La storia di Fabrizio Adornato

Giustizia

venerdì 9 aprile 2010



Giustizia

Capitolo I – Il 50% –

Capitolo II – Il calvario ( il principio ) –

Capitolo III – Le bastardate semplici –

Capitolo IV – Le memorie istruttorie –

Capitolo V – Le bastardate denunciose –

Capitolo VI – Mister Archiviazione –

Capitolo VII – Il primo ricorso –

Capitolo VIII – Il Tribunale dei Minorenni –

Capitolo IX – Il delirio di una mitomane –

Capitolo X – Il certificato medico –

Capitolo XI – Gli assistenti sociali. Il pranzo è servito –

Capitolo XII – Gli ignoti –

Capitolo XIII – Il secondo ricorso. La setta dei condivisori –

Capitolo XIV – Le telefonate amorose (Il trionfo parziale della Giustizia) –

Capitolo XV – Lo psichiatra. Il Dr. FATO –

Capitolo XVI – Le mamme dei compagni di scuola di G…… –

Capitolo XVII – La diminuzione dell’assegno mensile-Capitolo XVIII – Il fidanzato di Sabrina –

Capitolo XIX – L’imprenditore in erba (non quella da fumare)-

Capitolo XX – INDIA. La cucciolona amorosa –

Capitolo XXI – L’amministrazione condominiale. L’inadempiente –

Capitolo XXII – La fantascienza –

Capitolo XXIII – Il calcolo matematico –

Capitolo XXIV – Il matrimonio e la comunione ( le giornate di spensieratezza e di vacanza ) –

Capitolo XXV – L’associazione di nullafacenti stipendiati –

Capitolo XXVI – Un felice Natale –

Capitolo XXVII – E cadde dalle nuvole –

Capitolo XXVIII – Un felice capodanno –

Capitolo XXIX – Il secondo pignoramento –

Capitolo XXX – Il terzo ricorso –

Capitolo XXXI – La farsa (e la collettività paga) –

Capitolo XXXII – Il compleanno di G……-

Capitolo XXXIII – Il terzo pignoramento –

Capitolo XXXIV – La comunione di G…… –

Capitolo XXXV – Il cane che morse G…… –

Capitolo XXXVI -“L’intoccabilissimo” RADOCCIA. L’infame ? –

Capitolo XXXVII – La consapevolezza. Parte I^ –

Capitolo XXXVIII – L’iscrizione di G….. alle scuole medie.”L’intoccabile” SCARZELLA la partigiana. La consapevolezza parte II^-

Capitolo XXXIX – This is the end –

Capitolo I° – Il 50% –

Giustizia. Che parola senza significato in una Nazione come l’Italia dove un 50% di chi dovrebbe amministrarla (non mi riferisco alle forze di polizia) o non lo fa o lo fa superficialmente, con incapacità, negligenza, imperizia, incuria, pigrizia, o menefreghismo:

in poche parole alla pene di segugio (alla ….. di cane).

Di per se stesso, questo, potrebbe non essere un problema se non fosse che quel 50% crea ingiustizia.

Un’ingiustizia palese e pregnante che come un cancro si avvinghia alla massa deridendola ed imponendole decisioni incomprensibili e inimmaginabili per una Nazione civile quale si professa l’Italia. La popolazione nella stragrande maggioranza assiste e subisce rassegnata, annichilita, ormai imbelle, oserei dire assuefatta, non capacitandosi comunque delle decisioni prese.

I fatti più eclatanti sono sotto gli occhi di tutti, ma esiste anche una realtà meno ovvia, un fitto sottobosco, una vera e propria parte sommersa dell’iceberg che costituisce l’humus da cui il 50% di cui sopra (l’amministrazione menefreghista) trae il proprio nutrimento perpetuando all’infinito la sua esistenza.

A proposito di quella parte della popolazione che cerca nonostante tutto di combattere per ottenere Giustizia vi racconterò una storia, sperando possiate oltre che indignarvi anche divertirvi.

Con una piccola avvertenza però. Durante il racconto ci saranno dei momenti che richiederanno da parte vostra una partecipazione. Un po’ come nei giochi a premi. Lì devi schiacciare il pulsante. Qui invece non è l’arto dedito alla manualità la parte del corpo ad essere interessata. No!!! Si tratta del cervello. Quindi chi già avverte quel certo non so che d’impegnativo, quel disagio che ti dà il pensare troppo e capisce al volo che non è pane per i suoi denti torni pure a fare quello che stava facendo o clicchi da qualche altra parte. Lo stesso suggerimento vale anche per quelle persone non desiderose di leggere alcune parole che potrebbero risultare sgradevoli o che non gradiscono la verità.

Correva l’anno 2001, precisamente giugno. I primi giorni del mese già peraltro caldo, vedevano la protagonista-eroina della vicenda, già calata nella parte. Colei che avrebbe subito un danno da parte del bruto, del mostro, di colui che le autorità giudicanti avrebbero dovuto tenerle lontano, bandendolo dalla terra, cancellando anche il suo odore, a dire la verità alcuni mesi prima (febbraio) aveva già iniziato da buona stratega e ottima eroina a pianificare gli eventi.

Fornire gli attori principali di nomi è cosa semplice.:

lei MANGANO Santina, (ex moglie) ma che chiameremo Sabrina così come lei preferisce, ADORNATO Fabrizio (ex marito), ADORNATO G…… (figlia), INDIA (cane femmina di razza Dobermann), AGOSTINI Maria Grazia (genitrice di Sabrina), MANGANO Letterio (genitore di Sabrina), uno stuolo di Giudici, Avvocati e comparse varie (di loro verranno forniti i nomi mano a mano che faranno la loro apparizione nella vicenda) ed un registratore a microcassette (come quelli usati dai giornalisti per registrare le interviste).

Una flora e fauna piuttosto variegata che fa ben sperare per il proseguo.

Eravamo rimasti alla pianificazione degli eventi e da lì ripartiremo. Nel Febbraio 2001 Sabrina che da circa due anni viveva da separata in casa con Fabrizio, decide di rivolgersi all’Avvocato COMANDE’ Giovanna. Donna smaliziata, minuta, sempre elegante ma che in ogni caso ben si discosta da quello che un Avvocato dovrebbe essere.

Avvocato:

un bipede che cammina eretto e che ha messo al primo posto della sua vita una missione (almeno così dovrebbe essere). La difesa di chi ha subito un torto, un’offesa, un’ingiustizia. No? Che dite? Nel nostro immaginario vediamo l’Avvocato come colui o colei votato alla difesa di innocenti. Un eroe dell’era moderna. Decine di film hanno narrato le epopee di miriadi di Avvocati. In uniforme, in gonnella, su una sedia a rotelle e perfino in salsa comica. Ce n’è tutti i gusti. Ogni serie diversa l’una dall’altra. Tutti però accomunati da un filo conduttore, da un life motive:

l’Avvocato ha una così forte coscienza che mai, neanche dietro un compenso economico rilevante, difenderebbe una persona rendendosi complice di un atto disonesto, contrario all’etica o in ogni caso falso e non supportato da sufficienti prove.

Questo accade solo nei film però e la realtà haimé è purtroppo molto diversa.

L’assistito in quanto nobile fonte di lauto guadagno risulta essere agli occhi fanciulleschi dei figli di Themis sempre e comunque innocente. Anche quando ti prendono con le mani nella “marmellata”, e palesemente risulti essere colpevole. Anche in presenza del reato più aberrante che possa esistere, con le prove più schiaccianti a favore dell’accusa state certi che ci sarà sempre qualche Avvocato che senza nessuno scrupolo arrivando anche alla menzogna o approfittando dell’immancabile cavillo Giudiziario concorrerà a far, rimettere in libertà il delinquente di turno.

Per brevità e verità insindacabile indicherò questo genere di personaggi ed appartenenti alla categoria degli Avvocati, con il nome di “azzeccagarbugli”.

Scusate questa divagazione sulla descrizione della figura dell’Avvocato. Era importante farla perché nel proseguo…… Capirete.

“Avvocato Comandè ” – disse presumibilmente Sabrina – “mio marito è uno stronzo. E’ circa 2 anni che siamo separati in casa ed abbiamo una bambina di anni 2. Voglio separami legalmente: cosa devo fare? La colpa è sua! Ha un’altra da circa due anni!”

Che bastardo direte voi. Ad uno così bisogna togliere tutto, bastonarlo, ridurlo sul lastrico, cercare di portargli via la bambina. Impedirgli insomma di vivere una vita normale.

Povero Fabrizio! Pensare che l’unico motivo per cui era rimasto in quella casa era sua figlia, G……., la luce dei suoi occhi. Lui ormai Detestava Sabrina da quando, circa 2 anni prima, gli aveva dimostrato in maniera palese di essere una persona cattiva ed egoista ogni oltre limite umanamente sopportabile.

Conscio però del fatto che in Italia i padri che si separano sono dei bipedi che camminano a 90 gradi (perdita dei figli, della casa, della dignità), aveva pensato di sopportare la presenza di Sabrina certo che la gioia di un figlio mitigasse questo fastidio. Di solito chi ragiona così è una donna:

“accudisco i figli, se poi la vita con il mio lui è una merda (obiettivamente molti uomini non sono facili da sopportare) ci sono i bambini. Mi dedico a loro”.

Quante volte lo abbiamo sentito dire ad una donna. In questo caso Fabrizio, si comportò da donna.

In ogni caso si sarebbe dedicato lo stesso anima e corpo a G……, anche da separato, amando per natura tutti i bambini senza distinzione di sesso, religione e razza ritenendoli gli esseri umani più veri, bisognosi di essere accuditi, amati, protetti.

E’ innegabile però che da separato tutto sarebbe stato più difficile.

O no?

LA FIGURA DEL PADRE SEPARATO:

un padre separato lo riconosci anche per strada. A prima vista. Non perché “cammina a 90 gradi”. Persone strane ce ne sono tante in giro che ormai non ci fa più caso nessuno. No, lo riconosci dallo sguardo. Perso nel vuoto, assorto nelle sue paure. Uno zombie a cui la società “civile”, noi, ha tolto tutto. Anche la speranza. Li vedi vivere in macchina, nelle panchine o alla Caritas, raccogliendo scampoli di vita famigliare quando gli viene concesso. Un essere umano che senza aver commesso niente, (l’amore come arriva va anche via. Migliaia di pagine sono state scritte su questo sentimento. Ha un inizio e come tutto ha una fine) viene sbattuto nella merda.

Ma chi li sbatte nella merda? Già chi? Le ex mogli? Certo, ma d’altro canto, chiunque purtroppo può provare a fare del male al proprio prossimo e le ex mogli non fanno eccezione. Loro però sono “solo” le pistole cariche pronte a fare fuoco. Chi ha il dito sul grilletto sono altri:

I magistrati.

Questa grande categoria (giudici civili, pubblici ministeri, giudici giudicanti nelle cause penali e civili, G.I.P., G.U.P e chi più ne ha, più ne metta) di giusti, onesti, preparati, disponibili, umili, stakanovisti, non alterati nei loro giudizi da sentimenti quali l’odio, lo schieramento politico o ideologico, capaci di discernere il giusto dallo sbagliato “Arbitro in terra del bene e del male” (Fabrizio DE ANDRE’ ) come nessun altro essere umano è in grado di fare. Un Dio!

O no?

Vi è mai capitato di andare dal salumiere, in un altro negozio o in un altro luogo aperto al pubblico, stare in coda a fianco di una persona che non avete mai visto prima, ma capire da ciò che dice e da come si comporta che inequivocabilmente è un ……..? Una persona, a cui non dareste in mano neppure la cassetta dell’elemosina perché certi che qualsiasi cosa decidesse di farne, risulterebbe incomprensibile anche a chi dispone di un minimo d’intelletto. Bene! Pensate che quello potrebbe essere benissimo un Magistrato. Magari la stessa persona che il giorno dopo, per un beffardo disegno del destino, deve decidere in Tribunale un qualche cosa della vostra vita. Pensateci un attimo e rabbrividite.

O no?

Il ragionamento però potrebbe abbracciare tutti noi lavoratori. Nel senso che obiettivamente qualsiasi categoria contiene al suo interno gli incapaci, gli inetti. Nessuna professione ne è immune e tutti quanti noi sappiamo bene, ognuno riferito al proprio ambiente lavorativo, quali sono i colleghi con cui non si vorrebbe mai avere a che fare. Quelli che ti portano ad affermare sconsolatamente “ma chi ….. l’ha assunto a quello?”

La percentuale di incapaci presenti nei vari settori lavorativi è però bassa poiché la concorrenza ed il rischio creano quella che potremmo chiamare la “selezione naturale.”

Nella Magistratura invece, non essendoci concorrenza e soprattutto non correndo il benché minimo rischio per le decisioni e le azioni prese sbagliando (loro sono investiti direttamente dal Signore e di conseguenza non vengono licenziati, non subiscono sanzioni disciplinari e solo in presenza di reati penali vengono perseguiti come tutti i plebei), fa sì che questa categoria di lavoratori sia sicuramente la più privilegiata rispetto a tutte le altre. Questo privilegio unito all’incapacità di cui sopra, determina all’interno della Magistratura la presenza di persone (quantificabili intorno al 50% circa) non in grado di poter svolgere quella che a tutti gli effetti dovrebbe essere una professione-missione. La loro presenza, come detto all’inizio di questo capitolo, determina a sua volta un grado di ingiustizia del 50% che crea malessere, sfiducia, rabbia, frustrazione, senso d’impotenza e molto altro ancora in tutti quanti noi.

O no?

Queste persone (il 50%) che rappresentano, il gradino più alto della catena alimentare umana. per brevità e verità insindacabile le indicherò con il nome di “THE UNTOUCHABLES” (gli intoccabili).

Ricordatelo: il 50 %.-

Capitolo II° – Il calvario ( il principio ) –

Febbraio 2001.

Non si conosce precisamente il colloquio avvenuto tra Sabrina e “l’azzeccagarbugli” COMANDE’ (quello riportato in precedenza come detto è una libera interpretazione dello scrivente). Il ricorso per separazione Giudiziale che presentò per conto della sua assistita lasciò però pochi dubbi. Era iniziata una guerra. Più che una guerra, ad onor del vero, sembrava un massacro di popolazione civile inerme.

Per colpa di Fabrizio, la sua “povera” cliente perse l’opportunità di lavorare (anno 1998) dovendovi rinunciare a causa della crisi depressiva causatale da Fabrizio che durante la gravidanza (1998-1999) aveva sempre tenuto un comportamento aggressivo e violento nei suoi confronti (il mostro di prima, ricordate?). Per ultimo poiché la “poverina” aveva anche subito una pesante aggressione fisica e temendo per la sua incolumità e per la tranquillità della figlia (G……) chiedeva di fissare nel minore tempo possibile l’udienza presidenziale.

Nello specifico “l’azzeccagarbugli” COMANDE’ aggiungeva che:

•la figlia minore venisse affidata alla madre;

•che la casa coniugale venisse assegnata alla sua cliente;

•che Fabrizio fosse costretto a versare lire (a quel tempo erano ancora in uso le vecchie care lire) 1.500.000 mensili a titolo di mantenimento, oltre al 50% delle spese straordinarie riguardanti la figlia (mediche, scolastiche, età). Il tutto chiaramente rivalutato secondo i parametri ISTAT.

“Basta. Nient’altro? Me cojoni! Poi? Fette di …., ciliegie e canditi vari non li volete? Sicuri? No perché voleeeeendo possiamo organizzarci” pensò, tra se e se, Fabrizio.

Ricevendo, alla fine di febbraio, la lettera di cui sopra (gli venne consegnata a mano da Sabrina poiché vivevano ancora insieme) rimase sbigottito. Non tanto per la richiesta di separazione. Sabrina era una persona indegna e la separazione era la cosa più giusta per tutti, nonostante come riportato nel precedente capitolo, lui avrebbe anche ulteriormente resistito. No! Lo sbigottimento scaturiva dalla montagna di gratuite cattiverie non vere che erano state scritte. Prima fra tutte l’aggressione fisica. Mai Fabrizio avrebbe alzato le mani su una persona più debole di lui. I suoi genitori non lo avevano cresciuto con quelle idee. Ma anche se il disgusto per Sabrina lo avesse portato a compiere un gesto tanto riprovevole, ripeto mai compiuto, potete giocarvi la pelle che nulla avrebbe fatto per nuocere alla piccola G…… Come tutti i Genitori che amano i figli avrebbe dato la sua vita per Lei.

Marzo 2001.

Non contente di quanto scritto nel ricorso e giusto per dimostrare che Fabrizio era una merdaccia (non quella buona di Fantozzi) gli fecero recapitare una nuova missiva (sempre consegnata a mano da Sabrina) in cui “l’azzeccagarbugli” COMANDE’ scriveva testualmente:

“Con la presente La invito ad adempiere prontamente ed esaurientemente ai suoi obblighi economici nei confronti di sua moglie e di sua figlia. Qualora ciò non avvenisse, sarò costretta, per la tutela degli interessi della mia cliente, a depositare denuncia penale ai sensi dell’articolo 570 del c.p.”

Fabrizio leggendola pensò “ma ciucciami il calzino! Te e la tua cliente”.

Questo per due importantissimi motivi:

1°) perché Fabrizio piuttosto che far mancare qualche cosa a G…… sarebbe morto di fame;

2°) perché in data 2 marzo quindi prima dell’arrivo della missiva, Sabrina, aveva provveduto a svuotare il libretto al deposito che entrambi avevano acceso presso la banca CARIGE lasciandoci 2 milioni e mezzo di lire e trasferendo nel contempo titoli azionari depositati su un altro conto corrente intestato a tutt’e due, in uno intestato solo a lei. Dimenticavo di dirvi che i coniugi avevano i beni in comune (ricordatevi questo particolare perché si rivelerà sorprendente nel proseguo).

Complessivamente tra contanti e titoli azionari Sabrina si appropriò di circa 20 milioni di lire.

Non una cifrona per carità, però la divisioni dei pani e dei pesci ci sentiamo di affermare che non sia stata equa. Anzi non è proprio stata fatta.

O no?

Fabrizio nonostante il loro non rapporto degli ultimi due anni aveva comunque continuato non solo a versare il suo stipendio, completo, presso il conto di cui sopra (provvedendo quindi a tutte le necessità della consorte), ma aveva lasciato a Sabrina piena libertà di operare sui predetti depositi (per operare si intende prelevare visto che lei non versava niente). Il lavoro di Fabrizio era l’unica fonte di sostentamento della famiglia. Sabrina infatti aveva lavorato per circa 5 anni, dal 1992 sino al 1997, come segretaria in un’agenzia immobiliare da cui si era allontanata (senza però avere un’altra alternativa lavorativa valida) perché non in regola con il contratto. Qualche lettore sarà tentato di dire “però, voleva avere una sicurezza contrattuale, avere i contributi versati. Pagare le tasse. Le si può dare torto?”. Per quanto riguarda pagare le tasse era giusto ma per il resto giudicate voi:

Sabrina nell’agenzia immobiliare lavorava dalle ore 09:00 alle 12:30 e dalle ore 15:00 alle ore 19:00. Dal Lunedì al Venerdì usufruendo di 30/35 giorni di ferie ad agosto, 15 giorni a Natale e 10 a Pasqua. 55/60 giorni di ferie regolarmente retribuite a cui vanno aggiunti tutti i week end annuali che fanno 96 giorni. Il totale raggiunge quindi la ragguardevole cifra di giorni 150/160 di non lavoro, ribadisco, regolarmente retribuito. La retribuzione, già ci stavamo scordando di questo. Circa 1.100.000 di lire mensili. Voi onesti lavoratori sareste mai andati via da lì?

20 Aprile 2001.

Poiché la legge sulla separazione dei coniugi prescrive che venga obbligatoriamente esperito un tentativo di conciliazione da parte di “un intoccabile” (come se si fosse davanti a dei bambini che devono essere convinti che separarsi è un male i coniugi si presentarono davanti al presidente del Tribunale Civile, “intoccabile” MARTINELLI. Nell’occasione, sentite le parti ed accertata la volontà di separarsi, il tutto venne rinviato al 23 Maggio 2001.

“Come rinviato al 23 maggio? Perché? Se è stata accertata la volontà di separasi, separaci! Forse avevano paura che ci ripensassimo. E’ già perché siamo tutti così superficiali nel prendere le nostre decisioni soprattutto quelle più importanti che potrebbe accadere benissimo che una mattina ci si svegli con le palle girate e non sapendo cosa fare per darsi una calmata si potrebbe frettolosamente pensare di separarsi. Tanto per fare qualche cosa di diverso, di strano. Meno male che ci sono queste le gite in Tribunale che possono aprirci gli occhi e la mente”,

pensò Fabrizio.

23 maggio 2001.

Ulteriormente, inequivocabilmente nonché finalmente accertata la volontà di proseguire nella separazione (poi fanno le barzellette sui Carabinieri definendoli duri di testa) “l’intoccabile” MARTINELLI rimandò nuovamente i convenuti al 1 Giugno 2001. “Mamma mia, già una persona separandosi vive un trauma. In più se all’inizio deve recarsi in Tribunale per ben tre volte senza concludere un ….. figuriamoci come si possa sentire”, verrebbe da pensare

. Effettivamente tutte queste udienze preliminari sembrano solo allungare il brodo e potrebbero anche essere eliminate in quanto la loro utilità, nonostante il lungo riflettere, ci sfugge.

O no?

Domanda:

•Non sembra quasi che a trarne vantaggio da una situazione così descritta sia solo la parcella dei legali ?

1 Giugno 2001.

Quando i contendenti si ripresentarono davanti “all’intoccabile” MARTINELLI, “l’azzeccagarbugli” COMANDE’, aveva già provveduto a spianare la strada alla sua assistita presentando, come detto in precedenza, quelle che erano le sue richieste e le sue bugie. Aggiungo per dovere di cronaca che la casa coniugale era di proprietà di entrambi i coniugi libera da ipoteche e mutui.

Davanti “all’intoccabile” MARTINELLI, Sabrina dichiarò, per rincarare la dose, che nei mesi passati Fabrizio non si era occupato né del suo mantenimento né tanto meno di quello della piccola G……

Interpellato in tal senso, Fabrizio, ammise che da quando la moglie si era impossessata indebitamente di tutti i loro risparmi, aveva effettivamente smesso di provvedere al suo mantenimento (quello di Sabrina), aggiungendo con forza però, che del mantenimento bambina si era sempre e solo occupato lui. A testimonianza di ciò forniva gli scontrini fiscali di quanto acquistato negli ultimi mesi e riguardanti pannolini ed altre cose necessarie alla bambina (gli ultimi avvenimenti lo avevano messo sul chi va là ed aveva preso delle contromisure per dimostrare se ve ne fosse stato motivo che quello scritto su di lui non era vero).

Meno male direte voi. La Giustizia ha la prima occasione per trionfare.

Sicuramente “l’intoccabile” avrà preso qualche provvedimento avendo di fronte una persona (Sabrina) che, prove alla mano, stava mentendogli spudoratamente.

Eh eh eh illusi!!!

Il tutto si risolse con un’occhiataccia da parte “dell’intoccabile” nei confronti di Sabrina che trovandosi spiazzata di fronte a quell’imprevisto colpo di scena arrossì farfugliando parole di circostanza.

Nonostante questo “l’intoccabile” MARTINELLI decise di affidare la bambina alla madre con ” facoltà per il padre di vederla quando voleva previo avviso alla consorte e di poterla tenere con se per due giorni alla settimana quando libero dal lavoro “. Detti giorni dovevano essere comunicati a Sabrina all’inizio di ogni mese.

A Sabrina andò in uso l’ex casa coniugale (ribadisco di proprietà di entrambi e libera da qualsiasi mutuo o ipoteca) con l’obbligo da parte di Fabrizio di versare a titolo di assegno di mantenimento lire 1.100.000 al mese per il primo anno, 1.000.000 per il secondo anno e 900.000 per il terzo anno escluse spese mediche. Il tutto soggetto a rivalutazione ISTAT.

Lo stipendio di Fabrizio era di lire 2.200.000 mensili comprensivi di turni notturni, festivi, straordinari ed agevolazioni varie. Da questo bisognava detrarre 148 mila lire per un prestito richiesto, alcuni anni prima, e la cui somma fu utilizzata da entrambi i coniugi. In pratica a Fabrizio ogni mese rimanevano in tasca 952 mila lire.

“Però porca miseria una gran legnata nel collo ad un poveraccio che non aveva fatto niente” verrebbe da pensare.

O no?

Fabrizio, fece presente sia l’eccessiva entità della cifra da versare sia il fatto che lavorando a Milano e non disponendo quindi di una abitazione non avrebbe avuto un luogo dove stare con la bambina.

Non fu preso minimamente in considerazione.

Come contentino però, previo consenso da parte di Sabrina, quando le condizioni atmosferiche erano proibitive o le condizioni di salute della bambina lo richiedevano (febbre, raffreddore etc) poteva usufruire della casa lasciata libera da Sabrina.

Mai avvenuto!

Poteva anche nevicare o la bambina non stare bene che tanto Sabrina non diede, anche in presenza di esplicite richieste da parte di Fabrizio, mai il suo consenso.

Fabrizio che si presentò in tribunale patrocinato dalla Dr.ssa GINNANTE Elena (donna anch’essa all’apparenza scaltra, vestita sempre elegante, con uno studio ben avviato su cui in mancanza di prove ci asteniamo dall’elevarla al rango di Avvocato o di abbassarla al rango di “Azzeccagarbugli”. Essendo laureata in legge, Dottoressa ritengo sia più appropriato) a verbale riuscì a far scrivere che il suo unico desiderio era passare più tempo possibile con la bambina, in quanto, lui si stava separando da sua moglie non da sua figlia.

Trattandosi di una separazione giudiziale e non consensuale (significa che uno dei due coniugi vuole che venga addebitata la responsabilità della fine dell’unione coniugale all’altro. In questo caso era Sabrina che addossava a Fabrizio la fine dell’unione coniugale) “l’intoccabile” MARTINELLI decise che il proseguo della causa venisse seguita da un suo galoppino, “l’intoccabile” DE GREGORIO, fissando un’ulteriore udienza per l’11 ottobre 2001.

Importante dettaglio è che nell’atto redatto “dall’intoccabile” MARTINELLI fin dalla prima udienza (20 Aprile 2001) vi era scritto in alto ed a caratteri cubitali “VERBALE DI SEPARAZIONE PERSONALE “.

Detto verbale venne poi integrato a Giugno con la seguente frase iniziale:

“Il Presidente dato atto di aver esperito invano il tentativo di riconciliazione: autorizza i coniugi a vivere separati ” lasciando intendere, quindi, che da quel momento i coniugi erano separati (la lingua italiana non dovrebbe essere un’opinione ma una certezza). Ognuno per sé e Dio per tutti verrebbe da pensare.

Illusi!!!

Sappiate creduloni che si è separati per alcune cose mentre per altre si è ancora sposati fintanto che non si è concluso l’iter processuale. Per esempio se Fabrizio avesse voluto rimettere piede nell’ex casa coniugale di cui, come detto in precedenza era proprietario al 50%, sarebbe stato denunciato per violazione di domicilio. Se non avesse versato l’assegno di mantenimento sarebbe stato denunciato. Quindi separato.

Se invece Fabrizio si fosse comperato una macchina o qualsiasi altro bene sia mobile che immobile usando soldi suoi, ribadisco esclusivamente denaro suo, quello sarebbe stato di proprietà anche di Sabrina. Quindi non separati. Che casino. Un po’ separati ed un po’ non separati.

Nel verbale però non erano riportate né le prescrizioni né tanto meno le cose che entrambi i coniugi potevano o non potevano fare se non quelle in precedenza enunciate.

Nei giorni che seguirono l’udienza di separazione, “l’azzeccagarbugli” COMANDE’, fece recapitare alcune nuove missive in cui ingiungeva (con tono veramente “amichevole”) a Fabrizio di lasciare l’ex casa coniugale, di portare via gli oggetti di sua proprietà e di ottemperare a quelle che erano le disposizioni economiche stabilite “dall’intoccabile”. Praticamente quest’uomo (Fabrizio) oltre a ritrovarsi in mezzo ad una strada, senza soldi e soprattutto senza un luogo dove portare sua figlia quando nei due giorni la settimana stavano insieme doveva subire anche gli attacchi “gratuiti” e falsi “dell’azzeccagarbugli”. Dico falsi perché Fabrizio la casa coniugale l’aveva già lasciata, le disposizioni economiche sarebbero partite dal mese successivo (luglio) e gli oggetti di sua proprietà da portare via, Sabrina ……….. leggete di seguito e sorridete.

Fabrizio, che in quel periodo lavorava a Milano, non si perse d’animo e chiedendo ad amici un aiuto riuscì a portare parte degli oggetti di sua proprietà a casa loro. Dico parte degli oggetti di sua proprietà perché al di là del fatto che tutti non avrebbe potuto portarli via (per esempio il 70% dei mobili presenti nella casa erano di sua esclusiva proprietà) Sabrina gli impedì di portare via anche parte di quello che avrebbe potuto traslocare. In poche parole ciò che non serviva o interessava a Sabrina poteva traslocarlo, quello che invece serviva o interessava a lei doveva assolutamente rimanere in casa.

Di oggetti importanti sia a livello affettivo che a livello economico di esclusiva proprietà di Fabrizio ve ne erano tanti. Basti pensare ai regali ricevuti dai suoi genitori da adolescente o i regali avuti al momento delle nozze (avvenute nel 1995). L’ 80% di questi ultimi erano stati regalati da amici o parenti di Fabrizio essendo la famiglia di Sabrina una famiglia di disadattati pregiudicati (il padre era stato recluso per molti mesi con l’accusa, poi dimostratasi vera, e conseguente condanna a 5 anni di reclusione, di estorsione, mentre la madre era stata denunciata per emissione di assegni a vuoto e somministrazione di bevanda alcolica a persona già manifestamente ubriaca) con pochi amici ed ancor meno pochi parenti con cui avevano contatti. Con questi idilliaci suoceri Fabrizio, già dall’inizio del rapporto con Sabrina avvenuto nel 1988, aveva avuto a che farci mal volentieri. Ma si sa per amore si fa tutto. Figuriamoci sopportare delle persone del genere considerando che oltretutto le vedeva solo per poche ore al giorno. A lui interessava Sabrina, che sbagliando, ma sbagliando alla grande, giudicava moralmente diversa. Sbagliò nel giudicarla anche quando nel 1991 quei baldi genitori (così raccontò Sabrina) la sbatterono fuori di casa, mandandola in mezzo ad una strada. Avrebbe dovuto lasciarcela in mezzo ad una strada. Invece, per amore e credendo che l’avessero allontanata solo perché era stata richiesta loro (genitori di Sabrina) la restituzione di circa otto milioni di lire (Fabrizio in quel periodo era rimasto senza lavoro ed aveva bisogno di rientrare in possesso di tutti i suoi risparmi prestati due anni prima senza farsi firmare nessun documento), fece in maniera tale che i suoi genitori due persone oneste e veramente di cuore (Ernesto ed Olivetta), accogliessero la ragazza in casa loro, dove vi rimase sino a quando Fabrizio non riuscì a finire di ristrutturare (anno 2000) quella che poi sarebbe diventata la casa coniugale (acquistata accendendo nel 1992 un mutuo il cui garante per l’attivazione fu Ernesto). In pratica Sabrina visse per circa nove anni in casa dei suoceri che la trattarono come una figlia accudendola, vestendola, sfamandola e non pretendendo mai una sola lira per le spese sostenute.

Tornando a monte molti oggetti Fabrizio non riuscì a portarli via e credetemi sulla parola quando vi dico che gli piangeva il cuore nel distaccarsene considerando che erano suoi fin dall’adolescenza. Rimarco questo fatto perché nel momento di una separazione, anche se vissuta come una liberazione, l’animo umano comunque è triste, affranto, deluso, demoralizzato. Si chiude un capitolo della propria vita, in molti casi importante. Si apre l’ignoto, il più delle volte irto di problemi e sacrifici molto maggiori della vita compiuta sino a quel momento. Avere vicino a se persone o oggetti cari che si amano o che ricordano periodi felici del proprio passato è importante. In fin dei conti nonostante siano uomini – padri, quindi carne da macello, rimangono esseri umani con sentimenti ed emozioni.

O no?

Fabrizio comprendendo che Sabrina avrebbe cercato in tutti i modi di impedirgli di avere un rapporto affettivo con G….. cercò di evitare qualsiasi forma di contrasto lasciando all’interno della casa tutto ciò che lei comportandosi da dittatore ritenne opportuno “nazionalizzare”.

Capitolo III – Le bastardate semplici –

Fabrizio stupidamente riteneva inoltre che tranquillizzata sotto l’aspetto economico, Sabrina, avrebbe forse evitato quelle situazioni in cui le madri usano i figli per colpire i padri. Versò, con grande sacrificio, sin dall’inizio quanto stabilito a livello economico.

A Sabrina questo però non bastava. A lei interessava anche vendicarsi, ammesso e non concesso che avesse qualche cosa di cui vendicarsi, di Fabrizio. In questo suo atteggiamento fu egregiamente coadiuvata dai suoi genitori con cui, lasciando di fatto inutilizzata l’ex casa coniugale, ritornò a vivere da subito. Utilizzava l’ex casa coniugale solo quando Fabrizio nei due giorni settimanali andava a prendere G…… Questo perché l’ex casa coniugale era più distante dal quartiere dove Fabrizio aveva trovato una stanza per dimorare quando arrivava da Milano. Doveva fare più strada in autobus (in quel periodo non aveva nessun mezzo di locomozione) per andare a prendere la bambina. Questo rendeva felice Sabrina. Fabrizio aveva trovato, come detto in precedenza e grazie ai suoi datori di lavoro, un posto letto in una stanza insieme ad altri 3 colleghi. Questa stanza si trovava nel quartiere di Genova Sturla. Praticamente smontava dal turno di notte a Milano alle ore 6 del mattino, prendeva il treno alle ore 7, arrivava a Genova Brignole alle ore 9 (quando i treni erano in orario) andava a Sturla lasciava la valigia si faceva una doccia ed andava a prendere G…. riaccompagnandola la sera a casa ritornando, quindi, a Sturla per finalmente dormire (attraverso un rapido calcolo si capisce immediatamente che era da due giorni che non dormiva). Il giorno dopo stessa cosa. Fabrizio non ha mai mancato una settimana per stare con G….. . L’ex casa coniugale si trova nel quartiere di Genova Rivarolo – Trasta distante circa 20 km da Sturla. Percorso da compiere, come detto in precedenza, in autobus, impiegandoci circa 1 ora e mezza. Fabrizio lo faceva in presenza di qualsiasi condizione atmosferica. Giungeva a Trasta, prendeva la bambina e si dirigeva a casa dell’amico di turno (se disponibile e normalmente Franco o Walter) a cui in precedenza aveva chiesto se poteva stare da lui per cambiare la bambina (G…….aveva 2 anni) e dargli da mangiare. Quando gli amici non erano disponibili si arrangiava. In ogni caso doveva inventarsi la giornata. Vi posso assicurare che per lui non è stato un periodo facile. Però non si è mai perso d’animo perché l’amore per la sua bambina era così forte che niente e nessuno lo avrebbe fermato dal vivere quanto più possibile con la piccola. Quando non spettava a lui stare con la bambina, forte del fatto che la poteva salutare, si recava dandone comunque ampio preavviso alle controparti, presso la casa dei genitori di Sabrina. Chiaramente alle controparti questo non andava bene. Non volevano che avesse un rapporto normale con G……. . Fabrizio, sia ben chiaro, non entrava in casa dei genitori di Sabrina. Gli incontri tra lui e G….. si svolgevano nel portone del palazzo, alla presenza di Sabrina o di sua madre, soprannominate in quel periodo, da Fabrizio, “le piccole vedette prussiane”.

Soprannominate così perché durante i suoi incontri con la piccina sostavano, senza alcuna plausibile motivazione, nell’atrio del palazzo a scrutare con tono serio, minaccioso, infastidito e indisponente, gli scampoli di vita famigliare tra il mostro e la bambina.

Immaginate il clima idilliaco che si respirava in quel portone.

Voi direte: ma perché Fabrizio non portava G…….. a fare una passeggiata invece di stare nel portone con le due donne?

Perché dovete ricordare cosa scrisse “l’intoccabile” MARTINELLI:

“Vedere la bambina quando vuole previo avviso”.

Vedere, non consegnare o dargli la possibilità di andare a fare una passeggiata. Vedere. Quel “vedere”, Sabrina e cricca, avendo una mente un po’ ……., lo avevano preso alla lettera. Non avrebbero mai permesso che Fabrizio portasse la bambina a fare un giro (avvenne forse una o due volte. Eccezioni alla regola), e molto probabilmente avrebbero chiamato subito la Polizia o i Carabinieri se lui avesse provato ad allontanarsi con la bimba. Fabrizio però non si perdeva d’animo. Anche per 5 minuti, dicasi 5, si recava a dare un bacio alla piccola. Solo tenerla in braccio anche alcuni istanti, per lui era come la manna dal cielo. Sentire il suo respiro, accarezzarle le manine, darle i baci sul collo, scherzare con lei, manifestarle l’amore immenso che provava, seppur per poco tempo, era l’apoteosi della giornata.

E’ giunto il momento di far comprendere a voi gentili lettori cosa intendo dire quando dico usare G….. contro Fabrizio.

Inizialmente il modus operandi messo in atto dalla mamma, nonna e nonno, (che “affettuosamente” chiameremo “il trio delle meraviglie”) fin dal giugno 2001, si palesava nei seguenti modi :

•nel rispondere con molto scazzo alle telefonate di Fabrizio e porgendo la cornetta alla bambina con ancora più fastidio. Non celandolo ma anzi manifestandolo con frasi che facevano capire alla bimba la loro contrarietà a che lei parlasse al telefono con il padre;

•nello stare al fianco di G……., quando questa parlava al telefono con il padre, sussurrando le risposte da dare, cercando di convincerla a trattarlo male, suggerendole di dirgli di non telefonare più, convincendola a non voler andare con lui.

In pratica volevano controllare le sue emozioni, stroncando ogni sua manifestazione di amore o di interesse nei confronti di Fabrizio. Per essere ancora più chiari G….. è cresciuta in una famiglia dove ogni occasione era buona per parlare male di Fabrizio, per descriverlo come una merda, un essere cattivo da cui bisognava assolutamente stare lontani e di cui si doveva avere paura. Fabrizio però non era così. I bambini hanno una marcia in più rispetto agli adulti. Vedono senza pregiudizi, senza rancore, senza malignità. Sono come i cani. Sentono se qualche essere è cattivo o malvagio. G…… percepiva che il padre non era come i nonni e la mamma lo descrivevano e cercò almeno all’inizio, come ne era capace, di contrastare questo loro atteggiamento. Però viveva per 22 giorni al mese con loro e come qualsiasi essere vivente finì per adattarsi.

Esempio:

pensate un attimo di crescere con persone che vi dicono giornalmente che chi è di colore è inferiore, cattivo, malvagio, che puzza e altre amenità simili. Voi, come chiunque altro, crescereste con questa convinzione. Giusto?

Quando poi però all’asilo o a scuola scoprite che quello che vi viene detto non è vero come vi comportereste? Beh G…… quando era con il “trio delle meraviglie” trattava il padre come volevano loro. Per farli contenti. Per far vedere che era una brava ed obbediente bambina. Quando invece stava con il padre e non era quindi presente il “trio delle meraviglie” lo trattava con affetto con gioia, con normalità. Lo vedeva per quello che era, senza condizionamenti.

In precedenza nel descrivere il loro atteggiamento ho usato il termine principalmente. Molti altri espedienti venivano usati dal “trio delle meraviglie”. Piccole cattiverie che unite alle altre creavano il corollario al tema principale usato in seguito. Il tutto purtroppo avvenne nonostante Fabrizio avesse cercato in tutti i modi di ottenere aiuto dalla Giustizia. A nessun “intoccabile”, a parte un Giudice di Pace ed un P.M. del Tribunale dei Minorenni facenti parte di quel 50 % che invece meritano di essere chiamati MAGISTRATI, gliene importò una beata…….

