Sopraffazioni delle donne

  • Gli enormi privilegi dell’essere donna
  • Chiunque osservi cosa succede nel mondo, potrà rendersi conto che oggi la donna è di gran lunga vincitrice nel mondo occidentale. E per ottenere questo risultato occorre che l’uomo sia sconfitto e discriminato. Sissignore, discriminato, se andiamo ad osservare bene cosa succede nella nostra società.
  • Possiamo elencare un piccolo ma significativo elenco di privilegi femminili e di discriminazioni antimaschili che ci permettono di capire veramente come stanno le cose. La lista è striminzita ed ogni volta che la rileggo mi vengono immediatamente da aggiungere nuove voci. Ma nella sua incompleta essenzialità fa, tuttavia, riflettere.
  • Se non credete a quello che dico qui, allora andate a vedere la mia antologia della discriminazione antimaschile dove ho raccolto articoli di giornale che, in gran parte, riportano sentenze giudiziarie.
  • Nelle convenzioni sociali
  • Nelle convenzioni sociali
  • In linea generale possiamo affermare che le donne vengono sempre e aprioristicamente viste come vittime e gli uomini oppressori. Tutte le volte che leggiamo gli elenchi di sfruttati dal potere troviamo la solita litania: operai, impiegati e donne. Le donne, quindi, sono sempre sfruttate e quindi sempre parte debole (quando fa comodo, ovviamente, visto che il femminismo ha sempre propagandato l’assoluta superiorità e forza femminile), gli uomini possono essere parte deboli solo in certi particolari casi ben circostanziati. Altrimenti l’uomo è sempre oppressore.

  • Un uomo che non guadagna è chiamato mantenuto. Una donna che non guadagna è chiamata casalinga e gode di ogni sorta di riconoscimenti, fino alle proposte di tutele sindacali e pensionistiche per il lavoro svolto. È risaputo che una casalinga svolge un effettivo lavoro domestico, ma anche un uomo molto spesso lo svolge pur non venendo mai riconosciuta, per principio, la sua fatica, soprattutto se è la donna a guadagnare.
  • Un uomo che alleva la prole è spesso spregiativamente chiamato mammo;, per indicare che il padre che fa il padre non può esistere come essere a se stante, al massimo scimmiotta la madre.
  • Quando un uomo ha un ruolo sociale (es. presidente, ambasciatore) la donna che lo accompagna ha un identico ruolo e un pari titolo (presidentessa, ambasciatrice), il contrario non esiste. Che titolo ha marito della presidentessa? Boh.
  • In tutte le situazioni di emergenza si salvano sempre prima le donne e poi i bambini. La vita del maschio ha un valore inferiore. Tra i sopravvissuti del Titanic, solo per fare un esempio famoso, non ci furono quasi maschi adulti: questo per significare che non si tratta solo di un modo di dire. Quando si ha notizia di una sciagura, viene sempre detto: “La sciagura xxx nel paese xxx ha causato xxx morti, di cui xxx donne e bambini.” Perché questa precisazione? I morti, le vite umane non hanno lo stesso valore? No, non ce l’hanno affatto! Ecco perché bisogna sempre precisare puntigliosamente. Bisogna fare capire quanti morti di serie A e quanti di serie B ci sono stati.
  • È comune vedere che quando in guerra si fanno i bilanci dei caduti si inorridisce di fronte alle vittime civili e si trattano con sufficienza quelle militari, come se la vita umana, purché di sesso maschile, non abbia uguale valore. I caduti in guerra non contano, sono solo sporchi maschilisti guerrafondai (cito fedelmente una celebre definizione femminista) non rendendosi conto che in ogni epoca e in ogni civiltà gli uomini hanno sempre cercato di proteggere la vita delle donne rischiando la propria fino al sacrificio.
  • Viene sempre ripetuta, anche questa come un rosario, la storia che i maschi siano studenti dal rendimento scolastico assai inferiore a quello delle femmine. Se si guarda la composizione del corpo insegnante, citata in precedenza, ci si rende conto di come stiano effettivamente le cose. La scuola è totalmente femminile a livello di docenti, e ci vuole poco ad intuire che le modalità didattiche e quelle di valutazione sono tutte progettate specificamente per la mentalità femminile. Se così non fosse, e se si trattasse di una differenza di intelligenza tra uomini e donne, dovremmo riscontrarla anche dopo, nel mondo del lavoro, ma proprio in questo campo i rapporti spesso si invertono: nelle professioni creative, inventive, intraprendenti gli uomini primeggiano e mostrano che l’intelligenza maschile non è inferiore a quella femminile, ma semplicemente diversa. Ma in questo caso il mondo femminista tira fuori al proposito la teoria complottista che i maschi possono primeggiare solo perché la società è maschilista e svantaggia le donne.
    Tutte le volte che un uomo si lamenta per un’ingiustizia subita è un perdente.
    Tutte le volte che una donna si lamenta per un’ingiustizia subita è una vincente.
    Basta vedere cosa succede quando le madri vanno a protestare, incatenarsi sulle piazze, ecc.
    Televisioni, articoli di giornali, dibattiti televisivi, interviste a profusione.
    Centinaia di uomini fanno queste stesse cose ogni giorno, ma non meritano mai nemmeno un trafiletto nelle ultime pagine.
  • Inoltre, voglio fare un piccolo specchietto delle disparità di considerazione sociale tra uomo e donna a parità di comportamento:
  • Azione:Se a farla è un uomo:Se a farla è una donna:
  • Tradire il partner con un altroÈ un sudicio frequentatore di puttaneÈ colpa di lui che è sempre insensibile ai di lei bisogniEssere traditi dal partnerÈ un cornutoÈ una vittimaAbbandonare il coniugeGli va addebitata la colpa perché va con una donna più giovane [o altre motivazioni varie]È colpa sua perché è pantofolaio, noioso, insensibile …Picchiare il partner (o procurargli comunque aggressioni o lesioni fisiche)È violentoSi difende dalla violenza di lui, anche se questa fosse solo psicologicaPretendere un rapporto sessuale con il proprio partnerÈ uno stupratore oppure un sessuomane violentoÈ una donna libra da pregiudizi che sa esprimere i propri desideriNon aver voglia di un rapporto sessuale con il proprio partnerViene meno ai doveri coniugali, è indifferente e poco maschioÈ lui che non la sa prendere – è comunque un suo diritto non accontentarlo – e così via all’infinitoDormire con una persona dello stesso sessoÈ un omosessualeÈ tutto normale, non c’è niente da ridireDecidere di fare dei lavori che tradizionalmente spettano all’altro sessoÈ un finocchioÈ una pionieraP. S. Questo specchietto potrebbe essere un gustoso specchietto di costume, ma, purtroppo, è il risultato di aver incrociato delle sentenze di Tribunali italiani, in massima parte della Cassazione. La mia incompleta antologia della discriminazione antimaschile può servire a testimonianza
  • Nel mondo del lavoro

