Pregiudizio criminale

Il caso di Gravina di Puglia

Per mostrare fino a che punto di vergogna si spingono i pregiudizi antimaschili, voglio prendere un celebre caso di cronaca nera che per lunghissimo periodo è assurto alle prime pagine di tutti i giornali.

Il 5 giugno 2006, in un contesto di separazione tra coniugi, spariscono due fratellini di Gravina di Puglia: Francesco e Salvatore Pappalardi, di 13 e 11 anni.

Il padre, Filippo Pappalardi, disse subito che i bambini stavano giocando vicino alla abitazione dove risiedeva dopo la separazione, quando ad un certo punto non li ha più visti, e, dopo averli cercati inutilmente, si era rivolto alla polizia.

Immediatamente la madre, Rosa Carlucci, appena separata e nel turgore dell’odio contro l’ex marito, approfittò per dire che il marito li aveva rapiti per vendetta contro la madre e che li aveva nascosti o forse uccisi.

A chi credere? Forse è possibile credere a un padre o, come minimo, valutare anche la sua versione dei fatti? Nossignore: un padre è sempre criminale assassino assetato di sangue e turpitudine, pertanto Filippo Pappalardi venne arrestato e sottoposto a mesi di continui interrogatori in carcere per cercare di estorcere la confessione. Venti mesi, per essere precisi!

Partì una gigantesca caccia, furono perlustrati paesi e città vicini e lontani, pozzi, campagne,cascine, anfratti, capanni, fienili, febbrilmente e per mesi. Nulla!

Il padre continuava a dire che non potevano essere lontani da casa, ma ogni sua richiesta fu sempre considerata come un tentativo di sviare le indagini.

Dopo un tempo enorme, con il padre in galera continuamente incalzato dalla magistratura per convincerlo a confessare, vengono scoperti casualmente i cadaveri dei due fratellini, che erano caduti per incidente in una cisterna. Il primo era caduto scivolando per errore, aveva chiamato aiuto e il secondo si era tuffato nel buio. L’autopsia dichiarò che il primo era morto abbastanza presto (ma comunque nel giro di alcuni giorni…), a causa delle ferite riportate nella caduta e di quelle dovute al fatto che il primo gli era caduto addosso.

Ma il secondo, cadendo sul corpo del fratello era praticamente illeso e ha fatto la morte più atroce che un essere umano possa fare: sepolto vivo! Una fine atroce, ripugnante, raccapricciante, indegna.

Ma dove era la cisterna dove è avvenuta la tragedia? Esattamente dove il padre aveva detto di averli visti l’ultima volta. Ma come: se i carabinieri hanno cercato per mare e per terra? Certo, hanno cercato dovunque tranne che… dove aveva detto il padre.

Quando si tratta maschi e di padri, il ragionamento avviene sempre per teoremi:

Padre = delinquente, quindi ha sempre tortoMadre = santa, quindi ha sempre ragione
Deposizione del padre = depistaggio delle indaginiDeposizione della madre = verità indiscutibile
Il padre sostiene di averli persi di vista davanti a casa = inutile indagare, non se ne parla neancheLa madre sostiene che sono stati portati via dal padre = questa è l’unica pista da seguire
Le ricerche sono fallite = perché non prendere in considerazione anche l’ipotesi sostenuta dal padre? No! Non se ne parla neanche!Le ricerche sono fallite = il padre è stato veramente diabolico: cerchiamo ancora mentre lui sta in carcere

Ecco un fulgido,inequivocabile esempio di pregiudizio antimaschile e antipaterno: si esclude deliberatamente e totalmente una pista di indagine perché il padre è sempre criminale e ha sempre torto.

Intanto i bambini sono morti atrocemente, con una morte che più vergognosa di così non si potrebbe immaginare..

A scopo di raffronto, immaginiamo la scena invertita: la madre dice che stavano giocando vicino a lei e il padre dice che sono stati da lei rapiti. Non ditemi che non sapete cosa succede. Certo: si valuta immediatamente e prioritariamente la tesi della madre. Eccheddiamine! Se Filippo fosse stato Filippa i fratellini sarebbero stati subito ritrovati e sarebbero ancora vivi a giocare…

Il caso di Erba

Debbo continuare? Vi ricordate la celebre strage di Erba dell’11 dicembre 2007? In cui Rosa e Olindo Romano uccisero i loro vicini di casa Raffaella Castagna, suo figlio Youssef di due anni e mezzo, sua madre Paola Galli e la vicina di casa di Raffaella, Valeria Cherubini, moglie dell’unico sopravvissuto al massacro, Mario Frigerio.

Ebbene, appena il marito di Raffaella, il tunisino Azouz Marzouk, denuncia il delitto viene subito incarcerato e in carcere rimane per mesi, nonostante lo scampato al massacro lo scagioni.

In fondo anche lo scampato era di sesso maschile, quindi non attendibile.

Solo l’evidenza schiacciante delle prove lo scagiona dopo mesi di carcere e di infamie.

Morale della favola

Un maschio è sempre aprioristicamente colpevole fino a prova contraria.

Peccato per la Costituzione che introduceva il principio del presupposto di innocenza, non quello di colpevolezza di genere.

In fondo si tratta di un vecchio libro, scritto prima dell’avvento del femminismo.

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