Poiché comportarsi da “piccole vedette prussiane” non aveva scoraggiato Fabrizio che anche per 5 minuti andava a salutare G……., il “trio delle meraviglie” cercò, per ottenere nell’immediato l’effetto da loro auspicato, di non acconsentire a che quegli incontri si verificassero inventando chiaramente le scuse più puerili. La non presenza in casa della madre (Sabrina) e quindi l’impossibilità da parte dell’ex suocera di far vedere G…… al padre, era tra le scuse più in voga.

Capitolo IV – Le memorie istruttorie –

Mentre accadeva quanto sopra descritto (e comunque per raccontare tutto per filo e per segno ci vorrebbero almeno cinque anni), i contendenti presentavano “all’intoccabile” DE GREGORIO, tramite i loro legali, le cosiddette memorie istruttorie.

Nella fattispecie Fabrizio chiedeva:

1) in via preliminare revocare l’ordinanza presidenziale:

a) disponendo la riduzione ad euro 413.17 (lire 800.000 mensili) dell’assegno di mantenimento dallo stesso dovuto per la moglie e della figlia sino al 31 maggio 2002 e accogliendo successivamente a tale data le conclusioni infra rassegnate;

b) l’affidamento della bimba congiuntamente ad entrambi i coniugi;

c) il diritto al convenuto di vedere e tenere con sé la figlia nella casa coniugale;

2) in via principale:

a) addebitare la fine dell’unione coniugale alla moglie;

b) respingere nel merito tutte le domande attrici poiché infondate e non provate oltre che nulle ed inammissibili;

c) determinare in euro 361,52 (lire 700.000 mensili) o altra somma meglio vista e ritenuta dal Giudice, l’assegno che il sig. ADORNATO è tenuto a corrispondere alla moglie a titolo di contributo per il mantenimento della figlia;

d) esonerare il sig. ADORNATO dalla corresponsione di qualsivoglia assegno a favore della moglie;

e) che il convenuto possa vedere e tenere con se la figlia nella casa coniugale;

f) condannare la sig.ra MANGANO a restituire al sig. ADORNATO la quota di sua spettanza dei risparmi comuni per un ammontare che ci si riserva di determinare in corso di causa;

g) vinte spese, diritti ed onorari di giudizio.

Genova li 30 aprile 2002

.

Nelle memorie sopra riportate non compare ed è invece doveroso farlo, la richiesta di Fabrizio, di disporre una ispezione giudiziale presso l’immobile dei genitori di Sabrina, per accertarne le condizioni e verificarne lo stato. Questa richiesta nasceva dal fatto che l’abitazione dove risiedevano i nonni di G……, e dove di fatto la piccina dimorava stabilmente, era veramente una topaia.

Giudicate voi:

appartamento da ristrutturare di circa sessanta metri quadrati posto al primo piano in un vicolo del centro storico di Genova. Numero quattro stanze senza finestre. Il gabinetto senza vasca da bagno, doccia e bidet, solo water e lavandino. Il palazzo più vicino posto di fronte alle uniche tre finestre dell’appartamento ad una distanza di circa tre – quattro metri dalle stesse. Praticamente il sole era un miraggio. Un luogo dove, se un inquilino del palazzo di fronte avesse scoreggiato con un impeto sopra le righe, tutti quanti ne avrebbero di certo gustato la fragranza (quella che viene definita eau de fogne o eau de cul).

“Proprio un bell’appartamento dove crescere una bambina di due anni! Oltretutto essendo i genitori di Sabrina dei fumatori incalliti, all’interno vi era anche un forte odore sul disgustoso andante” pensava Fabrizio.

Di contro vi era l’ex casa coniugale decisamente meno malsana (ed è per quello che Fabrizio spingeva invano Sabrina ad occuparla). Un immobile posto al piano terra di circa cento metri quadrati con un giardino di ottanta metri quadrati. Otto finestre con l’esposizione sia a levante sia a ponente. Di fronte alle finestre di levante vi è un palazzo a circa dieci metri di distanza, mentre dalle finestre di ponente che risultano poste al primo piano vi è uno spazio aperto di circa cento metri che lascia una vista sulla chiesa e sulle case intorno. Il tutto ai piedi di una collina alle cui spalle vi sono dei monti. Aria pulita, alberi e luce. Un insieme di case costruite attorno alla chiesa con il servizio di Croce effettuato dai volontari ed un bar dove riunirsi. Più o meno tutti si conoscono e pur essendo in città, quindi servito dai mezzi pubblici, è un luogo rimasto tranquillo e quasi isolato perché separato dal resto del quartiere dal fiume e protetto alle spalle dai monti. Il confronto poi tra le dotazioni dei due immobili non si poteva neanche proporre. Era come sparare sulla Croce Rossa. In quell’appartamento Fabrizio vi aveva dedicato nove anni di lavoro. Solette dei pavimenti nuove, parquet nelle camere da letto, scala in legno, impianto elettrico ed idraulico nuovo, completamente raddrizzati e ridipinti i muri. “Approfittando” del fatto che suo padre, Ernesto, era idraulico aveva installato in bagno la vasca ad angolo e la doccia con l’idromassaggio.

Vedere G….. vivere in quell’altro appartamento lo faceva notevolmente adirare.

“Perché far vivere G…… in un appartamento come quello dei nonni se poteva dimorare molto meglio?” era sostanzialmente il suo pensiero.

Per riassumere Fabrizio chiedeva:

•di pagare un po’ meno di assegno di mantenimento versandolo solo per G…..;

•di poter stare con la bimba (nei due giorni alla settimana) nell’ex casa coniugale lasciata libera solo per quelle occasioni da Sabrina;

•di avere l’affidamento condiviso;

•di vedersi restituire la sua quota di risparmi;

•di addebitare la fine dell’unione coniugale a Sabrina

Quest’ultima richiesta fu la Dr.ssa GINNANTE a convincere Fabrizio ad inserirla. Lui la riteneva superflua, inutile, irrilevante. In realtà dovete sapere che se una persona viene riconosciuta colpevole della fine dell’unione coniugale deve saldare le spese anche dei legali della controparte e versare un assegno di mantenimento più alto per aver cagionato un danno al coniuge.

Tutte le richieste di Fabrizio sembrano giuste, logiche ed equilibrate.

O no?

“L’azzeccargarbugli” COMANDE’ per dimostrare di che pasta era fatta, non potendo certo stare con le mani in mano e dovendo far notare la sua presenza (doveva spararle grosse le sue ……., sennò come avrebbe fatto. Andava a finire che poi qualcuno si sarebbe accorto che non era un vero Avvocato ma “un azzeccagarbugli”), nelle repliche alla memoria istruttoria datata 17 maggio 2002 enunciava che:

“Piaccia al Giudice Ill.mo, disattesa ogni contraria istanza ed eccezione:

1) in via preliminare

a) revocare l’ordinanza presidenziale pronunciata in data 20 aprile 2001 disponendo:

b)l’aumento dell’assegno di mantenimento ad euro 774.69 mensili (lire 1.500.000) dovuto per la moglie e la figlia sino al 31 maggio 2002 e accogliendo successivamente a tale data la richiesta sopra indicata;

c) circoscrivere l’affidamento della bimba a visite meno invasive, vista la ripercussione negativa sulla minore ed in ogni caso non nell’ambito della casa coniugale;

2) in via principale:

a) pronunciare la responsabilità della fine dell’unione coniugale al marito;

b)respingere nel merito tutte le domande del convenuto, poiché infondate, nulle ed inammissibili;

c) condannare il sig. ADORNATO a rimborsare alla moglie tutte le spese straordinarie fino ad ora maturate e sostenute esclusivamente da parte attrice ed indicate nella memoria ex art. 184 c.p.c.

d)respingere l’istanza di disporre ispezione giudiziale o CTU dell’immobile sito in Via Chiabrera 2/2;

e) disporre perizia psichiatrica sulla persona di ADORNATO Fabrizio allo scopo di verificare l’adeguatezza dello stesso come padre;

f) vinte spese ed onorari di giudizio;

Genova 17 maggio 2002

Anche qua per onor di cronaca devo riportare alcuni interessantissimi particolari inseriti nel corpo delle richieste e non trascritte nelle conclusioni.

Veniva dichiarato infatti che:

•non era assolutamente vero il fatto che G…… viveva con i nonni materni ed a riprova di ciò veniva asserito che la bambina vi ci rimaneva solo il venerdì dalle ore 14:00 alle ore 19:00 perché Sabrina si recava al lavoro (lavoro???);

•effettivamente si era appropriata dei titoli azionari, giustificando il gesto come un impedire a Fabrizio di impossessarsene a discapito di G……;

•effettivamente aveva prelevato circa 7 milioni di lire dal conto corrente. In questo caso si giustificava asserendo che si trattava di un risarcimento. Detto risarcimento derivava dall’acquisto da loro effettuato anni prima, dalla sorella di Fabrizio, di una FIAT 500 (successivamente semi-restaurata a loro spese). Di questa autovettura, a causa dell’eccessivo costo economico, non era però mai stato effettuato il passaggio di proprietà. Praticamente non risultando intestata a lei, Sabrina, non più possibile e forse probabile goditrice del bene mobile, pensò di prendere 7 milioni di lire ritenendola un’equa compensazione del danno subito.

Per riassumere quindi Sabrina chiedeva di:

•addebitare la fine dell’unione coniugale a Fabrizio;

•ricevere 774,69 euro (lire 1.500.000) al mese;

•

far effettuare meno visite alla bambina da parte del padre e comunque non nell’ex casa coniugale,

•respingere la richiesta di ispezione giudiziale all’appartamento dei nonni materni;

•disporre una perizia psichiatrica nei confronti di Fabrizio.

Grandi Sabrina ed “azzeccagarbugli” COMANDE’!!!!!

Voglio dire la non ispezione alla casa dei nonni materni, meno visite alla bimba etc etc etc sono il classico repertorio di persone con quelle idee, con quella personalità, con quella testa. La richiesta di visita psichiatrica a Fabrizio invece è qualche cosa di veramente superiore. Apre degli scenari inimmaginabili ed apocalittici. Stiamo assistendo ad uno sverginamento di un ramo giurisprudenziale mai esplorato prima. Tutto da inchino. L’asso nella manica che solo in pochi hanno e che solo in pochissimi sentono di possedere l’ardire per poterlo giocare.

Non solo, per dimostrare che la faccia come il …. uno ce l’ha dalla nascita o non ce l’avrà mai, il duo ammette candidamente, senza averne peraltro mai messo prima a conoscenza nessuno, che Sabrina era circa un anno che lavorava come segretaria presso una scuola di lingue, per 5 ore la settimana guadagnando 250 euro nette al mese (una diminuzione del lavoro unita ad una scarsa propensione di Sabrina all’impegnarsi in detta mansione, non ritenuta da lei confacente alle sue potenzialità, portò poi all’interruzione del rapporto lavorativo nel febbraio 2004). Nonostante questo hanno avuto però l’ardire di chiedere un aumento a 774,69 euro (lire 1.500.000 ) al mese.

Grandi!!! Non smetterò mai di ripeterlo. Veramente grandi.

In alcuni momenti a Fabrizio gli veniva voglia di dire:

“ma Signore perché non mi hai fatto nascere come loro!”

Solo in alcuni momenti però. Si, perché subito dopo si rendeva conto che essere come loro, significava sputarsi addosso dal disgusto ogni volta che incontrava una superficie riflettente. Tutte comunque pennellate al quadro che gli permettevano di comprendere le artiste. Il loro capolavoro era quasi completo.

In ogni caso si erano trovate. Un connubio perfetto. Chissà chi era il braccio e chi la mente. Si perché “l’azzeccagarbugli” sia per iscritto sia di persona alle udienze sembrava sempre pervasa da un impeto intriso di risentimento. Come se fosse lei stessa la persona che si stava separando. Tranquilli non era professionalità. Non fatevi prendere da un entusiasmo assolutamente ingiustificato. In realtà fin dall’inizio, sembrava che Fabrizio gli stesse molto, ma molto, ma molto sui coglioni.

“Uno strizzacervelli!” Fabrizio pensò subito a Woody ALLEN e tra sé e sé sorrise incuriosito. Un’esperienza mai provata prima e per alcuni risvolti anche interessante. Dai che ci facciamo quattro risate. In fin dei conti non vi erano problemi. Se il loro intento era quello di farlo passare per pazzo sarebbero rimaste con un pugno di mosche.

CONSIDERAZIONE

:

Anche se Fabrizio si fosse tenuto l’autovettura, non vi sembra che la valutazione (lire 7.000.000) datale da Sabrina sia una super valutazione per una FIAT 500 del luglio 1968? (Peraltro il 500 si trovava in Toscana sotto un pino di 20 metri di altezza nel giardino di casa dei genitori di Fabrizio, ferma ed inutilizzata da circa sei anni coperta di aghi di pino e con uno stupendo mini alveare di api nella presa d’aria posteriore posta sopra il vano motore).

Capitolo V – Le bastardate denunciose –

Per una migliore fruizione del racconto sappiate che da questo capitolo sino all’ VIII incluso, i fatti narrati riguardano tutti gli stessi avvenimenti.

Compreso che nonostante tutte le loro cattiverie, Fabrizio non si perdeva d’animo non rinunciando a vedere o stare con G…..anche da separato, Sabrina si inventò le bastardate “denunciose” (simpaticissimo termine per indicare un’azione compiuta, utilizzando le leggi di questa nostra grande Nazione, da chi ha un animo cattivo al fine di impedire o rendere difficile un’azione giusta ad un’altra persona).

Di comune accordo con i suoi genitori, presentarono delle denunce, di cui troverete ampia e dettagliata narrazione nei capitoli VI e IX, per:

•violazione dell’art. 660 del Codice Penale: “Chiunque in un luogo pubblico aperto al pubblico ovvero con il mezzo del telefono per petulanza o per altro biasimevole motivo reca a taluno molestia o disturbo”.

•violazione dell’art 388 del Codice Penale: “A chi elude l’esecuzione di un provvedimento del Giudice civile che concerna l’affidamento dei minori o di altre persone incapaci “;

Il reato di cui all’ art.660 C.P. Fabrizio l’avrebbe commesso a più riprese in epoca anteriore e prossima al 14/05/2002 in Genova, mentre per quanto concerne la violazione dell’art.388 il fatto sarebbe avvenuto il giorno 22/06/2002 sempre in Genova.

In concreto il misfatto di cui all’art.660 si manifestava nel tempestare “quei poveri vecchi” (gli ex suoceri) di telefonate per parlare con G….. E’ vero! Fabrizio telefonava più volte al giorno ma solo perché “quei poveri vecchi” agganciavano la comunicazione non appena sentivano la sua voce impedendogli di fatto di parlare con la bambina.

Per quanto attiene, invece, l’aver eluso un provvedimento del Giudice civile che concerne l’affidamento dei minori o di altre persone incapaci (art.388 C.P.) vi rimando al capitolo IX dove troverete il racconto completo.

Capitolo VI – Mister Archiviazione –

Alla luce delle denunce presentate contro di lui, Fabrizio, per tutelarsi, presentò in data 12 luglio 2002* una contro denuncia per mettere al corrente la magistratura degli atteggiamenti tenuti dagli ex suoceri e dall’ex moglie (fatto avvenuto in data 12 aprile 2002 e narrato nel capitolo VIII).

*il 12 luglio era l’ultimo giorno utile, a disposizione di Fabrizio, per poter presentare una contro querela prima della scadenza dei termini previsti. Aveva atteso sino a quel momento perché nonostante tutto Fabrizio cercava di evitare lo scontro. Sperava che alla fine la smettessero. Che si rendessero conto di quanto erano meschini nei loro ingiustificati atteggiamenti. In cuor suo però sapeva che era più facile che volassero gli asini che smetterla nei loro atteggiamenti.

Tutte le denunce vennero accorpate (denunce di uno contro l’altro e viceversa) in un unico fascicolo ed inviate “all’intoccabile” DI GENNARO, soprannominato nell’ambiente “mister archiviazione”, a cui venne conferito l’incarico di eseguire le indagini.

Casualmente e non certo per tenere fede al suo soprannome, “l’intoccabile” archiviò entrambe le denunce con questa testuale motivazione:

“rilevato che per il reato di cui all’art. 660 del codice penale ascritto all’ADORNATO Fabrizio è evidente insussistente giacché esso si sarebbe sostanziato nel telefonare spesso a casa della moglie separata o dei suoceri per parlare con la figlia in tenera età o per avere notizie di lei (anche banali quanto si vuole ma notizie di concrete espressioni di vita quotidiana) è manifesta l’assenza del requisito della petulanza ovvero di altro biasimevole motivo atteso che l’interesse paterno concretamente esternato nelle sue manifestazioni proprie (e cioè espressive della naturalis affectio) non può mai, per definizione, integrare quelle connotazioni negative della condotta sopra indicate e richieste dalla norma. Rilevato, quanto al reato (art. 388 n.d.r.) che l’ADORNATO, da una parte e la MANGANO Santina e la AGOSTINI Maria Grazia, dall’altro, si trovano addebitato è parimenti insussistente atteso che risulta evidente dagli atti che ne il padre ha inteso eludere (ma solo esercitare il proprio diritto di visita e di coabitazione nella misura consentitagli con i limiti derivanti dal suo lavoro e dal fatto di esercitarlo fuori dalla sede di Genova) ne la madre ne la nonna della bambina hanno inteso eludere le prescrizioni giudiziali (ma solo richiamare l’ADORNATO ad un più preciso adeguamento al tenore letterale di quelle disposizioni) in tema di affidamento della minore G…… Ritenuto che quanto sopra considerato imponga l’archiviazione del presente procedimento visti gli artt. 408 c.p.p. e 125 dd.aa. c.p.p. chiede che il Giudice per le Indagini Preliminari in sede voglia disporre l’archiviazione del procedimento e ordina la conseguente restituzione degli atti al proprio Ufficio “.

Questa *simpaticissima* conclusione delle indagini se da una parte decreta che Fabrizio non aveva commesso niente di penalmente rilevante dandone delle motivazioni plausibili, comprensibili e soprattutto vere:

“è manifesta l’assenza del requisito della petulanza ovvero di altro biasimevole motivo atteso che l’interesse paterno concretamente esternato nelle sue manifestazioni proprie (e cioè espressive della naturalis affectio) non può mai, per definizione, integrare quelle connotazioni negative della condotta sopra indicate e richieste dalla norma. Esercitare il proprio diritto di visita e di coabitazione nella misura consentitagli con i limiti derivanti dal suo lavoro e dal fatto di esercitarlo fuori dalla sede di Genova ”

dall’altra per quanto concerne ciò che riguarda Sabrina e sua madre scrivendo che:

“ne la madre ne la nonna della bambina hanno inteso eludere le prescrizioni giudiziali (ma solo richiamare l’ADORNATO ad un più preciso adeguamento al tenore letterale di quelle disposizioni) in tema di affidamento della minore G……”, dice una grossa, grassa, incommensurabile …….

Eeeeeeeh si.

SPIEGAZIONE:

nella denuncia sporta da Fabrizio, si fa riferimento a delle circostanze ben precise. Supportate da registrazioni foniche in cui si sentono delle voci di donna (Sabrina e madre) che cercano in tutti i modi di evitare che lui si incontri con la bambina pur tempestivamente avvisate della visita. Vi è quindi (anche se sarebbe da dire “vi sono” perché gli atti erano stati sino a quel momento innumerevoli) un tentativo di eludere o non ottemperare a quanto previsto “dall’intoccabile” MARTINELLI (fa sempre fede quello scritto da lui, anche per quanto concerne il diritto alle visite).

La cosa che più però faceva girare le palle a Fabrizio era che “l’intoccabile” DE GENNARO non si era minimamente preoccupato di verificare se quello denunciato da lui era vero e se vi fossero delle prove a supporto di ciò (Fabrizio poteva essere un pazzo mitomane che si inventava di tutto e di più).

Infatti come trascritto nella dichiarazione di opposizione avverso la richiesta di archiviazione, presentata dal penalista Avv. FORLANI Luca Aldo, legale di Fabrizio (per i procedimenti di cui sopra):

“il procedimento menzionato appare assolutamente non istruito in assenza della escussione del presente opponente, signor ADORNATO Fabrizio, in sede di sommarie informazioni testimoniali, in qualità di parte offesa avendo il predetto nella sua formulata querela riferito – mi riservo di fornire alla Polizia Giudiziaria delegata tutte le prove relative ai fatti narrati – infatti, il prevenuto, non fidandosi della ex moglie e dei suoi stretti congiunti, registrava le comunicazioni telefoniche intervenute in pari data ed il successivo colloquio tra presenti, registrazioni che avrebbe consegnato all’Autorità con le relative trascrizioni del proprio perito di parte e successivamente asseverate, e che non venivano consegnate per la sola repentina conclusione dell’attività d’indagine. Conseguentemente, ai sensi dell’art. 410 comma 1° c.p.p. mancando la completa attività d’indagine necessaria ad appurare la verità dei fatti accaduti, si chiede quindi che si disponga:

il proseguo delle indagini per il solo procedimento penale per il quale risultano indagate le signore MANGANO Santina e AGOSTINI Maria Grazia in considerazione del fatto che il prevenuto (ADORNATO Fabrizio) farà pervenire quanto prima le intercettazioni telefoniche ed ambientali relative all’episodio del 12/04/2002 con le relative trascrizioni. Si richiede altresì che i procedimenti vengano separati (denunce contro Fabrizio e di Fabrizio contro Sabrina e genitrice).

In soldoni, tanto per essere chiari (caso mai ci fosse qualche persona che non avesse capito o non si ricordasse quello scritto in precedenza) “l’intoccabile” DE GENNARO aveva archiviato tutta la baracca ed i burattini senza verificare le prove. Prove, che guarda caso, le aveva solo Fabrizio.

La domanda, in poesia rimata, che balza alla mente (o almeno così dovrebbe essere) e che prepotentemente si fa largo nell’ammasso gelatinoso rispondente al nome di cervello è:

Ma questo (l’intoccabile) che ….. ci sta a fare

se non sa o non vuole operare.

In poche parole perché non fa quello che dovrebbe fare

visto che lautamente sa guadagnare.

Perché tanto è uguale nessuno potrà inguaiare

colui che (intoccabile) non fa quello che dovrebbe fare!

Una poesia metropolitana in stile rap che non è poi così male. No? Va bé dai ho capito fa un po’ schifo. D’altro canto non sono ne il PASCOLI ne il D’ANNUNZIO. A parte gli scherzi, anche perché da scherzare non c’è un fico secco. Questa è una poesia vera il cui senso è descrivere situazioni incontrovertibilmente reali:

“non lavora. Se però lavora e sbaglia non ne risponde. In ogni caso guadagna lo stesso. E oltretutto guadagna molto”.

O no?

Comunque Il nostro coglione (non abbiatene a male se ogni tanto chiamo così Fabrizio) confidava ancora nella legge. Riteneva che la grave lacuna investigativa manifestata “dell’intoccabile” DE GENNARO venisse colmata dal G.I.P (Giudice per le Indagini Preliminari) designato.

Capitolo VII – Il primo ricorso –

“L’intoccabile” PAPILLO Vincenzo era colui che la sorte aveva indicato come possibile portatore di Giustizia (per inciso stiamo parlando dell’individuo che ha provveduto, alcuni mesi or sono, a scarcerare la mamma cocainomane che insieme al suo compagno di festini presumibilmente ammazzarono a Nervi il figlio di lei ).

L’inizio del lavoro “dell’intoccabile” che non fu certamente dei più felici, spinse Fabrizio a pensare addirittura che la Giustizia forse poteva anche essere una pia illusione. Infatti già in sede di trascrizione del decreto di fissazione dell’udienza, redatto a firma del portatore di Giustizia “intoccabile” PAPILLO, succedeva che:

1° gioco di prestigio:

opponente (Fabrizio), risultava indicato sia come accusato, sia come parte lesa.

2° gioco di prestigio:

dalla storia era scomparsa l’ex suocera AGOSTINI Maria Grazia (proprio vero che ne ferisce più la penna che la spada).

3° gioco di prestigio:

la nuova versione del decreto riveduto e corretto, a causa dei due giochi di prestigio di cui sopra, venne nuovamente e clamorosamente ciccato (sbagliato). Venne scambiata la data di presentazione della denuncia querela fatta da Fabrizio (12 luglio 2002) con quella del fatto costituente reato commesso da Sabrina e mamma (12 aprile 2002).

Ualà sioriii e sioreee benvenuti allo spettacolo di magia. Si mischino le carte, si facciano entrare i nani e che la musica vi penetri nella pelleeee.

“Certo che se il buon giorno si vede dal mattino, siamo proprio nella …..”. Pensò tra sé e sé Fabrizio. L’armata Brancaleone effettivamente appariva più organizzata.

O no?

Vabbé che fiscalità. Un “errore” di trascrizione può succedere! Volendo ne possono succedere anche due ed a essere gentili pure tre. D’altro canto con tutto il lavoro che c’è nelle Procure. Figuriamoci, succede di peggio.

Domanda:

•Se voi gentili lettori nel vostro lavoro, doveste compiere errori simili (per scrivere una pagina e mezza hanno dovuta farla tre volte), il …. ve lo farebbero?

Fabrizio, che non è certo sveglio superiore alla media, si accorse comunque subito degli errori facendolo presente (se non se ne fosse accorto si sarebbe arrivati al giorno dell’udienza che probabilmente sarebbe stata dichiarata nulla per vizio di forma con un ulteriore rinvio e relativa perdita di tempo, aggravio di spese, mancanza di giustizia e bla bla bla bla). Venne quindi redatto in tempo utile un nuovo decreto, che annullando i precedenti faceva assumere agli attori il loro vero ruolo. Tutti si sarebbero dovuti presentare il giorno 26 marzo 2003 per l’udienza.

Oooohhhh meno male. Finalmente. Non per rompere i marroni ma in tutto questo ambaradan quanto tempo era trascorso. Beh circa un anno.

Però veloci!

Riepilogo partendo dal capitolo precedente:

Fabrizio viene denunciato per fatti commessi in epoca anteriore e prossima al 14 maggio 2002 ed in data 22/06/2002 .

A sua volta presenta denuncia in data 12 luglio 2002 (ricordate ultimo giorno utile per presentarla) per il fatto accaduto il 12 aprile 2002 (vedasi capitolo VIII)

.

Il decreto di archiviazione delle denunce viene emesso “dall’intoccabile” DE GENNARO in data 02 dicembre 2002*.

*”l’intoccabile” PAPILLO sostiene che in realtà è stato emesso il 30 dicembre 2002. Bah. Mah. Boh. Seh. In fin dei conti si trattava solo di leggere una data. Ventotto giorni di oblio. Povero incartamento. Chissà dove sarà andato. A farsi una trombata verrebbe da dire!!! Poi però ci si ricorda che i fogli non si accoppiano e quindi, misteeeeero!!! Mistero non esageriamo la verità è molto più semplice! “L’intoccabile” PAPILLO ha sbagliato a leggere. Quindi gli errori sono quattro in una pagina e mezza. Più o meno la media di un errore, invalidante l’atto, ogni 10 righe. Nuovo Guinness dei primati (non le scimmie).

Dopo tanto penare finalmente si arrivò al fatidico 26 marzo 2003.

Nell’aula del Tribunale si presentarono solo “l’intoccabile”, Fabrizio ed il suo Avvocato!!! Delle controparti nemmeno la puzza!!!

Dopo tanti tanti tanti minuti di trepida e snervante attesa, l’Avvocato FORLANI in accordo con “l’intoccabile” PAPILLO decise di andare in avanscoperta per cercare “l’azzeccagarbugli” COMANDE’ (visto che erano lì, almeno che si aprisse il procedimento).

Altri minuti trascorsero lenti senza nessuna novità. La calma prima della tempesta. Improvvisamente, come un ladro in fuga, apparve “l’azzeccagarbugli” COMANDE’. Era tutta sudata ed accaldata. Un grande sorriso giulivo – guilivo spuntò dal suo viso. Scusandosi per il ritardo dichiarava, con la stessa facilità e non chalance con cui noi ordineremmo tre kg di fegatini, di aver incontrato l’Avvocato FORLANI con cui aveva concordato un rinvio della causa.

Fabrizio ebbe come una scarica elettrica lungo la spina dorsale.

Se l’avessero brutalmente sodomizzato “forse” non gli sarebbe salita la carogna come invece stava accadendo in quel momento. Si alzò di scatto e con un salto alla Fosburi degno di una gara olimpica, sorvolando gli ostacoli (sedie, scrivanie e ringhiera) guadagnò i metri che lo separavano dall’altare dove era seduto “l’intoccabile” ai cui piedi si trovava “l’azzeccagarbugli”. Con voce profonda si intromise nel discorso affermando che quanto riferito “dall’azzeccagarbugli” COMANDE’ era assolutamente falso.

Mai il suo Avvocato si sarebbe azzardato a dire una cosa del genere, a prendere tale iniziativa senza essersi consultato in precedenza con lui e che sarebbe stato meglio aspettare il suo ritorno prima di prendere una qualsiasi decisione. Dopo pochi minuti ritornò l’avvocato FORLANI che messo al corrente di quanto accaduto, esterrefatto cadde dalle nuvole. Negò categoricamente di aver mai preso accordi con la collega aggiungendo che non l’aveva proprio incontrata.

Panico!!!

“L’azzeccagarbugli” COMANDE’ vistasi scoperta emise qualche suono gutturale a titolo di scusa. Furono però solo un insieme di parole senza senso.

Di fronte a ciò una persona normale direbbe:

“MA LEI AVVOCATO MI HA APPENA RACCONTATO UNA BUGIA. COME SI PERMETTE IO SONO UN GIUDICE. OLTRE A DENUNCIARLA AVVISERO’ IMMEDIATAMENTE L’ORDINE DEGLI AVVOCATI”.

Aspetta e spera oppure, se preferite un altro proverbio, campa cavallo che l’erba cresce.

“L’intoccabile” PAPILLO si limitò a sua volta a farfugliare qualche parola che unite l’una all’altra formavano una frase del tipo:

“VA BE VA BE HO CAPITO ANDIAMO AVANTI”.

“Ma stanno scherzando” pensò Fabrizio riguardo alla macchietta (termine napoletano per indicare una sceneggiata tragicomica) a cui aveva appena assistito.

No no, non stavano affatto scherzando! Lei il classico esempio di una bugiarda senza nessuna morale (non a caso insignita a furor di popolo del titolo di “azzeccagarbugli”). Lui un soldo di cacio che si faceva prendere per il …. .

L’avvocato FORLANI, nonostante fosse poco tempo che conosceva Fabrizio, aveva capito che questi non era un tipo d’uomo che di fronte a certe cose se ne poteva stare zitto. Con lo sguardo quasi supplicante e le mani protese come a cercare di placare di trattenere l’impalpabile ma presente ira di Fabrizio, fece capire al suo assistito di non dire niente, di soprassedere, di non creare polemiche che potevano essere controproducenti e di lasciar correre. Mah! L’unica cosa che Fabrizio desiderava far correre erano quei due (“l’intoccabile” e “l’azzeccargabugli”). In una miniera di carbone a sudarsi lo stipendio. Però non aveva molti soldi. Anzi non ne aveva proprio e poiché l’Avvocato FORLANI era una persona a modo, senza troppe pretese economiche, capì che non poteva giocarsi il suo aiuto. Con grande sforzo stette zitto.

Anche “l’intoccabile” PAPILLO archiviò la causa testualmente osservando che:

Devono condividersi i rilievi posti dal P.M. a base della richiesta di archiviazione in esame (da intendersi richiamati per intero). In particolare, gli episodi denunciati da ADORNATO, per le modalità con cui si sono svolti e per l’assenza di previ accordi tra lo stesso ADORNATO ed i familiari di MANGANO Santina, non possono iscriversi ne dal punto di vista oggettivo ne dal punto di vista soggettivo nella fattispecie di reato di cui all’art.388 C.P.

Proprio vero cane non morde cane. E’ si perché dicendo che il suo collega non aveva svolto le indagini lo avrebbe messo in cattiva luce. Questo non si fa. No no non si fa. Una lobby è una lobby.

O no?

E poi scusatemi. Giusto per girare il coltello nella piaga o darsi delle bottigliate sull’apparato riproduttivo:

da dove esce il termine “previ accordi”?

Domande:

•”L’intoccabile” MARTINELLI aveva scritto “previo avviso”?

•Tra “previo avviso” e “previ accordi” vi è una differenza abissale?

•Secondo la lingua italiana non significano due cose diverse?

•Come può il “trio delle meraviglie”, il cui unico scopo era impedire a Fabrizio di vedere G….., essere d’accordo e dare il suo assenso affinché i due si incontrassero?

•”L’intoccabile” MARTINELLI aveva forse intuito ciò e quindi per questo motivo aveva dato la possibilità a Fabrizio, di vedere G……quando voleva senza dover richiedere il consenso a Sabrina & C?

•”L’intoccabile” PAPILLO ha stravolto, ciccando la lettura di due parole, parte del dispositivo della sentenza “dell’intoccabile” MARTINELLI?

•La sentenza di archiviazione “dell’intoccabile” PAPILLO, è quindi sbagliata?

•Le prove in possesso di Fabrizio le avrà verificate?

•Se non le ha verificate perché non l’ha fatto?

•Se invece le ha verificate perché non ne da menzione nel dispositivo di sentenza?

Scherzo le ultime tre domande erano inutili. Infatti dicendo che “devono condividersi i rilievi posti dal P.M. a base della richiesta di archiviazione in esame (da intendersi richiamati per intero)” si toglie praticamente la pratica dai marroni senza fare nessun tipo di indagine.

Ricordatevi lui condivide!

Esempio di previo avviso:

Lei (moglie) : CARO STASERA ANDIAMO DA MIA MADRE!

Lui (marito): VAAAAA BEEEEEENE CARA.

Esempio di previo accordo:

Lei (moglie) : CARO TI VA’ DI ANDARE STASERA DA MIA MADRE ?

Lui (marito) : VAAAA BEEEEEENE CARA.

La ciliegina sulla torta è verificare quanto tempo “l’intoccabile” Dr.PAPILLO ha meditato sulle 6 righe dell’archiviazione!

1 (uno) mese.

Delle conversazioni avvenute tra gli attori, e sopra narrate, esistono le registrazioni foniche effettuate da Fabrizio. Si possono sentire i loro toni di voce da cui chiunque potrà rendersi conto con quali sacchi di ….. aveva a che fare Fabrizio. Peccato che gli “intoccabili” DE GENNARO e PAPILLO non abbiano voluto ascoltarle (ebbene si. Anche a PAPILLO non piacciono le cassette registrate).

Capitolo VIII – Il Tribunale dei Minorenni –

12 aprile 2002

Fabrizio si era recato presso la casa dei genitori di Sabrina per salutare G……. . Questo secondo loro e Sabrina non era possibile. Senza chiaramente fornire nessuna motivazione vera, reale e plausibile (di ……. ne sparavano tante).

Fabrizio richiese quindi l’intervento della Polizia di Stato. La pattuglia che giunse sul posto trascrisse la seguente annotazione indirizzandola al Tribunale per i minorenni di Genova:

“Il sottoscritto Vice Sovrintendente “omissis” in servizio in qualità di capo pattuglia sulla volante S. Lorenzo riferisce alla competente autorità Giudiziaria quanto segue: in data odierna verso le ore 14:10 su disposizione del COT la volante si portava in questa Via Chiabrera nr°2 per segnalazione di lite. Giunti sul posto si trovava il richiedente tale ADORNATO Fabrizio nato etc etc il quale riferiva di essere separato da circa un anno dalla moglie MANGANO Santina etc etc e di avere una figlia di circa 3 anni di nome G…… che vive con la madre. Lo stesso richiedeva il nostro intervento a causa delle ripetute liti sia con la moglie che con la sua famiglia, in quanto questi gli impedirebbero, a suo dire di vedere la piccola G…… Gli operatori quindi si portavano all’interno dell’appartamento dove oltre alla predetta MANGANO Santina erano presenti i di lei genitori, identificati in AGOSTINI Maria Grazia nata a etc etc e MANGANO Letterio nato a etc etc. Qui la MANGANO Santina riferiva che il rifiuto a far vedere la piccola al padre, era dovuto all’insistenza della stesso ad incontrare la bambina senza avvertire precedentemente e concordare l’orario oltre alle ripetute telefonate a casa dei genitori di lei luogo dove rimane la bimba in assenza della madre. La donna riferiva inoltre che avrebbe permesso al padre di vedere la figlia questa sera dopo le ore 19 al suo ritorno dal lavoro. La donna presentava copia fotostatica del verbale di separazione che si allega alla presente. Riportata la calma si invitavano le parti a contattare il proprio legale per chiarire i tempi e i luoghi per la visita della figlia. Quanto sopra si riferisce per doverosa notizia”.

Dall’annotazione dagli agenti della Polizia di Stato si intuisce che:

le scuse edotte erano veramente puerili. Ci mancava solo che raccontassero della farfalla che scoreggia in Australia e la cui puzza per colpa di Fabrizio arrivava fino a loro infastidendoli etc etc etc. Fabrizio aveva come ogni altra volta avvertito che sarebbe passato a dare un bacio a G…….

“Sabrina che birichina dice bugie alla Polizia. Ummmmmmm. Ma come Sabrina birichina, affermi anche che non era stato concordato l’orario, quando sai benissimo che l’orario non era da concordare” pensò Fabrizio.

Dovevano però inventare delle scuse, delle giustificazioni per quel comportamento. Certo non si poteva dire alla Polizia che Fabrizio gli stava sui coglioni e che non volevano che incontrasse G….. solo perché il loro animo cattivo e la loro mente malata così gli diceva di comportarsi.

Sabrina era li! Perché Fabrizio avrebbe dovuto attendere sino a dopo le 19 per dare un bacio a G…..? Sempre per il solito motivo di prima! Volevano sfiancare Fabrizio. Farlo arrivare al punto che per stanchezza sia mentale che fisica cedesse e si disinteressasse di G…… Ragazzi ricordatevi che …….. nell’animo si nasce. Non si diventa. E loro lo nacquero come diceva il grande Totò.

In data 26 aprile 2002 il Commissariato di P.S. di Genova Centro -Ufficio trattazione atti delle Volanti- trasmetteva al Tribunale per i Minorenni l’annotazione di cui sopra.

Stupendo verrebbe da dire.

Visto che “dall’intoccabile” DE GREGORIO, Fabrizio non aveva ottenuto niente, forse tramite il Tribunale per i Minorenni qualche cosa di buono poteva sortirne. Calma ad entusiasmarsi troppo. Non vendiamo la pelle dell’orso prima di averlo preso.

Il Tribunale per i Minorenni provvedeva ad imbastire la pratica demandando alla Sezione di Polizia Giudiziaria – Aliquota Polizia Municipale di Genova – il compito di escutere a verbale Fabrizio, Sabrina e Maria Grazia.

Nella lettera datata 17 maggio 2002 il personale della P.G. sopramenzionata faceva presente, al Pubblico Ministero Dr. GRASSI incaricato di seguire la pratica, di aver adempiuto a quanto loro richiesto (spero abbiate notato che il Dr. GRASSI non è un “intoccabile”. Lui fa parte dell’altro 50%. I MAGISTRATI quelli veri a cui bisogna riconoscere onestà, capacità lavorativa, professionalità, competenza, umanità, signorilità. In poche parole delle brave persone che si guadagnano onestamente la pagnotta ed a cui se sbagliano può anche essere concessa la comprensione e quindi il perdono).