  • Il D.lg. 196 del 18/7/2000, entrato in vigore alla fine del 2000, prevede che che nell’amministrazione pubblica, qualora venga promosso un uomo, il dirigente che ha assegnato la promozione deve produrre una memoria giustificativa. Se viene promossa una donna, invece, è esentato dal farlo.
  • Un bando di assunzione non può discriminare le donne, ma lo può fare tranquillamente con gli uomini. Infatti vediamo quotidianamente bandi in cui si assumono maestre, educatrici, cameriere, hostess, ecc. rigorosamente donne, ma se capitasse la stessa cosa per gli uomini sarebbe reato.
  • Tra le cose più interessanti è la nuova pratica sanzionatoria: Supermulte a chi non promuove le donne, l’articolo illustra anche l’inasprimento delle pene carcerarie, non solo le multe. E per chi non promuove i maschi che meritano? Non esiste nemmeno una traccia di regolamento.
  • Le donne vanno in pensione cinque anni prima degli uomini, anche se la loro vita media è di cinque annni più lunga: non esiste nessun motivo realmente valido per questo trattamento, se non di creare un privilegio femminile. Questo ingiusto e assurdo privilegio sessista è stato condannato pure dalla Corte Europea. Tuttavia, come una recente sentenza sempre della corte di giustizia europea conferma, un uomo che cambia di sesso ha diritto ad andare in pensione alla stessa età delle donne.
  • Per l’assunzione di donne esistono speciali benefici fiscali (Legge 215- 1992), nonché contributi economici per sportelli e associazioni femminili. Questo significa che una parte del denaro pubblico, invece che per il bene del paese, è impiegato affinché una parte dei cittadini possa avare più diritti rispetto alla restante parte.
  • Nei contratti di lavoro le donne sono esentate dal lavoro notturno, come da ogni lavoro pericoloso, rischioso o usurante, e questo spiega perché il 95% dei morti sul lavoro sono maschi.
    I lavori pericolosi, rischiosi o usuranti, invece, sono solo maschili. Nelle miniere, negli altiforni, negli impianti chimici, nei cantieri con impalcature e in tutte le altre professioni rischiose ci sono solo uomini. O meglio: ci sono pure le donne, ma queste ultime solo in posizioni dirigenziali, a comandare da una comoda poltrona e a coordinare le fatiche dei maschi che rischiano la pelle e la salute.
  • Gli incidenti sul lavoro, guarda caso, sono pressoché solo maschili.
  • Sono sempre in aumento le denunce di molestie sessuali ricevute da donne sul lavoro al solo scopo di ricatto per fare carriera.
  • Esistono dei settori lavorativi in cui l’accesso ad un maschio sarebbe praticamente impossibile, come per esempio negli asili nido, ed altri settori dove la presenza maschile è irrilevante, come in alcuni settori dell’istruzione. Se in qualche rarissimo ambiente lavorativo le donne sono appena in minoranza, assistiamo a una continuazione inchieste giudiziarie, parlamentari e giornalistiche, con nevicate di proposte di legge atte a riequilibrare la situazione.
  • Anche per quanto riguarda il congedo parentale la situazione è diversa tra uomini e donne. Questo diritto, previsto dalla legge 53/2000, non vale per per i poliziotti padri (ma vale perfettamente per le poliziotte madri).
  • Per giurisprudenza costante, suffragata da continue sentenze della Cassazione, quando una donna è senza lavoro è perché non lo trova. Questo significa che deve essere mantenuta. Ma se un uomo è senza lavoro è perché non lo cerca. E’ quindi uno sciagurato che deve essere punito, anche con la prigione, del suo parassitismo nei confronti della società.
  • Nei finanziamenti con fondi pubblici
  • Regolarmente vengono banditi centinaia di corsi di qualificazione professionale per sole donne. Che questo sia una discriminazione sessuale non viene in mente a nessuno. Bandire corsi analoghi per soli uomini, invece, sarebbe reato.
  • Ogni giorno leggiamo che con fondi europei, o italiani o regionali o comunali vengono svolte attività per sole donne. Anche in tal caso la Costituzione va a farsi benedire, ma se si tratta di assecondare le donne, cioè la maggioranza dell’elettorato, è sempre giusto e corretto.
  • In Italia esistono diverse leggi regionali per finanziamenti a fondo perduto (cioè i soldi vengono regalati dallo Stato) a sostegno dell’imprenditoria femminile. Questo, oltre che violare la costituzione, è anche una forma di protezionismo sessista: se venissero finanziati con fondi perduti imprenditori con particolari caratteristiche personali (razza, religione, colore degli occhi) rischieremmo la guerra civile, se la discriminazione avviene in base al sesso (ovviamente femminile) questo è perfettamente corretto.
  • Tutto questo significa che una donna, nel mondo del lavoro, ha comunque più possibilità di un uomo, avendo a suo favore leggi protezionistiche a senso unico. Come si osserverà anche per la politica, il fatto che in certi ambiti professionali e geografici le donne lavoratrici siano meno degli uomini, non vuole affatto dire che ci sia discriminazione nei loro confronti, ma semplicemente che, nella loro assoluta libertà di decidere cosa fare della propria vita, queste hanno deciso di fare altre professioni più consone ai propri desideri.
  • In tutta Italia esistono i cosiddetti sportelli rosa, ovvero degli sportelli che offrono informazioni, servizi e corsi di orientamento, formazione, perfezionamento e aggiornamento professionale ma si rivolgono esclusivamente ai cittadini di sesso femminile. Anche nell’aiuto a trovare lavoro la donna ha più diritti.
  • In caso di stalking: da quando è stata introdotta in Italia la legge sullo stalking, è stato attivato il numero verde 1522 per denunciare i fenomeni di stalking e per ricevere assistenza. Ebbene, l’assunzione per tale numero verde era riservata solo a donne (per creare la giusta empatia, c’è scritto sul sito del ministero) ma, cosa ancora più discriminante, i servizi sono rivolti solo a donne. Pur se vengono pagate con i soldi di tutti i cittadini.
  • La sentenza 385/2005 della Corte costituzionale sancisce che al papà libero professionista non spetta l’idennità di maternità, in alternativa alla madre, in caso di adozione. Per motivare tale sentenza hanno dovuto arrampicarsi sugli specchi in maniera vergognosa, con dei ragionamenti arzigogolati e iperbolici che dubito gli stessi estensori della sentenza siano in grado di comprendere appieno. Avrebbero potuto scrivere la verità: la motivazione è solo per discriminare i padri. Il resto sono balle.

