Maschi pedofili

Il crimine più ripugnante di cui parlino continuamente i mass media è la pedofilia. È strano che un crimine esploda in una maniera così virulenta da un momento all’altro, quasi si trattasse di un virus. Ogni giorno centinaia di arresti, perquisizioni, intercettazioni telefoniche, pedinamenti, avvistamenti. Ma i giornali non raccontano come proseguono le cose: sbattono in prima pagina l’arresto di centinaia di mostri e la cosa finisce lì, tranquillizzando i cittadini che il male è estirpato ed il bene trionfa. Chi si prenda la briga di studiare a fondo il problema, scoprirà che i veri pedofili sono pochissimi, una percentuale irrilevante. Addirittura uno studio del Tribunale Minorile di Firenze aveva portato un risultato strabiliante: risulterebbero, tra gli abusi accertati, più numerosi gli atti di pedofilia commessi da donne che da uomini. Visto che questo studio è una grave minaccia per l’ordine pubblico, che desidera sapere che la pedofilia è solo maschile e che i giudici superstar della televisione fanno da eroi il loro dovere e non si permetterebbero mai di abusare dei loro poteri sconvolgendo i luoghi comuni così ben radicati, queste informazioni sono più occultate dei segreti della strage di Ustica. Eppure assistiamo ad un fatto: quasi tutte le separazioni giudiziali (il 73%, mi risulta) sono corredate da una bella denuncia per pedofilia. Denuncia che deve essere fatta con alcune accortezze per evitare, poi, di ritorcersi come calunnia contro chi la sporge (ma qualsiasi avvocato ben conosce il trucchetto). È un rituale che ha preso piede da vent’anni a questa parte e che sta dando copiosissimi frutti.

Il primo risultato è quello della distruzione fisica e morale dell’ex marito o compagno. Questo è lo scopo principale, il desiderio di qualsiasi donna che faccia una separazione giudiziale: la vendetta! Qualora il malcapitato riesca a scampare alla carcerazione preventiva, è comunque un mostro da sbattere in prima pagina, viene isolato dall’ambiente sociale in cui vive, viene strappato totalmente all’affetto dei suoi figli che non potrà neppure vedere o sentire al telefono, viene scacciato come un lebbroso d’altri tempi, rischia costantemente il linciaggio a furor di popolo e, soprattutto verrà perseguitato dalla “giustizia” per anni e anni, gli verranno intercettati il telefono e la corrispondenza, si troverà a dovere avere sempre paura di tutto, soprattutto del fatto che la psicosi collettiva della pedofilia ed eventuali cattiverie di persone nemiche non si traducano in false testimonianze. Ma ancora di più il terrore, estremamente motivato, che i propri figli, in balia della madre, vengano plagiati grazie alla loro tenera età e possano testimoniare, a comando, tutto quello che la madre voglia loro far dire. E queste paure, purtroppo, non sono affatto infondate, come numerosi studi e casi giudiziari hanno mostrato. Per vedere proclamata la sua innocenza avrà bisogno di anni e anni, con spese legali per la difesa e per le perizie che lo porteranno senz’altro sul lastrico, e lo costringeranno a lavorare il tempo che gli rimane quasi solo per pagare i debiti. Un denunciato per pedofilia, al meglio che gli vadano le cose, subisce un gigantesco trauma psicologico che lo accompagnerà per tutta la vita. Accompagnato da un trauma finanziario non indifferente, che lascerà i segni ben visibili ogni giorno che passa. Il fatto che i casi realmente accertati di pedofilia siano effettivamente rarissimi e che quasi tutti questi processi si concludano (dopo anni e anni!) con l’assoluzione, non diminuisce minimamente la gravità del fenomeno, perché il solo essere sospettati pubblicamente di un’infamia tanto grande è una devastazione interiore così lacerante che solo chi l’ha effettivamente provata può capire. E l’assoluzione (dopo i tempi infiniti della “giustizia”)non ripaga delle amarezze, dei costi astronomici sostenuti per difendersi, della perdita di dignità e onorabilità, della sofferenza patita e, cosa ancora più grave, dell’avere perso definitivamente i propri figli che, nei casi di pedofilia, vengono automaticamente sottratti a qualsiasi possibilità anche minima di contatto con il padre.

