno di confrontare mansioni diverse per potere alimentare artificiosamente il proprio vittimismo.
  3. Certi lavori richiedono una dedizione 24 ore su 24 oppure spostamenti continui e su distanze enormi che quasi nessuna donna riesce a tollerare. Per esempio il dovere essere reperibili sempre indipendentemente da turni,compresi i giorni di Pasqua e di Natale, cosa tipica di molti managers, dirigenti d’azienda, ma anche di altre figure, come, per esempio, riparatori di attrezzature tecnologiche di importanza critica. Ovviamente il femminismo vede queste professioni come privilegi, e ne recrimina i ruoli e gli stipendi, non spiegando perché quando una donna, qualora giunga a tali cariche, spesso abbandona dopo poco motivando la sua scelta con il fatto che non ne regge lo stress.
  4. Le professioni tecniche e scientifiche sono in gran parte maschili. Nessuna donna viene discriminata in queste professioni, ma spontaneamente le donne scelgono altri tipi di lavori, che considerano più congeniali. Se le donne generalente non scelgono questo tipo di professioni, è logico che il femminismo debba comunque trovare una colpa da addebitare agli uomini.

Tra le tante cose, sono interessanti le seguenti notizie:

  • Gran Bretagna: tra 20 anni donne più ricche
    Il gentil sesso nel Regno Unito avrà nelle sue mani il 60% della ricchezza (ANSA) – LONDRA, 23 APR – Non a caso, forse, i britannici hanno una Regina e non un Re: le donne nel Regno Unito stanno per diventare più ricche degli uomini. Sono queste le previsioni di una ricerca del ‘Centre for Economics and Business Research’ (CEBR), secondo la quale nel giro dei prossimi 20 anni le rappresentanti del gentil sesso avranno superato il cosiddetto sesso forte e avranno nelle loro mani il 60% della ricchezza della Gran Bretagna, contro l’attuale 48%.

Le donne trovano lavoro meno facilmente

Per dimostrare cose del genere vengono tirate fuori esorbitanti statistiche che hanno il compito di ingrassare e fertilizzare il vittimismo femminista. Ma le statistiche non dicono che, a parità di situazione sono le donne ad essere favorite; semplicemente si limitano a fare di ogni erba un fascio confrontando situazioni inconfrontabili col solo scopo di dimostrare a tutti i costi quello che si desidera dimostrare.
Ma se esaminiamo le situazioni notiamo che:

  1. I maschi hanno una netta maggioranza nello scegliere facoltà scientifiche, che sono quelle facoltà dove è più facile trovare lavoro rispetto a qualsiasi altro tipo di studi.
  2. I lavori artigianali (idraulico, muratore, falegname, ecc.) sono quasi completamente maschili. Questi lavori sono richiestissimi dalla società, come tutti sanno.
  3. I lavori tecnici sono tipicamente maschili. E in una società fortemente tecnologica c’è un immenso bisogno di tecnici e di riparatori.
  4. I lavori usuranti (minatore, camionista, facchino, lavoratore negli altiforni, ecc.) sono praticamente un monopolio maschile. Visto che sono usuranti pochi li vogliono fare, e quindi chi li accetta trova lavoro molto facilmente.

Non ho mai visto una ressa femminile per andare a svolgere tutti i lavori sopraelencati che hanno le caratteristiche di essere molto richiesti e di dare immediata occupazione. Tuttavia ovunque uomini e donne siano ad armi pari vediamo sempre che le donne hanno maggiore probabilità (si misura facilmente vedendo le percentuali) di essere assunte.
Basta guardare il mondo della scuola, che è un gineceo, la percentuale di commesse, segretarie, bidelle, ecc. rispetto ai corrispondenti maschili.

Tuttavia, visto che i maschi accettano lavori a maggior rischio, i maschi perdono lavoro più facilmente delle donne. Si calcola che più dell’80 percento dei posti di lavoro perduti negli Stati Uniti in occasione della recessione dall’inizio di novembre 2009 appartenevano a uomini (fonte:Ufficio delle Statistiche del lavoro degli Stati Uniti). E in Europa le cose non sono molto diverse. I settori economici tradizionalmente a maggioranza maschile (per es. costruzioni e manifattura pesante) stanno subendo un declino più pesante e più rapido dei settori a maggioranza femminile (per es. settore pubblico, sanità ed educazione).

Le donne guidano meglio degli uomini

Chiunque abbia osservato molte donne guidare sa benissimo che, questo tipo di affermazione è una bufala evidente, basta vedere le donne guidare e soprattutto parcheggiare che i fatti parlano da soli.
Solo che le donne guidano molto meno, anche perché lo fanno malvolentieri e se possono si fanno scarrozzare dagli uomini.
Se un uomo e una donna sono in automobile, generalmente chi guida è l’uomo. E’ chiaro che se un maschio guida per 1000 ore l’anno e una femmina guida per 30 ore chi ha maggiore probabilità di fare incidenti è chi guida di più.
Ma la retorica femminista si è appropriata anche del senso comune per inventarsi una fantomantica guida più sicura delle donne. Che si traduce, guarda caso, in concreti vantaggi economici per le donne: sappiamo tutti che loro pagano di meno le assicurazioni auto.

Le donne al lavoro sono più brave degli uomini

In tutto questo wiki ho sempre cercato di fare capire che bisognerebbe valutare gli esseri umani per come sono, e non in funzione del loro sesso: insomma ogni cosa dipende da quali donne e quali uomini vogliamo assumere a termini di confronto.
Ma, se proprio vogliamo andare a scatenare ovunque l’inutile guerra dei sessi, allora andiamo a vedere i parametri oggettivi, e non le valutazioni emotive e partigiane.
L’assenteismo femminile è tra il doppio e il triplo di quello maschile!
Leggete questo articolo sul Corriere della Sera

Gli uomini sono molestatori e le donne vittime

Il 23 febbraio 2009 è è stata promulgata la legge sul reato di stalking (cioè di molestie), e, nel giro di sei mesi, è stato fatto un monitoraggio delle prime denunce per stalking avvenute in Italia.
Il primo report pubblicato nell’agosto 2009 cita 41 casi. Ebbene in 15 casi la vittima è donna, mentre in 24 casi la vittima è uomo (i casi rimanenti si riferiscono a vittime multiple).
Quindi lo stalking a danno di maschi è quasi molto superiore di quello a danno di femmine.
Anche se la stampa mette in prima pagina quello che è a danno di femmine e omette completamente quello a danno di maschi…

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