    Nella procreazione

    • Anche se il processo per arrivare alla fecondazione di un ovulo richiede necessariamente un maschio e una femmina, per quanto riguarda l’interruzione di gravidanza (aborto) la decisione è monopolio femminile. Il maschio non viene neppure ascoltato, secondo quello che sancisce la famosa legge sull’aborto.
    • Nella fecondazione artificiale e in tutte le varie problematiche bioetiche nate dall’arrivo di nuove tecnologie, viene tenuto conto il solo diritto della donna ad avere figli, e non per esempio, il diritto dei figli ad avere entrambi i genitori. Il padre è sempre un optional, nell’occidente. La legge sulla fecondazione, approvata in Italia, è leggermente differente da quelle degli altri paesi grazie all’enorme peso dei cattolici (che, per fortuna, hanno previsto in qualche modo l’esistenza della figura paterna), ma le polemiche sono e sono state ferocissime, tanto che tutti i commentatori hanno dichiarato che il paese si è spaccato. Teniamo conto che i figli della fecondazione eterologa non sanno chi è il loro padre e in Svezia, primo paese al mondo ad introdurre la fecondazione eterologa, tale pratica è stata in seguito vietata per i danni psicologici che causava ai figli, che cercavano per tutta la vita il proprio padre naturale (rivolgendosi perfino ad agenzie investigative) e che soffrivano di traumi da assenza del padre. Ogniqualvolta abbiamo a che fare con i nuovi prodigi della ginecologia, in cui una mamma può partorire a 60 anni e più senza fare uso di un maschio, sentiamo sempre parlare unicamente del diritto alla maternità della donna, mai al diritto del figlio ad avere una mamma (invece che una nonna) e possibilmente un papà. È chiaro che nella trinità padre – madre – figlio, nell’occidente contemporaneo solo la madre ha diritti, mentre le altre due persone ne sono totalmente esautorate.
    • Se qualcuno vuole leggere qualcosa di allucinante riguardo al tema della totale assenza di diritti riproduttivi maschili a fronte dell’esclusività femminile a tali diritti, consiglio questo articolo dell’Avv. Fiorin che è particolarmente illuminante, oltre che perfettamente documentato.
    • Il test del DNA può essere imposto a qualsiasi maschio con grande facilità, mentre è impossibile imporlo a una donna se lei non vuole. Perfino in un procedimento giudiziario, dove pretenderlo dai maschi è vieta consuetudine, se un giudice provasse a chiederlo a una femmina ci sarebbe l’intervento perfino del Parlamento Europeo.
  • E’ successo in Svezia (ma presto succederà ovunque) che un maschio che ha donato lo sperma per la fecondazione artificiale di una donna lesbica che viveva in coppia con un’altra, si sia trovato obbligato dal giudice a dovere mantenerle entrambe. I contratti di donazione dello sperma prevedono la non responsabilità del donatore e l’anonimato dello stesso, ma visto che i diritti delle donne prevaricano qualunque altro diritto esistente, tali contratti di diritto privato vengono facilmente annullati.
  • Nei comportamenti e nei diritti sessuali
  • Se una donna è mercenaria non commette reato, è comunque considerabile una buona madre e avrà comunque l’affidamento dei figli in ogni situazione di contenzioso. Se un uomo frequenta delle donne mercenarie è un depravato libidinoso, e quindi sarà considerato un cattivo padre, inaffidabile, e sarà privato comunque dei suoi figli in qualsiasi situazione di contenzioso.