Nel dettaglio la Polizia Municipale faceva presente che:

“emergeva una situazione altamente conflittuale che potrebbe creare pregiudizio per il normale sviluppo psicologico della minore”

Leggendo la lettera Fabrizio notò un particolare:

la data della lettera (17 maggio 2002) risultava essere la stessa in cui Sabrina e la sua mamma furono escusse a verbale. Fabrizio invece venne escusso a verbale in data 23 maggio 2002. Ben 5 giorni dopo l’invio o la trascrizione della lettera.

Domande:

•Chi ha effettuato l’atto aveva già chiara la situazione solo escutendo a verbale Sabrina e genitrice?

•Se la risposta a questa domanda è sì, vuol dire che palesemente le due donne lasciavano trasparire qualche cosa di losco?

•Quello che successivamente dichiarò Fabrizio (23 maggio 2003), poiché la lettera riporta la data del 17 maggio 2003, in che misura sarebbe stato tenuto in considerazione?

In data 3 giugno 2002 Fabrizio viene escusso a verbale. Detto verbale trascritto a penna non risulta molto comprensibile ed è costituito da 10 righe;

in data 25 giugno 2002 Sabrina venne escussa a verbale. Detto verbale trascritto a penna non risulta molto comprensibile ed è costituito da ben 52 righe.

7 novembre 2002 la Dr.ssa TONDINA Giuliana (non ho elementi per dichiarare se fa parte degli “intoccabili” o dell’altro 50%), su esplicita richiesta di Fabrizio datata 6 novembre 2002, acconsente a che gli atti del procedimento li pendente, siano trasmessi anche “all’intoccabile” DE GREGORIO.

In data 7 Novembre 2002 Fabrizio metteva ulteriormente al corrente e chiedeva, attraverso una denuncia, che:

“Il sottoscritto ADORNATO Fabrizio denuncia a codesta Autorità Giudiziaria (Tribunale per i Minorenni) che la sig.ra MANGANO Santina e la sig.ra AGOSTINI Maria Grazia, rispettivamente genitrice – affidataria e nonna materna di mia figlia ADORNATO G…., dopo un breve periodo in cui avevano cessato di tenere un atteggiamento ingiustificatamente ostile nei miei confronti, hanno ripreso a tenere lo stesso atteggiamento. Questo ritengo possa ripercuotersi sul regolare sviluppo psicologico della bambina e sui rapporti che intercorrono tra lo scrivente e la minore che da questa condotta è influenzata negativamente. Chiedo altresì che sia io che la sig.ra MANGANO veniamo sottoposti agli accertamenti psicologici necessari a stabilire chi abbia i requisiti per potersi occupare in prima persona dell’educazione e della regolare crescita psicologica della minore. Aggiungo di essere in possesso di numerose registrazioni, che consegnerò alla Polizia Giudiziaria delegata, attestanti la veridicità di quanto trascritto nella presente denuncia.”

19 dicembre 2002 il Tribunale per i minorenni di Genova nelle persone del Presidente BESIO Marina, del Giudice TONDINA Giuliana e dei Giudici onorari PANARELLO Luca e PITTALUGA Marina dichiarano che:

“preso atto delle denunce del Commissariato di P.S. Centro, delle indagini della P.G. richieste dal P.M., rilevato che esiste verbale di separazione, sentiti dal G.O. in data 3 giugno e 25 giugno 2002 i genitori, rilevata l’incompetenza del Tribunale per i minorenni trattandosi di questioni attinenti al regime di separazione fra i coniugi, per il quale è già stato emanato provvedimento presidenziale, visti gli articoli 333 e 336 del Codice Civile dispone l’archiviazione della procedura”.

Avrebbero potuto forse fare di più. Purtroppo però, e questo fu detto a Fabrizio a mezza voce, non esistendo maltrattamenti fisici sulla minore, il Tribunale per i Minorenni era incompetente.

La legge italiana!!!

Quando una specie non tutela i propri cuccioli, inevitabilmente e giustamente è destinata all’estinzione. E’ solo una questione di tempo.

Capitolo IX – Il delirio di una mitomane –

23 Giugno 2002.

Sabrina si reca presso il Comando Stazione Carabinieri di Genova Maddalena dove sporge la seguente denuncia:

“nei confronti di ADORNATO Fabrizio e di chiunque altro ne risultasse autore o concorrente per violazione dell’art.388 codice penale (mancata esecuzione dolosa di un provvedimento del Giudice) chiedendo il risarcimento dei danni morali e materiali, oltre rivalutazione interessi e spese legali.

Dal mese di Giugno dell’anno 2001 sono separata da mio marito ADORNATO Fabrizio, come da sentenza ……….. Giova precisare come dal dispositivo di sentenza che mio marito può prendere la bambina due volte alla settimana quando libero dai turni di lavoro. In data 17/06/2002 alle ore 10.30 circa mio marito si è presentato presso l’abitazione dei miei genitori corrente in Genova alla Via Chiabrera nr° 2/2 per prendere nostra figlia e quindi l’ha tenuta con se sino alle ore 19:45 circa. Nella stessa settimana, precisamente il giorno 22 Giugno 2002, il mio ex consorte, si è presentato presso, sempre nel rispetto della Sentenza, nell’abitazione dei miei genitori. Quindi mia madre gli ha consegnato la bambina, in relazione che io mi trovavo fuori casa. Previo accordi con mio marito, avuti precedentemente. Nella circostanza a specifica richiesta, da parte di mia madre: AGOSTINI Maria Grazia, l’ADORNATO, asseriva che non avrebbe restituito la bambina alla sera come di consueto, ma che l’avrebbe tenuta anche la notte. Al che quando l’ho saputo, l’ho chiamato telefonicamente a casa dei suoi genitori all’utenza 010/582862. All’apparecchio rispondeva mio marito il quale asseriva che non le interessava ciò che dicevo, circa le mie insistenze di portare indietro mia figlia. Infatti ho atteso sino a tarda sera, l’ho chiamato nuovamente alla suddetta utenza telefonica, senza avere alcuna risposta, al che provvedevo a chiamarlo alla sua utenza telefonica cellulare e per tutta risposta mio marito si rifiutava di dirmi dove si trovasse la bambina, anzi mi chiudeva il telefono. A questo punto, preoccupata, in relazione che non sapevo dove fosse mia figlia mi sono rivolta a voi Carabinieri, i quali nel giro di poco tempo sono stata portata a conoscenza che mio marito teneva mia figlia presso l’abitazione di sua madre. Giova precisare che alle ore 12:00 odierne (23/06/2002) mio marito consegnava mia figlia a mia madre, quanto appreso presso il vostro comando a mezzo telefono cellulare da parte di mia madre “.

Quanto sopra, riportato fedelmente rispetto alla denuncia originale pone numerosi quesiti.

Prima però mi preme, per Giustizia e per dovere narrativo, raccontare come sono in realtà andati i fatti.

Fabrizio era un anno e 22 giorni che non dormiva con la piccola G…… Gli mancava farla addormentare, raccontargli una favola, guardarla dormire, svegliarsi la mattina e fargli le coccole, giocare con lei. Cose normali che molti padri fanno (non tutti disgraziatamente).

Il 22 di giugno del 2002 Fabrizio a cui spettava passare la giornata con G….. si recò a prenderla:

AGOSTINI Maria Grazia, nonna di G….: A che ora la riporti stasera?

Fabrizio: No signora stasera dorme con me.

AGOSTINI Maria Grazia, nonna di G……: No a dormire no!

Fabrizio: Arrivederci signora.

Quesito:

•

Ma alla AGOSTINI Maria Grazia, nonna di G……. cosa gliene doveva fregare se il padre di quella bambina voleva e poteva passare la notte con lei?

Risposta:

•

Niente. Il fatto di essere la nonna non le conferiva maggiori diritti decisionali, rispetto alla figura paterna. Era solo la pura e semplice cattiveria che albergava (alberga) nella sua anima. L’aver osato separarsi dalla figlia era una colpa più che sufficiente per poter rompere i …….., cercando di impedirgli di avere una vita normale con la bambina ed anzi usandola come arma.

Quesito:

•Dalla denuncia si comprende che Sabrina lasciava G…… molto spesso con i suoi genitori.

Ma dove caspiterina andava poiché, almeno ufficialmente, non lavorava? (le rime sono il mio forte)

Risposta:

•A bighellonare in giro, visto che almeno ufficialmente non lavorava, spendendo i soldi di Fabrizio (sia quelli prelevati dal conto in banca sia quelli che riceveva mensilmente come assegno di mantenimento).

Quesito:

•Nella denuncia si dice testualmente: il giorno 17 ed il 22/06/2002 si è presentato sempre nel rispetto della sentenza, nell’abitazione dei miei genitori. Allora e vero, come affermava Fabrizio, che Sabrina abitava con i suoi genitori non usufruendo dell’ex casa coniugale?

Risposta:

•Certo che è vero. Credevate che Fabrizio raccontasse delle belinate (tant’è le rime).

Quesito:

•

Ma se Fabrizio aveva diritto a stare con G…… questa denuncia a che proposito è stata presentata?

Risposta:

•Semplice no. Per rompere quelle cose che stanno in mezzo alle gambe degli uomini. Tanto gli Avvocati Sabrina non li pagava e c’era sempre la speranza che qualche “intoccabile” le desse ragione (questo accadrà in seguito. Resistete sino alla fine della storia e vedrete…….)

Quesito:

•Preoccupata, in relazione che non sapevo dove fosse mia figlia. Denuncia Sabrina. Ma vi sembra possibile che una mamma sia preoccupata di dove si trovi la figlia se sa che è con il padre? Potrebbe, anzi dovrebbe, essere preoccupata se il padre fosse un pregiudicato, delinquente, drogato, alcolizzato, pedofilo, giocatore d’azzardo, frequentatore di troie e/o persone di dubbia moralità e lasciasse la figlia con estranei. Giusto?

Risposta:

•Fabrizio non era niente di tutto ciò e lei non era preoccupata. Era solo una finta per poter sporgere denuncia e come detto prima rompere i ……….

Quesito:

•

Ma se era così preoccupata perché non si è recata a casa dei suoi ex suoceri, dove aveva abitato per nove anni, a riprendersi la figlia?

Risposta:

•Perché non era preoccupata. Come devo dirvelo. Oltretutto Fabrizio aveva il diritto a stare con la figlia e pernottare con lei. Non l’aveva fatto prima perché non aveva una casa dove farla dormire. Portarla a dormire in un albergo gli sembrava proprio squallido e vi aveva quindi rinunciato. Presentatasi l’occasione, dopo comunque un anno e 22 giorni, l’aveva colta al volo.

Capitolo X – Il certificato medico –

14 novembre 2002.

Fabrizio, che era da circa 4 giorni che non vedeva la bimba (precisamente da domenica 10/11/2002), chiedeva a Sabrina, poiché si era liberato dal lavoro anche il pomeriggio del 15/11/2002, se in quella data poteva, pur non avendone il diritto in base al dispositivo di sentenza “dell’ intoccabile” MARTINELLI, stare con G…… Aveva già comunicato in precedenza, come previsto, che avrebbe passato le giornate del 16 e del 17 con la piccina. Chiaramente ottenne un netto rifiuto dalla donna. G…. sarebbe rimasta in casa con la nonna, che peraltro vivendoci insieme vedeva tutti i giorni. Dico con la nonna perché Sabrina oltretutto quel pomeriggio non ci sarebbe neppure stata in casa quindi il rifiuto non era nemmeno da ricondurre ad una sua volontà di passare la giornata con la figlia (non vi erano altre motivazioni se non la solita cattiveria di impedire al padre di stare qualche ora in più con la figlia). Fabrizio faceva presente che non era importante che lei (Sabrina) ci fosse stata. A lui interessava solo la bambina. Provò a convincerla non riuscendoci. Non gli rimase altro che prendere atto del rifiuto e comunicarle allora sarebbe passato solo a dare un bacio alla bimba. Anche a questa richiesta Sabrina inizialmente non acconsentì adducendo come scusa sempre il fatto che lei non era in casa. Successivamente cambiando idea acconsentì a che passasse per dare un bacio alla figlia, ma non prima delle ore 20:30. Se si fosse presentato in anticipo rispetto all’orario imposto da Sabrina, nessuno gli avrebbe aperto la porta. Fabrizio arrivava da Milano nel pomeriggio intorno alle ore 15:30 stanco dal lavoro, non dormendo da un giorno. Era assurdo doversi recare a Sturla e tornare poi la sera a dare un bacio alla bimba. D’altro canto non avrebbe potuto certo stare in giro con la valigia sino alle ore 20:30 considerando che oltretutto quel giorno pioveva. Arrivando a Genova Principe con il treno era più vicino a Trasta. Avrebbe dato un bacio alla bimba e poi si sarebbe allontanato.

15 novembre 2002.

Nella mattina del 15 poiché G…… stava anche poco bene (questo influì notevolmente nell’insistere a voler vedere la bambina) Fabrizio, nel telefonare a Sabrina per sincerarsi delle condizioni della bimba, ribadiva nuovamente che nel pomeriggio intorno alle ore 16:00/16:30 sarebbe passato a salutarla a darle un bacio, a farle due coccole. Sabrina a sua volta ribadiva che nessuno gli avrebbe aperto. A nulla servì cercare di far ragionare la donna. Fabrizio alle ore 16:30 si presentò a Trasta. Nessuno aprì la porta. Provò allora a richiamare Sabrina che gli ribadì-ribadì-ribadì quanto sopra: per vedere G…… avrebbe dovuto aspettare il suo ritorno la sera. A quel punto, Fabrizio, telefonò alla Polizia che però impegnata in altri interventi girò la chiamata ai Carabinieri con la presenza dei quali, riuscì finalmente a farsi aprire la porta. Salutò G……e dopo essersi sincerato delle sue condizioni fisiche (erano normali si trattava di una banalissima e leggera forma influenzale) si allontanò.

16 novembre 2002.

Fabrizio si recava a Trasta per prendere G…… e passare due giorni con lei come previsto. Arrivato otteneva un secco rifiuto da parte di Sabrina. Suo malgrado si vide costretto a richiedere nuovamente l’intervento delle forze dell’ordine. Giunse sul posto quindi una pattuglia della Polizia di Stato – Ufficio Prevenzione Generale e SP – Sezione Volanti – che trascrisse la seguente annotazione:

“Il sottoscritto Assistente capo della Polizia di Stato ……..omissis in data odierna alle ore 10:20 come disposto dalla locale centrale operativa ci portavamo in Via San Donà di Piave ove era stato richiesto l’intervento di una pattuglia. Sul posto contattavamo tale ADORNATO Fabrizio nato ………. il quale riferiva che si era presentato presso l’indirizzo in questione, al fine di poter prendere la figlia G….. di anni 3, nata dall’unione con la ex moglie. Forte della sentenza emessa dalla competente autorità secondo la quale esso poteva vedere e tenere con sé la minore 2 volte la settimana, sia giorno lavorativo o festivo previa telefonata. Detta sentenza non veniva però rispettata dalla donna, tanto che nella giornata di ieri si era rivolto al 112, ottenendo l’invio di una pattuglia dell’arma dei Carabinieri. Inoltre, rendeva noto che la figlia ogni qual volta si presenta non intende uscire con lui adducendo vaghe giustificazioni, tanto da essere sicuro che la minore era indotta dalla genitrice e dai suoi familiari. Questa mattina, si presentava presso l’abitazione ove chiedeva di consegnargli la figlia ma la ex moglie nuovamente rifiutava. Accedevamo pertanto all’interno dell’abitazione, ove procedevamo all’identificazione della donna tale MANGANO Santina etc e dalla di lei madre AGOSTINI Maria Grazia etc. La MANGANO interpellata in merito, riferiva che la minore non poteva uscire dall’abitazione in quanto affetta da bronchite, esibendo nella circostanza un certificato medico stilato in data 13 novembre 2002 valido sino al 18 novembre 2002, e la terapia trascritta dal medico di famiglia Dr. GASTALDI Marco titolare degli studi medici siti etc, con l’avvertenza visto il maltempo di non farla uscire dall’abitazione dovendo scongiurare un’ulteriore aggravamento della malattia in corso. La donna forte del possesso del certificato medico in questione, non intendeva farlo accedere all’interno dell’abitazione in quanto l’ex marito veniva descritto come prepotente, violento e capace di minacce, come avvenuto in passato per cui ne aveva già sporto denuncia, ma tuttavia, acconsentiva di fargli vedere la figlia fuori dall’abitazione per alcuni minuti. Viste le condizioni fisiche cui imperversava la minore come da referto medico stilato dal sanitario suddetto ed il maltempo che imperversava, chiedevamo alla donna se l’ADORNATO poteva vedere la figlia in nostra presenza alcuni minuti all’interno dell’abitazione, ove chiedeva alla ex moglie di preparargli la figlia ma questa rifiutava facendo riferimento alla malattia in corso e comunque la minore, rifiutava categoricamente di uscire con il padre. L’atteggiamento della minore risultava diverso quando uscivamo per chiamare all’interno il padre che era uscito dallo stabile. Infatti, la stessa cercava la figura del genitore che non trovava dietro la porta. L’uomo inoltre contestava alla ex moglie il fatto che non era stato informato per cui vi era un accenno di lite tra le parti. Al termine dell’intervento, l’ADORNATO, veniva invitato presso il Commissariato di zona per un’eventuale intenzione a procedere in merito.

Di quanto accaduto Fabrizio sporse, in data 18 novembre 2002, denuncia penale (aveva anche in questo caso come prove le registrazioni delle telefonate che allegò) chiedendo esplicitamente che gli atti venissero inviati anche “all’intoccabile” DE GREGORIO. Ciò serviva per fargli capire con prove l’atteggiamento delle due donne (Sabrina non aveva assolutamente detto a Fabrizio né di aver portato G…. dal pediatra né tanto meno che dovesse stare in casa. Aveva solo detto genericamente che non stava bene) cercando così di impedire loro di continuare.

Avete fatto qualche cosa voi lettori che manco sapevate dell’esistenza dei personaggi?

Così “l’intoccabile”.

Fabrizio chiese “all’intoccabile” DE GREGORIO se avesse ricevuto le cassette. Questi molto scocciato rispose di si, farfugliando qualche cosa a proposito del fatto che nelle cause civili le registrazioni non hanno valore.

Come non hanno valore? Eh si! Non hanno valore.

Praticamente funziona così:

se voi avete delle prove, vere, reali, di un torto subito e queste prove sono rappresentate da registrazioni foniche o visive, nelle cause di separazione o civili non valgono. Valgono però le testimonianze di terze persone. Che queste testimonianze poi siano vere o meno, ha poca importanza. Vi rendete conto? L’eventuale falsa testimonianza di tizio vale, mentre la verità registrata non vale.

Non vi sembra una Nazione di malati di mente? A me un po’ si.

Il Pubblico Ministero Dr. MAZZEO a cui era stata affidata la denuncia di Fabrizio, invece, leggendola e verificando le prove fornite rilevò da parte di Sabrina la commissione di un reato perseguibile penalmente.

Infatti a conclusione delle indagini preliminari provvedeva a citare a giudizio Sabrina per il reato di:

“articolo 388 perché, quale coniuge separata eludeva l’esecuzione dell’ordinanza emessa il 20 aprile 2001 dal Presidente del Tribunale di Genova in sede di separazione. Nella specie, il 15 novembre 2002 la MANGANO Santina vietava all’ADORNATO Fabrizio di incontrarsi con la figlia, dando disposizioni in tal senso alla propria madre cui la minore era stata temporaneamente affidata, affermando che non intendeva consentire al coniuge di potersi incontrare con la figlia in propria assenza. A Genova il 15 novembre 2002. Dispone quindi la citazione davanti al Giudice del Tribunale di Genova in funzione monocratica Dr. PANICUCCI in Genova alle ore 09:00 del giorno 2 marzo 2004”.

Genova, li 4 novembre 2003

Ragazzi dai!!!!!!! Dopo 9 capitoli nel decimo troviamo uno che lavora.

Grande!!!!!!!!! Dr. MAZZEO forever.

Per ora però sono ancora tanti contro uno. Forza non disperiamoci questa epopea durerà ancora un pochino quindi abbiamo tutto il tempo per rifarci e riuscire a pareggiare.

O forse no?

Apro una parentesi. Lo so direte che sono un rompicoglioni. Lo accetto perché riconosco che potrei, nel frangente, esserlo. Non capite vero? E già! Maaaa quanto tempo è passato dalla presentazione della denuncia alla prima udienza in Tribunale? Un anno e mezzo. E’ vero che Fabrizio solo per il fatto di averne incontrato uno che fa il suo dovere dovrebbe (visti i suoi colleghi) leccargli il …. un giorno si ed uno no. Però dai, un anno e mezzo cazzo è un anno e mezzo. 547 giorni. 13140 ore. 47304000 secondi.

Ma va là non fate così sto scherzando.

Grande Dr. MAZZEO!!!!!!

Si arrivò quindi alla prima udienza nel marzo del 2004 seguita da una seconda tenuta il successivo 21 luglio.

Sabrina venne assolta con sentenza emessa in data 6 ottobre 2004 in cui si legge quanto segue:

“Per ammissione della stessa persona offesa (Fabrizio n.d.r.), la MANGANO non ha impedito al padre di vedere la figlia, ha solo richiesto che la visita non si svolgesse il pomeriggio, quando lei non era presente, ma la sera, al suo ritorno a casa.

Il motivo poi è stato spiegato con i rapporti estremamente tesi tra l’ADORNATO e la famiglia della MANGANO, e con la conseguente volontà della donna, in sua assenza, di evitare scenate e litigi che potessero nuocere all’equilibrio della figlia.

Nel caso di specie, dunque non vi è stato alcun comportamento “elusivo” delle prescrizioni stabilite in sede di giudizio civile, anche se è evidente che la MANGANO avrebbe potuto collaborare meglio alla realizzazione del legittimo intendimento paterno (ad esempio, consentendo la visita all’arrivo a casa del fratello che avrebbe potuto sostituire la nonna, per il tempo necessario). D’altro canto, è altrettanto evidente che l’ADORNATO avrebbe potuto essere più comprensivo e attendere poche ore per realizzare la visita, atteso che era completamente libero dal servizio e che l’indomani, comunque, avrebbe avuto con se la bambina (il giorno successivo, il padre tenne regolarmente la figlia con sé, per le 48 ore consecutive prestabilite come da dichiarazione di ADORNATO Fabrizio). In questo quadro così come concordemente richiesto da P.M. e difesa, va emessa sentenza assolutoria, nei confronti dell’imputata, in ordine al reato ascritto perché il fatto non sussiste”.

Genova 06.10.2004

IL GIUDICE

Marco Panicucci

Fabrizio non presentò nessun ricorso e mentì al giudice (Marco Panicucci) circa quanto avvenne nei due giorni successivi al fatto oggetto di denuncia ((il giorno successivo, il padre tenne regolarmente la figlia con sé, per le 48 ore consecutive prestabilite come da dichiarazione di ADORNATO Fabrizio). Infatti come precedentemente raccontato i due giorni non li trascorse assolutamente con G…. . Mentì e non fece ricorso per non alimentare nuovo astio con Sabrina. Volle trasmettere nuovamente un segno di amicizia e di pace.

Un po’ comunque gli rodeva il culo per essersi beccato una cazziata da parte del Giudice:

“è altrettanto evidente che l’ADORNATO avrebbe potuto essere più comprensivo e attendere poche ore per realizzare la visita, atteso che era completamente libero dal servizio”.

Leggendo ciò infatti avrebbe voluto dirgli:

“prova un po’ te a non dormire da un giorno dopo aver lavorato tutta la notte, viaggiare due ore in treno, stare con una valigia di 20 kg sul groppone in giro a piedi sotto la pioggia per ore e poi dimmi se ti saresti dimostrato più comprensivo”.

Il fatto però che avesse cazziato anche Sabrina dicendo che:

“avrebbe potuto collaborare meglio alla realizzazione del legittimo intendimento paterno (ad esempio, consentendo la visita all’arrivo a casa del fratello che avrebbe potuto sostituire la nonna, per il tempo necessario)” in qualche modo evidenziava l’atteggiamento di Sabrina e questo gli mitigò un pochino il prurito ai glutei.

Capitolo XI° – Gli assistenti sociali. Il pranzo è servito –

In data 12/12/2002 “l’intoccabile” DE GREGORIO, a cui era giunto nel frattempo il fascicolo dal Tribunale per i Minorenni descritto nel capitolo VIII (questo lo metteva in una posizione non propriamente idilliaca. Doveva fare qualche cosa, non poteva più glissare sulla situazione) disponeva che personale del Distretto Sociale di Genova Rivarolo verificasse e fornisse relazione scritta sulle condizioni psico-fisiche della bambina.

Finalmente “l’intoccabile” iniziava a muoversi, pensò Fabrizio.

Che delusione.

Già perché le cose, e mentre le scrivo ripensando a Fabrizio mi viene da piangere, non andarono come nella logica e nel rispetto della legge si sarebbero dovute svolgere.

Aperitivo.

La richiesta dal Tribunale giunse agli assistenti sociali solo il 27 Gennaio 2003.

Giunse “così presto” (un mese e mezzo) perché Fabrizio poiché il tempo passava e nulla succedeva andò dagli assistenti sociali a vedere che fine avesse fatto la richiesta visto che in Tribunale gli avevano assicurato di averla inviata in data 12 dicembre 2002 (vale lo stesso discorso di prima. La lettera sarà andata a farsi una trombata. Poi si ci rende conto che la carta non…….. etc etc etc etc.).

Primo piatto.

L’assistente sociale PELLE Elena e la psicologa NEGRI Elena con lettera datata 06 Marzo 2003 riferivano al Tribunale che:

Dal colloquio con la madre della minore emerge che il sig. ADORNATO Fabrizio tratta G….. come se fosse una persona adulta, richiedendogli una costante presenza al telefono per sapere tutti i giorni cosa ha mangiato in modo dettagliato, ed una forte attenzione quando le parla di persona e sottolinea come la bambina viva male questo comportamento oppressivo tanto da esprimersi così nei suoi confronti dicendo “diventi cattiva come papà“. La bimba è intimorita dal padre che è molto autoritario ed usa un timbro di voce forte e tuttavia, pur essendo molto attaccata a lei, difende il padre per timore, anche perché tutto ciò che lui dice è legge. La signora sostiene che il padre le sta mettendo contro la figlia, che le leverà la bimba a lei affidata creando confusione in G…… che spesso le chiede “poi torno. Sto più con te?”

La madre appare molto adeguata ed affettiva nei confronti di G…….. ed esprime il desiderio di avere una vita tranquilla con la sua bambina alla quale vuole evitare ogni trauma ed avere la possibilità più equa di stare da sola con la bambina pure lei nei fine settimana.

Inoltre la bambina percepisce la conflittualità tra madre e padre e ciò impedisce di fare emergere una stessa linea educativa. La sig.ra sottolinea che il padre si relaziona con la figlia, al di la del gioco, come se fosse una coetanea richiedendole la consegna di un giocattolo ogni qual volta si reca fuori città e chiede spesso conferma a G…. sul suo affetto “mi vuoi bene”. Per quanto riguarda il rapporto del sig. ADORNATO con il suocero , la signora sottolinea che il proprio padre era stato vittima di una situazione giudiziaria e che i rapporti con il signor ADORNATO non erano mai stati troppo felici.

Povera donna. Povera bambina . In balìa di un orco. Come vedete cari lettori Sabrina fedele alla sua personalità di bugiarda matricolata continua a recitare la parte della donna oppressa dal mostro. Lei non ha colpe. E’ integerrima, immacolata, pura come la Vergine Maria. Proprio vero in Italia basta piangere che tutto diventa più facile.

Voi direte ma perché scrivi ciò. Leggete fino in fondo e capirete.

Domande:

•Con quale criterio l’assistente sociale ha giudicato Sabrina una madre molto adeguata ed affettiva?

•La conosce intimamente per asserire ciò, oppure, l’ha capito in base al colloquio? Se la conosce intimamente non bisognerebbe chiarire se l’assistente sociale non sia eventualmente di parte?

•Se invece l’ha capito in base al colloquio non sarebbe meglio valorizzare, per il bene dell’umanità, un essere superiore dotato di una perspicacia fuori dal comune come quella manifestata dall’assistente sociale PELLE?(Tutti quanti ne trarremmo giovamento. Proprio vero le pedine migliori rimangono sempre nelle retrovie.)

Ripasso del primo piatto (fine della prima bottiglia di vino).

Dal colloquio avuto con il padre emerge quanto segue:

Il sig. ADORNATO presenta la situazione familiare partendo da un percorso storico di come la coppia si è costituita e di come la sua ex moglie abbia avuto un’infanzia deprivata in quanto il padre della signora MANGANO era poco motivato al lavoro e la conduzione del bar di loro proprietà era demandata alla moglie.

Inoltre l’uomo sottolineava la circostanza in cui il padre della sig.ra MANGANO è stato arrestato e di come tale episodio abbia determinato un esaurimento nervoso nella signora.

Fin dall’inizio non si era costituita una buona intesa tra il padre della signora MANGANO ed il sig. ADORNATO in quanto quest’ultimo veniva considerato un nulla facente (a causa di un grave incidente il signor ADORNATO era impossibilitato al lavoro).

Successivamente a tale frangente il padre di G….. ha iniziato a lavorare presso uno studio fotografico, avendo così una certa disponibilità di soldi.

In occasione di una difficoltà economica da parte della famiglia della signora MANGANO, la famiglia di quest’ultima chiede un prestito al signor ADORNATO per evitare lo sfratto dall’alloggio in cui il nucleo abitava.

Tuttavia la restituzione del denaro non è avvenuta e inoltre la sig.ra MANGANO Santina è stata espulsa dalla famiglia d’origine.

La sig.ra MANGANO Santina è stata così accolta all’interno della famiglia ADORNATO costituendo un buon rapporto con la suocera.

Nel 1993 il sig. ADORNATO intraprendeva una nuova attività lavorativa.

Nel 1995 il padre di G….. lavorava a Napoli e soltanto nei fine settimana giungeva a Genova per prendersi cura della futura casa matrimoniale.

Nel 1995 il signor ADORNATO si sposa con la sig.ra MANGANO.

Nel frangente in cui il signor ADORNATO accusava forti dolori alla schiena non aveva il sostegno della moglie che peraltro si stava riavvicinando ai propri genitori, contravvenendo a quanto da lui richiesto.

Il matrimonio entra presto in crisi e la nascita di G…. ne vede il suo scioglimento.

L’assistente era rimasta colpita dalla eloquacità del sig. ADORNATO ed ha incontrato difficoltà a invitare il padre a focalizzare il suo rapporto con G…… Sarebbe stato quindi opportuno offrire un ulteriore colloquio per lasciare espressione a codesta parte, ma i tempi stretti di richiesta della relazione da presentare al Tribunale Ordinario non hanno consentito repliche di colloquio così come non sono state consentite nei confronti degli altri famigliari.

Domande:

•colpita dalla eloquacità (comunque si scrive loquacità senza la e n.d.r.) del sig. ADORNATO lo riporta per invidia oppure lo fa presente come un fatto negativo?

•Quali sono le difficoltà che ha incontrato a invitare il padre a focalizzare il suo rapporto con G……?

•Ha espressamente chiesto a Fabrizio di parlare del suo rapporto con G…… e lui ha glissato?

•Nel raccontare l’incontro con Sabrina, non sembra che vengano espressi dei giudizi personali nei suoi confronti tutti positivi?

•Nel raccontare l’incontro con Fabrizio, compie una mera trascrizione del racconto da lui fatto esprimendo due giudizi. Non vi sembrano entrambi negativi?

•Quando dice che sarebbe stato più opportuno un ulteriore colloquio, ma i tempi stretti non lo hanno permesso, significa forse che non ha svolto per intero il compito affidatole? Se si, che cosa riceve a fare lo stipendio dal Comune di Genova? Per scaldare la sedia?

Scusate se mi infervoro ma riflettete un attimo:

voi portate la vostra auto dal concessionario (magistrato), a far riparare, e quest’ultimo la manda a sua volta da un meccanico (assistente sociale) per far aggiustare l’impianto frenante e l’impianto elettrico. Poiché la macchina deve esservi restituita entro un tot di giorni se per mancanza di tempo vi aggiustano solo l’impianto elettrico e non i freni a voi chiaramente non interessa? Ci ridete sopra? D’altro canto se manca il tempo per metterci le mani vogliamo mica lapidarli. Tanto fa lo stesso. Giusto?(Mio zio a cui sono affezionato fa il meccanico. Quindi meccanici d’Italia non adiratevi se vi ho preso ad esempio. Lo so che aggiustate, con passione competenza e solerzia, tutto quello che vi capita a tiro. E poi i vostri calendari hanno segnato positivamente intere generazioni di ragazzi. Solo per questo dovremmo esservi grati tutti quanti)

Pensate se in ballo invece che la macchina ci fossero i vostri figli? Come vi sentireste? Sareste un tantinello incazzati? Beh se vi siete arrabbiati per la macchina. Voglio dire un figlio!

O no?

Comunque non perdiamoci in ricordi di donne seminude in pseudo tute da meccanico e andiamo avanti che il bello deve ancora venire.

Sorbetto.

L’assistente sociale PELLE e la psicologa NEGRI proseguivano dicendo che dalle informazioni raccolte tramite la figura della assistente sanitaria (un’entità senza nome. La donna del mistero. La grande sorella) della scuola materna “Villa Sanguineti” (scuola frequentata da G……. n.d.r.) emergeva quanto segue:

“Si evidenzia una frequentazione regolare, emerge una bimba adultizzata e informata rispetto alla separazione genitoriale vissuta in modo conflittuale. Infatti G…… presenta grosse difficoltà a staccarsi dalla madre quando da lei viene accompagnata a scuola perché teme di non rivederla più. Al venerdì il padre prende con sé la bambina per portarla a Milano e si intrattiene molto all’interno della scuola giocando con la figlia e soltanto su ripetuto invito delle insegnanti interrompe tale attività.

Raramente il padre chiede aggiornamenti alle insegnanti sull’andamento di G……

La madre appare positiva e adeguata come emerge anche dalla modalità con cui la bambina risulta essere curata nell’igiene e nell’abbigliamento.

Il rapporto tra figlia e madre è buono, affettivo ed equilibrato.

Il rapporto con i coetanei non appare conflittuale”.

Quanto sopra trascritto contiene:

nr°1 verità

•Effettivamente G…… aveva difficoltà a staccarsi dalla madre. Questo avveniva poiché Sabrina non perdeva occasione per dire alla bambina che se fosse andata con Fabrizio, lui, l’avrebbe portata via per sempre;

nr°3 bugie:

•Fabrizio in una sola occasione aveva portato G….. a Milano. Dalla mattina alla sera e solo per farle vedere dove lavorava. Questo aldilà delle prove reali lo si può anche dedurre dal fatto che Fabrizio a Milano viveva in una stanza con altri 3 colleghi. Quindi non avrebbe avuto nessun luogo dove stare con G…….per due giorni;

•Fabrizio non giocava solo con G……. quando si fermava alcuni minuti all’interno della scuola. Giocava con tutti i suoi compagni di classe che oltre a giocare con lui lo riempivano, di loro spontanea volontà, di disegni da portare via con se. Il tutto avveniva sotto gli occhi compiaciuti e tranquilli delle maestre che non hanno mai avuto niente da eccepire;

•Fabrizio si era sempre interessato di come G…… si comportasse all’asilo e successivamente a scuola. Non solo, ma poiché Sabrina si guardava bene dal tenerlo informato, si era sempre dovuto rivolgere direttamente alla maestre a cui aveva dovuto spiegare l’atteggiamento estromissorio tenuto dall’ex moglie.

Alla luce delle dellel tre verità di cui sopra appare molto strano che le maestre possano aver riferito, all’assistente sanitaria della scuola (donna del mistero) che a sua volta poi le ha riferite all’assistente sociale PELLE ed alla psicologa NEGRI, delle situazioni diverse dal vero. Fabrizio leggendo “Raramente il padre chiede aggiornamenti alle insegnanti sull’andamento di G…..” pensava e si domandava:

“che cosa si può chiedere alle maestre su una bambina che va all’asilo? Prima dicono che mi fermo a giocare con la bambina e che mi devono allontanare e poi dicono che non chiedo aggiornamenti sul suo andamento. Se non mi conoscessi penserei di essere un tipo un pò strano. Dopo che ci si interessa se la bambina va d’accordo con i compagni, è rispettosa, mangia e si diverte che cosa si può domandare di altro. Casomai un genitore verifica con più attenzione se tra gli insegnati o gli operatori scolastici vi sono delle persone strane o che non danno affidamento. Di bastardi in giro ce ne sono tanti che potrebbero fare del male ai bambini. Io però ho Verificato che tutto è in ordine. La bambina è contenta, io sono tranquillo e non assillo certo le insegnanti con continui interrogativi. Oltretutto ho con loro un normale rapporto come tutti gli altri genitori. Che ….. dicono? Si inventano le cose? Perché? Chi avrà mentito tra le insegnanti, l’assistente sanitaria, l’assistente sociale e la psicologa? Le insegnanti non è possibile le conosco!”

Domande:

•La madre appare positiva e adeguata come emerge anche dalla modalità con cui la bambina risulta essere curata nell’igiene e nell’abbigliamento. Per queste scienziatone, quindi, se chiunque di voi mandasse i propri figli a chiedere l’elemosina agli angoli delle strade, puliti, profumati e vestiti bene sarebbe considerato positivo ed adeguato? (Per me sareste degli stronzi. In ogni caso Sabrina non mandava G….. a chiedere l’elemosina).

•Su quali altre basi la giudicano positiva ed adeguata?

•Descrivono il rapporto tra figlia e madre buono, affettivo ed equilibrato. Ed il rapporto con Fabrizio come era?

•Con Sabrina tutto bene ed idilliaco. Con Fabrizio invece nelle cinque righe in cui viene nominato non sembrerebbe tutto negativo?

Verrebbe quasi da pensare, ad essere maligni, che l’assistente sociale, la psicologa del distretto sociale e l’assistente sanitaria (essendo in tre le possiamo denominare “IL TRIO LESCANO”) avessero voluto mettere in cattiva luce, per qualche ragione, la figura di Fabrizio.

O no ?

Dimenticavo un particolare “quasi irrilevante”:

Fabrizio non ha mai (con vibrante vigore ribadisco mai) conosciuto, né di persona né telefonicamente, la psicologa NEGRI e l’assistente sanitaria (donna del mistero) della scuola materna “Villa Sanguineti”!!!

Domande:

•Come hanno fatto ad affermare tutte quelle cose, sul conto di Fabrizio, se non lo hanno ne mai visto ne mai conosciuto?

•Non è che l’assistente sociale PELLE, la psicologa NEGRI e l’assistente sanitaria hanno raccontato delle bugie?

•E se le dichiarazioni attribuite all’assistente sanitaria le avessero inventate loro (l’assistente sociale e la psicologa) di sana pianta?

•Esisterà un verbale con le dichiarazioni firmate?

Pensate che risate se l’assistente sanitaria (donna del mistero) fosse all’oscuro di tutto, inconsapevole di quanto dalle due donne trascritto. Come reagirebbe? Mah non lo sapremo mai (poi capirete perché).

Secondo piatto con contorno di piselli e patatine fritte (fine della seconda bottiglia di vino).

L’assistente sociale e la psicologa proseguivano dicendo che:

Dal colloquio con la nonna materna emerge subito il buon rapporto con la propria figlia e G…… mentre viene sottolineata la tensione tra lei e il sig. ADORNATO che si avverte nei momenti di riaccompagnamento a casa della minore, da parte del padre. Infatti il padre vuole gestire la figlia escludendo in modo autoritario l’accoglienza della nonna materna passando così alla minore il messaggio che tutto ciò da lui fatto e detto è sempre “giusto” impedendo ogni dialettica.

Emerge, a detta della nonna, un comportamento diversificato da parte della bimba quando interagisce con il padre e quando interagisce con gli altri famigliari.

La nonna conferma la pregnante presenza del padre sia fisica che comportamentale e per via telefonica dove pretende dettagliate spiegazioni, anche da G….., inerente il cibo quotidiano assunto, più volte al giorno.

