Lo stupro

La sola parola fa rabbrividire. Ci evoca immediatamente una delle più schifose pratiche di violenza che l’umanità conosca. Una violenza cieca, sfacciata, intollerabile.

Di fronte allo stupro vengono in mente le reazioni più terribili, comprese quelle periodicamente proposte dai più intolleranti, che consistono nella castrazione degli stupratori.
Il mondo femminista ha cercato, con grande successo, di creare l’equazione maschio = stupratore, equazione che viene portata avanti con una ossessiva pervicacia. Lamentandosi e sdegnandosi, tuttavia, dell’indebita equazione maschile donna = puttana, che in confronto all’equazione precedente è quasi un atto di gentilezza (la prostituzione, nell’immaginario maschile, non è affatto un reato, comunque non è un atto di violenza ma di commercio, e nessuno potrebbe mai sostenere che prostituzione e stupro possano essere messi sullo stesso piano).

Ma, se abbiamo il coraggio di abbandonare gli oscuri antri del nostro immaginario più terribile e andiamo a verificare come stanno effettivamente le cose possiamo scoprire una realtà molto diversa dai comodi pregiudizi. Sia chiaro che, come per la pedofilia, lo stupro è un delitto indifendibile, tuttavia su questo delitto è stata costruita un’impalcatura che potrebbe scuotere le rassicuranti certezze dei ogni buon innamorato dei luoghi comuni.

Ma che cosa si intende oggi per stupro?
Si intende un atto sessuale non consensuale.
Non è necessaria, la presenza di una effettiva violenza fisica, basta che la donna dica “no” mentre sta facendo l’amore ed è già stupro.
Anzi, basta che “a posteriori”, quindi successivamente all’atto sessuale, dica che non lo gradiva, ed immediatamente abbiamo a che fare con il reato di stupro. Insomma, capita sempre più di frequente che una donna e un uomo fanno l’amore, si riscaldano, l’eccitazione è al massimo, l’uomo sta per avere l’orgasmo e in quel momento la donna cambia idea…. Sissignori: è stupro!
Non ci credete? Andate a leggervi la sentenza della Terza sezione penale della cassazione n° 23142/05. Scrive il relatore Ciro Petti che «l’esistenza di un rapporto di coppia coniugale o paraconiugale non dà all’interno di tale rapporto il diritto di esigere l’amplesso» poiché «il consenso agli atti sessuali deve permanere per tutta la durata del rapporto senza soluzione di continuità, con la conseguenza che integra il reato di cui all’articolo 609 bis anche la prosecuzione del rapporto nel caso in cui il consenso originariamente prestato sia stato poi revocato». L’uomo in oggetto è stato condannato ad una reclusione di 4 anni e ad un risarcimento di 20.000 euro, per aver continuato a fare l’amore nonostante che la lei, all’inizio del di lui orgasmo, avesse cambiato opinione. Non stiamo parlando di scherzi. Ho citato questa sentenza perché lo trovata sul giornale di oggi, Repubblica del 27/06/05, non perché sia la prima o l’unica. Purtroppo questo è l’andazzo. Ricordo un’altra sentenza della cassazione dove si condannava un uomo che aveva osato venire nonostante che nel momento stesso dell’orgasmo la donna avesse detto “no” che enunciava: «una donna ha sempre il diritto di dire di no in qualsiasi momento».

E le prove? Insomma per condannare una persona a 4 anni di galera e 20.000 euro di risarcimento ci vorranno pure delle prove. Be’, nella camera da letto difficilmente ci sono prove che la donna abbia detto il fatidico no. Difficilmente sarà l’uomo che si andrà a rovinare con le sue stesse mani per il puro gusto di finire per 4 anni in galera, rovinato per sempre. E quindi … l’unica cosa che vale è la pura testimonianza della donna. In questo caso, sempre per venire incontro allo strapotere femminile, si invertono i principi del codice penale. Mentre in tutto il mondo del diritto chi accusa deve fornire le prove, quando abbiamo a che fare con casi come questo le prove le deve fornire chi si difende. Vi invito a a raccontarmi in maniera plausibile come potreste mai provare che una persona non ha pronunciato un monosillabo. Neppure uno scrittore dalla fervida fantasia ci riuscirebbe in maniera convincente. Eppure questo è quanto dovrebbe fare un uomo che venga accusato di stupro da una donna.

Insomma, la donna è arrivata ad un tale sfacciato strapotere sull’uomo, che non soltanto, con un semplice monosillabo, lo può incastrare (con una lunga carcerazione, delle cifre di risarcimento astronomiche, la fedina penale macchiata per sempre di un reato infamante) e lasciarlo distrutto per tutta la vita, ma addirittura può fregarsene delle prove, visto che, per il diritto vigente, basta la sua sola testimonianza. E quindi, a seconda del suo umore, può, perfino a posteriori, rovinare qualsiasi essere di sesso maschile. E grazie allo stupro, l’uomo è alla completa mercé della donna, senza nessuna possibilità di discolpa o di difesa. Oggi si arriva a denunciare per stupro un uomo quando la donna afferma «credevo di volerlo ma non lo volevo», quindi non è neppure necessario che la donna manifesti effettivamente il suo diniego in una qualche forma intelleggibile. E la legge non differenzia affatto le pene tra lo stupro di branco e l’accusa di stupro ad un poveretto la cui donna credeva di volere fare l’amore, ma poi (non sapremo mai la durata di quel poi) ci ha ripensato.