  • Se una donna accusa un uomo di abuso sessuale, si dà per scontato che qualcosa di vero c’è sempre. L’uomo viene immediatamente allontanato dai figli, spesso viene condotto in carcerazione preventiva e l’onere della dimostrazione della sua innocenza sarà a suo carico. Invertendo i principi fondati su migliaia di anni di diritto che hanno sempre stabilito che l’onere della prova è di chi accusa. Se un uomo accusa una donna di abuso sessuale è semplicemente un bugiardo e quindi viene subito ed automaticamente denunciato per calunnia.
    Tutto il mondo inorridisce di fronte all’infibulazione femminile. Tuttavia non viene mai citata nemmeno di straforo la circoncisione maschile che, oltre ad essere praticata da tutte le società che praticano l’infibulazione, è obbligatoria pure nell’ebraismo e nell’Islam e viene praticata su di una scala enormemente maggiore (l’infibulazione femminile riguarda solo poche nazioni africane). Eppure trattasi sempre di una mutilazione dei genitali dei bambini a scopo rituale e ogni anno, a causa delle precarie condizioni igieniche con cui viene praticata in molti paesi, muoiono di infezione o di emorragia numerosissimi bambini maschi. Non solo: la proposta di una infibulazione solo simbolica (come limitazione del danno per evitare che alcune immigrate venissero infibulate secondo le loro barbare usanze rituali) studiata da alcuni medici toscani ha scatenato un putiferio spaventoso, perché il corpo della donna è sempre e comunque sacro e inviolabile; la circoncisione maschile, invece, è praticata comunemente negli ambulatori delle ASL (gli interventi di circoncisione si prenotano come qualsiasi altra prestazione medica e sono pubblicizzati perfino sui siti internet delle aziende sanitarie), in quanto il corpo maschile può essere mutilato senza problemi etici di nessun tipo. Al proposito è possibile leggersi sia un importante intervento di Massimiliano Fiorin, sia il parere del Comitato Nazionale di Bioetica che sancisce come illecita la mutilazione rituale del corpo nella donna e lecita nell’uomo.

    Nella condotta coniugale (o di coppia)

    • Se una donna tradisce il suo uomo lo fa perché è libera e quindi esercita i propri diritti di libertà. Il celebre motto femminista “io sono mia” è sempre stato sbandierato per legittimare qualsiasi situazione come questa. Ma se un uomo tradisce la sua donna è un disgraziato puttaniere, traditore e inaffidabile. E in caso di separazione potrà essere certo dell’addebito di colpa per adulterio.
    • Invito a consultare la mia antologia della discriminazione antimaschile per potersi documentare al riguardo.