Spesso la bimba non vuole più parlare al padre in tali occasioni e si pone le mani sulle orecchie. Infatti la nonna riferisce le parole del padre ” io le chiedo cinquanta volte al giorno e lei mi deve rispondere e rivolgendosi alla bimba “quando avrai vent’anni ti dirò cos’è tua nonna”.

Il nonno materno non è stato possibile incontrarlo in Distretto in quanto poliomielitico, avrebbe costituito, per lui un problema di deanbulazione e la visita domiciliare sarebbe stata vissuta in modo intrusivo e come forma di controllo.

Domande:

•l’esimia assistente sociale PELLE e l’esimia psicologa NEGRI da cosa capiscono “che emerge subito un buon rapporto” tra nonna, figlia e nipote?

•Quali sono i parametri usati che permettono da subito di affermare con certezza il buon andamento del loro rapporto?

•Ma se si vivono momenti di tensione quando il padre riaccompagna a casa la bambina vuol dire che Sabrina e company vivono tutti insieme?

•Cosa significa “il padre vuole gestire la figlia escludendo in modo autoritario l’accoglienza della nonna materna passando così alla minore il messaggio che tutto ciò da lui fatto e detto è sempre “giusto” impedendo ogni dialettica”?

•Come si esplica il comportamento di Fabrizio nel frangente sopra riportato?

•Emerge, a detta della nonna, un comportamento diversificato da parte della bimba quando interagisce con il padre e quando interagisce con gli altri famigliari. Allora quando Fabrizio diceva che la bambina era manipolata era vero?

•La nonna conferma la pregnante presenza del padre sia fisica che comportamentale…….etc etc etc. Perché chi, sino a quel momento, ha dichiarato che vi era una pregnante presenza? (Rileggendo quello sopra scritto sembra nessuno.)

•E’ forse questa un’altra libera interpretazione dell’assistente sociale e della psicologa ?

•Volete vedere che l’assistente sociale e la psicologa sono veramente amiche di Sabrina & C?

•Se la nonna riferisce le parole del padre, vuol dire che allora sta lì ad ascoltare le telefonate? (ricordate all’inizio la descrizione del modus operandi della cricca)

•Il nonno materno non è stato possibile incontrarlo etc etc etc…. la visita domiciliare sarebbe stata vissuta in modo intrusivo e come forma di controllo. Ma tra i doveri delle assistenti sociali non vi è anche quello di controllare i luoghi dove vivono o dimorano i minori interessati dall’indagine?

Non vorrei sembrare pedante ma non vi sembra quasi quasi quasi che vogliano buttarlo poco poco poco nel …. a Fabrizio?

Formaggi – frutta – dessert – caffè – ammazzacaffè e soprattutto il conto.

Comunque gli operatori (l’assistente sociale e la psicologa n.d.r.) hanno ritenuto possedere elementi abbastanza sufficienti per la lettura della attuale situazione.

Dall’osservazione psicologica emerge che G…… è una bambina molto intelligente, aperta che assume un comportamento più grande della propria età nel coprire la conflittualità fra i genitori evidenziando una parità di comportamenti qualitativi nei propri confronti. Invitata a disegnare le figure rappresentanti i propri genitori e se stessa emerge che la figura del padre è disegnata con una grande testa dotata di enormi occhi e una bocca spalancata con in primo piano una lingua parlante (mio papà ha un faccione incredibile” che bocca che ha grandissima) rafforzando quanto già emerso in sede di colloquio con l’assistente sociale PELLE e con quanto viene riferito dalla ex moglie e dalla ex suocera. L’immagine materna è rappresentata evidenziando ugualmente la testa ma in proporzione più piccola e dal viso sorridente, l’immagine di se stessa viene espressa privilegiando la testa a cui si attaccano direttamente gli arti, tipico di tale età, con un sorriso quasi forzatamente sorridente ed accanto, in orizzontale, un enorme viso autoritario senza nome.

Nel disegno rappresentante tutti e tre i componenti, la prima ad essere disegnata è G…., accanto la madre di uguali dimensioni ed ultimo il padre posizionato sotto G…… stessa e con dimensioni ridotte (“mio papà è piccolo”).

La minore evidenzia il grande legame affettivo che nutre nei confronti di entrambi i genitori ed esprime il bisogno di vivere l’interazione con essi modo più armonico.

Infatti G…… sembra controllare molto le proprie emozioni inerenti il rapporto con il padre il cui vissuto e altamente conflittuale tra l’amore nei suoi confronti e l’espressione del proprio disagio nel sentirsi intimorita dalla voce paterna e soffocata dalle troppe attenzioni che comunque il padre, in una visione affettiva, le richiede.

Distinti saluti

l’assistente sociale La psicologa

Elena PELLE Dott.Elena NEGRI

Dopo aver letto ciò Fabrizio ebbe la certezza che molte cose non andavano nel verso giusto. Il domandarsi del perché vi era una così chiara e marcata presa di posizione a suo discapito da parte di persone che aveva incontrato solo una volta nella sua vita (assistente sociale) o che non aveva proprio mai incontrato (psicologa e assistente sanitaria della scuola materna) non lo fece rimanere con le mani in mano. Come un coglione a cui tirano le pietre, continuando a credere nella Giustizia, presentò una denuncia alla Procura della Repubblica di Genova sperando che almeno questa volta…………..

Capitolo XII° – Gli ignoti –

Testualmente nella denuncia scrisse:

Il sottoscritto ADORNATO Fabrizio etc etc etc sporge denuncia nei confronti della sig.ra Elena PELLE, assistente sociale presso la Divisione Territoriale V° Valpolcevera e della Dr.ssa Elena NEGRI, medico psicologo presso la stessa struttura.

A sostegno espone quanto segue:

In data 12 dicembre 2002 il Magistrato Dr. DE GREGORIO disponeva che personale del distretto sociale di Genova Rivarolo verificasse e fornisse relazione scritta sulle condizioni psicofisiche della minore ADORNATO G….. di anni 4 affidata, al momento della mia separazione dalla sig.ra MANGANO Santina, a quest’ultima.

In data 26 febbraio 2003 alle ore 16:30 mi recavo all’appuntamento con la sig.ra PELLE, assistente sociale delegata con la quale avevo un colloquio. Fin dall’inizio di detto colloquio, facevo presente alla sig.ra PELLE la mia inesperienza riguardo a situazioni di tal genere e conseguentemente chiedevo che mi venissero poste specifiche domande, alle quali rispondevo chiaramente nel modo più esaustivo possibile, cercando di non tralasciare alcun particolare neanche quelli riguardanti la sfera intima e personale parlando anche, del rapporto che intercorre tra me e mia figlia. Faccio presente che per quanto concerne quest’ultimo argomento non riuscivo a trattarlo approfonditamente per mancanza di tempo da parte della sig.ra PELLE.

Al momento del commiato le chiedevo quando ci saremmo rivisti per il successivo colloquio che, oltre a prevedere la presenza di una psicologa, mi avrebbe permesso di approfondire ciò che in realtà mi stava più a cuore (il rapporto con mia figlia). Mi veniva risposto che sarei stato nuovamente contattato telefonicamente per fissare un nuovo appuntamento. Da quel momento nonostante numerosi tentativi effettuati per riuscire a mettermi in contatto con la sig.ra PELLE non avevo più da lei nessuna notizia se non qualche giorno prima dell’udienza prevista per il giorno 26 marzo 2003 innanzi al Dr. DE GREGORIO. In quella circostanza la sig.ra PELLE mi informava dell’avvenuto invio, al sopra menzionato Magistrato, della relazione da lei stilata. In data 26 marzo 2003 tramite il mio legale Avv. CAPOZIO (subentrato nel frattempo all’Avvocato GINNANTE n.d.r.), entravo in possesso della sopraccitata relazione, dalla quale emerge un quadro altamente negativo e contraddittorio nei miei confronti minante il futuro rapporto con mia figlia, sulla scorta anche di affermazioni inveritiere fornite alle relatrici del documento dalla mia ex moglie, dalla mia ex suocera e l’assistente sanitaria della scuola materna “Villa Sanguineti”.

Chiedo pertanto a codesta A.G. di perseguire d’ufficio, in base all’articolo 481 del Codice Penale, le persone firmatarie della relazione in questione per i reati di falso ideologico nonché altro reato che la V.S.I. ravvisi dalla lettura della stessa, riservandomi di querelare la mia ex moglie, la mia ex suocera e l’assistente sanitaria della scuola materna Villa Sanguineti per le distorte informazioni fornite. Allego alla presente denuncia copia della cassetta da me fono registrata e riportante integralmente il colloquio avuto in data 26 febbraio 2003 con la sig.ra PELLE, riservandomi di fornire alla Polizia Giudiziaria tutte le ulteriori prove circa la veridicità di quanto da me asserito.

Richiedo che codesta Autorità Giudiziaria acquisisca integralmente la relazione prodotta dalla psicologa Dott. NEGRI, per verificare attraverso quale metodologia sia giunta alla conclusione che la bambina si sente intimorita dalla voce paterna e “soffocata” dalle troppe attenzioni che comunque il padre, in una visione affettiva le richiede, facendo presente anche che la D.ssa NEGRI apponeva la propria firma sulla relazione senza aver avuto il benché minimo colloquio con lo scrivente (questo si evince dall’unico colloquio avuto con la sig.ra PELLE). Chiedo altresì che codesta Autorità Giudiziaria verifichi il perché la richiesta del Dott. DE GREGORIO sia giunta alla divisione territoriale Valpolcevera solo in data 27 gennaio 2003, considerando che in data 12 dicembre 2002 il sopra indicato magistrato informava sia il mio legale Avv.GINNANTE che il legale della mia ex moglie di aver investito il detto distretto sociale del monitoraggio della situazione della minore G……. e del perché lo scrivente sia stato successivamente convocato solo in data 26 febbraio 2003.

Nomino quale mio difensore di fiducia l’Avvocato FORLANI del foro di Genova chiedendo nel contempo che mi sia data notizia di una eventuale archiviazione della presente denuncia.

Si allega alla presente:

copia della relazione a firma dell’assistente sociale Elena PELLE e della Dr.ssa Elena NEGRI;

copia della intercettazione ambientale effettuata in data 26 febbraio 2003 nel corso dell’unico colloquio avuto tra il sottoscritto denunciate ADORNATO Fabrizio e l’assistente sociale sig.ra PELLE avvenuto presso i locali del distretto Sociale di Genova Rivarolo sito nello stesso centro alla via Corsieri nr°11.-

Genova 30 Aprile 2003

Come vedete Fabrizio nel presentare le sue ragioni cercò di essere il più possibile esaustivo.

“L’intoccabile” P.M. MINIATI a cui venne consegnata la pratica scrisse, in data 7 giugno 2003 quanto segue:

Il Pubblico Ministero, letti gli atti del procedimento penale suindicato nei confronti di ignoti (ignoti!!!!!!!!!!!!!!) indagati per i seguenti reati

A) art.323 C.P.

B) art.373 C.P.

in danno di Comune di Genova, ADORNATO Fabrizio

in Genova, il 6 marzo 2003 iscritto nel registro notizie di reato in data 4 giugno 2003 .

OSSERVA

Con denuncia formulata in data 30 aprile 2003 ADORNATO Fabrizio esponeva quanto segue:

-di essere coniugato con MANGANO Santina e che dall’unione era nata la figlia ADORNATO G….. di anni 4;

-che tra i coniugi interveniva separazione e che nel corso del relativo giudizio la figlia veniva affidata alla madre

;

-che in data 12 dicembre 2002 il Tribunale di Genova disponeva che il servizio sociale del Comune di Genova verificasse e fornisse relazione scritta circa le condizioni psico- fisiche della minore;

-di avere avuto in data 26 febbraio 2003 un incontro con l’assistente sociale del Comune incaricata del caso;

-di avere nel corso dell’incontro con l’assistente sociale cercato di trattare il tema dei propri rapporti con la figlia;

-di non avere tuttavia avuto il tempo di trattare approfonditamente l’argomento a causa della mancanza di tempo da parte dell’assistente sociale;

-di avere più volte ed inutilmente richiesto un secondo incontro;

-di avere appreso all’udienza del 26 marzo che l’assistente sociale PELLE Elena e la psicologa NEGRI Elena avevano depositato al Tribunale una relazione scritta pesantemente negativa nei confronti dell’esponente (ADORNATO Fabrizio).

Il denunciante ipotizza pertanto comportamenti penalmente rilevanti in suo danno ad opera delle persone firmatarie della relazione e cioè l’assistente sociale e la psicologa.

Ciò posto, deve innanzitutto osservarsi che allo stato non sono note le generalità dell’assistente Sociale PELLE Elena e della psicologa NEGRI Elena.

Il presente procedimento è stato conseguentemente iscritto nel registro modello 44 e cioè a carico d’ignoti.

Indubbiamente ci si trova di fronte a persone prontamente identificabili ma tale indagine è stata ritenuta superflua per le ragioni che seguono:

non emergono infatti elementi concreti idonei ad individuare fatti penalmente rilevanti.

Occorre infatti osservare che il Tribunale di Genova aveva incaricato il servizio sociale di relazionare circa le condizioni psico-fisiche della minore.

La relazione del servizio contiene quindi ovviamente oltre ad una parte descrittiva delle condizioni della bambina anche una serie di valutazioni circa l’idoneità di ciascuno dei genitori alla cura ed all’educazione della figlia.

Tali giudizi sono ovviamente opinabili e suscettibili di critica nella idonea sede e cioè davanti al Tribunale Civile competente a conoscere della separazione tra i coniugi e dell’affidamento della prole ma si sottraggono ad un giudizio di veridicità.

In questo senso quindi difetta la stessa materialità del delitto di cui all’art.376 C.P. atteso che la relazione non contiene affermazioni di atti contrari al vero.

La stessa relazione poi non è destinata a provare la verità di alcun fatto e quindi sicuramente deve escludersi il delitto di cui all’art.481 C.P.

Quanto al delitto di cui all’art.323 C.P. lo stesso presuppone l’elemento del dolo diretto e cioè la consapevolezza e la volontà di mantenere una condotta contraria alla legge penale intenzionalmente diretta a recare un danno ingiusto ad alcuno e nel caso in esame non esiste alcun elemento concreto, da cui possa desumersi una volontà del genere da parte degli autori della relazione

P.Q.M.

Visto l’art.408 cpp. CHIEDE

disporsi l’archiviazione del procedimento e la conseguente restituzione degli atti al proprio ufficio.

Manda alla segreteria per la notifica alla persona offesa ADORNATO Fabrizio nato etc etc etc con avviso che nel termine di dieci giorni dalla notifica ha facoltà di prendere visione degli atti e presentare opposizione con richiesta motivata di prosecuzione delle indagini preliminari.

Manda alla segreteria per gli adempimenti di competenza.

Genova, li 7 giugno 2003

Il Pubblico Ministero IL SOST.PROCURATORE DELLA REPUBBLICA PRESSO IL TRIBUNALE Dott.Ranieri MINIATI

Ragazzi roba mica da poco. No no rileggete un attimo quanto scritto sopra. Fatto? Bene perché adesso iniziamo.

Domande:

•Se Fabrizio ha presentato la denuncia in data 30 aprile 2003 fino al momento in cui è stata iscritta nelle notizie di reato avvenuta in data 4 giugno 2003 (come ben specificato “dall’intoccabile” MINIATI) dove è stata custodita? Dove l’hanno tenuta? Che ne hanno fatto? L’hanno lasciata in quarantena a scopo precauzionale? Questa volta non faccio la battuta dell’incarto che va a trombare e poi etc etc etc….. No questa volta mi farebbe veramente ma veramente ma veramente tanto tanto tanto piacere che qualche lettore, magari ferrato in materia, potesse dare una spiegazione sensata circa queste lungaggini, questa perdita di tempo, questo cincischiare, questo rigirarsi i pollici, questo infilarsi le mani nel naso perché non si sa dove metterle, come tenerle occupate, che fargli fare. Attendo con ansia e trepidazione lumi! (notate il colore verde speranza. Non deludetemi)

•Il 4 giugno “l’intoccabile” MINIATI ha preso in mano la denuncia. Il 7 giugno aveva già compilato la risposta. Però veloce! Avrà avuto tutto il tempo per riflettere bene e poter verificare tutto quanto veniva richiesto nella denuncia?(Per onor di cronaca si fa presente che il giorno 4 giugno di quell’anno era un mercoledì, mentre il 7 era un sabato. Però “un intoccabile” che lavora di sabato e per giunta nel mese di giugno. Quasi da non credere)

•Avrà sentito la registrazione ambientale allegata?

•Avrà acquisito copia della relazione prodotta dalla psicologa NEGRI?

•Avrà chiesto alla Dr.ssa NEGRI del perché aveva apposto la sua firma sulla relazione senza aver mai avuto un colloquio con Fabrizio?

•Avrà verificato del perché la richiesta “dell’intoccabile” DE GREGORIO sia giunta alla divisione territoriale Valpolcevera solo in data 27 gennaio 2003, considerando che in data 12 dicembre 2002 il sopra indicato “intoccabile” informava entrambi i difensori di aver investito il detto distretto sociale del monitoraggio della situazione della minore G……?

•Avrà verificato perché Fabrizio sia stato convocato solo in data 26 febbraio 2003?

•A carico d’ignoti?

•Tali giudizi sono ovviamente opinabili e suscettibili di critica. Ma come possono emettere dei giudizi su Fabrizio senza conoscerlo o avendolo visto solo una volta per un paio d’ore?

•nella idonea sede e cioè davanti al Tribunale Civile. Non sembra che “l’intoccabile” MINIATI voglia sbolognarsi la pratica demandando tutto ai suoi colleghi “intoccabili” del Tribunale Civile?

•La stessa relazione poi non è destinata a provare la verità di alcun fatto e quindi sicuramente deve escludersi il delitto di cui all’art.481 C.P. Ma allora a che cosa serve la relazione?

•”L’intoccabile” DE GREGORIO aveva quindi disposto una cosa che non serviva?

•Quanto al delitto di cui all’art.323 C.P. lo stesso presuppone l’elemento del dolo diretto e cioè la consapevolezza e la volontà di mantenere una condotta contraria alla legge penale intenzionalmente diretta a recare un danno ingiusto ad alcuno e nel caso in esame non esiste alcun elemento concreto, da cui possa desumersi una volontà del genere da parte degli autori della relazione. Quindi l’assistente sociale e la psicologa non hanno avuto nessuna consapevolezza e volontà a recare un danno ingiusto nel giudicare Fabrizio, senza conoscerlo o avendolo visto una sola volta. Allora per quale motivo lo hanno fatto?

Capitolo XIII° – Il secondo ricorso. La setta dei condivisori –

Decine di domande continuavano a girare nella testa di Fabrizio. Tutto quello che stava accadendo lo lasciava annichilito. Soprattutto come “gli intoccabili” riuscissero con un mucchio di cazzate scritte oltretutto in fretta e furia ad evitare di lavorare, ad evitare di svolgere quella funzione sociale che dovrebbe essere la spina dorsale della carriera di un Magistrato. La sua situazione peggiorava sempre di più. Sembrava che non ci fosse niente da fare. Più cercava di neutralizzare la cricca più riceveva mazzate. Il brutto è che le riceveva anche da chi invece avrebbe dovuto impedirlo.

Che fare?

Un tempo, quando l’uomo era definito barbaro, situazioni simili venivano risolte in modi che inducevano chi sbagliava a non sbagliare più. Un tempo la giustizia, per quanto barbara, funzionava molto più di adesso. Ora però che fare. Non si può fare come un tempo. Oltretutto c’è la propria coscienza con cui bisognerebbe poi convivere. E quella non la puoi eliminare. E no, non lo puoi eliminare!

“Giustizia. Forse questa volta con un nuovo ricorso. Mica saranno tutti come quelli che ha incontrato sino ad ora. No non sarebbe possibile. Figuriamoci! Gli scarti non possono averli rinchiusi tutti in Procura a Genova. Qualche d’uno ci sarà pur stato, dentro il palazzo, che non doveva portarsi il fardello dell’intoccabilità. Non sarebbe stato possibile. Anche per la legge dei grandi numeri! Forse con un nuovo ricorso. Forse………..” pensava Fabrizio.

In data 23 giugno 2003 l’Avvocato FORLANI nel presentare il ricorso dichiarava che:

“Il sostituto procuratore (Dr. MINIATI n.d.r.) non rilevava, nella relazione sociale sulla minore G…… ADORNATO a firma dell’assistente sociale Elena PELLE e della Dr.ssa Elena NEGRI, alcun elemento integrante la fattispecie penali di cui all’art. 373, 481 e 323 C.P. Tali raggiunte conclusioni appaiono affrettate e frutto di una poco attenta indagine della relazione redatta dalla PELLE e dalla NEGRI (non si comprende la rubricazione del procedimento contro ignoti), soprattutto, se raffrontata al contenuto dell’intercettazione ambientale prodotta ed allegata all’atto di denuncia afferente all’unico colloquio intervenuto fra l’ADORNATO e l’assistente sociale PELLE. In effetti, appare troppo semplice ed improprio sostenere come nel caso de quo non esistano gli elementi per formulare un’accusa di falso. Va ricordato, infatti, come la suddetta relazione veniva redatta su richiesta del Tribunale Ordinario di Genova in relazione alla causa di separazione fra l’ADORNATO e la signora MANGANO Santina e, pertanto, assumeva valore di prova nello stesso giudizio. Al di là dei giudizi formulati nella stessa relazione a firma dell’assistente PELLE e della Dr.ssa NEGRI nei confronti del sig. ADORNATO che – sono ovviamente opinabili e suscettibili di critica nella idonea sede e cioè davanti al Tribunale Civile competente a conoscere della separazione…. – rimane la circostanza di come la relazione redatta abbia completamente capovolto gli esiti del colloquio intervenuto tra la PELLE e l’ADORNATO (vedi registrazione ambientale) ed, inoltre, come la Dr.ssa NEGRI, firmando la richiamata relazione, assumeva, come propri, giudizi che non potevano essere da lei assunti nei confronti dell’ADORNATO non potendo negare la circostanza che la stessa mai avesse avuto con lo stesso alcun necessitato ed opportuno colloquio. Pertanto, quest’ultima apponendo la propria firma alla relazione dava delle valutazioni, oggetto di approfondimento ma, sopratutto con valore di prova nell’ambito di una causa civile, formulate assolutamente in modo improprio, in assenza di alcun minimo riscontro, dettate e frutto di pura immaginazione. Conseguentemente, ai sensi dell’art.410, 1° comma C.P.P. rilevando l’assenza di un’attività d’indagine, chiede che: – vengano sentite l’assistente sociale Elena PELLE e la Dr.ssa Elena NEGRI, ora in qualità di persone indagate, che potranno riferire sulle modalità con le quali giungevano a tali conclusioni; – in particolare, la Dr.ssa NEGRI potrà spiegare come maturava le sue conclusioni; – in secondo luogo, che venga trascritta l’intercettazione ambientale già prodotta, onde poter meglio confrontare il contenuto dell’unico colloquio intervenuto fra la PELLE e l’ADORNATO e le raggiunte conclusioni nella relazione, oggetto di contestazione. Pertanto, per i suepposti motivi chiede rispettosamente che la S.V. ill.ma rigetti la richiesta di archiviazione del procedimento penale in epigrafe avanzata dall’ill.mo Sostituto Procuratore. Che disponga, alla luce delle sueposte considerazioni, la prosecuzione delle indagini preliminari con la necessaria attività d’indagine suppletiva “.

In data 22 gennaio 2004, ben sette mesi dopo, “l’intoccabile” BORZONE Maria Franca fissava, sempre e comunque a carico d’ignoti, l’udienza per il giorno 12 maggio 2004 .

Undici mesi trascorsi, durante i quali avrebbe potuto accadere di tutto (ed accadde di tutto). Mesi durante i quali quella che era stata definita come una cosa (la relazione degli assistenti sociali) non destinata a provare la verità di alcun fatto avrebbe potuto causare molti danni. Stranamente però non li causò! Perché non li causò? Già perché? Oltretutto “l’intoccabile” DE GREGORIO era stato messo al corrente della presentazione di una denuncia nei confronti delle scienziatone. Quindi a maggior ragione avrebbe dovuto utilizzarla.

Perché non lo fece? Ma sopratutto perché nessuna delle persone “ignote” (ha. ha. ha. ha. ha. ha. ha. ha.) ha mai presentato una contro denuncia nei confronti di Fabrizio?

In fin dei conti essere accusati ingiustamente di aver commesso dei reati non è bello. Se poi oltretutto la denuncia viene archiviata si ha una maggiore possibilità di ottenere un risarcimento danni. Quindi perché non farlo. Non fosse altro per proteggere la propria onorabilità, il proprio lavoro, il proprio stipendio, il proprio status.

O no?

Sentite un po’ questo bignami di pazze idee e ditemi cosa ne pensate:

Le prove presentate da Fabrizio erano così evidenti, così reali, che avrebbero potuto rovinare (se non definitivamente almeno temporaneamente) l’assistente sociale e la psicologa. La loro relazione a quel punto sarebbe stata nulla. Molti altri atti da loro compiuti avrebbero potuto essere invalidati. Il giochetto come l’hanno fatto con Fabrizio, nulla vieta pensare che anche altre persone possano averlo preso in …. O forse potrebbe essere che sono tutti amici tra loro. Sapete tra persone di un certo lignaggio ci si conosce. Ci si aiuta. Oppure in quel periodo in Procura erano così oberati di lavoro che un’indagine così gli avrebbe impegnati troppo a lungo. Oppure…………

In ogni caso però, se la denuncia rubricata a carico “d’ignoti” (scusate, ah. ah. ah. ah. ah. ah. ah ) si archivia, se si fa finta di niente, se la relazione è come non sia mai esistita tutto diventa più semplice.

Eh, il tempo passa (undici mesi), l’oblìo ci avvolge, l’estate incalza, tutto assume un aspetto diverso. Niente processo, niente sputtanamento, niente vergogna (ammesso e non concesso che se ne provi). Niente di niente di niente di niente di niente …………

“Casualmente” anche “l’intoccabile” BORZONE archiviò in data 14 maggio 2004 la denuncia (incredibile un anno per arrivare all’udienza e solo due giorni per archiviarla. Fantastico. E poi dicono della lentezza della legge Italiana) con la seguente motivazione:

In esito all’udienza in camera di consiglio, sciogliendo la riserva osserva: il denunciante ipotizza la sussistenza del reato di cui all’art 481 c.p. a carico delle firmatarie della relazione sociale richiesta dal giudice del Tribunale Civile che tratta la causa di separazione in corso tra il denunciante stesso, signor ADORNATO Filippo (FILIPPO???? n.d.r) e la sua ex moglie MANGANO Santina, in relazione a quella parte di essa contenente “affermazioni inveritiere fornite alle relatrici dalla ex moglie, dalla ex suocera e dall’assistente sanitaria della scuola materna Villa Sanguineti”. Risulta allora immediatamente evidente come il documento citato non presenti affatto i caratteri del certificato, requisito essenziale per poter ipotizzare una falsità ideologica del documento. Invero, secondo la giurisprudenza assolutamente costante, per aversi certificazione occorre che l’atto attesti fatti dei quali l’atto stesso è destinato a provare la verità. Orbene è chiaro come una relazione sociale sfugga completamente a tali caratteristiche essendo documento dal contenuto prettamente discrezionale ed opinabile, criticabile, discutibile e suscettibile di essere capovolto in corso di causa. II fatto poi che esso contenga affermazioni che ad avviso del denunciante non corrispondono al vero, provenienti da terze persone e trasfuse nella relazione con indicazione della specifica provenienza, è circostanza che potrà essere contestata in giudizio e suscettibile, solo se resa in veste formale di testimone (non di parti) di dar luogo ad eventuali reati di falsa testimonianza. Nessuna falsità è pertanto in oggi prospettabile sulla base della relazione sociale che, tra l’altro, la psicologa condivide (nelle valutazioni) avendola sottoscritta. Il p.m. si spinge oltre nelle sue osservazioni escludendo poi anche i reati di cui agli art. 373 c.p. e 323 c.p.. Anche in questo caso le osservazioni sono assolutamente condivisibili. Quanto al primo reato, ammesso e non concesso che il caso sia ammissibile a quello disciplinato dalla norma, sarebbe necessario provare il dolo dell’affermazione mendace, circostanza tanto più difficile nel caso di specie ove le informazioni che secondo il denunciante non corrispondono al vero provengono da terzi. Del tutto fuori luogo è infine la prospettazione del reato di cui all’art. 323 c.p. ove, a parte le precise connotazioni che deve avere la condotta, occorre il dolo specifico di cui non v’è traccia di sorta.

P.Q.M.

visto l’art. 410 p.p. Dichiara inammissibile l’opposizione. Dispone l’archiviazione del procedimento. Dispone la restituzione degli atti al p.m. Manda alla cancelleria per i necessari adempimenti.

Genova 14/05/04

Il Giudice per le Indagini Preliminari Dr.ssa Maria Franca BORZONE

Le domande che vi ho posto prima sono le stesse che vi pongo adesso. E’ inutile riscriverle. Che schifo. Anche se ho già citato questo proverbio sono costretto a ripetermi:

cane non morde cane.

A differenza del suo collega però “quest’intoccabile” ha ricamato lo sbolognamento della pratica, verso l’archivio buio, polveroso e pieno di ragnatele, con delle finezze linguistiche e giurisprudenziali che ti fanno riconciliare con il mondo esterno, con i tuoi simili, con l’universo intero. Per quanto attiene alle finezze linguistiche sono costretto per brevità di narrazione, a soffermarmi solo sulla parola ORBENE.

Mi ha subito colpito. Molti penseranno che sono impazzito. No tranquilli!

ORBENE già a pronunciarla riempie la bocca. Fa pensare a tempi passati. Anni in cui il valzer viennese imperversava in lungo ed in largo. Anni in cui gli uomini si toglievano il cappello al passaggio di una signora. Anni passati che non torneranno più. Grazie di cuore per avermi fatto provare ciò (sono anche un po’ accaldato a seguito di questo momento molto eccitante che mi ha provocato, non nego, anche un piccolo principio di erezione). Per quanto attiene le altre finezze, mi riferisco a quelle giurisprudenziali, purtroppo mi duole dirvi che ho mentito. Si ho mentito spudoratamente. Non sono affatto delle finezze. Piuttosto sono un insieme di parole che fanno balzare alla mente i film del grande Principe DE CURTIS (TOTO’). Vi ricordate quelli ambientati in Italia in un’epoca in cui l’ignoranza scolastica regnava sovrana? Un’epoca in cui coloro che avevano un’istruzione potevano con ampi giri di parole, scrivendo molto senza dire niente, buttarlo nel …. al malcapitato di turno. Fabrizio, che dei coglioni è il re incontrastato da decenni (ormai non lo fanno neanche più partecipare alle selezioni per manifesta superiorità), ci rimase chiaramente male. Soprattutto perché quando, insieme al suo Avvocato FORLANI, leggendo quanto sopra vide che lui alla frase:

“Del tutto fuori luogo è infine la prospettazione del reato di cui all’art. 323 c.p. ove, a parte le precise connotazioni che deve avere la condotta, occorre il dolo specifico di cui non v’è traccia di sorta” ebbe come un sussulto, quasi un rantolo. Una smorfia si disegnò improvvisa sulla sua bocca. Una lacrima scese sulla sua guancia. Un uomo quasi distrutto. Ma come! Tanti anni passati a studiare per diventare Avvocato. Ore ed ore ad impegnarsi sui libri per finire a presentare una denuncia per un reato di cui non v’è traccia per mancanza del dolo. La sua professionalità andava direttamente nel cesso. Il dolo è il primo rudimento della Giurisprudenza. E’ come se un muratore non sapesse che per fare un impasto serve, oltre al cemento anche la calce. Che colpo! Fabrizio e l’Avvocato erano accomunati dallo sconforto. Avere ragione ed essere trattati come dei …….. . Entrambi nelle fauci dei saccenti. Il sollievo per Fabrizio, a differenza dell’Avvocato FORLANI, giungeva però dalla certezza espressa “dell’intoccabile” BORZONE. Lei non solo condivideva. Lei assolutamente condivideva. Questo fece si che Fabrizio, nella sua piccola mente ignorante, pensasse che tutti i G.I.P. condividessero, in un crescendo di aggettivi e paroloni, tutto quello che i P.M. decidevano. Però che bello. Nonostante tutto, il suo animo gentile ed altruista gioiva a ciò. In un mondo egoista, dove ognuno pensa ai ….. propri, trovare persone che condividono il tuo fardello, che ti appoggiano incondizionatamente nelle tue scelte, che usando la loro “cultura” ti sorreggono nelle tue disavventure lavorative è un po’ come da etero sessuali uscire indenni da un’orgia tra omosessuali. Che bello!

Ricordate anch’essa condivide, anzi lei assolutamente condivide!

Capitolo XIV° – Le telefonate amorose (Il trionfo parziale della Giustizia) –

In data 28/01/2003 Fabrizio sporgeva una denuncia contro Sabrina perché in data 15/12/2002, come peraltro era già successo in numerosissime altre occasioni in cui però Fabrizio aveva lasciato perdere, si era divertita ad insultarlo telefonicamente senza alcuna plausibile motivazione. Per insulti intendo dire non stupido o altre sciocchezze che possono anche scappare nella concitazione di una conversazione fra persone che non vanno d’accordo. No! Gli insulti erano:

“sei un pezzo di merda, mi fai schifo, sei un bastardo, vai a fare in culo”.

Caspiterina! Che simpaticissime espressioni scaturivano dalla bocca di una signora. Possibile che questa donna senza ragione si lasciava andare a siffatto turpiloquio?

Mah, giudicate voi.

La motivazione, ammesso e non concesso che la si possa definire tale, era il fatto che Fabrizio in quel momento a casa dei suoi genitori, colpito da un feroce mal di schiena era impossibilitato a riaccompagnare G……. da lei a casa a Trasta.

Domanda:

•Perché Sabrina non andava lei a riprendere la bambina visto e considerato che oltretutto non svolgendo, a differenza di Fabrizio, nessuna attività lavorativa aveva tanto tempo libero a disposizione?

Perché nella sua mente principesca era Fabrizio che si doveva ogni volta sbattere per andare a prendere e riaccompagnare la loro figlia (Fabrizio questo, nonostante non fosse obbligato da nessuno, lo aveva sempre fatto anche per evitare situazioni come quella sopra descritta). Lei, la principessa sul pisello doveva essere servita e riverita. Guai a non prostrarsi ai suoi piedi.

Anche in questa denuncia Fabrizio allegò come prova la registrazione della telefonata contenente gli insulti. Nelle varie udienze che si tennero davanti al Giudice di pace Dr.ssa TESSITORE (altra persona che fa parte del 50% che meritano di essere chiamati Magistrati), Sabrina coadiuvata dal suo nuovo legale “azzeccagarbugli” ZUFFADA (“l’azzeccagarbugli” COMANDE’ si era nel frattempo defilata. Da voci di corridoio sembra che si fosse rotta i marroni della sua cliente) negò che la voce registrata era la sua. Arrivarono persino a chiedere una perizia fonica, che non venne effettuata solo perché Fabrizio riuscì a convincere il Giudice, che a pagare in anticipo il perito fonico fosse Sabrina (lo aveva già preso nel …. con il Dr. FATO ed un’ulteriore trapanazione dell’ano la riteneva superflua. Vedasi capitolo XV n.d.r.). Di fronte a tale decisione presa dal Magistrato la richiesta venne subito ritirata. La furbetta (disoccupata ma non in cerca di lavoro) voleva far addebitare a Fabrizio (lavoratore con busta paga da cui attingere) anche le spese del perito. Al termine del processo durato circa un’anno e mezzo, Sabrina venne riconosciuta colpevole e condannata al pagamento di un risarcimento danni di euro 500 circa.

A Fabrizio però non interessavano i soldi tanto e vero che non li chiese mai a Sabrina. A lui interessava solo che la donna capisse di dover smettere con suoi atteggiamenti e la condanna forse poteva contribuire a farla ragionare, a far si che comprendesse, che crescesse, che si desse una calmata, che ………

Purtroppo se nasci con una testa o ti sforzi di cambiare oppure niente e nessuno potrà farlo al posto tuo.

Questa denuncia ha comunque un seguito. Già, vogliamo mica far trionfare la Giustizia?

Sabrina nonostante le prove a suo sfavore (la sua voce che insultava Fabrizio) presentò appello (tanto usufruiva del gratuito patrocinio quindi i suoi Avvocati siamo noi contribuenti a pagarli).

Il giorno dell’udienza avvenuta nei primi mesi del 2006 (quasi quattro anni dopo il fatto) l’Avv. DE PASCALIS (ottima professionista ed amica d’infanzia di Fabrizio che l’assistette sin dal principio in questa causa non chiedendogli nessuna parcella) riferì a Fabrizio che “l’intoccabile” MAZZA, designato a giudicare l’appello, era una persona poco propensa ad andare avanti in quel genere di cause.

Come era poco propenso?

Avete capito bene era poco propenso.

Infatti il giorno dell’udienza “l’intoccabile” fece una stupenda filippica – paternale. Arrivarono spettatori non paganti persino dall’India per ascoltarla. Puntando tutto sul fatto che non era il caso che tra moglie e marito si arrivasse a quei punti, auspicò una conclusione che non contemplasse il processo lasciando comunque capire che era orientato ad una archiviazione del procedimento.

Domanda:

•Ma un Giudice, oltretutto con prove inattaccabili, deve giudicare e portare Giustizia o fare il buono con il …. degli altri?

Sembrava una situazione surreale.

Una persona subisce un danno e si ritrova a doversi giustificare del perché l’ha denunciato. Fabrizio, a cui come detto in precedenza, interessava comunque solo che Sabrina la smettesse nei suoi atteggiamenti accettò, dandosi un pugno nello stomaco, di rimettere la querela. Era da parte sua un’ulteriore dimostrazione che lui non voleva la guerra. Nonostante tutto quello che aveva subìto e nonostante fosse sempre convintissimo che Sabrina non avrebbe mai smesso nel suo atteggiamento di sua spontanea volontà si dimostrò ancora una volta una persona desiderosa di un rapporto civile.

“L’intoccabile” fu ben contento della conclusione a lieto fine della vicenda. Alcuni testimoni, la cui identità è coperta dal segreto di Stato, affermarono di averlo sentito ordinare tre tonnellate di fuochi artificiali per festeggiare la bella conclusione della faccenda. Sono solo voci però. Nulla di concreto.

All’esterno dell’aula del Tribunale Fabrizio, in compagnia del suo inseparabile registratore, ribadiva a Sabrina un concetto già espresso in molte altre occasioni:

“Siamo separati ormai da cinque anni smettetela te ed i tuoi famigliari di usare G….. contro di me. Cercati un lavoro. G….. è anche tua figlia cerca di occuparti, anche te, del suo mantenimento e lascia che i tuoi genitori stiano fuori dalla faccenda. Hai ottenuto la casa, non paghi affitto quindi sei anche fortunata. Paga i debiti che fai e smettila di cercarmi sempre soldi.”

Alla conversazione erano presenti anche Angelo (fratello di Sabrina) e il Dr. ROVETA (demandato “dall’azzeccagarbugli” ZUFFADA dopo la prima udienza a seguire in prima persona la causa) che annuiva e cercava di tranquillizzare Fabrizio circa il futuro:

“vedrà che le cose andranno meglio. Non si preoccupi. Il rimettere la querela è stata l’azione più giusta. Questa è la strada”.

Tutto inutile. Parole al vento. Non aveva ancora capito chi era la sua assistita.

Apro due brevi parentesi perché ritengo che sia Angelo che il Dr. ROVETA meritino per motivazioni diverse, un approfondimento.