Quando io dico che il femminismo è un vittimismo a scopo di lucro molti miei interlocutori sorridono. Ma quando si accorgono come il vittimismo venga usato per avere il potere assoluto e incontrastato sulla distruzione del partner, allora molti debbono provare pure a riflettere.

Insomma, ci sono centinaia di donne che sullo stupro ci marciano! Lo usano per vendetta per un matrimonio fallito o per essere state piantate dal partner, per ricattare un uomo potente o un datore di lavoro, per ottenere privilegi immeritati e cifre da capogiro minacciando chi non si potrà mai difendere. Basta potere dimostrare di essere state a letto con un un uomo (cosa abbastanza facile) e da quel momento denunciarlo per stupro è la cosa più facile della terra.
Ma poi il denunciato non ha più nessuna possibilità di scagionarsi, come dimostra questo caso agghiacciante e sconvolgente, dove a fronte della ritrattazione della presunta vittima (che ha costruito persino un sito web per autodenunciare il proprio errore!!!!!!), della perizia ginecologica che indica la presunta vittima come ancora vergine e della perizia psichiatrica che indica la presunta vittima come in stato di sconvolgimento al momento della denuncia, l’accusato non è mai stato scagionato.

Le pene per stupro vengono aumentate continuamente e attualmente eguagliano quelle per omicidio premeditato.
Inoltre, come avviene anche per l’onere della prova, lo stupro fa eccezione perfino a livello processuale: una legge del febbraio 2006 esclude la possibilità di patteggiamento della pena in questo tipo di reato e una dell’aprile 2009 stabilisce la carcerazione preventiva immediata (cioèprima della dimostrazione di colpevolezza, alla sola dichiarazione della donna), col risultato che i rei di strage hanno un trattamento privilegiato rispetto ad uno stupratore e con il risultato che chi è solo imputato di stupro è automaticamente privato della totalità dei più elementari diritti civili, praticamente finisce nella Guantanamo italiana.
La minaccia di denuncia per stupro è divenuto l’arma killer per eccellenza nelle mani della donna: sempre più frequenti sono le minacce di denuncia di stupro come estorsione, nelle varie squallide maniere di cui la cronaca nera talvolta ci informa. E per quest’arma non esistono rifugi né giubbotti protettivi.
Tutto questo viene, ovviamente, spacciato e sbandierato ai quattro venti come una super tutela della donna, ma, invece, è proprio l’esagerazione di tutela che le si ritorce contro. Uno stupratore ha tutto l’interesse ad ammazzare la donna stuprata ed occultarne il cadavere. Se non lo fa, sicuramente passerà gran parte della sua vita in carcere. Se lo fa potrà sperare di farla franca.
Qualora venisse scoperto la pena sarebbe, comunque, quasi la stessa. Se poi vive in un paese come l’Inghilterra in cui lo stupro è punito con l’ergastolo (mentre non lo è l’omicidio), lasciare viva la vittima potrebbe essere fatale.
Meditate gente… o almeno prendete delle serie precauzioni

Un caso famoso di denuncia a scopo strumentale: Dominique Strauss Kahn

Un ottimo esempio di come una falsa denuncia di stupro possa diventare un’arma terribile per distruggere chiunque è la storia di Dominique Strauss Kahn, allora presidente del Fondo Monetario Internazionale, l’uomo più importante negli equilibri finanziari del pianeta e futuro candidato alle elezioni per la Presidenza della Repubblica Francese. È bastata un’accusa di una cameriera dell’Hotel dove lui si trovava per provocarne l’arresto, l’esposizione in manette davanti alle telecamere di tutto il mondo, le dimissioni da tutte le sue cariche e la completa uscita di scena per finire in prigione. Tutto questo solamente sulla parola della cameriera, senza riscontri oggettivi.
Tutti coloro che erano garantisti nei suoi confronti sono stati massacrati dall’opinione pubblica, sono stati umiliati e sbeffeggiati come se fossero complici di uno stupro pure loro. Ci sono state manifestazioni, proteste, piazze gremite di femministe che gridavano “Vergogna!”.
Ma, in seguito alle indagini è venuto fuori che la cameriera, Nafissatou Diallo della Guinea Equatoriale, aveva decine di conti correnti sui quali aveva ricevuto proprio nei giorni successivi alla denuncia bonifici milionari, che aveva 5 utenze telefoniche reali (una sola era ufficiale) e che da un’intercettazione di una di queste utenze telefoniche si era scoperto che telefonava ad un boss del narcotraffico per chiedere ulteriori istruzioni su come ricattare Strauss Kahn. Si scoprì anche che la donna era pure immigrata negli Stati Uniti a seguito di una truffa e un sacco di ameni particolari sul suo conto evidenziarono che l’accusa della donna era evidentemente costruita. La procuratrice per i crimini sessuali di New York ha pure rassegnato le dimissioni, in seguito ai risultati delle indagini.
È chiaro che Strauss Kahn è stato brutalmente incastrato. Ma la cosa più spettacolare è che per distruggere la vita di qualsiasi maschio sulla terra non occorrono gli esplosivi di Al Quaeda: basta la parola di qualsiasi donna.
Intanto la vita e la carriera di Strauss Kahn sono state completamente distrutte, lui si è già dimesso da tutte le cariche che aveva e qualsiasi riabilitazione giudiziaria non lo riporterà mai alla situazione precedente in quanto i suoi successori in tutte le sue cariche si sono già insediati.
Chiamare eventi di questo tipo col termine di terrorismo sessuale non mi sembra affatto una esagerazione.


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