      Nel rapporto con i figli

      • Se una donna non riconosce un figlio esercita un suo sacrosanto diritto, e quindi se in seguito ci ripensa può riprendersi il figlio con procedure accelerate che possono essere perfino inferiori ai trenta giorni. Ma se un uomo non riconosce un figlio è il solito delinquente disgraziato, pertanto perde definitivamente tutti i suoi diritti, e, qualora ci ripensi, dovrà affrontare procedimenti giudiziari che dureranno anni e anni.
      • Il diritto di un uomo di non riconoscere un figlio praticamente non esiste: il riconoscimento può essere costretto per via giudiziaria (con la prova del DNA) se si tratta di pagare alimenti e mantenimento. E’ celebre il caso di quella donna della Val Venosta che impose giudizialmente la prova del DNA a tutto il paese dove viveva per vedere chi incastrare. Ma il diritto della donna a disconoscere un figlio è tutelato come poche cose al mondo. Ho conosciuto personalmente delle persone che hanno fatto cose inenarrabili per scoprire chi era la loro madre e non ci sono mai riusciti.
  • In Gran Bretagna, alla sola dichiarazione di una donna che un determinato uomo è padre del proprio bambino, quest’ultimo deve immediatamente corrispondere gli alimenti (e gli arretrati se la dichiarazione avviene parecchio dopo la nascita). In seguito l’uomo ha diritto a fare l’esame del DNA, per verificare se la paternità è effettivamente sua. Generalmente un sesto degli esami riconosce che il padre non è quello indicato dalla donna. Ma, badate bene, in tal caso lei non restituirà nulla: il risarcimento all’uomo verrà offerto dallo stato, a carico del contribuente. Farsi mettere incinta da uno sconosciuto e attribuire la paternità ad un uomo ricco (tanto i soldi non verranno più restituiti anche quando il fatto verrà sconfessato) sta diventando un affare lucrosissimo per le donne inglesi. Insomma, la parola della donna fa legge, quella dell’uomo non viene neanche ascoltata.

    Se una donna abbandona i propri figli significa che è una povera donna disperata, e quindi occorre aiutarla in ogni modo a riprenderli, con il prodigarsi di tutte le strutture sociali presenti sul territorio. Ma se ad abbondanare i propri figli è un uomo va denunciato, e qualora costui un giorno voglia recuperare questi affetti a seguito di una crescita interiore o di un ravvedimento troverà ogni ostacolo davanti a lui, nel superiore interesse della prole

    Chi è maschio e padre non ha le stesse agevolazioni finanziarie, detrazioni, provvidenze di chi è femmina e madre. Sembra impossibile ma è proprio così. Andate a leggere le storie di chi è padre separato con figlio in affidamento e scopre che sovvenzioni, aiuti ed assistenza sono esclusivamente per le donne.