•Fabrizio conobbe Angelo che era ancora un ragazzino. Aveva 13/14 anni. Per Fabrizio fu come avere un fratello più piccolo. Per Angelo un fratello più grande. Si creò da subito un grande feeling tra i due che durò sino alla separazione con la sorella. A quel punto purtroppo ed inevitabilmente anche le loro strade si divisero. Angelo si è sempre però mantenuto estraneo a tutte le porcate che hanno invece combinato sua sorella ed i suoi genitori. Ancora adesso Fabrizio pensa a lui con lo stesso sentimento che provava quando si frequentavano. Niente di quello che hanno vissuto insieme potrà mai essere cancellato dalla sua mente e dentro di sé spera sempre che un giorno si possa riallacciare quello che è stato interrotto.

•Il Dr. ROVETA sin dalla prima volta ed in ogni altra occasione in cui si incontrarono, cercava di tranquillizzare Fabrizio circa la sua assoluta capacità nel riuscire a mediare la situazione, nel riuscire a far si che i contrasti con la sua cliente venissero meno. Non che Fabrizio mettesse in dubbio le sue capacità diplomatiche però conosceva Sabrina. Il suo essere così convinto nel riuscire, lo spirito buonista che almeno all’apparenza lo animava, faceva sì che il Dr. ROVETA non risultasse “un azzeccagarbugli”. Per lo meno in apparenza il suo prodigarsi non era mirato a creare situazioni di maggiore astio tra le parti. E’ anche vero che con le prove fornite, a supporto delle denunce sporte da Fabrizio, la colpevolezza di Sabrina era evidente. L’atteggiamento del Dr. ROVETA poteva però anche essere una strategia difensiva: “non affrontare il nemico che è più forte. Cerca invece di fartelo amico e mantienilo calmo”. Quali che fossero le sue motivazioni nel dubbio non mi sono sentito né di chiamarlo “azzeccagarbugli” né di elevarlo al rango di Avvocato. Ritengo che Dottore sia più appropriato non fosse altro per la laurea.

Aggiungo, e questa decisione deve poi essere stata presa dalla titolare dello studio “azzeccagarbugli” ZUFFADA, che di li a poco abbandonarono la difesa di Sabrina. Da informazioni fornite a Fabrizio, da attendibile fonte confidenziale, sembrerebbe che il Dr. ROVETA alla fine si sia reso conto che la sua cliente era una persona un pò particolare, il cui unico scopo era solo la guerra ad oltranza. Lui, compresa la situazione aveva ritenuto giusto defilarsi.

Capitolo XV°- Lo psichiatra. Il Dr. FATO –

Prima di abbandonare la scena “l’azzeccagarbugli” COMANDE’, come ogni attrice che si rispetti, decise di far si che tale uscita risultasse fantasmagorica. Non era stato gettato abbastanza letame su Fabrizio. Con la regia di Sabrina richiesero nuovamente “all’intoccabile” DE GREGORIO, in data 8 maggio 2003 quanto segue:

Il signor ADORNATO a tutt’oggi non ha ancora depositato la sua dichiarazione dei redditi. Visto l’atteggiamento del sig. ADORNATO sia nei confronti della moglie (continue denunce penali) e della figlia (decine di telefonate + altro), denunce presentate nei confronti addirittura delle assistenti sociali (vedasi capitolo XI n.d.r.) non appare pienamente consapevole delle sue azioni. Si chiede pertanto che il G.I. (giudice istruttore n.d.r.) voglia nominare CTU volta ad accertare lo stato psicologico dell’ADORNATO allo scopo di non compromettere irreversibilmente l’equilibrio della minore già duramente provato. Si fa inoltre presente, per l’ennesima volta che l’ADORNATO continua, anche in sede di presentazione ex art. 708 a non produrre i suoi redditi e a fronte delle spese sostenute solo un abbonamento ferroviario. Tale condotta processuale è offensiva ed estremamente pericolosa.

A volte ritornano. Come nei film l’assassino torna sempre sul luogo del delitto ( vedasi capitolo IV) Questa volta però nel richiedere una perizia psichiatrica si porta a testimonianza della instabilità mentale di Fabrizio il fatto che abbia anche denunciato la psicologa e l’assistente sociale.

E beh che provona. Nemmeno Perry MASON riuscirebbe a demolirla. Che gran bei sacchi di ….. verrebbe da dire. Ma si dai diciamolo pure “che gran bei sacchi di …..”.

“No caro il mio “azzeccagarbugli” COMANDE’ mi spiace deluderla, ma io sono pienamente consapevole delle mie azioni”, pensò Fabrizio che mosso dall’amore paterno non poteva certo sopportare di vedere sua figlia usata per gli scopi nefandi delle “piccole vedette prussiane” né poteva sopportare i continui soprusi che subiva né tanto meno poteva rimanere indifferente alle bugie che sentiva. Compiva di conseguenza l’unica azione che una persona civile potesse fare:

sporgere denuncia. Rivolgersi all’ordine costituito per ottenere Giustizia.

Non fanno però un po’ pena “l’azzeccagarbugli” e la sua cliente? Vogliono la dichiarazioni dei redditi di Fabrizio, che essendo dipendente più di tanto non poteva certo guadagnare. Addirittura “l’azzeccagarbugli” COMANDE’ definisce la non presentazione dei redditi come una “condotta processuale offensiva ed estremamente pericolosa”.

Giuro, dal profondo del cuore, provo una gran pena per questo “azzeccagarbugli” di infima categoria che in una nazione dove esistono i veri Avvocati sarebbe considerata alla stregua dello spazzolino pulisci ……… della Stazione Centrale. In Italia invece questo”principe del foro” ha persino una rubrica sul quotidiano IL SECOLO XIX di Genova che si intitola “L’AVVOCATO DI FAMIGLIA” dove dispensa perle di saggezza ai lettori. Chissà la sua di dichiarazione dei redditi come sarà strutturata. Sarebbe interessante verificare quanto questo libero professionista dichiara all’anno. Sicuramente da ligio contribuente dichiarerà tutto ciò che guadagna senza omettere nulla.

O no?

Comunque che squallore!

Fabrizio non si oppose assolutamente alla richiesta di perizia psichiatrica. Questa volta, però, chiese con vibrante vigore, che la stessa venisse effettuata su tutte le persone che gravitavano nella vicenda (lui, Sabrina ed i genitori di quest’ultima). “L’intoccabile” DE GREGORIO, colto solo marginalmente dalla stessa luce divina che colpì Jake in chiesa (Blues Brothers), accettò in parte la richiesta di Fabrizio.

Infatti testualmente scrisse:

“Dato atto, dispone l’espletamento di C.T.U. così come richiesto, inteso ad accertare il contesto familiare in cui vive la minore e le dinamiche tra i componenti dell’intero nucleo familiare, quale sia il migliore regime di affido della minore e quale sia il migliore regime di frequentazione tra la stessa ed il genitore non affidatario. Nomino quale C.T.U. il Dott. Maurizio FATO psichiatra, autorizzandolo ad avvalersi di uno psicologo. Fisso per il conferimento del relativo incarico l’udienza del 12 giugno 2003”.

Per nucleo familiare però “l’intoccabile” Dr. DE GREGORIO intese solo Sabrina e Fabrizio, lasciando fuori i nonni materni di G…… ”

“Peccato perché sarebbe stato interessante scoprire che cosa questo moderno Freud riusciva a tirare fuori” pensò Fabrizio.

In data 12 giugno 2003 il Dr. FATO prestava giuramento chiedendo novanta giorni di tempo per depositare la perizia fissando nel contempo la data in cui avrebbe avuto un colloquio con le parti ( 30 giugno 2003 alle ore 13:00 con Fabrizio ed alle ore 13:45 con Sabrina). Per ultimo chiedeva altresì un anticipo di euro 1200,00 per le spese.

“Alla faccia del bicarbonato di soda. Neanche il tempo di guardarsi negli occhi che già batte cassa. Sembra come nei film comici: BUON GIORNO SONO IL DR.FATO 1200,00 EURO PREGO. Che sballo!!!

” pensò Fabrizio.

Chiaramente “l’intoccabile” Dr. DE GREGORIO acconsentì alla richiesta dello strizzacervelli liquidando in 1200,00 euro l’anticipo, ponendolo a carico solidale delle parti (praticamente se uno dei due protagonisti della vicenda non pagava era l’altro che ne rispondeva economicamente). Ricordatevi questo particolare “A CARICO SOLIDALE DELLE PARTI”.

L’udienza aggiornata al 16 ottobre 2003 venne ulteriormente rimandata al 20 novembre 2003 poiché “l’azzeccagarbugli” ZUFFADA sostituto “dell’azzeccagarbugli” COMANDE’ non aveva ancora acquisito il fascicolo di parte ed era quindi impossibilitata a discutere la causa.

Si giungeva quindi al 20 novembre dove il Dr. FATO presentava il conto della sua prestazione professionale. Euro 2.208,00 + I.V.A a cui però doveva essere detratto l’acconto di 1200,00 euro già versato. Anche questa somma era a carico solidale di entrambe le parti con regresso per la metà. E la perizia che cosa diceva? Che cosa aveva scoperto il Dottore? Siete curiosi eh? Va bé giusto perché siete arrivati sino a questo punto ve lo meritate. Come nelle più grandi tele novele eccovi servito un altro colpo di scena:

Fabrizio non era pazzo. Anzi tutt’altro. Infatti il Dr. FATO nella sua conclusione scriveva testualmente:

“Sulla base di quanto esperito, sono in grado di rispondere al quesito postomi. Ritengo che G……. debba essere affidata congiuntamente ai genitori, con collocazione presso la madre. Il padre deve poter prendere G….. almeno un pomeriggio alla settimana, con pernottamento successivo presso di lui. I week-end devono essere alternati (uno a testa), così come le festività (suggerirei a Natale una settimana a testa, ed in estate almeno 15 giorni di ferie con il papà). Si ritiene indispensabile che all’inizio di ogni mese i coniugi stilino il calendario dei giorni di spettanza, tenuto conto che, il sig. ADORNATO afferma di dover sottostare a turni di lavoro variabili. Il calendario mensile va fatto allo scopo di evitare il ripetersi di situazioni che possano portare a nuovi litigi e discussioni”.

Sabrina fu molto incazzata della conclusione a cui era arrivato il Dr. FATO e giusto per iniziare a dimostrare la sua contrarietà, pensò bene di non pagargli la metà della parcella a lei spettante. Il dispetto però non lo fece al Dr. FATO (lei questo lo sapeva benissimo). Infatti lo scopritore dell’altrui personalità forte del fatto che “l’intoccabile” DE GREGORIO aveva stabilito che la somma era a “carico solidale di entrambe le parti con regresso per la metà” presentò, nel marzo del 2005, il conto di Sabrina a Fabrizio che essendo dipendente aveva una busta paga su cui andare a prelevare il dovuto. Successivamente era Fabrizio che avrebbe dovuto rivolgersi ad un legale, versargli un anticipo e sporgere denuncia per rivalersi su Sabrina. Dopo 4/5 anni, forse Sabrina, sarebbe stata condannata a pagare con gli interessi, la somma a Fabrizio. Tutto ciò partendo dal presupposto che nel frattempo la giovane colta dall’altro raggio della luce divina che illuminò Jake in chiesa, fosse andata a lavorare. Fabrizio che non poteva certo attendere, viste le sue magre finanze, tutto quel tempo sperando poi di essere risarcito, decise in perfetta autonomia di decurtare dall’assegno di mantenimento la cifra mensile che gli veniva trattenuta e accreditata al Dr. FATO (il Tribunale Civile di Chieti stabilì che dallo stipendio di Fabrizio potevano essere prelevati solo ottanta euro mensili).

Alla fine della fiera comunque era sempre uno solo che pagava:

LUI (Fabrizio).

Non sbagliamoci! Sabrina in tutto questo di denaro suo, guadagnato lavorando, non ne tirava fuori. Però perlomeno Fabrizio non vedeva scendere di altre ottanta euro circa il suo già misero stipendio.

Sabrina furbescamente fece finire Fabrizio di pagare il suo debito e poi………..(vedasi capitolo XXIX)

Capitolo XVI- Le mamme dei compagni di scuola di G….. –

Fin dal primo anno di asilo Fabrizio si accorse che dopo un primo breve periodo di calma le mamme degli altri bambini, pur contraccambiando il suo saluto, lo guardavano come una persona di cui non si ha assolutamente stima. Per carità nulla di eclatante. Però le vedevi. Il suo arrivo a scuola a prendere G……, quando stava con lui, creava imbarazzo. Quasi fastidio. Non che fossero accaduti fatti specifici però quando si rivolgevano a lui lo facevano con monosillabi, con quell’aria di chi ti parla per non mandarti a fare in culo perché sarebbe da persone ineducate. Non gli ci volle molto per capire che Sabrina, seguendo la sua indole di semina-zizzania e sputtanatrice ingiusta delle altrui persone, avendone le occasioni, stava lavorando le malcapitate genitrici ai fianchi. Mi spiego meglio:

dopo aver stretto conoscenza con tutte le mamme, provvedeva a stringere amicizia con quelle più dinamiche (in ogni classe ci sono i genitori più disponibili per volontà e tempo a seguire le attività didattiche ed a cui quindi si fa riferimento) arrivando ad organizzare serate in cui dette donne si radunavano a turno a casa di una o a casa dell’altra per passare delle ore in allegria e spensieratezza. In queste occasioni vi erano anche i rispettivi bimbi che così potevano ulteriormente e felicemente coltivare la loro amicizia. Che bello verrebbe da dire. Si fraternizza. Ma certo i bimbi giocano e le mamme chiacchierano. Già peccato però che chiacchiera di qua e chiacchiera di là, alla fine veniva sempre fuori che Fabrizio era una merda, che non dava i soldi per far mangiare la propria figlia, che picchiava Sabrina e che etc etc etc.

Le persone, in generale, per indole sono propense a credere ai racconti di un conoscente. Anche perché si pensa che in tasca a raccontare delle bugie non entri niente. Che ci guadagni a raccontare cose non vere sul conto degli altri? Dovresti essere cattiva o malata o malata-cattiva per farlo. Considerando che poi a raccontare i fatti è un tuo simile (donna, quindi per antonomasia, un essere da sempre bistrattato dai maschi prepotenti ed oppressivi) il gioco è fatto. E’ come buttare un sasso giù per una scarpata. Quando arriva in fondo è una frana.

O no?

Sabrina da grande attrice di arte drammatica le sceneggiate le sapeva fare bene. Purtroppo per lei però, quella che la fregò fu la sua vera natura. Natura che per quanto si provi a nascondere prima o poi esplode prepotentemente. Le mamme infatti iniziarono ad avere dei sospetti che nella sua testa qualche cosa non funzionasse per il verso giusto, quando in una delle riunioni serali sabatali Sabrina per scacciare lo spirito di Fabrizio dalla casa (nemmeno fosse morto il “fanciullo”) fece una specie di rito magico andando in giro per l’appartamento con un piattino di acqua ed olio. Tutte rimasero allibite e scioccate. A ciò dovete aggiungere che più il tempo passava e più Fabrizio veniva inquadrato per quello che era:

“possibile che quella persona sempre gentile con tutti, premuroso con i bambini, disponibile ad ogni situazione sia il mostro descritto da Sabrina?” fu la domanda che iniziò a serpeggiare tra i genitori a scuola.

Ci vollero circa 2/3 anni scolastici prima che tutti si rendessero inequivocabilmente conto che Sabrina era una povera pazza mitomane che pretendeva di essere mantenuta facendo la bella vita alle spalle di Fabrizio che senza fare niente, se non comportarsi naturalmente, riuscì a conquistarsi la simpatia della collettività. Arrivò un momento in cui gli chiesero scusa per il loro comportamento. Non solo, ma dalla seconda elementare in poi se qualche d’uno di voi lettori si fosse trovato a passare dalla Scuola Villa Sanguineti sia all’entrata che all’uscita dei bambini avrebbe visto i genitori dei piccini riuniti per classe sostare fuori dall’istituto. Tutti gioiosi, ciarlieri ed affiatati tra loro, tranne che per un unico sparuto capannello costituito da nr° 4 mamme che stavano sempre in disparte. Le disadattate, le estranee. Coloro che come succede nei branchi degli animali vengono allontanati perché per un motivo o per un altro sono considerati indesiderati. Indovinate un po’ chi c’era fra quelle quattro donne? Ma Sabrina! Che discorsi. Eh bricconcelli non l’avevate capito. Dite la verità. Aggiungo che ad ogni compleanno dei compagni di classe, era sempre Fabrizio che accompagnava G….. anche perché altrimenti non ci sarebbe mai potuta andare. Non perché non la invitavano ma perché Sabrina non l’avrebbe mai accompagnata. Troppo imbarazzo. Sarebbe stata considerata solo per educazione, non certo per piacere o interesse anche perché oltretutto, nel frattempo, con alcune mamme era anche riuscita a litigare mentre Fabrizio invece era sempre più ben visto tanto che (eleggendolo il secondo giorno più bello della sua vita, il primo è stato quando era nata G….) un anno gli fecero fare il babbo Natale a scuola. Che sballo tutti quei bimbi festanti che lo circondavano e G…… che diceva ” MA PAPA SEI TE?” Bello! Veramente molto bello! Fabrizio ancora adesso a distanza di anni ricorda il viso di G….. gioiso, contento, felice. Dopo tanti anni bui un momento di assoluta luce. Breve ma intenso.

Oggi 2010 Fabrizio ricorda con molto molto molto affetto tutti i compagni di classe di G….. delle elementari e con stima ed affetto tutti i loro genitori che sono delle brave persone.

Capitolo XVII° – La diminuzione dell’assegno mensile –

In data 06/05/2003 Fabrizio che non riusciva più a fare fronte all’impegno economico impostogli anche perché finalmente era riuscito, per un importo mensile di euro 413 comprensivi di spese di amministrazione, a prendere in affitto un’appartamento dove stare con G…… (precisamente l’appartamento situato nel quartiere della Foce dove abitavano i suoi genitori e lasciato libero dagli stessi poiché trasferitesi in Toscana a seguito della cessazione dell’attività lavorativa di Ernesto) chiedeva “all’intoccabile” DE GREGORIO una riduzione dell’assegno di mantenimento ad euro 175 solo per G….., non ponendo a suo carico nulla per l’ex moglie.

Stranamente in data 25/07/2003 la richiesta veniva accolta riducendo però l’importo dell’assegno da euro 464,81 (900 mila lire) a euro 300, suddivise in euro 250 per G…. ed euro 50 per Sabrina.

Però, “l’intoccabile” ha tolto dal groppone di Fabrizio 160 euro. Manna dal cielo. 250 euro per 22 giorni al mese che G…… stava con la madre, con un grosso sforzo, potevano andare bene. Per la bambina questo ed altro pensò Fabrizio. Gli dispiaceva per i 50 euro dati a Sabrina ma la speranza che potesse usarle in medicine mitigava il dispiacere. Detta diminuzione fu attuata con la seguente motivazione :

“letti gli atti ed a scioglimento della riserva precedentemente assunta, rilevato che la difesa del sig.re ADORNATO ha insistito per una richiesta di riduzione dell’assegno di mantenimento per il figlio minore e per l’eliminazione di ogni contribuzione per la moglie;

considerato che l’istante, ha un reddito mensile che si aggira intorno ai 1300 euro mentre la moglie, almeno in apparenza, non gode di reddito alcuno;

rilevato che la moglie ha comunque un’età nella quale è in grado di procurarsi un lavoro e comunque non potrà contare a lungo sul mantenimento integrale del marito;

osservato che il sig. ADORNATO deve, in effetti, sostenere spese di trasferta per poter frequentare la figlia minore;

ritenuto che si stima equo ridurre l’assegno, ad euro 50 oltre ISTAT per il contributo al mantenimento della sig.ra MANGANO ed euro 250 omnicomprensive delle spese cd straordinarie, oltre ISTAT per la figlia minore (ritenendosi più opportuna, in ragione della conflittualità tra i coniugi, una forfetizzazione delle spese)

P. Q. M.

Riduce l’assegno provvisorio posto a carico del sig.re ADORNATO Fabrizio ad euro 50 per la moglie ed euro 250 per la figlia, omnicomprensive delle spese straordinarie, oltre ISTAT di legge (prima rivalutazione agosto 2004).

Genova 25.7.2003 Il Giudice Istruttore

Leggendola Fabrizio notò come per la prima volta “l’intoccabile”, sembrava fissare finalmente dei paletti al comportamento di Sabrina:

“rilevato che la moglie ha comunque un’età nella quale è in grado di procurarsi un lavoro e comunque non potrà contare a lungo sul mantenimento integrale del marito”.

“Belle parole. Bravo! Bravo! Bravo! Vuoi vedere che la notte sta finendo e dopo due anni il vento sta iniziando a spirare a favore?” Pensava Fabrizio.

(Alla luce delle belle parole e facendomi a mia volta coinvolgere nel plauso generale scatenato da quelle due righe ero tentato a smettere di chiamarlo “intoccabile” ma c’era una vocina che mi diceva “no, non lo fare. Non lo fare. Vedrai che poi ti pentirai”. Allora ho deciso di dare ascolto alla vocina. Più avanti leggerete se la vocina aveva ragione oppure se é meglio che vada dal medico)

Chiaramente Sabrina non stette con le mani in mano. Lei doveva essere assolutamente mantenuta ed a questo doveva provvedere Fabrizio. Un proverbio dice ” LA TERRA E’ BASSA E CHINARSI FA’ FATICA “. Si riferisce chiaramente a chi ha delle difficoltà ad accettare il lavoro come mezzo di sostentamento. Sabrina lo ha fatto suo! Se avesse avuto uno stemma araldico sicuramente ve lo avrebbe riportato sopra come motto della sua casata. In latino chiaramente, per darsi un tono.

In latino non scrisse niente però in italiano in data 13/10/2003 richiedeva la revoca e/o modifica di detto provvedimento asserendo che

“la sua posizione economica era gravemente pregiudizievole sia per la minore sia per lei” e che quindi necessitava di almeno 500 euro mensili più rivalutazione ISTAT.

Notare come sia stata messa prima la bambina e poi lei per cercare di impietosire “l’intoccabile”.

Se ci pensate bene comunque una bambina di anni quattro, quasi cinque, ci vive con 250 euro per ventidue giorni al mese ( gli altri otto giorni stava con Fabrizio). Non fuma, non beve, non va a ballare, non paga affitto, non paga luce gas acqua, non va neanche a scuola perché va all’asilo. Bisogna dargli da mangiare e vestirla.

Giusto?

I vestiti però li comperava anche Fabrizio perché Sabrina si guardava bene (questo fin dall’inizio) dal dare abiti di ricambio per la piccina quando stava nei due giorni settimanali con il padre. Praticamente Fabrizio pagava tutto doppio. Come se avesse due figli.

Capitolo XVIII°- Il fidanzato di Sabrina –

Fabrizio non ricorda precisamente la data in cui conobbe il fidanzato di Sabrina (era comunque il 2003). Stava andando a dare un bacio a G…. a casa dei suoi nonni materni quando transitando a piedi, in P.zza San Lorenzo nei pressi alla Cattedrale, si ritrovò davanti a questi due che si tenevano per mano. Appena Sabrina vide Fabrizio immediatamente mollò la mano dell’uomo, quasi come a nascondere la loro relazione. Sogghignando dentro di se Fabrizio pensò:

“MA PERCHE’ TI NASCONDI. SIAMO SEPARATI E’ GIUSTO CHE PENSI AL TUO FUTURO. SEI GIOVANE DEVI RIFARTI UNA VITA. ANZI SE TI TROVI UN UOMO FORSE LA SMETTI DI ROMPERE I …….. E TI TRANQUILLIZZI UN POCHINO”.

Per togliere entrambi (Sabrina ed il fidanzato) dall’imbarazzo ingiustificato che li attanagliava, decise di presentarsi, salutandoli cordialmente ed allontanandosi immediatamente. Sul momento Fabrizio non fu in grado di decifrare l’uomo però il suo pensiero corse a G….. “Questo è un mondo di merda dove i bambini spesso sono oggetto di attenzioni, da parte degli adulti, che non sono quelle giuste. Se Sabrina ha un fidanzato e questo frequenta l’ex casa coniugale è meglio, visto che ci abita G……, che si verifichi chi è e cosa fa” pensò Fabrizio.

Impiegò poco a scoprire che si trattava di un Agente della Polizia di Stato. “Bè perlomeno non è un delinquente” pensò Fabrizio che si era comunque ripromesso di cercare di avere un colloquio con quell’uomo non appena avesse capito o avuto la certezza che la sua relazione con Sabrina poteva avere un seguito. L’occasione si presentò un giorno all’uscita di una delle prime udienze tenute davanti al Giudice di Pace per la denuncia narrata nel capitolo XIV. In quel frangente Fabrizio, sempre in compagnia del suo fido registratore, trovò l’uomo che in sella alla sua moto stava aspettando Sabrina. Lo avvicinò e dopo averlo salutato cordialmente gli fece presente che avrebbe avuto piacere, se lui era d’accordo, di incontrarlo in un’altra occasione per prendere un caffè ed avere così la possibilità di conoscerlo meglio. Fabrizio spiegava all’uomo, tale Edi, che la sua richiesta nasceva solo ed esclusivamente dal fatto che essendoci una bambina piccola, nella casa da lui frequentata e che non era sua figlia, voleva avere la certezza che fosse una brava persona. Nel dire ciò tranquillizzava ulteriormente Edi, che comunque non proferiva favella quasi come se fosse inebetito, sul fatto che a lui non interessava il rapporto che aveva con Sabrina. Quelli erano solo ed esclusivamente fatti loro. Il rapporto che lui poteva avere con G….. era ciò che lo interessava. Nel salutarlo Fabrizio gli chiedeva con comodo di essere contattato alla sua utenza telefonica cellulare che era uguale a quella di Sabrina cambiando solo l’ultimo numero. Edi ricambiò il saluto non dicendo niente circa la richiesta di Fabrizio, che allontanandosi tra se pensò:

“QUESTO E’ UNO …….! MI SA CHE ANCHE DA LUI AVRO’ SOLO ALTRI PROBLEMI”.

Infatti Edi non chiamò mai Fabrizio per andare a prendersi quel caffè, dimostrando quindi una assoluta insensibilità verso il problema espresso. Oltretutto, non facendo fare assolutamente una bella figura al corpo a cui appartiene (Polizia di Stato), tenne dei comportamenti che mal si conciliavano con la professione da lui svolta. A tal proposito voglio subito sgomberare il campo da eventuali illazioni circa un non amore di Fabrizio nei confronti della Polizia di Stato. La sorella di Fabrizio, Simona, a cui è molto legato non fosse altro per il fatto che è l’unica, e suo marito (Paolo) sono rispettivamente un’Assistente ed un’Ispettore della Polizia di Stato. No no signori il fastidio nei confronti di Edi nasceva e cresceva solo ed esclusivamente dai comportamenti tenuti dal vertebrato, che giusto per presentarsi nel migliori dei modi pensò bene tra l’altro di:

•dormire nello stesso letto con G……;

•portare la bambina in tre occasioni in moto (addirittura in due di queste occasioni senza l’uso del casco);

•intromettersi molto frequentemente nelle discussioni che nascevano tra Fabrizio e Sabrina, riguardanti G……

Per le prime due situazioni Fabrizio senza mezzi termini fece presente a Sabrina che erano comportamenti non consoni e che non andavano assolutamente ripetuti.

Per quanto riguardava l’intromissione da parte di Edi in argomenti non di sua pertinenza, Fabrizio, decise che forse il Questore di Genova avrebbe potuto, richiamare all’ordine il suo sottoposto. L’occasione, Edi, la fornì un giorno in cui accompagnando Sabrina a prendere la bambina a casa di Fabrizio si intromise in una discussione tra gli ex coniugi alzando la voce ed inveendo nei confronti di Fabrizio davanti a G….. che allibita assisteva.

Mi preme, aprendo una breve postilla, rendere edotti voi lettori sulla causa della discussione tra gli ex coniugi. Sabrina come detto in precedenza pretendeva che Fabrizio riaccompagnasse G…… a casa da lei sempre e comunque. Quando ciò non avveniva ed era quindi “costretta” a recarsi a prenderla, arrivava a casa di Fabrizio così fortemente incazzata che non appena vedeva la bambina le afferrava la mano trascinandola come una valigia con le ruote. Questo comportamento che faceva notevolmente uscire di testa Fabrizio dava, in molte occasioni, il là alle litigate. In questo caso come detto in precedenza si intrometteva Edi che invece di gettare acqua sul fuoco si elevava, in maniera errata ed ingiustificata, a paladino della sua bella. Fabrizio chiuse subito la conversazione facendogli presente, con educazione, che quelli non erano fatti suoi e che sarebbe stato preferibile per lui non intromettersi. Per essere sicuro che avesse capito, immediatamente dopo si recò in Questura, dove chiese di essere ricevuto dal Questore. Purtroppo l’alto funzionario era impegnato. Dimostrò però grande attenzione per la problematica. Fece ricevere Fabrizio da un suo collaboratore (un vice questore) che era tra l’altro colui che si occupava delle pratiche disciplinari nei confronti dei Poliziotti manchevoli. L’uomo, un signore distinto, alto, robusto, di grande disponibilità ascoltò il racconto di Fabrizio in silenzio e con grande attenzione, chiedendogli al termine le generalità del Poliziotto. Purtroppo Fabrizio non le conosceva. Diede però al funzionario le indicazioni di cui era in possesso:

nome Edi, descrizione fisica, accento laziale-campano, lupo tatuato sul petto (particolare riferito da G….).

Con grande stupore di Fabrizio il vice Questore, solo con questi pochi elementi, capii subito di chi si trattava. Ingrottando la fronte e scrollando la testa, esclamò:

“HO CAPITO DI CHI SI TRATTA. NO, NON C’E’ BISOGNO CHE MI FACCIA SENTIRE LA REGISTRAZIONE PER DIMOSTRARMI LA VERIDICITA’ DI QUANTO ACCADUTO. PRESENTI UN ESPOSTO CHE CI PENSIAMO NOI.”

Uscendo dall’Ufficio Fabrizio oltre a rallegrarsi per la lieta e rapida conclusione della vicenda non poté fare a meno di porsi un paio di domande:

ma se un così alto ufficiale solo in base ai pochi particolari riferiti ha subito individuato la persona vuol dire che Edi o era un grande Poliziotto conosciuto per i suoi meriti lavorativi oppure era uno che non valeva un beato ….. e conosciuto proprio perché non valeva un beato….. Fabrizio fu orientato più per la seconda ipotesi suffragata poi tempo dopo dalle informazioni che riuscì ad avere su di lui, da Poliziotti che lo conoscevano. Non solo non valeva un beato….. ma dirgli che non valeva un beato ….. era anche fargli un complimento. Riuscì anche a sapere come si chiamava:

tale DE CRECENZO Eduardo (se non fosse perché da cantare non vi è motivo sai come si intonerebbe a squarciagola il ritornello ANCORA ANCORA PERCHE’ DA QUELLA SERA NON HO PIU’ FATTO L’AMORE SENZA TE………..).

La conclusione, almeno temporanea, fu che Edi non guardava neanche più negli occhi Fabrizio evitando qualsiasi contatto e non, almeno in maniera percepibile, importunandosi più di questioni non sue.

Grande Polizia!!!

Se gli “intoccabili” avessero agito con così giusta solerzia nei confronti di Sabrina e cricca forse non saremmo arrivati al tragico epilogo che questa storia, ahimè, riserverà (niente sangue. Tranquilli).

Capitolo XIX°- L’imprenditore in erba (non quella da fumare) –

Fabrizio ha sempre avuto il pallino degli affari. Più che altro ha sempre pensato che se stai con gli occhi aperti e “se non si dorme con la zizza in bocca” come dicono a Napoli le occasioni ti capitano.

“Meglio avere un appartamento di proprietà e pagare un mutuo piuttosto che pagare un affitto e correre il rischio un domani di ritrovarti in mezzo ad una strada”, era il suo pensiero. Visto che tanto l’appartamento di sua proprietà al 50% era come se non ce lo avesse più (ricordate era stato dato in uso a Sabrina “dall’intoccabile” MARTINELLI) decise di guardarsi intorno. Nel Giugno del 2003 capitò un appartamento in vendita che sembrava come piovuto dal cielo (il SIGNORE non abbandona chi crede in lui). 160 metri quadrati, abitabili, luminosi, chiaramente da riordinare, nel centro storico di Genova. Tra frizzi mazzi e lazzi veniva a costare 100 mila euro. Con i prezzi che c’erano in giro quello era veramente un’affare! Il problema era dove trovare i soldi. Come farsi fare credito se non hai niente da offrire. L’appartamento era stato dato dal proprietario, un altro uomo separato, in vendita all’agenzia immobiliare dei F.lli SEGALERBA, Fabrizio e Massimo, due bravi, onesti, laboriosi e professionali ragazzi da anni nel settore immobiliare, che da subito instaurarono un buon rapporto con Fabrizio (miiiiiiiii quanti Fabrizi). Trovare una banca che coprisse per intero le spese sembrava impossibile. Ovunque bussavi erano solo pacche sulle spalle o sorrisi di circostanza. Le risposte erano comunque sempre le stesse:

“Ci dispiace ma il suo reddito è troppo basso e la cifra richiesta è troppo alta. Oltretutto lei paga anche un assegno di mantenimento neanche da poco. Avesse delle garanzie ma così senza niente deve capire…… siamo costernati.”

Fabrizio stava perdendo ogni speranza quando si aprì grazie ai SEGALEREBA brothers un portone. Gli presentarono un altro gran bravo ragazzo, Enrico CARRATINO, che lavorava come consulente finanziario presso la filiale Genovese del Banco di Brescia. Sembrava incredibile ma a loro bastava la busta paga e l’ipoteca sull’appartamento oggetto dell’acquisto. Se non pagavi la rata si prendevano l’appartamento e poi eventualmente se non bastava si rifacevano sullo stipendio. Un discorso giusto e logico che però gli altri istituti di credito non avevano minimamente accettato. Proprio vero che i bresciani hanno una marcia in più. Loro sì sono degli imprenditori che hanno il business nel sangue. Danno fiducia se capiscono che c’è probabilità di riuscita. Sono un po’ gli americani d’Italia. Hai un’idea, un sogno, sottoponiglielo e vedrai che se non è proprio una stronzata irrealizzabile una mano te la danno. Per carità non sono dei buoni samaritani però indiscutibilmente sanno come far girare l’economia.

Nel settembre del 2003 Fabrizio diventava proprietario dell’appartamento con rata variabile di circa 620 euro al mese.

Il problema di dove trovare i soldi per pagare la rata, Fabrizio lo aveva già risolto sempre grazie ai SEGALERBA brothers. Infatti fu loro il suggerimento di affittare agli studenti universitari l’appartamento. Con quello che guadagnava dall’affitto ci pagava il mutuo. Non riusciva a farci uscire le spese di amministrazione però quei soldi in qualche modo li avrebbe trovati. Grande Fabrizio morto di fame ma con due appartamenti di proprietà.

“L’intoccabile” DE GREGORIO aveva diminuito l’assegno di mantenimento. Era anche riuscito ad ottenere un avvicinamento lavorativo (da Milano città in provincia di Pavia). Sembrava quasi che qualche cosa iniziasse a girare per il verso giusto. Si, c’era sempre Sabrina con la cricca che continuavano imperterriti. Però come diceva Brandon LEE nel Corvo “non può sempre piovere”. E’ vero! Può anche nevicare. Infatti…………

Capitolo XX – INDIA. La cucciolona amorosa –

Fabrizio fin da bambino come la stragrande maggioranza dei bambini aveva sempre desiderato un cane. Il suo sogno era un Dobermann. Belli, maestosi, eleganti. Quando nella prima metà degli anni settanta uscirono al cinema i famosissimi film sulle gesta di cinque Dobermann fu come una folgorazione. Un giorno avrebbe avuto anche lui un cane di quella razza.

Era aprile- maggio del 2004 e passando davanti ad un negozio di toilettatura a Porta Soprana, vicino alla casa di COLOMBO, insieme ad Anna colei che riteneva essere la donna giusta della sua vita e con cui aveva appena iniziato un tentativo di convivenza, notò un cartello che diceva “REGALASI DOBERMANN”. Entrò subito. Il tizio della toilettatura diede a Fabrizio tutte le informazioni necessarie. Si trattava di un maschio di circa 7 mesi che i proprietari non potevano più tenere. Più l’uomo parlava più Fabrizio sentiva dentro di se che quello era il suo cane. Non chiedetemi perché, lo sentiva e basta. Il giorno dopo chiamò e si presentò a casa dei proprietari che abitavano lì nel centro storico. Il cane era bello, giocoso ed anche grosso per avere solo 7 mesi. Si trattava pero di una femmina. Fabrizio, ingenuamente, rimase un po’ deluso. Avrebbe preferito un maschio. Dico ingenuamente perché, e poi con il tempo lo capì, le femmine sono meglio dei maschi. Almeno nei cani.

Il suo nome era TOSKA VOM KLINGBACH . Pagata uno sproposito, comperata in Germania con un pedigree lungo un chilometro. I proprietari l’avevano ribattezzata INDIA. Sentendo quel nome, oltretutto molto bello, ebbe la certezza che quel cane, anche se femmina, gli apparteneva. Erano fatti l’uno per l’altro. I proprietari delle brave persone fecero presente a Fabrizio che non volevano nessuna somma di denaro in cambio del cane. Quello che pretendevano era però l’assoluta certezza che INDIA andasse a stare bene. Che fosse trattata con amore altrimenti con un grosso sforzo l’avrebbero tenuta con loro. Per far capire meglio cosa intendessero, raccontarono a Fabrizio che una settimana prima avevano dato il cane ad alcuni ragazzi marocchini che gli sembravano delle brave persone. Dopo alcuni giorni però erano venuti a sapere che in realtà si trattava di merdosi e che forse avrebbero usato il cane per i combattimenti. Immediatamente senza troppi complimenti se lo fecero restituire. Era tardi però perché un danno era già stato fatto. Infatti i merdosi avevano provveduto a segare ad INDIA tutti e quattro i canini. Questo per renderli più affilati e taglienti in maniera che il morso potesse risultasse più devastante. Fabrizio tranquillizzò i proprietari circa la sua assoluta serietà rimanendo d’accordo che avrebbero fatto un periodo di prova per essere sicuri che anche il cane si trovasse bene con lui. Durante l’estate Fabrizio andava un paio di volte alla settimana a casa loro a prendere la cucciolona e la portava fuori in giro, a giocare ed a fare delle passeggiate in modo che si abituasse, risultandole così meno traumatico il distacco da quella che era stata sino a quel momento la sua casa. A settembre Indiuccia bella, così chiamata affettuosamente da Fabrizio, diventava sua. Era un sogno che si realizzava.

Ogni rosa, se vera e non artificiale, però ha le sue spine. Infatti dopo qualche mese una mattina Fabrizio, che ogni giorno la controllava, si occorse che improvvisamente all’altezza del linguine della zampa posteriore destra, INDIA aveva un rigonfiamento grosso come una palla da baseball. La portò immediatamente dal veterinario (vicino casa di Fabrizio vi è un centro veterinario dell’associazione nazionale protezione animali) che inizialmente pensò si trattasse di un’ernia inguinale. Era comunque preferibile operarla. L’operazione venne fatta ma con grande stupore si scoprì che si trattava di una ciste uscita improvvisamente non si sa come e non si sa perché. Tutto però era a posto. Meno male, cucciolona stava bene. Il tempo di riprendersi dell’operazione e Fabrizio si rese conto che dal lato sinistro del torace sembrava che Indiuccia bella perdesse il pelo. La portò nuovamente dal veterinario. Il responso delle analisi del sangue fu terribile:

era la lesmania.