Nelle accuse di pedofilia, il problema principale spesso è quello di impedire il suicidio dell’accusato, vista la lunghezza e la dolorosità (la ferocia degli interrogatori, le sevizie delle perizie psichiatriche …), problema per il quale è preziosa l’assistenza di alcune associazioni maschili di volontariato che, andando contro corrente rispetto alle mode, assistono i malcapitati. Le perizie spesso sono un sistema abominevole per arrivare comunque e a tutti i costi alla constatazione che il maschio è un pedofilo. E’ stata filmata una seduta peritale dove la cosiddetta esperta, per aiutare i bambini a “rimuovere il blocco”, diceva “vero che papà ti ha toccato così? No, non così, fammi vedere bene come ti ha toccato …. così vero? Bravo, ti meriti un premio … e tu com’è che non vuoi dirmi come ti ha toccato papà? A me lo puoi dire, se fai il bravo c’è’ un bel regalo anche per te ….” In modo, che, per essere premiati, i bambini siano disposti a qualsiasi dichiarazione anche falsa. Con questo tipo di periti in giro, qualorà venga la verità venga accertata si tratta proprio di un miracolo. E un povero padre innocente ha tutti i sacrosanti motivi per disperarsi.

Il secondo risultato è quello della psicosi collettiva. Il parlare continuamente di pedofilia ha portato i cittadini a vederla ovunque e i Pubblici Ministeri ad assecondare con sorprendente facilità questa nevrosi. Chiunque abbia letto la “Storia della colonna infame” di Alessandro Manzoni, dove si parla della psicosi dell’untore, sa a cosa mi riferisco. Tutto questo crea una crescita esponenziale dei sospetti, che si autoalimentano. Inoltre molti sono gli interessi in ballo; per molte categorie, infatti, come sempre avviene, questa tragedia è una vera e propria manna: ci sono periti che ci hanno costruito sopra una fortuna economica, Pubblici Ministeri che ci hanno fondato sopra la carriera e la fama e avvocati che ne traggono immenso lucro quotidiano.

Il terzo risultato è quello di instillare la pedofilia nelle coscienze più deboli tramite la voglia di trasgressione. “Famolo strano” si dice a Roma. Da qui un ottimo business per i venditori di turismo sessuale: visto che in Italia e in Europa è troppo pericoloso fare queste cose, il Sud – Est asiatico è a disposizione. È sempre in agguato anche il pericolo che si fomenti il desiderio di delinquere per spirito di emulazione. In tutti i modi si crea e si fa crescere una grande tensione verso la pedofilia, l’esatto contrario di quello che, a chiacchiere, si vorrebbe ottenere.

Il quarto risultato è la caccia all’uomo di sesso maschile, considerato delinquente e tendenzialmente pedofilo solo per il fatto di esistere. È vergognoso che una compagnia politically correct come la British Airways abbia vietato nel suo regolamento che un maschio non accompagnato da donna (cioè non al guinzaglio) si possa sedere accanto a dei bambini. Il presupposto di questo regolamento è chiaro: ogni maschio è potenzialmente un pedofilo. Se il regolamento vietasse alle donne di indossare, tanto per fare un esempio, spille fucsia durante i voli crollerebbe il mondo. E crollerebbe per prima la British Airways. Come se non bastasse, alla British Airways si sono aggiunte la Qantas e la Air New Zealand. E, come sempre, ogni sopruso antimaschile è sentito comunemente come corretto e doveroso.


Vista la rilevanza sociale delle false accuse di abuso sui minori, è nato in Italia un Centro di documentazione sull’argomento.

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