    In caso di separazione o divorzio

  • Tutti i dati di fatto dimostrano inequivocabilmente che la separazione non è la scissione di una coppia, ma è l’espulsione del maschio dal contesto domestico. L’uomo ovviamente perde tutto. La donna non perde niente, né i soldi, né i figli, né la casa, anzi: si gode tutto quello che aveva prima in esclusiva, come vedremo meglio in seguito.
  • L’uomo separato deve mantenere la donna in maniera che essa possa mantenere lo stesso tenore di vita che teneva prima della separazione. Quando questa andrà in pensione, l’assegno di mantenimento dovrà essere rivalutato per far fronte alle sue minori entrate. Anche i figli hanno il diritto al mantenimento dello stesso tenore di vita. L’unico che non ha alcun diritto è l’uomo che si accolla il 100% dei costi materiali della separazione. Sarà forse per questo che la quasi totalità delle separazioni sono chieste da donne?
  • Quando due coniugi si separano, la casa coniugale viene assegnata alla donna e l’uomo deve cercarsi un altro alloggio a sue spese. Se per la casa coniugale paga un mutuo, dovrà continuare a pagare tale mutuo, in aggiunta ai costi per procurarsi un alloggio proprio, pur non godendo del bene. Con i costi delle case che ci sono oggi nelle grandi città, un maschio con redditi da impiegato che si separa è condannato a rimanere senza casa (o ospite eterno dei propri genitori, se li ha ancora), mentre la donna che si separa aumenta la propria disponibilità economica aggiungendo, all’assegno di mantenimento, perfino un alloggio in comodato gratuito.
  • Le nostre città vedono ogni anno aumentare il numero di barboni, i cosiddetti clochard. Ebbene, la categoria sociale che confluisce sempre di più verso il diventare barbone è proprio quella dei padri separati.
  • In caso di separazione i figli sono sempre e comunque assegnati alla madre. Se questa è, puta caso, una delinquente condannata e il padre una persona onesta, i figli verranno allevati comunque dalla madre, ma in reparti speciali nelle carceri. Oppure la madre avrà gli arresti domiciliari per maternità. L’affidamento al padre non è concepibile. L’unico caso di affido al padre avviene quando la madre rifiuta i figli. E basta!
  • I diritti della madre hanno la completa sopraffazione anche sui figli: la psicologia mondiale insiste nell’importanza che ogni bambino abbia entrambi le figure genitoriali. Ma il diritto di ogni bambino ad avere anche un padre non è mai preso in considerazione.
  • Ogni processo di separazione è, differentemente da ogni altro tipo di contenzioso giudiziario, una squallida commedia il cui copione è già scritto. La donna vince e l’uomo perde. Sempre così. Sarà forse questo un altro ottimo motivo per spiegare il fatto che la quasi totalità delle separazioni sono chieste da donne?
  • Non ci credete al fatto che il copione di una causa di separazione è scritto già in anticipo? Bene, informatevi: al tribunale di Civitavecchia (RM) hanno predisposto dei moduli già precompilati per negare la possibilità di affido condiviso e dando i figli in affido esclusivo alla madre e dove basta scrivere solo il nome dei coniugi e l’affidamento è già fatto! Altro che commedia a copione scritto: abbiamo già le sentenze su modulo prestampato!
  • La sete di vendetta della donna in caso di separazione è terrificante: moltissime cause di separazione cominciano con denunce di molestie sessuali nei confronti della moglie o, peggio, nei confronti dei figli, per potere annientare l’odiato nemico uomo. Ovviamente la donna viene presa dalla legge sempre come parte debole e quindi ha aprioristicamente maggiori diritti e maggiore credibilità giudiziale dell’uomo che è spesso impossibilitato a difendersi.
  • Ricordate la barzelletta della Barbie divorziata? Un uomo entra in un negozio di giocattoli e trova tanti modelli di Barbie che hanno tutti lo stesso prezzo, tuttavia esiste un modello, la Barbie divorziata che costa dieci volte tanto. Gli viene spiegato il perché: Barbie divorziata ha la casa, la macchina, il camper … di Ken. Questa barzelletta riflette benissimo la situazione e fa riflettere meglio di una statistica.
  • Negli Stati Uniti il divorzio comincia a diventare una professione: una donna con tre divorzi alle spalle ha casa e tre assegni di mantenimento, che le permettono di vivere agiatamente senza lavorare. Possiamo definire il divorzio, nelle società cosiddette avanzate, un vero e proprio lucro per la donna. Un uomo con tre divorzi alle spalle ha tre assegni mensili da pagare che lo strangolano.
  • La cinematografia, che rispecchia abbastanza fedelmente la società a cui si rivolge, è sempre più ricca di esempi di storie di divorzio da uomini ricchi visto come affare lucroso.
  • La separazione giudiziale (e il suo relativo addebito di colpa) è un ennesimo trionfo dell’ipocrisia: è basata sul concetto che uno ha sempre tutte le colpe (il maschio) e l’altra è la purezza assoluta della santità. Qualsiasi persona anche di poco intelletto sa benissimo che per litigare bisogna essere in due, e che, pertanto, anche la responsabilità di un fallimento matrimoniale non potrà che essere condivisa, tuttavia, quando abbiamo a che fare con le separazioni in tribunale, le colpe debbono essere tutte di uno e i meriti tutto dell’altro. E i ruoli sono già prestabiliti prima di cominciare ad esaminare la situazione concreta.
  • Negli Stati Uniti siamo arrivati all’assurdo che un padre separato che corra incontro ai suoi figli, incontrandoli casualmente per la strada, al di fuori degli orari concordati, può essere arrestato per mancata osservanza delle sentenze del giudice.
  • Quel padre di Marina di Altidona (AP) che nel 2003 balzò agli onori della cronaca per aver salvato la figlioletta dalla madre assassina che cercava di ucciderla è stato privato della genitorialità e sua figlia è stata data in affido dal Tribunale dei Minori. C’è ancora qualcuno che possa ragionevolmente sostenere che un padre è un essere umano che ha dei diritti?
  • L’ex moglie, in caso di separazione ha un numero enorme di diritti economici perfino a livello pensionistico. Quando l’ex marito va in pensione, lei ha diritto al 40% del TFR (calcolato sull’indennità totale riferibile agli anni in cui il rapporto di lavoro è concorso con il matrimonio). Quando, invece, va in pensione lei, ha diritto ad un’integrazione dell’assegno di mantenimento che deve compensare le sue minori entrate.
  • Davanti alla legge e ai diritti primari
  • Giunge dalla Svezia una notizia raccapricciante e perversa: si fa pagare ai maschi appena nati la tassa per essere nati maschi, ovvero la cauzione per i futuri danni arrecati alla comunità. Questo implica che un maschio è a priori un danno per la collettività. Questa è la porta aperta verso il nuovo nazismo femminista, o, come viene oggi chiamato, verso il nazifemminismo. Questa tassa non è una pura bizzarria della Svezia: l’introduzione di un balzello analogo è stata presentata anche al parlamento spagnolo.
  • È stata presentata in tre paesi dell’Unione Europea (Germania, Austria e Italia) una proposta di legge per consentire ai figli minorenni di votare. Tuttavia, la proposta sancisce che debbono essere le madri a farlo per loro, in quanto, secondo gli estensori della proposta (in Italia sono le ACLI), i pargoli sono in grado sì di esprimere un’opinione politica, ma non sono in grado di segnare una crocetta sulla scheda. Se venisse approvata questa legge le madri godrebbero perfino della moltiplicazione dei voti, un potere assoluto al sesso femminile che permetterebbe di colpo la più totale e immediata prevaricazione di ogni residuo diritto maschile, qualora questa non fosse già stata completata.>