Fabrizio manco sapeva di che cosa si trattava. Che cazzo era la lesmania. Quando glielo spiegarono per lui fu come ricevere una coltellata nella schiena. Non esisteva nessun vaccino contro quella malattia, ed anche le cure oltre che molto costose non davano nessuna sicurezza di riuscita. Anzi tutt’altro. Gli effetti collaterali erano forse peggio. Il veterinario VASSALLO Alessandro (con il tempo con Fabrizio sono diventati amici) gli chiese che cosa volesse fare. Provare a curarla o portarla al canile dove altre persone si sarebbero prese cura di lei?

Fabrizio non ebbe assolutamente bisogno di pensarci. Non avrebbe più avuto il coraggio di guardarsi allo specchio. Portarla al canile sarebbe stato proprio da bastardi. Finché stava bene Indiuccia bella. Non appena sta male te ne liberi. No! Lui non era quel genere di persona. Lui aveva preso il cane ed il cane lui lo avrebbe curato fino alla fine ad ogni costo. Ci furono molte occasioni in cui si ritrovò a dover scegliere, per mancanza di soldi, se mangiare o comperare le medicine. Anche in quei frangenti non ebbe nessuna titubanza. Le medicine di INDIA erano più importanti. In alcune occasioni i giorni senza mangiare furono anche 2-3 consecutivi, ma ciò non contava. Lui aveva un impegno. E poi INDIA era la bambina di G….. Non poteva farla morire. Le difficoltà furono tante non solo in termini economici. Purtroppo, quando dicono che i cani assomigliano ai padroni non dicono una puttanata. Come Fabrizio anche INDIA risultava allergica ai farmaci. La cura per la lesmania doveva essere fatta ogni 4-5 mesi e per evitargli gli shock anafilattici (una mattina trovò la cucciolona nella sua stanza con il collo gonfissimo la bocca spalancata e la zampa anteriore destra ruotata di lato a 45 gradi) Fabrizio imparò a fargli le flebo. Tenerla calma i primi tempi non fu facile. Si parla di un cane di circa 35-40 kg perennemente iperattivo e che in piedi sulle zampe posteriori arriva a circa 180 cm di altezza. Mica un ciuaua o uno york scire.

Inizialmente provò con i contentini (biscotti, carezze, etc etc etc) ma non servirono a niente. INDIA non aveva paura delle flebo semplicemente si rompeva i marroni a stare circa un’ora ferma con un ago piantato nella schiena. Fabrizio dovette imporsi fisicamente. Due manate sul muso le fecero capire che in quei frangenti doveva stare assolutamente ferma. I cani non sono esseri stupidi. Capiscono chi è il più forte e di conseguenza si adeguano. Come nel branco. Il maschio alfa comanda. In quel branco il maschio alfa era Fabrizio. Gli sforzi delle cure comunque davano fortunatamente gli effetti desiderati. La lesmania rimaneva su valori accettabili. Fabrizio per far si che Indiuccia bella potesse sopportare le cure nel migliore modo possibile faceva si che fisicamente fosse perfetta. E lo era. Avete presente le scalinate denominate le “Tre Caravelle”. Quelle vicino alla Questura in P.zza della Vittoria a Genova. Bene. Fabrizio facendo un ragionamento alla Roky Balboa (quando si allenava e correva su per le scale urlando Adriana) si piazzava in cima alle scalinate e lanciava una pallina od una palla di cuoio giù. INDIA andava a riprenderla. In venti minuti massimo mezz’ora faceva quaranta rampe a scendere e quaranta a salire. Una belva. Molte persone si fermavano increduli ad ammirarla. Per strada le persone lo fermavano, complimentandosi per la bellezza del cane. Tantissimi gli proponevano, avendo un cane maschio della stessa razza, di farla accoppiare. Nessuno a priori sospettava minimamente che potesse avere la lesmania. Tutti, rimanevano stupiti nel venirne a conoscenza. INDIA poi da gran ruffiana riusciva subito, nonostante le grandi stronzate che buona parte della massa si beve sulla cattiveria o presunta aggressività di quella razza, a diventare simpatica a chiunque. Nel quartiere tutti la conoscevano. Era sempre un turbinio di coccole fatte e ricevute con chiunque, estranei e non. Tutti tranne con gli zingari, i gatti, i pastori maremmani ed i male intenzionati che avessero provato a toccare G…… o Fabrizio. Non le era stato insegnato niente di ciò. Assolutamente. Gli nasceva proprio dal cuore. Fabrizio con il tempo riuscì a farle perdere il lato selvaggio nei confronti degli zingari, dei gatti e dei pastori maremmani, anche se quando li incrocia, ancora adesso, la vedi che è pervasa da una voglia di sangue. Da un fremito di violenza. Fabrizio però è il maschio alfa e come tale INDIA lo rispetta. Ciò che lui dice INDIA fa. Sembra un soldato. Tale è la sicurezza che la porta in giro senza guinzaglio e senza museruola. La museruola non l’ha mai neanche comperata. Per principio! Ritiene che sia una crudeltà. I cani respirano e sudano attraverso la bocca. Non esiste tappargliela. Il guinzaglio invece c’e l’ha, anche se, in una delle poche volte che glielo aveva messo una grandissima cessa (non perché fosse brutta, ma solo perché una così bisognerebbe prenderla a colpi di letame) al volante di una FIAT PANDA sulle strisce pedonali (erano le 19:30 di novembre i negozi chiudevano. C’era pieno di gente per strada e sulle strisce vi erano anche altre persone che stavano attraversando) vicino casa sua non trovò di meglio che girarsi a vedere chi le stava suonando. Peccato che lo fece con la macchina in movimento. Fabrizio vedendola arrivare e non fermarsi riuscì solo per miracolo a saltare indietro ed evitare così di essere investito.

INDIA no!

Fu trascinata per circa venti metri. L’ultima cosa che Fabrizio, inebetito e con il guinzaglio spezzato in mano, vide di INDIA fu il suo muso illuminato dai fari della macchina che la portava via. I suoi guaiti ed i suoi latrati gli rimasero nel cervello per molti mesi. Tutte le persone che si trovavano in strada iniziarono ad urlare per cercare di fermare l’auto. L’autista non si era neppure reso conto di quello che stava accadendo. Solo perché si trattava di una persona anziana e donna, Fabrizio ebbe rispetto e si trattenne. Aveva il sangue al cervello. INDIA schizzò fuori da sotto le ruote solo quando l’auto si fermò. Saltava e guaiva. Era un salto strano. Come se avesse la schiena rotta. A Fabrizio guardandola gli venne in mente una scena a cui aveva assistito anni prima fuori dalle mura a Lucca. Era tarda mattinata, una giornata di sole e stava camminando a piedi per una strada laterale poco frequentata quando vide davanti a se a circa trenta metri un gatto che stava attraversando. Giunse da dietro un furgone che deviando appositamente la propria corsa investì in pieno il povero innocente animale che iniziò a saltare. Era un salto strano. Capivi subito che era dolore e che la morte lo stava prendendo. Infatti dopo circa cinque minuti di agonia il gatto morì. INDIA saltava come il gatto. Ci vollero circa venti minuti prima che Fabrizio riuscisse ad avvicinarsi ed a toccare la cucciolona. Era scioccatissima. Tremava, non stava ferma, aveva lo sguardo pieno di paura. Perdeva sangue dalla testa e dalle zampe. Camminava storta. Non si sedeva. Arrivò la Croce Rossa per gli animali e la portarono dal veterinario dove fortunatamente le lastre esclusero lesioni interne. Riportò un taglio sulla testa, delle profonde lacerazioni sulle zampe anteriori e contusioni su tutto il corpo. Niente però che il tempo non potesse guarire. Solo la sua grande robustezza fisica la salvò. IMMORTALE!

GRANDE INDIA !!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!

Certo che se c’era un bambino sarebbe stato sicuramente falciato di netto ed ucciso.

E la signora investitrice cosa faceva? Era piangente e disperata per quanto accaduto? Era costernata? Come partecipava al dramma adesso che l’avevano informata, che ne aveva avuto contezza?

Dispiacietissima!!!

A livello di karakiri. Era però una persona riservata che celava questo suo stato d’animo molto bene. Una vera signora non può lasciarsi andare a scenate, non è previsto. Celava così bene questo suo stato d’animo che per trarre ulteriormente tutti in inganno fece finta di spazientirsi per il tardare dell’arrivo dell’ambulanza e dei Vigili Urbani. Non solo ma per fugare ogni eventuale dubbio sulla sua grande qualità di occultatrice di sentimenti chiese se era possibile sbrigarsi. Lei aveva un appuntamento per andare a teatro e non poteva tardare oltre. Anche i Vigili Urbani furono molto colpiti dalle stronzate che diceva. L’etilometro risultò negativo. Era proprio fuori di suo. Dopo una certa età (direi i settanta anni) la patente devi essere proprio bravo e sveglio per averla. Deve essere un premio, non un diritto.

I guai fisici per INDIA purtroppo però non sono finiti. Nel dicembre del 2009 Fabrizio, si accorse che la cucciolona aveva un minuscolo brufolo sulla natica sinistra. Non era un brufolo. Era un sarcoma maligno grosso come una pallina da ping-pong. Lo asportarono chirurgicamente con la speranza che non si espandesse. Speranza vana. Ad aprile del 2010 lo stesso maledetto sarcoma si ripresentò sulla natica destra. Anche in quella occasione, grosso come una pallina da ping-pong, venne asportato chirurgicamente. A dicembre Fabrizio usò la sua tredicesima. Ad aprile pagò l’operazione in due trance. Oggi Luglio 2010 il sarcoma sembrerebbe stia ritornando sulla natica sinistra. Fabrizio, però, non ha più i soldi per farla operare e la chemio sarebbe anche più costosa. Come non ha i soldi? Fabrizio non lavora? Si che lavora e riuscirebbe anche a farla operare se i soldi che guadagna………..

Negli ultimi capitoli capirete.

Capitolo XXI° – L’amministrazione condominiale. L’inadempiente –

Per Sabrina ogni occasione era il là per poter far scrivere dai suoi legali qualche mischiata (tanto i soldi con cui li pagava, ammesso e non concesso che non usufruisse del gratuito patrocinio non svolgendo nessuna attività lavorativa, erano sempre quelli di Fabrizio). Infatti in data 9 gennaio 2004 “l’azzeccagarbugli” ZUFFADA faceva recapitare una missiva in cui rispondendo a delle lamentele esposte da Fabrizio, circa il mancato pagamento da parte della sua cliente delle spese di amministrazione del loro appartamento, dichiarava quanto segue:

“Per espresso incarico della sig.ra MANGANO, contesto in toto il contenuto della sua missiva. Infatti le spese di amministrazione richieste si riferiscono agli anni 2000 – 2001 – 2002, periodo durante il quale il sig. ADORNATO abitava ancora nella casa coniugale ed era pertanto tenuto al pagamento del 50% delle dette spese. Avendo già onorato la quota di propria competenza è chiaro che a nessun titolo la sig.ra MANGANO dovrà essere tenuta a versare la quota parte del marito”.

Povera “azzeccagarbugli” ZUFFADA. Per carità la sua cliente avrebbe potuto anche raccontargli che un’asino volando le aveva scaricato addosso una chinata di merda procurandogli un trauma contusivo. Ognuno è libero di dire, fortunatamente, ciò che vuole. Però, tu che sei intellettualmente e culturalmente superiore ma sopratutto sei una seria professionista, qualche domanda te la devi porre prima di mettere nero su bianco delle stronzate. Eh si perché Fabrizio e Sabrina si sono separati, come spero ricorderete, nel giugno del 2001. Lei (“l’azzeccagarbugli”) la sua legale, non poteva non saperlo. Come si può affermare che Fabrizio nel 2001, ma sopratutto nel 2002 abitava ancora nell’ex casa coniugale. Che pressappochismo, che superficialità, che assoluta mancanza di professionalità lascia trasparire questo “azzeccagarbugli”. Oltretutto poi Fabrizio, come confermato dall’amministratore del caseggiato, aveva già provveduto a saldare la quota a lui spettante, che precisamente era il 50% dell’anno 2000 ed il 50% dei primi sei mesi del 2001. Fabrizio leggendo la lettera si fece comunque una risata. Era un’ulteriore dimostrazione che nella vita non sempre si va avanti o si occupano posti importanti per merito e bravura e che una laurea come una la rondine non fa primavera. Proprio vero, anche in questo caso, Dio li fa e poi li accoppia.

Capitolo XXII° – La fantascienza –

In data 02/02/2004 sempre tramite “l’azzeccagarbugli” ZUFFADA, Sabrina presentava una richiesta in cui chiedeva nuovamente di riportare l’importo dell’assegno mensile ad euro 500. Di nuovo? E l’istanza precedente presentata nell’ottobre 2003 che fine aveva fatto. Dovete sapere che nel frattempo “l’intoccabile” DE GREGORIO che si era già preso numerose pause “scomparve” improvvisamente (sempre le voci di corridoio spaziavano dai problemi personali di natura fisica, alla lontana dal luogo di residenza a fantomatiche indagini che lo avrebbero coinvolto. Mistero!).

Faccio un passo indietro. Le pause che “l’intoccabile” DE GREGORIO si era preso, fecero si che il brodo si allungasse notevolmente, creando nel complesso più problemi a Fabrizio che a Sabrina. Si perché Fabrizio, nonostante tutto, confidava che “l’intoccabile” Giudice potesse in qualche modo far smettere Sabrina & C dall’usare G…… per i loro nefasti scopi.

Invece…….. quando il gatto non c’è i topi ballano.

Tutto quanto il fascicolo venne quindi consegnato al nuovo “intoccabile” MAZZA GALANTI.

Uomo dal fisico minuto, dai modi gentili con una voce pacata tendente all’ecclesiastico che almeno all’inizio aveva fatto una buona impressione a Fabrizio tanto da non conquistarsi da subito l’appellativo di “intoccabile”. La prima volta che si conobbero, nel suo Ufficio in Procura, Fabrizio lo trovò dietro la scrivania un po’ occultato dalle pratiche. Il fatto che ne avesse così tante poteva significare tutto e niente. Sia nel bene che nel male. Per essere chiari poteva averne tante perché era un fannullone. Poteva averne tante perché era così bravo e buono d’animo che le rifilavano tutte a lui. Comunque si era ritrovato a gestire anche le pratiche del suo collega (“intoccabile” DE GREGORIO). Un viso non da persona malvagia contribuiva a rasserenare l’animo di chi entrava nel suo ufficio (la butto li. Sembrava di entrare in sacrestia. Come fai ad arrabbiarti ed a litigare nella casa di DIO. Non puoi).

Purtroppo, però, “l’intoccabile” MAZZA GALANTI aldilà della presenza scenica commise degli errori, da solo ed in concorso con altri “intoccabili” (notate come per immedesimare il lettore nell’ambiente clericale non uso, per descrivere detti errori come peraltro prescriverebbe tassativamente il galateo, turpiloqui o frasi sconvenienti o che possano creare disturbo), così grossolani da far dubitare anche il più sano di mente della veridicità di quello che stava accadendo.

La fantascienza approdava in Tribunale! Ed in pompa magna per giunta.

Infatti in data 3 aprile 2004 sciogliendo la riserva, tra i tanti bla bla bla e bla delle quattro pagine e mezza, quasi cinque, vi sono delle chicche che meritano di essere riportate ed analizzate:

“Ritenuto che, innanzi tutto, deve essere respinta l’eccezione di inammissibilità (presentata dal legale di Fabrizio n.d.r.) del ricorso proposto in quanto le ordinanze del Giudice istruttore (così come quelle presidenziali), come sostenuto dalla migliore dottrina e dalla prevalente giurisprudenza, possono essere modificate in corso di causa anche in assenza di mutamenti delle circostanze, atteso che tale presupposto non è richiamato dall’art.4 comma 8° della legge nr°898/1970 applicabile ai procedimenti di separazione per effetto del richiamo contenuto nell’art. 23 della legge nr°74/1987………”

praticamente in qualsiasi momento si possono presentare istanze per cambiare le disposizioni degli “intoccabili”. Anche se non vi sono motivi. Scusatemi lo dice una legge del 1970.

1970! La seconda Guerra mondiale era finita da solo venticinque anni. Quell’anno ci fu l’alluvione a Genova. L’Italia disputò in Messico la famosa partita con la Germania. Nel Brasile giocava PELE’. Le trasmissioni della RAI, l’unica emittente che trasmetteva immagini, erano rigorosamente in bianco e nero. I BEATLES dovevano ancora sciogliersi. Jim MORRISON era ancora vivo e vegeto. Il divorzio era un’eresia. Chi si masturbava diventava cieco. Però anche se la legge è del 1970 la sua “bontà” arriva dalla migliore dottrina e dalla prevalente giurisprudenza confermata dalla legge del 1987. Meno male che grosso sollievo! Per un momento stavo per rivolgermi ad uno psicologo per un attacco di panico. Denaro risparmiato. Grazie. Grazie. Grazie. Grazie.

“Per completezza va, tuttavia, osservato che, come dimostrato dai C.U.D. prodotti in atto dalla sig.ra MANGANO, essa, all’epoca del menzionato provvedimento del precedente Istruttore (provvedimento “dell’intoccabile” DE GREGORIO che diminuiva l’importo dell’assegno di mantenimento n.d.r.) prestava attività lavorativa con la conseguenza che la contraria affermazione del giudicante sul punto va considerata frutto di una involontaria svista”.

“L’intoccabile” DE GREGORIO aveva diminuito l’assegno non ricordandosi che Sabrina lavorava (lavorava che parolona. 5 ore alla settimana sono quelle che ti permettono di passare un pomeriggio diverso dal solito tran tran quotidiano).

Domanda:

•Se “l’intoccabile” non fosse inciampato in una involontaria svista l’importo dell’assegno di mantenimento a carico di Fabrizio poteva essere ancora più basso?(vedete che la vocina non sbagliava)

Però va bè fa lo stesso. Come dice il suo collega “intoccabile” MAZZA GALANTI si tratta di una involontaria svista. Ad una persona che guadagna come stipendio certe ridicole cifre può anche capitare di avere una INVOLONTARIA SVISTA. Siamo magnanimi.

O no?

“Ritenuto, in altre parole, che anche attualmente la signora MANGANO deve essere considerata capace di svolgere un’attività lavorativa che le consenta di percepire a fine mese una somma non lontana da quella guadagnata fino al mese di febbraio (250 euro mensili n.d.r.), e tuttavia ciò non significa ancora che la richiesta in esame sia infondata. Ritenuto, infatti, che per la giurisprudenza pacifica la sussistenza di una sproporzione tra i redditi propri di ciascun coniuge è sufficiente fondamento per l’attribuzione di un assegno al coniuge dotato di minori introiti (così ad es. si v. Trib. Genova in sede di reclamo, ord 3 febbraio 2004, est MARTINELLI)”.

Per stemperare un po’ il clima teso che si creererà a venire pongo una domanda battuta volgare:

cazzo significa giurisprudenza pacifica? E’ forse l’opposto della giurisprudenza guerrafondaia?

Tornando seri è giusto che se una persona lavora, ma lavora seriamente, e guadagna poco, chi guadagna di più deve contribuire al suo sostentamento. Lo dice anche nostro SIGNORE. Aiuta chi ha bisogno. Dai al povero. Liberati dei tuoi averi. Giusto! Giusto! Giusto! Però Sabrina un nuovo lavoro se lo cercava o aspettava la caduta della manna dal cielo? Avrà presentato “all’intoccabile”, come prova della sua spasmodica ricerca di una nuova attività lavorativa, la sua iscrizione nelle liste di collocamento o presso le agenzie di lavoro temporaneo? In ogni caso, secondo gli “intoccabili”, Fabrizio avrebbe dovuto pagare. Lui era già un po’ che lavorava. A scuola uno straccio di diploma lo aveva conquistato. In ogni caso avrebbe guadagnato di più di Sabrina, che oltre a non saper fare niente, aveva solo la terza media. Queste però sono solo chiacchere perché come stabilito “dall’intoccabile” illuminato MARTINELLI nella sua famosissima sentenza, paragonabile per importanza solo agli editti papali e citata “dall’intoccabile” MAZZA GALANTI “la sussistenza di una sproporzione tra i redditi propri di ciascun coniuge è sufficiente fondamento per l’attribuzione di un assegno al coniuge dotato di minori introiti”.

Il rovescio della medaglia, scusandomi se ritorno sopra l’argomento, però si chiama “assistenzialismo” ad oltranza.

Infatti, ci sono persone che approfittando di questa espressa e condividibilissima bontà d’animo, campano alle spalle degli altri. Basterebbe verificare la loro piena volontà e disponibilità al lavoro per fugare ogni dubbio. E qua casca l’asino. Mica possiamo andare a verificare tutto così approfonditamente. Dai non scherziamo. Oltretutto carnevale è passato da un po’ di mesi.

Comunque per concludere anche se esisteva “una sproporzione tra i redditi propri di ciascun coniuge” Sabrina tra il denaro che aveva indebitamente prelevato in banca, quello ricevuto da Fabrizio sino a quel momento e quello che aveva guadagnato con il lavoretto part- part – part time male male male non doveva passarsela.

O no?

“Ritenuto in altre parole, che la sig.ra MANGANO vive al di sotto della soglia considerata di povertà, e non v’è dubbio che se essa in questi anni ha potuto sopravvivere, ciò è dipeso dall’aiuto che terze persone (familiari e/o amici) le hanno fornito”.

Nel leggere quella frase Fabrizio accasciandosi sul letto pensò:

“Ma che ….. di amici e parenti. I soldi sono io che li dò”.

Stette un tempo indefinito a fissare il soffitto. La frustrazione lo stava avvinghiando. Una certezza però maturava nella sua testa. Era roba da fantascienza. Gli alieni stavano prendendo possesso dei posti di comando per ridurci in uno stato di schiavitù mentale. Tutti dei debosciati. Oppure no? Peggio! Se vedi sempre film di fantascienza alla fine rincoglionisci. Non distingui più la realtà dalla finzione. Vivi su di un’altro pianeta, in un’altra realtà. Solo dopo anni di dura e quotidiana visione di Kirk e compagni puoi raggiungere un livello così alto di pensiero da non impedirti, tramite un semplicissimo calcolo matematico, di scrivere una grandissima puttanata (scusatemi avevo detto che non avrei usato turpiloqui, ma il galateo in questo caso me lo imponeva. Non potevo proprio farne a meno. Mi sento affranto. La colpa però non è mia è la società che mi ha costretto. Sono una vittima anche io come tutti i delinquenti, i ladri e gli assassini.).

Fabrizio pensava a tante cose così velocemente che iniziò ad avere delle visioni senza bisogno di usare L.S.D. Quella che aveva letto, ripeto scritto “dall’intoccabile” Dr. MAZZA GALANTI, non era la realtà. Non poteva essere la realtà. La realtà erano le visioni che stava avendo. Belle, con le lucine. Donne nude che ballavano e cantavano. Cibo a volontà. Nessun “intoccabile”. I Rolling Stones che suonavano. Il CARAVAGGIO che dipingeva insieme a DALI’. Gente che beveva e fumava.

Una festa! Si Fabrizio una grande festa! La tua festa…….

Il cetriolo, con movimento rotatorio di trecento sessanta gradi e senza vaselina, stava lentamente ma inesorabilmente approcciandosi al suo sfintere. Lento ma inesorabile. Una delizia da leccarsi i baffi.

“Ritenuto, d’altra parte, che tutti gli elementi che precedono (ad eccezione delle spese di locazione che il sig. ADORNATO solo in epoca più recente ha iniziato a sostenere) sono certamente stati tenuti da conto nel provvedimento presidenziale che, come si è sopra ricordato, aveva stabilito che dal giugno 2003 venissero corrisposti alla odierna ricorrente (Sabrina n.d.r.) l’equivalente di 900.000 vecchie lire, oltre al 50% delle spese straordinarie, evidentemente riguardanti sia il contributo al mantenimento della figlia, sia quello a favore della moglie”.

Asserire che “l’intoccabile” presidente MARTINELLI avesse tenuto conto delle spese che Fabrizio doveva sostenere, vedendo la legnata a livello economico che gli diede nel 2001 sembra un po’ strano, azzardato quasi incomprensibile. Un po’ da spara cazzate. Diventa però tutto più chiaro, più comprensibile, se si accetta il fatto che questi esseri viventi (gli intoccabili) frutto di milioni di anni di evoluzione, agglomerato di carbonio ossigeno ed idrogeno vivono in un’altra dimensione, in un’altra realtà, fatta di stipendi maestosi, di lusso, di spensieratezza, di opulenza.

“Ritenuto che, ad avviso di questo Giudice, tale decisione complessivamente equilibrata (decisione “dell’intoccabile” MARTINELLI sulla questione economica n.d.r.) può nella sostanza essere confermata con qualche limatura che tiene conto della difficile situazione economica che entrambe le parti si trovano a fronteggiare, e del fatto che comunque, lo stipendio del sig. ADORNATO, in oggi non dovrebbe superare di molto i 1300,00 euro mensili (situazione purtroppo aggravata da una conflittualità che a quanto è dato comprendere, non riesce ad attenuarsi, con inevitabili pesanti ricadute sulla situazione psicologica della figlia minore)”.

Divaricamento delle natiche con appoggio del cetriolo. La festa sta per entrare nel vivo. Finalmente!!!

Prima però voglio affrontare con serietà le righe in cui “l’intoccabile” parla degli eventuali pesanti problemi psicologici che la conflittualità tra i coniugi poteva portare a G…… Lei è un Magistrato, lei rappresenta la legge, l’ordine la giustizia. La collettività l’ha investita di un compito. Lei deve porre fine alla conflittualità. La parola inevitabile non deve essere, nel suo vocabolario, assolutamente contemplata. Si guardi allo specchio e pensi se sia il caso di sputarsi addosso. Di inevitabile caro “intoccabile” si ricordi che c’è solo la morte.

“Ritenuto, in definitiva, che, al fine di evitare ulteriori discussioni tra i coniugi legate alla divisione delle spese straordinarie della minore, appare opportuno stabilire un assegno omnicomprensivo a titolo del mantenimento della figlia in euro 260,00 e di contributo al mantenimento dell’ex moglie che può essere provvisoriamente determinato in euro 140,00 mensili ponendo a carico quindi del sig. ADORNATO un assegno mensile omnicomprensivo di euro 400,00 da corrispondere alla sig.ra MANGANO Silvana (??????????? n.d.r.)”.

Genova 3 aprile 2004 Il Giudice Istruttore

Dr. F Mazza Galanti

Introduzione del cetriolo su per il condotto anale. Deflorazione completa e fine della festa. Inizio del dolore.

Dei 1300,00 euro circa che Fabrizio guadagnava mensilmente doveva toglierne subito 813,00 tra affitto e assegno di mantenimento. Con i rimanenti 487,00 euro doveva provvedere al mantenimento di G…. nei 8 giorni che stavano insieme, pagare luce gas ed acqua, comperarsi da mangiare, vestirsi, mettere la benzina nella macchina per andare a lavorare nella nuova sede di lavoro in Provincia di Pavia e pagare l’autostrada.

Capitolo XXIII – Il calcolo matematico –

Il calcolo matematico di cui parlavo prima e riferito alla grandissima ………che recitava:

“Ritenuto in altre parole, che la sig.ra MANGANO vive al di sotto della soglia considerata di povertà, e non v’è dubbio che se essa in questi anni ha potuto sopravvivere, ciò è dipeso dall’aiuto che terze persone (familiari e/o amici) le hanno fornito” rinvangata solo perché è così grossa che non può e non deve passare in secondo piano, non necessita assolutamente ne di una laurea in matematica ne dell’uso di calcolatrici.

Fabrizio aveva consegnato a Sabrina sino a quel momento:

lire 1.100.000 (euro 568,1) per 12 mesi (2001- 2002) per un totale di lire 13.200.000 (euro 6817.2);

lire 1.000.000 (euro 516,45) per 12 mesi (2002-2003) per un totale di lire 12.000.000 (euro 6193,2)

lire 900 mila (euro 464,81) sino al 25/07/2003 e successivamente euro 300 (2003-2004) per un totale di euro 3929,62

Nel complesso nei tre anni presi in considerazione, colei che ha vissuto grazie agli amici e parenti, da Fabrizio ha ricevuto euro 16940,02 = lire 32 milioni 649 mila 517.

Praticamente la media annua risulta essere euro 5646,67 = lire 10 milioni 883 mila 166.

Mensilmente sono euro 470,55 = lire 906 mila 930. A questa cifra si dovevano aggiungere i 250 euro mensili che Sabrina aveva guadagnato dal 2002 al febbraio 2004.

Tutto quello consegnato da Fabrizio, che è stato ricevuto da Sabrina senza muovere un dito, é al netto (ricordate che lei non aveva l’assillo del dover pagare l’affitto dell’appartamento dove viveva. Ci aveva pensato “l’intoccabile” MARTINELLI a sistemarla al caldo nell’ex casa coniugale).

Domanda:

•Quanto era la pensione sociale in quegli anni?

Risposta:

Circa 900 mila lire.

Praticamente Con i soldi, ripeto netti, che Sabrina riceveva mensilmente da Fabrizio vi erano nuclei familiari, anche più numerosi e con problemi fisici, che ci dovevano vivere. Pagandoci l’affitto oltretutto. Lei invece oltretutto viveva da sola. Dico sola perché una bambina piccola come G…. che a mezzogiorno mangiava all’asilo dove vi trascorreva buona parte della giornata, non poteva certo influire pesantemente sul bilancio mensile.

Signori e signore rendiamoci conto che per “l’intoccabile” MAZZA GALANTI la cifra sopra riportata non avrebbe permesso a Sabrina di vivere autonomamente. No! Non lo permetteva. Infatti ha dovuto ricorrere ad amici e parenti.

Non voglio essere pedante però cari marito e moglie pensionati, con un’unica pensione sociale con cui vivere, a cui magari dovete toglierne la metà per pagarci l’affitto, perché non scrivete “all’intoccabile” MAZZA GALANTI per spiegargli chi sono veramente le persone che devono, umiliandosi, ricorrere all’aiuto di amici, parenti o strozzini (che molte volte sono gli stessi amici o parenti) per sopravvivere.

Certo per una persona (“l’intoccabile”) che guadagna delle cifre considerevoli, solo per tenere il …. al caldo, le somme sopra riportate sono spiccioli, cuisquiglie, briciole, bazzecole.

Domande:

•Se Sabrina non riusciva a vivere autonomamente, anche Fabrizio avendo in tasca la stessa somma mensile non poteva vivere autonomamente?

•Se è vero che anche Fabrizio non poteva vivere autonomamente perché “l’intoccabile” invece di limitarsi a declamare l’editto “dell’intoccabile” MARTINELLI (la sussistenza di una sproporzione tra i redditi propri di ciascun coniuge è sufficiente fondamento per l’attribuzione di un assegno al coniuge dotato di minori introiti) non intimava a Sabrina di andare a lavorare per alleviare quella situazione economicamente precaria, visto che ne era in grado?

•Perché doveva essere solo Fabrizio a provvedere al mantenimento di G……?

•Il codice non prevede che entrambi i genitori devono provvedere al sostentamento dei figli?

•Fabrizio e Sabrina non hanno nei confronti di G….. gli stessi diritti e gli stessi doveri?

•Ma Sabrina un lavoro se lo cercava oppure ci marciava sopra la situazione?

•Ma “l’intoccabile” quando ha scritto tutto quello di cui sopra a chi o a che cosa stava pensando?

Capitolo XXIV – Il matrimonio e la comunione (le giornate di spensieratezza e di vacanza) –

Nel Giugno del 2005 Fabrizio e G…. furono invitati ad un matrimonio e a una comunione. Entrambe le funzioni si sarebbero svolte a Napoli. Addirittura G…. avrebbe dovuto portare le fedi all’altare come damigella della sposa. Fabrizio sapeva benissimo che Sabrina avrebbe cercato di impedirlo con tutte le sue forze. Sempre per il solito motivo: nessun valido motivo, né giuridico né morale. Solo la sua testa malata. Il fatto che, come in precedenza detto, le due funzioni si sarebbero svolte a Napoli rendeva tutto molto complicato. Con i due giorni settimanali che poteva passare con la piccina non sarebbe mai riuscito ad andare e tornare senza massacrarsi. Le funzioni oltretutto sarebbero state officiate in giorni vicini ma diversi. Come fare. Idea! Fabrizio comunicò a Sabrina che avrebbe passato con G…… le giornate di Sabato 18 e domenica 19 giugno per quanto riguardava la settimana compresa dal 13 al 19 giugno e che per quanto riguardava la settimana dal 20 al 26 giugno sarebbero stati insieme nella giornata di lunedì 20 e di martedì 21 giugno. Questo faceva si che i giorni diventassero quattro consecutivi in due settimane distinte.

Sabrina quando lo apprese fece il diavolo a quattro, otto, sedici e pure trentadue. Fabrizio cercò di spiegarle che erano stati invitati ad una comunione ed a un matrimonio e che comunque se lui voleva unire i giorni di due settimane distinte per stare con G…. quattro giorni consecutivi era una cosa che poteva farlo non violando le disposizioni. Tutto inutile. Voleva impedire ad ogni costo che padre e figlia passassero quattro giorni insieme.

Fabrizio inviò allora una lettera “all’intoccabile” MAZZA GALANTI nella quale scrisse quanto segue:

Il sottoscritto ADORNATO Fabrizio nato…….. genitore non affidatario della minore ADORNATO G….. chiede a codesta spettabile autorità Giudiziaria di volerlo autorizzare a tenere con sé la bambina per la settimana dal 13 al 19/06/2005 nelle giornate di sabato 18 e domenica 19/06/2005 e per la settimana dal 20 al 26/06/2005 nelle giornate di lunedì 20 e martedì 21/06/2005 in quanto invitati a Napoli ad una comunione e da un matrimonio, cerimonia in cui la bambina è damigella d’onore della sposa (nell’occasione i miei genitori hanno speso 200 euro per l’acquisto del vestito e delle scarpe.) Questa mia richiesta viene esclusivamente avanzata non perché non possa già legalmente tenere la bambina con me (i giorni sono sì uniti e diventano quattro consecutivi ma nell’arco di due settimane distinte ed il decreto presidenziale tuttora valido ed emesso nel giugno del 2001 dal Dr. MARTINELLI mi autorizza a tenere la bambina per due giorni alla settimana libero dai turni si servizio) ma bensì a causa del comportamento tenuto dalla mia ex moglie MANGANO Santina. La stessa nella serata del 11/06/2005 quando le comunicavo quanto sopra scritto mi riferiva che non avrebbe mai acconsentito, senza dare nessuna spiegazione, a che la bambina rimanesse con me per quattro giorni consecutivi avanzando l’intenzione di negarmi quindi l’esercizio di questo mio diritto. Quanto successo in questi quattro anni di separazione, mi fa ritenere con assoluta certezza, che la sig.ra MANGANO metterà in atto la sua idea e quando andrò a prendere la bambina non si farà sicuramente trovare, non rispondendo ne al telefono ne alla porta di casa. Onde evitare che mi trovi costretto a richiedere l’intervento della P.S. anche in considerazione del fatto che la bambina ha già sei anni e capisce quanto le accade intorno, rinnovo la richiesta affinché questa A.G. intervenga, per impedire alla genitrice nel caso in questione di interferire ingiustamente solo al fine di creare ulteriori problemi oltre a quelli già procurati sino ad ora e far si che un genitore separato non affidatario che lavora lontano dai suoi affetti possa finalmente, dopo tanto tempo, trascorrere insieme alla propria figlia alcune giornate spensierate e di vacanza. Faccio altresì presente che nel mese di giugno ho tenuto la bambina la prima settimana giovedì 2 e venerdì 3 e la seconda settimana giovedì 9 e venerdì 10, giorni diversi dal sabato e dalla domenica e che la comunicazione inerente i giorni 18- 19 – 20 – 21/06/2005, periodo in cui sarei stato con la bambina, è stata da me fatta alla sig.ra MANGANO non appena avuta la certezza di potermi allontanare dal lavoro usufruendo di alcuni giorni di ferie.

Porgendo distinti saluti resto in attesa di una vostra decisione”.

Fabrizio riuscì ad andare a Napoli passando giornate spensierate di vacanza.

“L’intoccabile”, ricevendolo nel suo ufficio qualche giorno prima della partenza, insieme all’Avvocato CAPOZIO (vice presidente dell’associazione padri separati italiani) legale di Fabrizio, fu contento di dire che grazie alla sua mediazione, alla disponibilità della controparte (Sabrina) ed alla grande professionalità dimostrata dai legali nel gestire la “cosa” in un tempo così ristretto, la mia richiesta veniva accolta. Che festa! “L’intoccabile” era proprio contento. Ma contento veramente. Non come quando uno dice riferendosi ad un’altra persona “ah si è contento……….” No no, lui era contento ma contento contento. Anche Fabrizio era contento. L’Avvocato CAPOZIO……… un po’ stanco ma comunque contento anche lui. Tutti contenti. E voi non siete contenti? Sì sì che bello vedere Fabrizio contento. Così contento che mentre si godeva quel momento di inenarrabile giubilo non poté fare a meno nella sua mente di porsi una domanda:

” MA CHE CASPITERINA C’E’ DA ESSERE CONTENTI?”

Che ingrato!!! Tanto prodigarsi per lui e guarda cosa va a pensare. Da insultarlo sino al 2010!

O no?

Prima di insultarlo però sentite un po’ il suo pensiero:

“IO IN FIN DEI CONTI HO CHIESTO SOLO UNA COSA CHE ERA MIO DIRITTO. MA PERCHE’ “L’INTOCCABILE” INVECE CHE MEDIARE NON ALZA LA VOCE PER CERCARE DI FAR SMETTERE SABRINA? CHE SPIEGAZIONI AVRA’ DATO SABRINA PER GIUSTIFICARE IL SUO INGIUSTIFICABILE RIFIUTO? TU SEI UN MAGISTRATO PERCHE’ NON L’HAI REDARGUITA? TUTTO QUESTO CAOS, IL PRODIGARSI, LO STRESS, LO SBATTIMENTO QUANDO SAREBBE BASTATO CHE SABRINA NON AVESSE ROTTO I …………”

Però era contento. Tutti contenti! E voi?

Capitolo XXV – L’associazione di nullafacenti stipendiati –

Finalmente si giunse alla definizione della causa. L’emissione, da parte degli “intoccabili” MARTINELLI – ODDONE (una new entry) e DE GREGORIO (il redivivo), della sentenza si mantenne in linea con l’andazzo tenuto sino a quel momento.

Nello specifico veniva stabilito che:

reputa il Collegio (i tre “intoccabili”n.d.r) che la fine dell’unione coniugale più che a specifiche condotte di violazione dei doveri coniugali, sia da ascrivere ad incomprensioni ed incompatibilità caratteriali. Venendo a considerare i provvedimenti riguardanti la prole, il Collegio osserva che non è possibile, allo stato, disporre l’affidamento congiunto come richiesto dal padre, poiché la coppia vive ancor oggi, a distanza di circa cinque anni dal giorno della comparizione davanti al Presidente, una fortissima conflittualità. Il regime di affido e le modalità di frequentazione del genitore non affidatario attualmente in vigore vanno dunque confermate. Venendo, infine a considerare le domande di restituzione dei beni mobili, avanzate dall’ADORNATO in limite litis, ma non più coltivate dal punto di vista istruttorio il Collegio ritiene che esse vadano respinte in quanto sfornite di supporto probatorio. Le spese di lite possono essere integralmente compensate, stante la reciproca soccombenza dei coniugi.

