Maschi violenti

Anche se, per motivi apparentemente solo grammaticali, la parola violenza è femminile, il concetto di violenza viene attribuito sempre ed esclusivamente al maschio. E’ quasi un sinonimo, è un collegamento automatico: la violenza è maschile! Addirittura, quando in cronaca nera si parla di donne che hanno avuto comportamenti violenti, si dice che hanno avuto comportamenti maschili. Parlare di violenza al femminile sembrerebbe per tutti un ossimoro, mentre parlarne al maschile è il più scontato dei un luoghi comuni.

Ogni giovane maschio viene imbottito di questo stereotipo. E nelle coscienze più deboli lo stereotipo viene agito, diventa comportamento, in quanto alcune persone problematiche, se non hanno dei comportamenti violenti non riescono a dimostrare a se stessi di essere maschi. Rafforzando così uno stereotipo già granitico.

Gli adolescenti, a furia di sentirne parlare, si convincono che senza dimostrare a se stessi capacità di violenza non saranno mai dei veri maschi. E si comportano di conseguenza. Dentro ogni essere umano esiste certo una componente di aggressività che deve essere espressa e non repressa, ma comunque la gestione di tale aggressività, qualora sia maschile, è un tabù della società, e a furia di reprimerla soltanto, qualche volta può anche esplodere.

Eppure anche le donne talvolta sono violente, fino ai crimini più orrendi. Ma quando una madre uccide suo figlio (praticamente un caso ogni tre giorni in Italia) è una povera donna in crisi esistenziale (cito testualmente le parole riportate sui giornali), se a farlo il padre è un feroce assassino.

Le donne terroriste sono state molto più feroci e spietate (studi criminologici lo confermano) dei loro “colleghi” maschi. Anche perché si sentivano in dovere di rivendicare che loro non sono seconde a nessuno, neanche nella ferocia. Anche questo, però, normalmente viene sottaciuto, in quanto non è politically correct.

Per osservare la violenza femminile basta osservare cosa succede nelle cause di separazione: ogni tipo di ferocia, di sadismo, di esagerazione nell’infierire. Per distruggere l’uomo si sacrificano i figli e tutti gli altri affetti, mostrando chiaramente quanto l’odio contro l’uomo sia di gran lunga superiore all’amore materno.

La ferocia antimaschile nel divorzio ha raggiunto livelli così spaventosi, che perfino una celebre pasionaria delle rivendicazioni femministe, un’avvocatessa famosa per le cause giudiziarie in cui ha non troppo metaforicamente scuoiato vivi gli uomini, è arrivata ad affermare: “Le donne anziché applicare la loro femminilità alla parità hanno copiato i comportamenti maschili, hanno confuso l’affermazione dei loro diritti con la prepotenza. Un elemento che si vede soprattutto nell’ambito della coppia. […] Le donne sono diventate feroci. Ho passato i primi dieci anni della mia attività a valorizzare la dignità delle donne attraverso le leggi, a combattere per i loro assegni di mantenimento e ora assisto donne feroci che magari pensano troppo alla carriera e non si occupano dei figli delegando tutto alle colf. E che, quando si separano, diventano improvvisamente mamme, escludendo i mariti che invece hanno educato i bambini” (Anna Maria Bernardini De Pace). Se lo dice lei …

 

 

Vorrei proporre una simulazione sociologica.
Immaginiamo che alle donne: 

  • venissero tolti sistematicamente i loro figli
  • venissero private del 30% del loro reddito
  • venissero sfrattate di casa e, spesso, costrette ad essere ospitate presso i dormitori pubblici o le strutture della Caritas
  • venissero limitati drasticamente i loro contatti con i figli
  • venisse ostacolato ogni loro coinvolgimento nell’educazione degli stessi
  • venissero continuamente denunciate con accuse ignobili ed infamanti per escluderle dalla vita dei loro figli
  • ad ogni loro resistenza venisse opposta una denuncia per stalking
  • si smettesse di far coincidere sempre a priori e automaticamente la parte debole con quellafemminile.

Che succederebbe?
Quale sesso produrrebbe più omicidi e suicidi?
La risposta è affidata alla sola intelligenza del lettore.

 

 

Sembrerà incredibile per i più, ma è pure frequente il caso di donne che picchiano gli uomini. Solo che questo caso non viene mai denunciato dagli uomini, non soltanto perché non verrebbero mai creduti, ma soprattutto perché l’onta sarebbe tale che un maschio non avrebbe più il coraggio nemmeno di incontrare gli amici. Vengono fatte indagini a volte quando nei pronto soccorsi si riscontrano delle lesioni fisiche un po’ strane, ma gli uomini generalmente negano per eccesso di vergogna. E il fatto è balzato agli onori della cronaca solo grazie all’incriminazione di una superstar come Liza Minnelli. Eppure qualcuno ha cercato di indagare in questa zona d’ombra. Suzanne Steinmetz, professoressa in sociologia alla Indiana University, dice che le violenze domestiche sui mariti (husband beating) sono i crimini più sottaciuti (unreported) negli United States. Dopo aver pubblicato il libro “The Battered Husband Syndrome” (La sindrome del marito picchiato), la Steinmetz non solo non è stata creduta, ma è stata anche denunciata e i suoi figli sono stati minacciati. È la normale punizione per chi pretende di sfatare i luoghi comuni in cui tutte le donne sono sempre e solo povere vittime. Comunque esiste una immensa bibliografia sulla violenza delle donne che può essere reperita a partire da questo sito della California State University.

Il 18 aprile 2004 il Sunday Mail pubblica un articolo a firma di Donna White che riporta che in Scozia le violenze domestiche contro gli uomini sono salite dell’81% dal 1999, e il problema è quasi irrisolvibile vista la presenza in tutta la Scozia di solo 3 case protette per uomini picchiati (contro le 543 per sole donne), e l’articolo prosegue informando che i crimini violenti commessi da donne sono saliti del 140% negli ultimi 10 anni. È in questo che consiste l’emancipazione femminile? O forse queste sono cose che possono succedere solo in Scozia.

Infine, quando si parla di violenza sui bambini e violenze in ambiente domestico, le donne sono molto più numerose degli uomini. A tale scopo invito a leggere un dossier che fornisce indicazioni e dati. Quindi è ora finalmente di dire basta agli stereotipi lanciati dal femminismo per distruggere gli uomini. Sono delle criminali fanfaronate, perché i dati esistenti fanno capire che la parola violenza … è femminile non solo per questioni puramente grammaticali.

 

 

Lo slogan continuamente ripetuto dalle femministe
NO ALLA VIOLENZA CONTRO LE DONNE
è un implicito invito alla violenza contro gli uomini.
Se così non fosse non ci sarebbe bisogno di specificare contro chi è rivolta la violenza.
Specificare per discriminare.
Ma le femministe non vogliono affatto vincere la violenza. Anzi.
Il loro scopo è fomentarla e aizzarla. Contro gli uomini, però.
Lo slogan di questo sito è NO ALLA VIOLENZA. Punto!

 

 

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