  • La nuova legge europea sulla violenza sessuale inverte i principi basilari del diritto: se finora i cittadini sono considerati innocenti fino alla prova della colpevolezza (presunzione di innocenza),qualora si tratti di maschi e il reato contestato sia la violenza sessuale, sono considerati colpevoli fino a prova contraria. Con la legge approvata nel marzo 2009 anche la carcerazione preventiva viene comminata preventivamente sulla semplice accusa. Quindi il maschio viene messo in galera prima di essere stato giudicato colpevole. Anche se è dimostrato che oltre 40% delle denunce sono false (e la percentuale sale ad oltre il 65% quando le denunce avvengono in un contesto di separazione). E se dopo anni di galera risulta innocente, bé… pacca sulla spalla, tante scuse e vedi di trovarti una nuova casa, un nuovo lavoro e le cifre astronomiche necessarie a pagare l’avvocato che ti ha difeso.
  • Le pene previste dal Codice per l’infanticidio sono sproporzionatamente diverse se l’autore è la madre (dai 4 ai 12 anni di carcere) o il padre (a partire dai 21).
  • Tuttavia, gli infanticidi e figlicidi da madre restano di fatto impuniti, infatti la totale incapacità di intendere e volere è data alle madri nell’83% dei casi e la parziale nel 17% circa. Ciò implica, come naturale conseguenza, che, nella relazione con la madre, il neonato o il bambino non sono di fatto esseri umani e soggetti di diritti. Il feto sappiamo che non lo è per legge. La madre è diventata colei che ha sempre il diritto di vita e di morte sui figli. Eppure nessuno inorridisce di fronte a questo potere assoluto di vita e di morte, che in uno stato di diritto non dovrebbe avere possibilità di cittadinanza.
  • Per conseguenza su quanto detto in precedenza, se si va a rileggere la cronaca, praticamente tutte le madri che hanno ucciso i loro figli, nel mondo occidentale, sono state assolte anche se hanno commesso delitti raccapriccianti, perfino Deanna Laney, 39 anni, che nel Texas uccise i suoi figli mediante la lapidazione, o la donna di Varese che lanciò nel 2004 i suoi due bambini in un lago ghiacciato, o Loretta Zen, che mise la figlia di otto mesi in lavatrice, o quella signora di Napoli che lanciò nel 2005 i suoi figli dalla finestra. Voglio ricordare un dato agghiacciante: in Italia ogni tre giorni una madre uccide un figlio, ma generalmente non se ne parla, perché non bisogna scalfire la fragile psiche di queste povere donne. Ma la mostruosità giuridica è che le madri assassine sono sempre assolte; «Ha ucciso il figlio per troppo amore mal direzionato» recitano le sentenze, che più che verdetti giudiziari, stanno assomigliando a trattati di psicanalisi.
  • La violenza antimaschile anche quando è estrema, diventa immediatamente scusabile. Lorena Bobbit, la donna che a freddo recise a coltellate il pene del consorte mentre dormiva e poi scappò in macchina lanciando l’organo dal finestrino, fu assolta! La sentenza stabilì chel’eccessiva crudeltà del gesto, che finora era sempre stata un’aggravante, in tal caso era elemento di assoluzione in quanto una simile efferatezza doveva derivare da chissà mai quali sofferenze subite. In seguito la Bobbit è diventata un personaggio richiestissimo da televisioni e rotocalchi. Vogliamo scommettere che se fosse stato un uomo a mutilare i genitali della sua donna nessuno avrebbe mai detto: “poverino, chissà come deve avere sofferto per arrivare a tanto!”?
  • Questa impunità, poi, ha creato un processo perverso di emulazione. Sono già numerosi in tutto il mondo i casi di recisione dei genitali maschili da parte di donne inneggianti a Lorena Bobbit.
  • Esistono numerose campagne e fondi per la prevenzione della salute femminile, che sappiamo, da statistiche certe, essere molto più solida di quella maschile. Ma per la salute maschile cosa viene fatto? Eppure la salute maschile è molto più delicata di quella femminile, come ci dicono tutte le statistiche e i dati epidemiologici.
  • 20 dicembre 2006 Nasce la Carta dei diritti delle vittime di violenza sessuale, ddl messo a punto dal ministro Pollastrini con i colleghi di Giustizia e Famiglia. Gli ‘atti persecutori’ (molestie e minacce che condizionano la vita della vittima) diventano un reato e sono sanzionate,è vietato presentare nella pubblicità l’immagine della donna in modo discriminatorio o vessatorio, saranno sanzionate le discriminazioni sessuali, religiose o razziali. E l’immagine dell’uomo? Può essere denigrata, offesa e infamata in ogni modo. Grazie per le pari opportunità
  • Nel trattamento fiscale

  • Nella Finanziaria 2007 è presente un articolo che stabilisce che soltanto il genitore affidatario ha diritto alle detrazioni per i figli minori. L’altro genitore, ovviamente, non è affatto esentato da mantenimento, anzi, il solo ritardo dell’assegno è già reato penale, ma viene scippato pure di quella misera detrazione a fronte di soldi da lui effettivamente pagati.

E, visto che la quasi totalità dei minori è affidata alle madri, sappiamo benissimo chi viene discriminato da questa disposizione
.