P. Q. M.

Il Tribunale di Genova, definitivamente pronunziando sulla domanda di separazione giudiziale come in atti proposta nella causa R.G.1559/01, sentiti i procuratori delle parti ed il rappresentante del P.M. così provvede:

1) pronunzia la separazione personale dei coniugi MANGANO Santina nata etc etc etc ed ADORNATO Fabrizio nato etc etc etc

2) respinge le domande di addebito reciprocamente avanzatesi dalle parti in causa;

3) pone a carico dell’ADORNATO l’obbligo di corrispondere un assegno di mantenimento a favore di MANGANO Santina di euro 140 mensili, oltre ad ISTAT; 4) conferma i provvedimenti presidenziali in punto affidamento della prole e disciplina delle frequentazioni del genitore non affidatario confermando alla MANGANO l’uso dell’ex casa coniugale;

5) pone a carico dell’ADORNATO l’obbligo di corrispondere alla MANGANO, a titolo di contributo al mantenimento della figlia G….., un assegno di euro 300 mensili onnicomprensive, oltre aumento ISTAT di legge;

6) respinge ogni altra domanda proposta dalle parti;

7) compensa integralmente tra le parti le spese di lite. Così deciso, nella camera di Consiglio, dal Tribunale di Genova, formato sui summenzionati sigg.ri Magistrati.

Addì 15.12.2005

Roba da matti! A raccontarlo non ci si crede. Tutti quegli anni a sopportare a sperare che la Giustizia facesse il suo corso per arrivare alla fine e scoprire che quella associazione a delinquere di “intoccabili” dedita al nulla fare (lo so non è un reato contemplato dal codice ma diamo a Cesare quel che è di Cesare) oltre al nulla fare non si erano neanche presi la briga di dare una sbirciatina, magari veloce, agli atti processuali in loro possesso ed in molti casi da loro stessi trascritti. Così giusto per evitare di fare una figura meschina.

Mi spiego:

1. si dimenticavano di stabilire quanti giorni di vacanze estive potevano stare insieme Fabrizio e G….

2. Si dimenticavano di stabilire come regolarsi con le festività natalizie, pasquali ed altre ricorrenze.

3. Nonostante ci fosse il parere dell’esimio strizzacervelli Dr. FATO che stabiliva più idoneo un affidamento condiviso, lasciavano in esclusiva l’affidamento di G….. a Sabrina.

Oltretutto a febbraio del 2006 (cioè 2 mesi dopo) sarebbe entrata in vigore la legge dello Stato che stabiliva finalmente la fine del predominio delle mogli sui mariti per quanto riguardava i figli. Sarebbe infatti iniziata l’era dell’affidamento condiviso dei figli tra i coniugi separati.

L’aspetto ancora più incredibile però riguarda il fatto che Fabrizio non avrebbe, secondo “gli intoccabili”, coltivato e quindi dimostrato che Sabrina si era impossessata arbitrariamente dei loro risparmi e beni.

Aberrante!

Francamente le parole che vennero in mente a Fabrizio per indicare l’associazione sono irripetibili. Credo comunque che tutti le possiamo immaginare.

Nel momento in cui una persona ti informa di un reato, le indagini devi farle tu che sei l’Autorità Giudiziaria.

Nella fattispecie la banca in base alle leggi vigenti a te privato cittadino non darà mai informazioni sui conti correnti dei loro clienti. Infatti l’istituto di credito, a Fabrizio, disse solo che i soldi ed i titoli erano stati spostati da un conto corrente ad un’altro. Niente di più e niente di meno.

Per la triade (non MOGGI, GIRAUDO e BETTEGA) invece la responsabilità della loro mancata decisione ricadeva su Fabrizio:

“E’ lui che se ne è fregato, da noi che cosa vuole adesso”.

Questo appariva essere il succo del discorso degli “intoccabili”. Peccato però che, come riportato nel IV capitolo, Sabrina era tramite “l’azzeccarbugli” COMANDE’ una rea confessa. Neanche di fronte ad un’ammissione di colpevolezza si sono degnati di aprire gli occhi. Oltretutto, la triade, nella sentenza quando nel trascrivere una specie di cronostoria della vicenda giudiziaria, alla menzione delle prescrizioni a suo tempo impartite da parte “dell’intoccabile” MARTINELLI, la facoltà di Fabrizio di vedere G….. quando voleva previo avviso si era trasformata per magia nella facoltà per il padre di tenerla con se quando lo desiderasse, previo avviso, nonché nei due giorni liberi dai turni.

Incredibile, strabiliante, stupefacente, allucinante, roboante etc etc etc etc…………………………….

Domanda:

•A persone così capaci, attente e precise in una società privata che mansioni gli affiderebbero?

Fabrizio avendo avuto molte esperienze lavorative nel privato riteneva che non gli avrebbero neanche permesso di lavare le sputacchiere ammesso e non concesso che esistano ancora detti manufatti. Sarebbe stato un lavoro troppo impegnativo, troppo di concetto. Gli avrebbero occupati in mansioni ancora meno intellettualmente faticose. Un’idea precisa lui l’aveva sul lavoro più idoneo ma fondamentalmente essendo una persona educata e civile lo confidò solo a me facendomi giurare di non rivelarlo a nessuno. In ogni caso sarebbero riusciti a farsi licenziare anche svolgendo quell’ignota mansione al limite del servilismo. Lo so sono cattivo. Ma provate a pensare anche solo per un attimo che cosa provò Fabrizio leggendo quell’insieme di ulteriori gigantesche cazzate, di ulteriori gigantesche dimenticanze, di ulteriore non giustizia. Facciamo uno sforzo, non siamo egoisti, immedesimiamoci solo per un attimino nei panni del coglione e smettiamola di giustificare sempre tutto e tutti. E’ l’ora di finirla di dire “poverini bisogna capirli hanno troppo lavoro, sono in pochi, sono stressati, sono … sono… sono…”

Basta!!!

Con quello che guadagnano “gli intoccabili” dovrebbero lavorare 28 ore al giorno, 400 giorni all’anno.

Ritengo, personalmente, che sia arrivato il momento di far pagare a queste persone senza ma e senza se i loro errori! Oltretutto, queste, sono persone che non devono e non possono avere la possibilità di sbagliare. Dai loro errori può dipendere la vita, la felicità, la serenità e la tranquillità di altri esseri umani. Se non voglio responsabilità che, oltretutto le sono lautamente ricompensate, vadano a fare altri lavori, altre professioni. Che si facciano da parte!

O no?

Capitolo XXVI – Un felice natale –

A natale 2005 Fabrizio e G….. dovevano stare insieme. Sarebbero andati in Toscana dai genitori di Fabrizio, Ernesto ed Olivetta. Sabrina però non era assolutamente d’accordo. Decise autonomamente senza nessuna motivazione se non sempre la sua cattiveria di impedire che papà e figlia trascorressero un felice Natale a casa dei nonni. Comunicò a Fabrizio questa decisione qualche giorno prima delle festività. Alle sue rimostranze disse che non le fregava niente e che lei sarebbe andata via con la bambina. Per inciso non andò da nessuna parte. Anche il giorno di Natale tenne G….. tappata in casa. A capodanno chiaramente G…. rimase con la madre come avrebbe dovuto essere. Fabrizio si tenne questo ennesimo sopruso speranzoso che con la sentenza (vedasi capitolo precedente) tutto ciò finisse e che le cose si sistemassero. Certo che con la sentenza le cose si sistemarono. In peggio però, ma lui questo non lo sapeva ancora (la sentenza gli venne notificata circa un anno e mezzo dopo dal legale di Sabrina che gli chiedeva……….vedasi capitolo XXIX) .

Capitolo XXVII – E cadde dalle nuvole –

Nell’aprile del 2006 poiché non riusciva più a pagare le rate mensili del mutuo dell’appartamento acquistato (ricordate il capitolo XIX dell’imprenditore in erba) in quanto vi erano da saldare i lavori di rifacimento delle facciate e delle scale, Fabrizio decise a malincuore, di venderlo. Ci ricavò circa 20 mila euro di guadagno. Però, l’imprenditore in erba cosa fa spicca il volo. Se anche avesse spiccato il volo, era un volo che durò veramente ma veramente poco.

In ogni caso quei soldi erano la manna dal cielo. Poteva pagare molti debiti che aveva contratto, poteva arredare la casa, poteva cambiare l’auto visto che quella in suo possesso a forza di andare avanti ed indietro dal lavoro a Genova per stare con G….. aveva necessità di essere aggiustata e non ne valeva la pena.

Tutto molto bello se non fosse che qualche mese dopo (maggio – giugno 2006) giunse a Fabrizio una lettera in cui Sabrina gli chiedeva, tramite il suo nuovo legale Dr.ssa MANGHI Gianna (non sono in grado di dire se si trattava di un “azzeccagarbugli” o di un Avvocato in quanto mai conosciuto prima da Fabrizio), testualmente di:

La sig.ra Santina MANGANO mi ha incaricato di contattarla al fine di verificare la possibilità dello scioglimento sull’accordo della comunione relativa alla casa sita in Genova alla Via San Dona’ di Piave già domicilio coniugale. Resto pertanto in attesa di riscontro onde verificare le migliori modalità per una definizione equa e tempestiva della questione. La signora ha inoltre appreso della vendita dell’immobile sito in Genova Salita Santa Brigida, acquistato in comunione, quale regime patrimoniale fra voi in vigore alla data dell’acquisto, e anche alla data della vendita. Onde evitare un’immediata azione giudiziale a tutela dei diritti della mia assistita è altrettanto urgente che ella prenda contatto con lo studio onde verificare anche su questo punto i termini di un possibile accordo.

Distinti saluti Avv Gianna MANGHI

Fabrizio rimase basito. Cadde dalle nuvole.

“Discutere dell’appartamento? acquistato in comunione, quale regime patrimoniale fra voi in vigore alla data dell’acquisto, e anche alla data della vendita. Verificare anche su questo punto i termini di un possibile accordo. Ma che ….. dice. Comunione dei beni? Siamo separati da 5 anni. Adesso che ….. vuole da me sta qua ” pensò tra se e se l’imprenditore in erba.

Purtroppo quello che lui riteneva, in buona fede, essere il documento che attestava la separazione da Sabrina non era in realtà valido per annullare la comunione dei beni, che veniva effettivamente sciolta solo con la sentenza di separazione.

Praticamente l’appartamento era stato venduto con atto valido dopo la emissione della fantomatica sentenza del dicembre 2005 da parte dagli “intoccabili”, ma al momento dell’acquisto fatto da Fabrizio nel 2003 lui e Sabrina erano ancora marito e moglie in quanto non ancora emessa la fantomatica sentenza di separazione.

Follia allo stato puro. La spiegazione sembrava il delirio di un pazzo.

Ricordate nel capitolo II quando vi raccontai del verbale di separazione redatto “dall’intoccabile” MARTINELLI fin dalla prima udienza (20 Aprile 2001) dove vi era scritto in alto ed a caratteri cubitali:

“VERBALE DI SEPARAZIONE PERSONALE “.

Che detto verbale venne poi integrato a Giugno con la seguente frase iniziale:

“Il Presidente dato atto di aver esperito invano il tentativo di riconciliazione: autorizza i coniugi a vivere separati”

Bene nonostante tutto quello che era accaduto, le nefandezze subite il vedere la sua piccina solo due giorni alla settimana etc etc etc etc, Fabrizio e Sabrina in quel periodo erano ancora marito e moglie! Solo però per quanto riguardava la comunione dei beni.

Oltretutto la fantomatica sentenza di separazione come possiamo ricordare benissimo aveva lasciato le cose tali e quali a come le aveva decise a suo tempo “l’intoccabile” MARTINELLI. Fabrizio non aveva parole. In certi momenti sperava che si trattasse di uno scherzo e che la sua vita era come quella del TROUMAN Show. Che intorno a lui ci fossero una miriade di telecamere che lo spiavano e riprendevano attimo per attimo le sue reazioni di fronte a delle situazioni al limite della realtà. Forse la produzione del film doveva reclamizzare prodotti farmaceutici e volevano delle scene con stress, rabbia, incredulità, etc etc etc. Si era così sicuramente. Non vi era nessuna altra possibile spiegazione logica al fatto.

Purtroppo, e questo ahimè lo sapeva benissimo anche Fabrizio, non c’era nessuna produzione americana intorno a lui e quella era la realtà di un mondo di pazzi. Realtà di un mondo di pazzi in cui Sabrina invece “stranamente” si trovava molto a suo agio. Infatti cavalcando al galoppo non aspettò troppo tempo per lanciarsi senza nessuna remora in una guerra di conquista sul suolo nemico.

Per non denunciare l’accaduto e far invalidare l’atto di acquisto chiese a Fabrizio di cederle la sua metà dell’appartamento di Rivarolo – Trasta come risarcimento del presunto danno economico da lei subito. Fabrizio chiaramente non accettò. Arrivò ad offrirle però, non perché ritenesse che avesse ragione ma solo per evitare altri problemi, il 25% della sua metà intestando a G…. il restante 25%. Sabrina rifiutò. Lei voleva tutto. La sua metà, Fabrizio, riteneva fosse tutta di G…… Il consegnarla completamente nelle mani di Sabrina significava darle la possibilità di vendere l’immobile e magari chi lo sa sperperare tutto il denaro ricavato non lasciando niente alla piccina. Magari non sarebbe successo però nella vita non si sa mai.

O no?

Fabrizio decise a quel punto di affrontare il processo. Vi tralascio le udienze in cui comunque Fabrizio oltre ad assumersi completamente la responsabilità dell’accaduto (scagionando di fatto, la posizione del notaio e della società di costruzioni edili che aveva acquistato l’appartamento da cui ne aveva ricavato due distinte unità abitative peraltro già vendute) sostenne quanto poi ripetuto successivamente anche dal suo legale Avv. GAY:

“AL MOMENTO DELL’ACQUISTO DELL’IMMOBILE IO DI FATTO ERO GIA’ SEPARATO DA DUE ANNI. IN QUEI DUE ANNI SONO ACCADUTI MOLTI AVVENIMENTI CHE POSSONO DIMOSTRARE INEQUIVOCABILMENTE CHE LA SEPARAZIONE DA MIA MOGLIE ERA DEFINITIVA E NON PIU’ SANABILE. SONO STATO TRATTO IN INGANNO DAL VERBALE DEL DR. MARTINELLI CHE LASCIAVA INTENDERE CHE IO E MIA MOGLIE ERAVAMO SEPARATI. NON HO USATO DENARO DI CUI ERO IN POSSESSO QUANDO ERO ANCORA SPOSATO. HO ACCESO UN MUTUO PER ACQUISTARE L’IMMOBILE SOLO CON LE MIE FORZE NON CHIEDENDO NIENTE ALLA MIA EX MOGLIE PERCHE’ DI FATTO CONDUCEVAMO DUE VITE DISTINTE E SEPARATE. LEI NON HA SUBITO NESSUN DANNO PROPRIO PERCHE’ ERAVAMO GIA’ SEPARATI. E’ UN CONTROSENSO ESSERE SEPARATI E CONTEMPORANEAMENTE ESSERE SPOSATI. E’ INGIUSTO. NON E’ LOGICO. E’ DA FOLLI”

Anche il Giudice titolare del fascicolo, nonostante tutto, convenne che l’azione intrapresa da Sabrina era tanto giuridicamente legale quanto moralmente avvilente. Nel mese di novembre – dicembre del 2010 vi sarà l’udienza finale e poi il verdetto. Se l’atto di acquisto verrà dichiarato nullo Fabrizio dovrà risarcire Sabrina non con la metà di quanto guadagnato dalla vendita dell’appartamento ma la metà di quanto lo aveva pagato. Una legnata di circa 40/50 mila euro.

Voglio che però a voi lettori giunga, forte e chiaro, un messaggio:

Fabrizio era assolutamente in buona fede.

Se avesse saputo che esisteva ancora la comunione dei beni sicuramente non si sarebbe MAI intestato la proprietà dell’appartamento. A chiunque altro ma non certo a se stesso ne tanto meno a Sabrina. Il verbale “dell’intoccabile” MARTINELLI lo ha tradito ma la sua buona fede forse lo aiuterà. Infatti, come riportato dal SOLE 24 ORE del 15 settembre 2010 nel descrivere il disegno di legge del Governo sul divorzio breve, sembrerebbe che anche altri si siano accorti della aberrazione enunciata da Fabrizio:

“Si stringono i tempi sul divorzio breve. E si avvicina il momento della prima conta. In commissione Giustizia alla Camera si sta concludendo l’iter del disegno di legge che punta a un drastico taglio dei tempi delle separazioni. Questa mattina prosegue l’esame del testo unificato messo a punto dal relator

e Maurizio Paniz (Pdl), ma il presidente della commissione Giulia Bongiorno ha assicurato il voto entro pochi giorni. Anche perché ormai un’intesa di massima tra i deputati è stato raggiunta………….. E se gli effetti di natura personale sono evidenti, il disegno di legge interviene anche sul fronte di quelli patrimoniali. È previsto, così, che nel caso di separazione personale, il regime di comunione tra i coniugi si scioglie nel momento in cui, in sede di udienza presidenziale, il presidente del tribunale autorizza i coniugi a vivere separati. Una misura che punta a evitare la situazione paradossale in cui coniugi che ormai hanno dimostrato ampiamente la volontà di separarsi devono, invece, ancora fare i conti con le conseguenze economiche del matrimonio”.
Incredibile il concetto espresso da Fabrizio anni prima viene ripreso da un giornale importante qual’ è il SOLE 24 ORE. Non solo ma c’é pure un disegno di legge. Roba da brividi caldi per l’eccitazione. Chissà come andrà a finire la storia. Riconosceranno ingiustamente colpevole Fabrizio oppure questa nuova legge, finalmente non aberrante, se retroattiva lo salverà? Oppure…..
Spiacenti ma bisognerà aspettare i primi mesi del 2011 per saperlo.

Capitolo XXVIII – Un felice capodanno –
In data 29 dicembre 2006 Fabrizio, dopo aver preventivamente avvisato Sabrina si recò a Trasta per dare un bacio a G….. che aveva anche un po’ di tosse. Chiaramente la visita che sarebbe durata alcuni minuti avveniva come ogni volta sulle scale del palazzo. Dopo circa cinque minuti che padre e figlia stavano parlando e scherzando sul pianerottolo Sabrina apri la porta di casa ed invitò in modo perentorio G….. a rientrare. Fabrizio rispose che di lì a pochi minuti G….. sarebbe rientrata. Non era quello che però desiderava e pretendeva Sabrina. G…. doveva rientrare immediatamente. I minuti d’aria erano scaduti. Infatti afferrò per un braccio la bambina e trascinandola con se verso la porta dell’appartamento urlò:
“io ho l’affido esclusivo e sono io che decido. Sei un infame dacci i soldi per mangiare, cosa credi che non sappia che non ci dai i soldi per mangiare”.
Fabrizio cercò di prendere la mano di Sabrina per impedirle di trascinare la bambina, ma non fece in tempo. Appena si alzò dal gradino della scala allungando la mano, Sabrina lasciò il braccio di G…… iniziando ad urlare: “mi picchia, mi mette le mani addosso”. Da dietro la porta di casa si materializzò dal nulla la mamma AGOSTINI Maria Grazia, (di cui si iniziava a “sentirne la mancanza”) con in mano il cellulare che disse:
“tieni cocca chiama la Polizia”.
Fabrizio rimase fermo abbracciando G……, coccolandola e cercando di tranquillizzarla. La fece rientrare in casa ed attese la pattuglia della Polizia di Stato a cui diede il suo nominativo ed il suo recapito telefonico.

Chiaramente Sabrina sporse denuncia per i reati di cui:
•agli art.li 81 cpv (concorso formale reato continuato),
•570 c.p.Chiunque, abbandonando il domicilio domestico o comunque serbando una condotta contraria all’ordine alla morale delle famiglie, si sottrae agli obblighi di assistenza inerenti alla podestà dei genitori, o alla qualità di coniuge, è punito alla reclusione fino ad un anno. Le dette pene si applicano congiuntamente a chi:
1) malversa o dilapida i beni del figlio minore o del pupillo o del coniuge
; 2) fa mancare i mezzi di sussistenza ai discendenti di età minore, ovvero inabili al lavoro, agli ascendenti o al coniuge, il quale non sia legalmente separato per sua colpa. Il delitto è punibile a querela della persona offesa salvo nei casi previsti dal nr°1, quando il reato è commesso nei confronti dei minori, dal nr°2)
•582 c.p. (lesioni personali. chiunque cagiona ad alcuno una lesione personale, dalla quale deriva una malattia del corpo o della mente è punito con la reclusione da tre a tre anni. Se la malattia non ha durata superiore a venti giorni il delitto è punibile a querela di parte).
In data 29 marzo 2007 ultimo giorno utile anche Fabrizio sporse denuncia nei confronti di Sabrina. Lo fece malvolentieri perché non ne aveva più voglia e non aveva più soldi. Seguì però il consiglio dell’Avvocato PIERI Laura, una cara amica, che venuta a conoscenza delle sue vicissitudini e credendo nella sua innocenza accettò di difenderlo senza pretendere nulla.
Testualmente Fabrizio denunciava che:
Da circa sei anni sono separato da mia moglie. Dalla nostra unione è nata mia figlia G…… che oggi ha otto anni. La bimba trascorre con me due giorni alla settimana consecutivi ed ho la possibilità di vederla , previo avviso alla madre, anche in altri giorni.
La sig.ra MANGANO ha preso alla lettera tale disposizione, nel senso che mi permette di vederla nel pianerottolo di casa ovvero di riaccompagnarla a casa da scuola.
Il giorno 28 dicembre 2006 ho chiamato la mia ex moglie per chiederle se potevo vedere la bambina il pomeriggio del 29 e lei acconsentì, anche se come sempre, sul pianerottolo della sua abitazione.
Il giorno 29 dicembre 2006 verso le ore 14:30 circa mi recai presso l’abitazione dove G…… abita con la madre, per vederla e salutarla. Sapendo che la visita sarebbe stata breve chiesi ad un’amica, con cui dovevo fare una commissione, di accompagnarmi. La stessa si fermò ad un paio di metri dal portone dell’abitazione per aspettarmi.
Suonai alla porta e mi aprì la MANGANO per mano alla bimba. Sapevo che G…… aveva un po’ di tosse e, dato l’ambiente (il pianerottolo non è certamente un ambiente adatto per le visite di un padre alla figlia) mi ero già ripromesso di far durare poco la visita. Premetto che, a parte i due giorni alla settimana che posso tenerla con me, non posso vedere mia figlia se non con le modalità che ho sopra indicato.
Rimasto solo con G…….iniziai a scherzare un po’ con lei, come faccio di solito, ed a farmi raccontare le sue giornate. Dopo neppure dieci minuti comparve la madre la quale iniziò ad urlare a G…. di tornare a casa. Risposi io e le dissi che la bambina sarebbe ritornata da li a pochi minuti. Come una furia la MANGANO uscì nel pianerottolo ed afferrò violentemente la bimba per un braccio trascinandola con sé. Mentre faceva questo proferiva urlando nei miei confronti tali parole:

“io ho l’affido esclusivo e sono io che decido. Sei un infame dacci i soldi per mangiare, cosa credi che lei non lo sappia che non ci dai i soldi per mangiare?”
Premetto se fosse necessario che io non ho mai disatteso gli obblighi alimentari nei confronti né di mia figlia e, nonostante sia giovane ed in grado di lavorare, né di mia moglie.
Rimasi perplesso e feci per prendere la mano di mia moglie, che stringeva il braccio della bimba e la strattonava. Non feci in tempo in quanto la MANGANO iniziò ad urlare “mi picchia, mi mette le mani addosso…” Purtroppo la MANGANO non è nuova a reazioni di questo genere che, ne sono certo, è dovuto all’astio che ha nei miei confronti sin dall’inizio della nostra separazione.
A queste grida, ripeto completamente immotivate in quanto io non ebbi neppure il tempo di toccare la mano di mia moglie, ma la sfiorai appena, uscì dall’appartamento la di lei madre, già munita di cellulare che disse “chiama la Polizia” Io attesi l’arrivo degli agenti ai quali diedi i miei dati ed il mio numero di telefono cellulare. Tutto ciò premesso io sottoscritto ADORNATO Fabrizio con il presente atto porto a conoscenza a conoscenza della S.V. i fatti sopra narrati per valutare se sussistono gli estremi per un fatto di rilevanza penale in particolare se sia o meno configurabile il reato di ingiurie in mio danno o quant’altro meglio ravvisabile. In tal caso sporgo denuncia e per quanto occorra querela nei confronti di MANGANO Santina affinché la stessa sia punita secondo la legge penale per il reato di ingiurie e/o quant’altro visto e ritenuto nei fatti narrati.
In data 15 ottobre 2007 Fabrizio venne interrogato in qualità di persona sottoposta ad indagini dalla Sezione di Polizia Giudiziaria dei Carabinieri di Genova in merito alla denuncia di Sabrina. In tale occasione Fabrizio rispondeva quanto segue:
“Nego ogni addebito, in quanto ho sempre versato quanto dovuto per il mantenimento di mia figlia. In relazione alla contestazione, la mia ex moglie era debitrice in solido con me della somma di euro 1649,16, relativa alla metà della parcella dello psicologo Dott. FATO Maurizio che si è occupato della perizia nella causa di separazione da lei richiesta, come da ricevuta nr° 44 del 04/12/2006 che produco in copia. Poiché la MANGANO non ha versato la sua metà (al contrario di me che l’ho corrisposta) mi è stata fatta un’azione esecutiva con il pignoramento di circa euro 70 mensili sullo stipendio (vedasi capitolo. XV n.d.r.) In questa occasione il Magistrato di Chieti ha ritenuto di decurtarmi solo tale cifra mensile in quanto il mio stipendio e le mie spese mensili non mi consentivano un prelievo maggiore. Poiché io stavo pagando un debito della sig.ra MANGANO le ho tolto dall’assegno di mantenimento mensile stabilito in euro 400, gli euro 70 che lei mi doveva, corrispondendole euro 330 mensili fino al raggiungimento dell’estinzione del debito comprensivo delle spese da me sostenute per il viaggio sino al Tribunale di Chieti. Come si può rilevare ho sempre provveduto al versamento dell’assegno di mantenimento per mia figlia G….. La sentenza di separazione che determina in euro 440 mensili l’assegno di mantenimento di cui euro 300 per la bambina ed euro 140 per la signora MANGANO, non mi è mai stata notificata e pertanto non ne ero a conoscenza, se non con il precetto notificatomi in data 29 marzo 2007. Dal mese di Maggio 2007 in poi ho provveduto ad adeguare l’assegno di mantenimento secondo le nuove disposizioni, sino al mese di agosto 2007, come da ricevute che produco in copia. Dal mese di settembre 2007 verso esclusivamente euro 300 per il mantenimento di G…… poiché ritengo che la mia ex moglie debba andare a lavorare e non vivere alla mie spalle anche perché io mensilmente guadagno circa 1470,00 e le mie spese mensili che sono di euro 500 di affitto dell’appartamento comprensivo di spese condominiali, euro 280 per la rata dell’autovettura, euro 150 circa di gasolio ed autostrada per recarmi al lavoro, euro 300 per il vitto più gli euro 300 quale mantenimento della bambina. Vorrei aggiungere che mensilmente tengo con me mia figlia per circa otto giorni durante i quali provvedo direttamente alle sue esigenze sia di vitto che di alloggio che di vestiario. Aggiungo ancora che da circa un anno e mezzo mio padre ERNESTO residente ad …………..(LU) si è gravemente ammalato e necessita di cure e assistenza che posso fornirgli solo sporadicamente anche per motivi economici in quanto mi sono trovato più volte a non poter sostenere le spese per il viaggio da Pieve del Cairo (PV) dove lavoro o Genova dove risiedo ad ………….(LU). Preciso inoltre che ho improntato tutta la mia vita alle esigenze di mia figlia G…….

DOMANDA: In merito all’episodio avvenuto il 29 dicembre 2006 cosa ha da dichiarare?

RISPOSTA: come faccio quando posso, e in ottemperanza a quanto stabilito dal Tribunale di Genova, ho la possibilità di vedere mia figlia G…. quando voglio previo avviso, questo in considerazione del fatto che lavoro fuori Genova. Quel giorno come in altre occasioni la mia ex moglie mi ha fatto vedere la bambina stando sul pianerottolo di casa. Dopo circa cinque minuti in cui io e mia figlia eravamo soli sul pianerottolo è uscita la sig.ra MANGANO dall’appartamento e con tono autoritario ordinava alla bambina di rientrare immediatamente in casa. Ho chiesto alla donna di pazientare ancora qualche minuto, ma per tutta risposta la MANGANO afferrava la bambina per il braccio destro cercando di trascinarla in casa. Contestualmente la stessa urlava che lei era ad averne l’affidamento, che io non contavo niente e che era lei che decideva quanto tempo avrei potuto trascorrere con la bambina. Poi aggiungeva sempre a voce alta testuali parole “cosa credi che G….. non sappia che non ci dai i soldi per mangiare? Diglielo G…… diglielo che lo sai”. A quel punto per liberare il braccio della bambina allungavo a mia volta la mano destra per afferrare il braccio della MANGANO, senza riuscirci perché la MANGANO lasciava la bambina e iniziava ad urlare “aiuto, aiuto mamma portami il cellulare in quanto mi ha colpito”.

DOMANDA: sei sicuro che allungando la mano destra non hai colpito o urtato il braccio della MANGANO?

RISPOSTA: sicurissimo. Sono convinto che la MANGANO abbia recitato una farsa, come ha già fatto in altre occasioni, per mettermi contro mia figlia. DOMANDA: Ha altro da aggiungere?

RISPOSTA: vorrei aggiungere che dall’anno 2001 ad oggi, la MANGANO ha presentato contro di me numerose denunce per le più svariate motivazioni. Preciso inoltre che la sig.ra MANGANO come da perizia della psicologo è persona incline all’esaurimento nervoso e che la mia ex suocera signora AGOSTINI Maria Grazia da circa due anni si è trasferita in pianta stabile nell’abitazione in cui abita la figlia di cui sono proprietario al 50%, nonostante sia assegnataria di un alloggio di edilizia popolare in Genova alla Via………. La presenza della mia ex suocera influenza negativamente la crescita psicologica di G……. poiché la stessa non perde occasione per mettere in cattiva luce agli occhi della bambina la mia persona.
Letto confermato e sottoscritto.
LA PERSONA INDAGATA

ADORNATO Fabrizio.
Nonostante Fabrizio avesse dimostrato alla Polizia Giudiziaria che il reato più grave e perseguibile d’ufficio non era stato commesso, venne lo stesso rinviato a Giudizio e sottoposto a processo.
Quando si arrivò all’udienza il legale di Sabrina Dr.ssa IERARDI (anche in questo caso non sono in grado di dire se si trattava di un “azzeccagarbugli” o di un Avvocato in quanto mai conosciuto prima) fece presente all’Avvocato PIERI che la sua cliente era intenzionata a rimettere la querela sporta, se Fabrizio era disposto ad accettarla ed a non proseguire nel processo. Fabrizio ad onor del vero avrebbe voluto andare avanti per dimostrare quanto l’ex moglie fosse persecutoria nei suoi confronti. Dovette soprassedere, dandosi l’ennesimo pugno nello stomaco, poiché non si sentiva di abusare oltre della amicizia e della gentilezza dimostrata dell’Avvocato PIERI che oltretutto giustamente da professionista seria quale è aveva fatto notare a Fabrizio come processualmente quella fosse una ottima soluzione. Rimaneva però sempre in piedi la parte perseguibile d’Ufficio e riguardante la fantomatica non corresponsione dell’assegno di mantenimento per G…… Venne quindi interrogata Sabrina che ammise l’effettivo versamento da parte di Fabrizio dell’assegno di mantenimento per G…… Il V.P.O. a quel punto chiese l’assoluzione di Fabrizio per non aver commesso il fatto. Fabrizio era molto arrabbiato anche perché le prove della falsità della denuncia sporta nei suoi confronti le aveva già prodotte e quindi il processo era inutile.

Domande:
•Se Fabrizio aveva prodotto le prove della sua innocenza con le cedoline degli assegni versati, perché è stato comunque sottoposto a processo?
•Con le prove prodotte da Fabrizio e consegnate alla P.G., che facevano venire meno il capo d’imputazione perseguibile d’ufficio, perché il P.M., rimanendo in piedi solo le querele di parte, non ha esperito il tentativo di conciliazione tra le parti evitando così il processo?
•Sabrina, che usufruiva del gratuito patrocinio dopo che ha rimesso le querele e ha dichiarato praticamente di aver sporto una denuncia falsa e quindi di non aver subito nessun danno, ha continuato ad usufruire del gratuito patrocinio a spese della collettività o lo Stato le ha giustamente presentato il conto?
•Avrà “l’intoccabile” P.M. demandato alla P.G. le indagini per verificare se l’alloggio di edilizia popolare dato in locazione alla nonna di G….. era veramente da lei occupato o non l’avesse a sua volta sub affittato, visto che di fatto abitando a Trasta non ne usufruiva?
Capitolo XXIX°- Il secondo pignoramento –
Sabrina furbescamente fece finire Fabrizio di pagare il suo debito e poi………..Ricordate? Il capitolo XV finiva così e prosegue così:
e poi……invece che ringraziare Fabrizio per non averla “trascinata” in Tribunale per i soldi dati da lui al Dr. FATO, gli presenta il conto. Il conto? Certo il conto! Attaccandosi senza nessuna vergogna alla compensazione messa in atto da Fabrizio (capitolo XV) gli chiese la restituzione di quanto a lei tolto indebitamente.
Grande Sabrina!!!
luglio 2007.
Fabrizio si reca nuovamente in Tribunale a Chieti per presenziare all’udienza, poiché Sabrina gli aveva fatto recapitare un atto di pignoramento di parte dello stipendio “sino alla concorrenza, per capitale, interessi e spese di euro 5.214,03 da intendersi aumentata fino ad euro 6.500,00 per le presumibili spese del procedimento esecutivo”.
Detta cifra si era accumulata dal marzo 2003 sino al marzo 2007.
Spiegazione di Fabrizio della cifra:
•euro 1570,65 + euro 350 = 1920,65. Denaro dato in quota mensile di euro 80 da Fabrizio al Dr. FATO per conto di Sabrina l’insolvente (capitolo XV). Fabrizio trattenne 70 euro mensili (quindi comunque 10 euro di meno) dall’assegno di mantenimento sino al raggiungimento della cifra aggiungendoci il denaro che era servito per andare a Chieti presenziare all’udienza e tornare a Genova.
•euro 2000,00 circa perché non gli era stato notificata immediatamente la sentenza di separazione che ri-aumentava l’importo dell’assegno di mantenimento. Aveva quindi per un certo periodo pagato di meno rispetto a quanto avrebbe dovuto;
•euro 1200,00 circa quali interessi e spese legali.
Fabrizio in Tribunale fece presente alla “sbadata intoccabile” DE MEO designata a decidere del pignoramento che:
•era ingiusto che dovesse essere lui a pagare i debiti di Sabrina ed ancora più ingiusto era che l’ex moglie gli chiedesse la restituzione dei soldi trattenuti;
•l’entità della cifra non versata riguardante l’assegno di mantenimento a suo parere era di importo minore e quindi andava assolutamente verificata;
•i suoi datori di lavoro, informati della richiesta di pignoramento, avevano iniziato ad accantonare dal suo stipendio euro 350 mensili in attesa di chiarimenti;
•era necessaria una rapida decisione sul fatto poiché il protrarsi dell’accantonamento, essendo una cifra così elevata, sarebbe risultato distruttivo per il suo già magro stipendio.
Fabrizio aggiunse anche che se doveva proprio subire un pignoramento almeno che l’importo fosse stato proporzionato affinché quanto rimaneva del suo stipendio gli permettesse di sopravvivere. Il tutto venne trascritto a verbale e depositato all’interno del fascicolo. Dopo tre mesi dall’udienza nulla era ancora stato deciso. Quando poi con calma venne presa una decisione le cose vennero lasciate inalterate. Si passò infatti dall’accantonamento al pignoramento lasciando lo stesso importo. Che sbadata “l’intoccabile”. Vedete che ho ragione io! E’ sbadata.
Il viaggio di Fabrizio a Chieti, l’aver spiegato di persona “all’intoccabile” della sua disastrata condizione economica a nulla era servito. Non si perse comunque d’animo. Scrisse una lettera “all’intoccabile” in cui ribadiva nuovamente i concetti e le problematiche riguardanti la sua assoluta impossibilità a sopravvivere di fronte ad un prelievo così ingente di una somma di denaro dal suo stipendio.
Dicembre 2007 – gennaio 2008 la “sbadata – intoccabile” DE MEO stabilì che la cifra oggetto di pignoramento era da ridurre ad euro187 mensili.