  • Nel settore commerciale dei beni e dei servizi

  • Perfino quando si tratta di acquistare beni e servizi le donne molto spesso sono avvantaggiate sugli uomini. Per esempio l’ingresso alle discoteche è gratuito o comunque ridotto, in molti locali esistono prezzi inferiori per le donne, lo stesso dicasi per alcuni corsi e alcune palestre, perfino all’Idroscalo di Milano l’ingresso per uomini e donne ha prezzo diverso. Pensate cosa succederebbe se fossero le donne a pagare di più …
  • Le donne, è risaputo, pagano di meno le assicurazioni auto perché commettono meno incidenti e la loro guida è più sicura. Il fatto che paghino meno è vero, ma la seconda parte è un falso clamoroso. Chiunque abbia osservato molte donne guidare sa benissimo che, mediamente, guidano molto peggio dei maschi. Solo che le donne guidano molto meno, anche perché lo fanno malvolentieri e se possono si fanno scarrozzare dagli uomini. E’ chiaro che se un maschio guida per 1000 ore l’anno e una femmina guida per 30 ore chi ha maggiore probabilità di fare incidenti è chi guida di più. Ma la retorica femminista si è appropriata anche del senso comune per inventarsi una fantomatica guida più sicura delle donne.
  • Interessante anche l’offerta dell’Enel energia rosa, ovvero energia elettrica a costi minori per le imprenditrici donne.
  • Esistono in numerose città italiane perfino i Taxi rosa, ovvero un servizio taxi solo per donne, servizio che è nato dopo il grande boom di servizi analoghi in Gran Bretagna e in altri paesi del Nord Europa. Vi immaginereste le denunce e le polemiche che seguirebbero se qualcuno volesse fare un Taxi azzurro?

    Nell’esercito

    Pare un paradosso, ma nell’Esercito Italiano, come pure tutti gli eserciti occidentali, da quando hanno consentito l’ingresso alle donne in ottemperanza alla parità tra i sessi, sono subito state stabilite delle regole e degli accorgimenti per evitare che donne e uomini fossero messi in situazioni identiche. Ovviamente a vantaggio delle donne…
    Pertanto sono stati costituite apposite strutture perché le ragazze non avessero ad essere importunate dal nonnismo; per i maschi nessuno se ne è mai occupato, e fin quando la naja era obbligatoria, i morti (in gran parte suicidi) per episodi di nonnismo furono numerosissimi.
    Quando la leva militare era obbligatoria, dal momento dell’introduzione della leva femminile su richiesta dei gruppi femministi, questa rimase obbligatoria solo e unicamente per i maschi. Le femmine dovevano avere solo l’onore, la facoltà di scelta, non certo l’onere e il sacrificio di dover dedicare un lungo periodo della propria vita alla patria. Come al solito: se una cosa è obbligatoria per uno e facoltativa per l’altro, il discriminato è il primo.
    Oggi, nell’Esercito Italiano le donne hanno diritto di arruolarsi e di svolgere la carriera militare fino ai gradi supremi. Ma nella Croce Rossa militare gli uomini non possono nemmeno entrare: è riservata alle sole donne.
    Ma cosa fanno le donne nell’Esercito? Hanno diritto di svolgere qualsiasi funzione, fino ai gradi supremi, ma sono esonerate da tutte le cose gravose che comporta la vita militare:

    • I combattimenti in prima linea
    • Le guardie notturne
    • Le missioni pericolose

    Per queste funzioni possono essere tranquillamente mandati soldati maschi, la cui vita ha, palesemente, un valore inferiore. Magari, comandati a distanza (per motivi di sicurezza…) da una donna che la pelle non l’ha mai rischiata veramente, grazie agli esoneri per le signore, e che non si fa scrupolo, tuttavia, di correre rischi sulla pelle dei maschi.
    E, comunque, qualsiasi cosa fa una donna soldato è un’eroina, merita sempre a priori il massimo degli onori.

     

    Vi ricordate il famoso caso della soldatessa Jessica Lynch? Era il 23 marzo 2003 e, durante la guerra in Iraq, lei rimase ferita a Nassiria in un incidente automobilistico (non in un eroico combattimento!) e venne fatta prigioniera dalle truppe di Saddam Hussein. Assieme a lei furono catturati e feriti numerosi soldati maschi, ma, di loro, nessun organo di informazione fornì altro che il nome. Erano maschi, ovvio.
    Ma lei finì subito sulle prime pagine, neanche fosse caduto prigioniero il Presidente degli Stati Uniti.
    Fu organizzata una rischiosissima operazione militare, mettendo a repentaglio la vita di centinaia di soldati maschi, non per conquistare un importante obbiettivo strategico, non per liberare una grande schiera di prigionieri, ma unicamente per salvare la bella soldatessa. Questo blitz, i suoi immensi rischi, e l’obiettivo militarmente modesto che si prefiggeva furono disapprovati de tutti gli strateghi del mondo. Tra l’altro nell’esercito americano in cui un settimo dei militari è di sesso femminile, questo precedente avrebbe potuto diventare strategicamente fatale. Fatto sta che il 1/4/03, l’operazione militare portò al salvataggio della soldatessa, mirabilmente curata dai medici nemici come importante merce di scambio (per trovare il sangue per le trasfusioni si rivolsero perfino ai loro stessi famigliari), i militari maschi catturati con lei erano, invece, morti, e nessuno spese per loro molte parole oltre che il laconico bollettino delle vittime.
    Lei, invece, diventò una eroina nazionale, decorata con la medaglia della stella di bronzo, quella dei prigionieri di guerra e quella del cuore purpureo, le massime onorificenze americane.
    Migliaia di maschi americani hanno avuto esperienze simili o anche di ben maggior eroismo. Ma lei era donna, caspita…

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