Riepilogando:

dal luglio 2007 al dicembre 2007 Fabrizio consegnò a Sabrina euro 350 mensili frutto del l’iniziale accantonamento pignoramento per un totale di euro 2118 ed euro 440 mensili quale assegno di mantenimento per un totale di euro 2640.
Nel complesso Sabrina ricevette euro 4758.
Fabrizio in quei sei mesi con il suo lavoro guadagnò netti circa euro 9000. La sottrazione evidenzia subito che:

Fabrizio stipendio netto per sei mesi di lavoro = euro 4242.00

Sabrina stipendio netto per nulla facente = euro 4758.00

Stupendo in sei mesi Sabrina aveva guadagnato di più di Fabrizio.
Oltretutto ai 4242.00 euro Fabrizio doveva detrarre ulteriori euro 2500.00 quale pagamento dell’affitto di casa sempre per sei mesi. In tasca a lui rimasero, se la matematica non è una opinione, ben euro 1742. Quindi mensilmente in quel periodo Fabrizio ha avuto a sua disposizione per vivere ben 290,333333. Inutile che vi dica come si fosse ulteriormente coperto di debiti. Il fondo del barile era arrivato da un pezzo. Raschiare era già un po’ che raschiava. Adesso disgraziatamente si iniziava a vedere il terreno.
Domande:
•Ma la “sbadata intoccabile” avrà verificato o fatto verificare come richiesto da Fabrizio se l’entità della cifra da pignorare era giusta o era stata gonfiata?
Lo so state pensando anche voi quello che penso io! Vero? Eh bricconcelli!
“Perché la “sbadata – intoccabile” DE MEO lasciò passare così tanto tempo prima di prendere una decisone aggravando ulteriormente la situazione economica di Fabrizio?”
Vi racconto come i fatti sono stati riferiti a Fabrizio, da chi non si sa, ma che sembra sapere. Praticamente il ritardo con cui la “sbadata – intoccabile” prese la decisione di lasciare inalterata la somma da pignorare (euro 350) è da addebitare al fatto che la pratica, non si sa come, era finita sotto altre pratiche e quindi ” un po’ ” dimenticata. Quando la trovarono per la fretta di emettere un provvedimento visto il tempo trascorso, venne lasciato tutto inalterato. “L’intoccabile” Non si ricordò dell’udienza, non si ricordò di Fabrizio e dei suoi problemi, non andando soprattutto neppure a vedere il verbale con cui avrebbe forse potuto rinfrescarsi la memoria. Per quello Fabrizio dovette scrivere la lettera.
Contenti? Soddisfatta la vostra curiosità? Dite la verità siete rimasti un pochino delusi. Scommetto che pensavate ad un intrigo internazionale con spie che cadono come mosche. Mi dispiace niente spie. Solo persone sbadate.
Capitolo XXX – Il terzo ricorso –
Fabrizio chiaramente non accettò lo schifo descritto nel capitolo XXV° (riguardante la sentenza di separazione). Presentò quindi, sempre tramite l’Avvocato PIERI Laura che dimostrando ulteriormente una grande amicizia lo assistette anche in questa occasione, ricorso alla Corte d’appello di Genova per ottenere :
1. l’affidamento condiviso;
2. la possibilità di stare più giorni con G….;
3. una riduzione dell’assegno di mantenimento;
4. la restituzione dei suoi beni e la restituzione della metà dei soldi.
In data 6 dicembre 2007, nonostante la ferma opposizione di Sabrina, la III° Sezione Civile della Corte D’appello di Genova sentenziava, che:
Ia decisione del primo Giudice non tiene conto dei suggerimenti del C.T.U. (perizia del Dr. FATO n.d.r.) confermando immotivatamente i provvedimenti presidenziali. Seguendo le indicazioni del Dr. FATO appare necessario attribuire al padre la facoltà di tenere con se la bambina il fine settimana in alternanza con la madre dal venerdì, dall’uscita da scuola, sino alla domenica sera o prima di cena per le ore 19:30-20:00 riaccompagnandola a casa dalla madre, o dopo cena entro le ore 21:30, due pomeriggi infrasettimanali (andandola a prendere a scuola) fino alle ore 21:30, dopo cena; o con eventuale pernottamento tra i due pomeriggi se consecutivi (in tal caso il padre accompagnerà la figlia a scuola e la riprenderà). Una settimana durante le vacanze Natalizie, o dal 24 dicembre fino al 30 dicembre o dal 31 dicembre fino al 6 gennaio, inoltre, in alternanza con la madre o la settimana di chiusura scolastica invernale (c.d. settimana bianca) o durante le vacanze pasquali, infine per quindici giorni durante le vacanze estive. E’ importante, comunque, che all’inizio di ogni mese i genitori, nell’interesse della bambina, evitando deleteri conflitti, stilino il calendario dei giorni di permanenza con il papà. Reputa la Corte infondato l’appello incidentale presentato dall’ADORNATO tendente ad ottenere una riduzione dell’assegno di mantenimento alla luce delle diverse posizioni reddituali dei coniugi. Per quanto attiene le doglianze espresse dall’ADORNATO con riferimento alla pronuncia di rigetto della domanda da lui proposta di restituzione di somme che la MANGANO avrebbe sottratto da un conto e da un libretto cointestato ad entrambi i coniugi nonché di beni contenuti nella casa coniugale e di proprietà esclusiva di esso marito, il rigetto era stato motivato dalla mancata prova sul punto, quando queste circostanze erano pacifiche e mai contestate dalla controparte. La domanda di restituzione dei beni comuni, che sottende quella di divisione, é inammissibile, essendo tuttora vigente la comunione legale dei beni fra i coniugi. Quanto ai beni affermati di proprietà esclusiva dell’ADORNATO, manca qualsiasi supporto probatorio, tenuto anche conto che si tratta di oggetti presenti nella casa coniugale e di cui si presume la comunione. Compensa integralmente tra le parti le spese processuali del presente grado di giudizio.
Dopo 6 anni e 6 mesi, tre Avvocati diversi, una perizia psicologica e circa 14 mila euro di spesa Fabrizio era riuscito finalmente ad ottenere le due cose più importanti:
l’affidamento condiviso della luce dei suoi occhi, della sua bambina, ed il poter finalmente passare più tempo con lei.
Notate il colore dell’arcobaleno indicante la felicità di Fabrizio (attraverso un rapido calcolo si può intuire che padre e figlia una settimana stavano insieme due giorni mentre la settimana successiva i giorni diventavano cinque. In totale sono quattordici/quindici giorni al mese).
La sentenza di cui sopra però come sempre mi permette di porvi delle domande:
•La decisione del primo Giudice non tiene conto dei suggerimenti del C.T.U. (perizia del Dr.FATO n.d.r.) confermando immotivatamente i provvedimenti presidenziali. Quindi i Giudici della Corte d’Appello dicono che i loro colleghi (la triade) hanno commesso un errore?
•Se hanno commesso un errore perché hanno continuato a stare al loro posto?
•L’errore ha procurato un danno a Fabrizio?
•Se hanno procurato un danno a Fabrizio devono pagare?
•Fabrizio per rimediare al loro errore ha dovuto fare ricorso. Devono loro “intoccabili” risarcire Fabrizio del danno economico?
•Devono risarcire G…… del fatto di non aver potuto stare prima e di più con il suo papà come invece avrebbe dovuto essere?
1.Reputa la Corte infondato l’appello incidentale presentato dall’ADORNATO tendente ad ottenere una riduzione dell’assegno di mantenimento alla luce delle diverse posizioni reddituali dei coniugi.
•Anche in questo caso viene rigettata la richiesta di riduzione dell’assegno di mantenimento. Vi sembra giusto che a pagare sia sempre e solo Fabrizio?
•”alla luce delle diverse posizioni reddituali dei coniugi” Perché anche in questo caso nessuno chiede a Sabrina come si adoperasse per finalmente reperire un’attività lavorativa?
1.Per quanto attiene le doglianze espresse dall’ADORNATO con riferimento alla pronuncia di rigetto della domanda da lui proposta di restituzione di somme che la MANGANO avrebbe sottratto da un conto e da un libretto cointestato ad entrambi i coniugi nonché di beni contenuti nella casa coniugale e di proprietà esclusiva di esso marito, il rigetto era stato motivato dalla mancata prova sul punto, quando queste circostanze erano pacifiche e mai contestate dalla controparte.
•Anche in questo caso non sembra che i Giudici della Corte d’Appello tirino le orecchie ai loro colleghi perché hanno sbagliato?
•Se hanno sbagliato che ci stanno a fare? Devono pagare il loro errore? etc etc etc (stesse domande di prima)
1.La domanda di restituzione dei beni comuni, che sottende quella di divisione, é inammissibile, essendo tuttora vigente la comunione legale dei beni fra i coniugi.
•Ma avere i beni in comune non significa che detti beni sono di proprietà, in egual misura, di tutti e due i coniugi?
•Se significa di proprietà di entrambi perché hanno avvallato il sopruso fatto da Sabrina nei confronti di Fabrizio?
•Praticamente secondo la Corte d’Appello significa che Sabrina aveva l’assoluto diritto di prendersi tutto?
•Non meritava Fabrizio di riavere almeno la metà di quel denaro?
1.Quanto ai beni affermati di proprietà esclusiva dell’ADORNATO, manca qualsiasi supporto probatorio, tenuto anche conto che si tratta di oggetti presenti nella casa coniugale e di cui si presume la comunione.
•Ammesso e non concesso che manchi qualsiasi supporto probatorio se si tratta di oggetti presenti nella casa coniugale e di cui si presume la comunione, Fabrizio, non avrebbe almeno avuto diritto a riceverne la metà dopo averli inventariati?
Verrebbe quasi da affermare che con questa sentenza viene dato un colpo al cerchio ed uno alla botte. Infatti la Corte d’Appello se da una parte finalmente, anche nell’interesse della minore e per la felicità di Fabrizio, colma la grave lacuna della triade dall’altra però, pur evidenziandone gli errori commessi, per proteggerli tira fuori dal cilindro magico la storia della comunione dei beni.
O no?
Capitolo XXXI – La farsa (e la collettività paga) –
Il 14 dicembre 2007 la nonna di G…., (arrivati a questo punto del racconto la sentiamo un po’ anche nostra nonna. O no?) sporgeva denuncia contro Fabrizio reo di:

•”averle procurato delle lesioni guaribili in giorni 5 (trauma da schiacciamento mano dx con trauma distorsivo polso dx);

•”averla minacciata di procurarle un danno ingiusto”

Fabrizio ebbe consapevolezza e contezza della denuncia in data 10 Novembre 2008 quando fu convocato presso la Sezione di Polizia Giudiziaria della Polizia Municipale di Genova per l’elezione di domicilio e nomina del difensore di fiducia.
Venne anche informato che venivano svolte indagini nei suoi confronti per i reati di cui agli articoli 582 e 612 del Codice Penale. In data 17 febbraio 2009 seguì, al termine delle presunte ed in teoria svolte indagini, il suo rinvio a giudizio per i reati di cui sopra che nello specifico recitavano:
•In base all’art. 582 perché spintonando verso l’interno la porta blindata aperta dall’AGOSTINI procurandogli delle lesioni guaribili in giorni 5 (trauma da schiacciamento mano dx con trauma distorsivo polso dx) a Genova 28 ottobre 2007 (querela del 14 dicembre 2007).
•In base all’art. 612 per aver minacciato all’AGOSTINI un danno ingiusto, dicendole “prima o poi te la farò pagare” a Genova 28 ottobre 2007(querela del 14 dicembre 2007).
L’udienza venne fissata per il giorno 9 giugno 2009 (un anno e mezzo dopo il presunto fatto reato) alle ore 09:00 davanti “all’intoccabile” TAVELLA.
La pubblica accusa era retta “dall’intoccabile” MORISANI Mario Romeo.

“Per la miseria già solo il nome incute quel non so che ti costringe a produrti in una genuflessione degna di un’olimpiade. Mario Romeo! Minchia che maschio” pensò Fabrizio. Effettivamente il nome Mario Romeo dà proprio l’idea di trovarsi di fronte ad una belva. Di avere a che fare con un uomo che emana una forza interiore stile Super SAIAN di terzo livello. Alla Goku o alla Vegeta prima maniera tanto per capirci.
Boh, mah, forse, può darsi di si come può darsi di no.
Fabrizio non lo saprà mai. E non sapendolo lui non lo sapremo mai neppure noi a meno che non ci prendiamo la briga di andare fino in Procura a Genova a verificarlo.
Infatti purtroppo non vi è mai stato piacere d’incontrare Mario Romeo. Alle udienze si è sempre presentata “l’intoccabile” Vice Procuratore Onorario LOMBARDO sua fida galoppina che sin dall’inizio, lasciò trasparire una gioia del tutto personale nel perseguire penalmente Fabrizio. Infatti ritenendo forse di avere di fronte a sé AL CAPONE, cercava con accanimento non la verità ma solo ed esclusivamente la condanna di Fabrizio. Condanna, comunque ed in ogni caso, anche se Fabrizio non aveva compiuto niente di quanto addebitatogli. Il tutto (denuncia, processo, accanimento giudiziario) senza la benché minima prova a supporto. E già perché nel rinvio a giudizio, oltretutto sbagliato perché avevano indicato che la querela era stata sporta dalla “nonna” in data 27 novembre 2008 (da dove è uscita quella data lo sanno solo poche persone stile segreto di Fatima), come fonti di prova venivano indicate:
•la querela sporta da AGOSTINI Maria Grazia con la narrazione dell’accaduto;
•la testimonianza di AGOSTINI Maria Grazia.
Stupendo! Stupendooooo! Stupendooooooooooooooooooooooooooooo!
La parte lesa quindi è anche l’unico testimone del fatto. Praticamente Fabrizio veniva processato solo sulla base della parola della AGOSTINI Maria Grazia. La parola della donna valeva più della parola di Fabrizio.
Non vi vengono in mente anche a voi i tempi della santa inquisizione in cui bastava additare una persona di stregoneria che subito si preparavano le fascine di legna per bruciarlo.
Domande:
•Ma nel 2010 è possibile ed è giusto che una persona incensurata venga processata senza prove?
•Come è possibile che senza prove, le affermazioni di tizio possano valere più di quelle di caio?
•Forse gli “intoccabili” ritengono che esistono cittadini più attendibili di altri?
•Se esistono cittadini più attendibili di altri che cosa rende AGOSTINI Maria Grazia, pregiudicata, più attendibile di Fabrizio che risulta invece incensurato?
•Che tipo di indagini avrà svolto “l’intoccabile” per arrivare alla conclusione che Fabrizio doveva essere processato?
•Prima del processo Fabrizio fu interrogato dandogli così la possibilità di raccontare la sua versione dei fatti?
All’ultima domanda si può tranquillamente rispondere di no. Fabrizio non fu assolutamente interrogato.
Nonostante tutto era però tranquillo. Tanto tranquillo quanto scoglionatissimo. Non la finivano mai e lui quasi quasi, stava iniziando veramente a perdere la pazienza. Anche con gli “intoccabili”.
Era un’escalation di bugie, menzogne, inettitudine ed accanimento giudiziario.

Racconto dell’avvenimento costituente il fatto reato:

la mattina del presunto fatto (domenica 28 ottobre) G…… che aveva dormito da Fabrizio si risvegliò dolorante e piangente con le cosce piene di piccole escoriazioni sanguinanti. Durante la notte si era grattata così forte da procurarsele. Fabrizio la portò immediatamente all’ospedale Gaslini dove medicata per “LESIONI DA GRATTAMENTO ARTI INFERIORI, ANCHE ALLA REGIONE DELLE CAVIGLIE”
venne dimessa e prenotata per una visita da effettuarsi due giorni dopo al reparto di dermatologia. G…… era già in cura, da un buon dermatologo, per questo problema che però purtroppo si ripresentava a cicli. Sembrava che la questione non avesse soluzione.
“Una visita in più da un altro dottore non guasta. Vuoi vedere che magari riusciamo ad eliminare una volta per tutte la magagna” pensò Fabrizio.
Terminata la visita al Pronto Soccorso (Sabrina era stata informata del fatto che erano all’ospedale), riaccompagnò come previsto G…… a casa dalla madre che però non c’era. Erano circa le ore 13:30/13:45. Li accolse la nonna molto scazzata per l’ora tarda. Fabrizio le riferì quanto accaduto aggiungendo che bisognava acquistare le medicine prescritte dal medico. Lui non poteva farlo in quanto doveva volare al lavoro perché era già in forte ritardo. “E’ domenica! Io non so dove trovare una farmacia aperta”, fu la risposta della nonna. “Signora dica a sua figlia di andarci lei”. “Mia figlia non c’è”. “Signora non mi interessa. Dica a sua figlia che bisogna comperare le medicine. Se non ci va sua figlia deve andarci per forza lei. G…… ha bisogno delle medicine prescritte”. ” Ma stai scherzando ti ho detto che non saprei dove andare è domenica”. ” Signora in qualche modo dovete fare . Io devo andare a lavorare ed è tardi. Dica anche a sua figlia che martedì bisogna portare G….. dal dermatologo alla visita di controllo al Gaslini. Quindi che mi faccia sapere se viene anche lei e ci vediamo là oppure devo passare a prendere G….. e portarla io da solo”. “Va bene glielo dirò”. “Signora mi raccomando le medicine”. “Si si va be allora non hai capito” Sblam porta in faccia. Alla faccia dell’educazione. Bum! Bum! Fabrizio che bussava alla porta “Signora comperate le medicine alla bambina”.
Porta blindata. Nell’appartamento al momento del restauro, Fabrizio, desideroso di tenere l’impianto hi-fi a tutto volume senza così rompere i marroni a nessuno aveva provveduto ad insonorizzare in maniera confacente sia i soffitti che alcune pareti. La porta blindata non faceva eccezione. Oltretutto era una bella blindatura, robusta, massiccia e del costo di circa 3 milioni di vecchie lire. Forse, se prendevi un ariete ed iniziavi a picchiarci contro, le persone dentro si sarebbero rese conto che qualche d’uno stava bussando alla porta. Una volta all’interno dell’appartamento era come entrare in un forte inespugnabile. Dieci secondi di bussata e poi via a lavorare che era già tardissimissimo. Andò così. Molto nervoso per le risposte della nonna da una parte; molto molto scazzo e strafottenza dall’altra parte. Il tutto condito con un tono di voce alto da entrambe le parti. Nulla che comunque potesse far pensare neppure lontanamente ad un seguito giudiziario così da ……… E’ si perché dire che una persona ti ha provocato un trauma da schiacciamento e poi non è vero è proprio da……….. All’acqua di rose per carità. L’universo è pieno di …………. molto peggiori. Però questo non è che facesse mitigare l’incazzatura a Fabrizio.
La denuncia in realtà, presentata ben un mese e mezzo dopo il presunto fatto, venne sporta solo ed esclusivamente a seguito di quanto accadde nei due giorni successivi a quella domenica.
Si perché Sabrina e mamma dovevano farla pagare a Fabrizio.
Per quale motivo?
Ascoltate e rabbrividite:

Sabrina telefonò a Fabrizio dicendogli, con tono di voce intriso e grondante di prepotenza, che non doveva assolutamente permettersi di portare sua figlia da nessun dermatologo. Che lei e solo lei aveva l’affidamento e che lei e solo lei decideva per la bambina. Fabrizio allibito (vedete che ho ragione io. E’ un coglione. Nonostante tutto riesce ancora a stupirsi di quello che accade) le disse che non gli interessava quello che lei stava dicendo perché erano solo grosse ………. ribadendo che comunque avrebbe portato G….. alla visita. La conversazione che durò un paio di minuti scarsi, cioè sino a quando Sabrina interruppe la telefonata, fu improntata al “No non la porti da nessuna parte ho io l’affidamento e decido io” al ” No!!! Io la porto dal dermatologo al Gaslini come mi hanno detto al Pronto Soccorso”. Il tutto però “stranamente” senza un ben che minimo accenno da parte di Sabrina all’aggressione subita dalla madre.
Domande:

•Ma tua figlia sta poco bene e tu ti preoccupi di non farla portare dal dottore?
•Pur di prevaricare su Fabrizio, Sabrina sembrerebbe non preoccuparsi troppo della salute di G……?
•Ti aggrediscono ferendoti la mamma e tu non dici niente al suo presunto aggressore?

Non ce ne logica ne amore in tutto ciò. La telefonata avrebbe dovuto caso mai vertere sulle condizioni della bambina, sul come portarla dal dermatologo. Non certo a cercare di impedire quella visita. Personalmente poi se avessero aggredito mia madre e mi trovassi a parlare con il suo aggressore sarei un tantinello incazzato con lui e perlomeno un “piccolo accenno” alla faccenda lo farei.

Voi no?

Che storia. Da non credere. Vero? Eppure è tutto drammaticamente reale. Questo però e niente leggete il seguito:

Fabrizio al telefono con G…. sul cellulare della presunta aggredita (Sabrina continuava a non essere in casa) fu messo al corrente dalla bambina, che sembrava quasi ripetere una lezione imparata a memoria, della sua assoluta contrarietà a che lui la portasse il giorno successivo dal dermatologo asserendo che stava bene e che era molto più importante per lei andare a scuola.
Le avevano fatto il lavaggio del cervello.
Fabrizio dovette imporsi, e per l’ennesima volta G….. lo trattò come un papà cattivo che non voleva fare felice la propria figlia. Si fece passare la “nonna” a cui comunicò che sarebbe andato a prendere la bambina verso le ore 09:00 della mattina successiva. Se non l’avesse trovata avrebbe provveduto a chiamare la Polizia. La mattina dopo si recò prima a scuola e non trovandola si diresse a casa dove G….. molto imbronciata andò con lui all’ospedale Gaslini.
Per inciso grazie alle analisi ed alle cure poi prestatale presso il Gaslini il problema venne finalmente e definitivamente risolto. A Sabrina e mamma però ciò non andava bene e quindi dovevano far pagare a Fabrizio il suo essersi imposto pur non essendo il genitore affidatario (la sentenza della Corte d’Appello sarebbe giunta mesi dopo). Da qui la nascita della fantasiosa denuncia. La “nonna” oltretutto essendo pensionata sociale usufruiva del gratuito patrocinio (tale figlia tale madre o viceversa, vedete voi). Quindi non si doveva neanche preoccupare del dover pagare il suo “azzeccagarbugli” (a quello ci pensiamo sempre noi onesti contribuenti). Non rimettendoci niente di suo, stile “intoccabile”, possiamo tranquillamente dire che per lei quella situazione era come per noi da bambini quando ci comperavano il gelato.
O no?

Con questo processo avevano però oltrepassato il limite della sopportazione umana. Le palle di Fabrizio erano veramente grandi, gonfie ma soprattutto così vorticosamente in rotazione che quando si presentò in Tribunale davanti “all’intoccabile” TAVELLA, sembrava avesse un cuscino d’aria sotto i piedi che lo lasciava sospeso a cinque centimetri dal suolo. Erano le palle in rotazione che funzionavano da elica stile elicottero. Mentre si attendeva l’inizio del procedimento se avessimo potuto guardare Fabrizio in faccia avremmo visto in lui però un sogghigno strano. Una mente criminale aveva partorito un’idea! Decise infatti di dare un tocco di colore al grigiume della situazione, attuando uno specie di ostruzionismo ad oltranza:

“Voi mi processate senza alcuna prova ed io mi presento senza avvocato. Voi mi date un avvocato d’ufficio ed io non lo pago così sicuramente si defila. Vediamo un po’ come va a finire e chi si stanca prima”. Questo fu il pensiero di Fabrizio imputato criminale sovversivo.

“L’intoccabile” accertata la mancanza del difensore decise di rinviare l’udienza e di dotare, come previsto dalla legge, Fabrizio di un difensore d’ufficio. Il professionista designato e successivamente contattato da Fabrizio messo al corrente che nessuno avrebbe provveduto a saldare la sua parcella decise di defilarsi, alla velocità accertata di circa tre milioni di km al secondo, rimettendo il mandato. Il tutto con il consenso compiaciuto di Fabrizio.
All’udienza successiva l’imputato criminale sovversivo si presentò nuovamente sprovvisto di difensore. “L’intoccabile” non poté fare altro che prendere atto del fatto che l’imputato non aveva un difensore e molto spazientita rinviò nuovamente l’udienza. Fabrizio contattò il suo nuovo legale d’ufficio a cui comunicò che nessuno avrebbe provveduto a saldargli la parcella. Anche questo si defilò alla stessa velocità del suo predecessore, rimettendo a sua volta il mandato. Il tutto sempre con il consenso compiaciuto di Fabrizio. Il giorno dell’udienza stesso copione della volta precedente. L’imputato criminale sovversivo si presenta nuovamente sprovvisto del difensore. Il galoppino “intoccabile” Vice Procuratore Onorario ed il legale della parte offesa andarono su tutte le furie. Iniziavano a dare segni di cedimento nervoso. L’atteggiamento di Fabrizio li irritava fortissimamente ed a lui questo faceva moltissimissimo piacere.
Non si aspettavano di certo che l’agnello sacrificale (Fabrizio) opponesse resistenza. “L’intoccabile” TAVELLA decise, molto ma molto ma molto spazientita, di rinviare nuovamente l’udienza mettendo al corrente Fabrizio che la volta successiva non ci sarebbero stati ulteriori rinvii. Quello che dicevano però a Fabrizio da un orecchio gli entrava e dall’altro gli usciva. Solo a guardarli provava un così forte disgusto, da arrivare a fargli apprezzare l’odore di quel prodotto biologico fresco, dall’essenza pungente che si stende sui campi per proteggerli e nutrirli.
Stesso copione delle volte precedenti. Fabrizio, contattò il nuovo legale d’ufficio a cui diede la solita notizia funesta. Nessuno avrebbe provveduto a pagare la sua parcella. Questa volta però, come un fulmine a ciel sereno, sentendo il racconto della farsa l’AVVOCATO, di cui non fornirò le generalità come da lui richiesto, decise che non gli interessava niente dei soldi. Anche gratuitamente avrebbe provveduto a difendere Fabrizio poiché lo riteneva innocente.

Incredibile!!!

Con questo colpo di scena però il piano sovversivo andava a …….

“Va bé è stato bello finché è durato. Affrontiamo il processo e che lo show abbia inizio. Però caspiterina proprio quando il divertimento iniziava a palesarsi in tutta la sua magnificenza, doveva arrivare il buon samaritano ad interrompere il boicottaggio” penso tra sé e sé Fabrizio.

All’udienza successiva erano tutti raggianti. Sembrava la festa del Santo patrono del paese senza fuochi artificiali.
Finalmente il processo si poteva aprire e la legge poteva fare il suo corso. Durante le varie udienze tralasciandovi i particolari posso dirvi che Fabrizio non fece mistero, con educazione, di quanto gli facevano schifo i partecipanti a quel teatrino. Disse apertamente, sempre con educazione, che era veramente ingiusto, ignobile ed altamente lesivo della dignità di un essere umano processare una persona senza prove aggiungendo che non era giusto per la collettività sopportare il peso economico di quella farsa.
Arrivò quindi il momento in cui entrambe le parti furono chiamate a raccontare la loro verità sull’accaduto:
“sono e mi chiamo AGOSTINI Maria Grazia già costituita parte civile e generalizzata in atti.
A domanda del P.M. risponde:
ADORNATO Fabrizio era il marito di mia figlia MANGANO Santina, ora sono separati. Sarà dal 2001, hanno una figlia, ADORNATO G…… Il 28.10.2007 ero a casa di mia figlia, che era in ospedale. Verso le 13 la bambina doveva tornare a casa. Non vedendola ho chiamato mia figlia. La bambina era insieme al padre. Mia figlia disse che avrebbe chiamato l’ADORNATO e poi mi avrebbe fatto sapere. Così è stato. L’ADORNATO disse che aveva portato la bambina al Gaslini per una visita, non programmata. Verso le ore 14 ha riportato a casa la bambina. Loro stanno nella ex casa coniugale. Appena aperto la porta lui si è messo a gridare e mi ha dato una richiesta medica. Mi gridava che io me ne dovevo andare via da quella casa, che era casa sua. Poi mi diede la ricetta dicendo che dovevo andare a prendere le medicine. Io ho detto che era sabato, non ho la macchina e non sapevo come fare. G…… all’epoca aveva 8 anni. L’ADORNATO non poteva entrare in casa. Lui era sul ballatoio, la bimba era con lui fuori. C’è un verbale di separazione. Il tono di voce dell’ADORNATO era forte, urlava, ed era aggressivo. Mi veniva davanti. Mi diceva “Te ne devi andare, qui non ci devi stare” Io gli dicevo di darmi la bambina che così andavamo a mangiare, erano già le 2. G……. si è messa a piangere ed io l’ho invitata a venire in casa. Allora lui si è messo a gridare” lasciala stare, non toccarla”. Io gli ho detto di non gridare che sentivano i vicini e lui ha detto che non gliene fregava un cazzo. Poi la bimba è riuscita ad entrare allora lui ha cercato di entrare, aveva messo un piede dentro, io cercavo di chiudere la porta. L’ADORNATO ha spinto la porta. Io voleva chiudere la porta ma non ci riuscivo perché lui aveva il piede dallo stipite, ha dato poi uno spintone mettendo la mano sulla porta. Io sono andata indietro e poiché tenevo la mano sulla maniglia con lo spintone sono andata indietro e ho picchiato la mano contro il muro. La porta che è blindata mi ha schiacciato la mano. La mia mano era tra la maniglia ed il muro. Io ho detto che mi aveva fatto male e lui ha detto che non gliene fregava niente. Come ho fatto l’atto di richiudere la porta lui continuava a spingere. Poi sono riuscita a chiudere e lui mi ha detto: “te la farò pagare”. Poi la bambina continuava a piangere forte. L’ADORNATO continuava a dare dei calci sulla porta e gridava. Siamo rientrate in casa alle ore 2 e mezza. G…… piangeva e voleva parlare con la mamma. Io non voleva chiamarla ma G…….. insisteva. Io ho parlato con mia figlia che mi ha detto di chiamare mio figlio. Così ho fatto. Io ho dei problemi di salute sono cardiopatica, ho la pressione alta e il diabete. Non so se il sig.re ADORNATO sapesse dei miei problemi di salute. Ho chiamato mio figlio che è venuto con la moglie e mi hanno accompagnato al P.S. di Villa Scassi. Ho rifiutato il ricovero perché dovevo tenere la bambina. Per la mano mi hanno dato una pomata. Per il cuore ero già in cura prima. Non avevo fatto prima querela ne l’ho fatta dopo. Precedentemente c’erano state delle liti, una volta l’avevo querelato ma non si è fatto niente. Dal 28 di ottobre non è successo niente.
A domanda del suo Avvocato risponde:
sono poi andata dal dottore, mi sembra mi abbia dato 10 giorni, mi ha dato delle medicine, ho tenuto una fasciatura, un po’ elastica ed un po’ quelle normali, ho tenuto anche più giorni dopo. Non ricordo se ho fatto riabilitazione.
A domanda dell’avvocato difensore di Fabrizio risponde:
non ho telefonato al sig.re ADORNATO. Ho chiamato mia figlia che mi ha detto che l’avrebbe chiamato lei. Non l’ho chiamato perché avevo paura che si mettesse ad urlare. Quando è arrivato non mi ha detto dove era stato. Si è messo ad urlare e mi ha dato una ricetta. Gli ho detto che non potevo andare. Ci sarei andata lunedì. la porta non era aperta del tutto. La bambina era ancora fuori col papà. Quando ha dato il colpo la porta si è aperta del tutto e ha sbattuto contro il muro. Io avevo la mano sulla maniglia. Io piano piano andavo avanti con la porta, gli ho detto per piacere di togliersi e poi ho chiuso. Io gli dicevo che sentivo male e ho portato l’altra mano al petto. All’ospedale mi hanno fatto i raggi.
A domanda del P.M. risponde:
i vicini non sono intervenuti. Non intervenivano anche prima. Via San Dona di Piave è a Trasta. I due litigavano anche prima, ma io non c’entravo.
A questo punto il G.I.P. rinvia per l’esame dell’imputato, che non si sente bene avendo molta tosse, all’udienza del 16.12.2009
Il Giudice di Pace Avv. Grazia Maria TAVELLA
16.12.2009.
A questo punto l’imputato ADORNATO Fabrizio già in atti generalizzato dichiara di voler rispondere alle domande.
A domanda del suo Avvocato risponde:
La signora AGOSTINI Maria Grazia è la nonna di mia figlia e fin dal fidanzamento con mia moglie i rapporti sono stati pessimi.
A domanda del suo Avvocato risponde:
ho subito dal 2001, data in cui mi sono separato, almeno 2 querele, peraltro archiviata una dal Dott. DE GENNARO, da parte di mia suocera.
A domanda del suo Avvocato risponde:
abbiamo l’affidamento condiviso dal 12.2007 la bambina vive con me per circa 15 giorni al mese. Una settimana 5 giorni e una settimana 2 con relativo mantenimento.
A domanda del suo Avvocato risponde:
l’originaria casa coniugale per…….. illeggibile…….. alla madre. Su provvedimento del Dott. MARTINELLI con consenso della mia ex moglie, in presenza di maltempo potevo usufruirne come da verbale di separazione che viene prodotto.
A domanda del suo Avvocato risponde:
il 28/10/2007, quella mattina al risveglio poiché la bimba soffriva di allergia epidermica all’interno delle cosce, durante la notte si era inconsapevolmente grattata e procurata molte lesioni. La portai al pronto soccorso del Gaslini. Visitata stabilirono di sottoporla a visita dermatologica da effettuarsi 2 giorni dopo.
Ero d’accordo che avrei riportato la bambina a casa dalla mia ex moglie verso l’ora di pranzo. Verso mezzogiorno non ricordo se mia moglie o mia suocera mi telefonarono.
risposi che ero al Gaslini e che l’avrei riportata appena terminata la visita verso le ore 13:30/14:00. Arrivato a casa mi aprì la mia ex suocera, la bimba entrò superando il gradino che divide l’area esterna dall’alloggio ed io restando al di fuori le diedi il certificato dell’ospedale dicendole di andare a comperare le medicine. Nel mentre che parlavo mia suocera mi chiuse la porta in faccia senza aspettare altro.
A quel punto cominciai a bussare e suonare pesantemente sulla porta …….illeggibile…….di andare a comperare le medicine per mia figlia.
A domanda del suo Avvocato risponde:
non ho sbattuto la porta procurando le lesioni alla mia ex suocera in quanto la porta era già chiusa e non potei far altro che bussare con energia per essere ascoltato. Dissi anche di comprare le medicine se no ne avrebbe pagato le conseguenze. Il giorno dopo la mia ex moglie mi telefonò dicendo che non avevo il diritto di portare mia figlia all’ospedale in quanto avendo lei allora l’affidamento esclusivo, le decisioni le avrebbe dovute assumere lei e che la visita dermatologica non l’avrebbe sostenuta. Risposi che se non avesse fatto visitare la bimba avrei fatto intervenire la Polizia e che queste erano conseguenze che intendevo anche per quello detto il giorno prima a mia ex suocera.
Il giorno dopo mi telefonò mia figlia dicendomi che all’indomani, giorno della visita, di non andare a prenderla poiché voleva andare a scuola. Mi passò la nonna alla quale dissi che il mattino dopo mi facesse trovare la bimba pronta per portarla alla visita, perché in caso contrario sarei andato a prenderla a scuola e avrei chiamato la Polizia.
A domanda del suo Avvocato risponde:
la porta aveva un’apertura maggiore di 90 gradi e tra la porta ed il muro c’era ancora una spallina di circa 20/30 centimetri. E quindi per poter battere la maniglia contro il muro bisogna spalancarla tutta.
A domanda del suo Avvocato risponde:
dal pianerottolo, per entrare in casa, c’è un gradino alto e quindi non si può stare sul gradino con la porta chiusa.
A domanda del suo Avvocato risponde:
non ho tentato di entrare in casa. Nego di aver messo il piede in mezzo alla porta.
A domanda del suo Avvocato risponde:
ho dato pugni nella porta quando era già chiusa.
A domanda del suo Avvocato risponde:
dopo che ebbi dato il certificato a mia suocera ella mi sbatte la porta in faccia.
A domanda del suo Avvocato risponde:
è vero che al di fuori della porta avevo un tono di voce alterato.
A domanda del suo Avvocato risponde:
nego nella maniera più assoluta di aver causato lesioni alla mano della mia ex suocera.
A domanda del suo Avvocato risponde:
mia figlia non piangeva.
A domanda del suo Avvocato risponde:
quella mattina non avevo avvisato preventivamente la madre che avrei portato la bimba al Gaslini.
Il difensore produce referto dell’ospedale Gaslini con prenotazione per visita dermatologica.
Due versioni diametralmente opposte. Il tutto però senza nessuna prova ne da una parte ne dall’altra.
Una cosa però è certa ed è dimostrabile e verificabile da chiunque in qualsiasi momento. Quando la “nonna” dice:
L’ADORNATO ha spinto la porta. io volevo chiudere la porta ma non ci riuscivo perché lui aveva il piede dallo stipite, ha dato poi uno spintone mettendo la mano sulla porta. io sono andata indietro e poiché tenevo la mano sulla maniglia con lo spintone sono andata indietro e ho picchiato la mano contro il muro. La porta che è blindata mi ha schiacciato la mano. La mia mano era tra la maniglia ed il muro.
mente spudoratamente. Infatti è praticamente impossibile che quanto sopra descritto potesse avvenire poiché il muro di fine corsa della porta dista tutto l’angolo di apertura della porta più la spallina in cemento. Essendo una porta ad un’anta sola si parla di un’angolo di apertura determinato da un raggio di più di un metro. Secondo la “nonna” quindi da una parte vi era lei che spingeva per chiudere la porta e dall’altra vi era Fabrizio che dal basso spingendo a sua volta per aprirla essendo più forte la trascinava senza chiaramente farla cadere, facendole percorrere oltre un quarto di cerchio e determinando poi lo schiacciamento della mano tra la maniglia della porta ed il muro.
Domanda stupida:
•Ma se c’era tutto quello spazio ammesso e non concesso che sia vero il racconto, quando la “nonna” ha visto che il muro si faceva sempre più vicino perché non ha mollato la maniglia?
•Prima di arrivare al muro Fabrizio aveva già spalancato tutta la porta, quindi che necessità aveva la nonna di continuare a tenere la maniglia?
Ah ho capito se veramente è andata così la “nonna” aveva paura che lo scopo di Fabrizio fosse fregarsi la maniglia della porta. Grande!!! Se veramente è andata così e stoicamente con grande spirito di sacrificio ha protetto il 50% della maniglia di proprietà della figlia, Fabrizio sono convintissimo sia disposto a cederle la metà di sua proprietà di quel manufatto in metallo, inaspettato oggetto del contendere. E’ certo che ne avranno cura. Dopo una dimostrazione di amore così grande verso un oggetto, non si può che abdicare e farli vivere felici e contenti. Come nelle favole!
O no?
Tra un’ udienza e l’altra, frizzi (non Fabrizio il presentatore) mazzi e lazzi si arrivò al giugno di quest’anno. All’ultima udienza “l’intoccabile” Vice Procuratore Onorario propose a Fabrizio, su suggerimento della parte offesa, per evitargli una condanna di offrire un risarcimento economico del danno alla “nonna”. Fabrizio si fece una sana, ricca, succulenta, grassa e gigantesca risata che indispettì ulteriormente i presenti.

“Condanna! Ma state scherzando spero? Con quali prove visto che non ne avete trovate? Mi condannate così, senza prove, giusto per fare qualche cosa? Bravi! No no la beneficenza io la faccio ai bambini africani che muoiono di fame. Non certo alla mia ex suocera!” fu la risposta del delinquente sovversivo AL CAPONE.

Compresa l’inutilità della loro aberrante proposta venne fissata per settembre 2010 l’udienza per le conclusioni e le arringhe finali con relative presentazione delle richieste.

“Basta! Questo era veramente troppo. La corda non solo si era rotta ma l’avevano pure buttata nella spazzatura” pensò Fabrizio mentre il senso di forte disgusto per quelle persone aveva raggiunto ormai livelli indicibili.

In data 23 Luglio 2010 decise quindi di recarsi presso i Carabinieri del Comando di Genova San Martino dove sporgeva denuncia nei confronti “dell’intoccabile” P.M. titolare delle indagini MORISANI e nei confronti “dell’intoccabile” Vice Procuratore Onorario LOMBARDO.
Testualmente denunciava che:
“In data 17/02/2009 venivo rinviato a giudizio e quindi sottoposto a processo in qualità di imputato davanti al Giudice di Pace di Genova Dr.ssa TAVELLA per i reati di cui agli articoli 582 e 612 del c.p. per fatti commessi in danno della mia ex suocera AGOSTINI Maria Grazia. Detto procedimento si concluderà nel mese di Settembre corrente anno. Nell’atto di citazione a giudizio di cui allego copia fotostatica si evince che alla voce testimoni e consulenti tecnici vi sono riportate solo le generalità della mia ex suocera. Infatti anche durante il processo le uniche persone chiamate a testimoniare siamo state io e la denunciante che chiaramente abbiamo dato versioni diametralmente opposte su quelli che sono stati i fatti. Poiché ritengo che sia altamente lesivo per la mia persona e per chiunque altro essere sottoposto ad un processo senza che vi sia la benché minima prova di quanto si viene accusati, visto l’accanimento giudiziario ingiustificato e processualmente non provato, dimostrato durante tutto l’andamento processuale dal Vice Procuratore Onorario Dr.ssa LOMBARDO mi nasceva il sospetto che potesse esserci qualche motivazione particolare per cui si doveva svolgere il processo contro di me. Aggiungo che un processo del genere grava ingiustificatamente sulle casse della collettività che deve sopportare delle spese inutili in quanto la mia ex-suocera usufruisce del gratuito patrocinio.
Alla luce di quanto sopra narrato sporgo denuncia per interesse privato in atti d’ufficio e per qualsiasi altro reato si possa ravvisare nella loro condotta nei confronti del P.M. titolare del fascicolo Dr. MORISANI Mario Romeo, del Vice Procuratore Onorario Dr.ssa LOMBARDI e di quanti altri si scopra possano aver concorso nell’azione delittuosa.
Chiedo che copia della presente denuncia venga inviata al Ministro di Grazia e Giustizia ed al Consiglio Superiore della Magistratura.
Chissà come andrà a finire? Che spiegazioni daranno i due “intoccabili” per giustificare il loro operato? Aspettiamo tutti in trepida attesa!
Capitolo XXXII – Il compleanno di G….. –
Il compleanno di G…..del 2008 dovevano trascorrerlo insieme. Quello dell’anno prima era stata Sabrina a festeggiarlo con la piccina. Fabrizio come sorpresa aveva deciso di portare G…. all’acquario ed aveva già ordinato una torta per far spegnere le candeline alla piccina. Qualche giorno prima del compleanno però G….. improvvisamente e senza alcuna motivazione comunicò telefonicamente al padre che avrebbe trascorso la giornata con la madre ed il suo fidanzato. Fabrizio disse a G….. che era con lui che avrebbe dovuto stare come erano d’accordo ma la piccina con voce strafottente ed arrogante rispose che non le interessava passare il suo compleanno con lui e che sarebbe andata con la mamma e Edi a fare una gita.
Non solo! Durante la conversazione G….. disse anche a Fabrizio che lui era un papà cattivo, che avrebbe preferito avere Edi come papà, che non gli voleva bene e che non voleva stare con lui perché picchiava la mamma e la nonna. Fabrizio provò a farsi passare Sabrina per parlare con lei. Chiaramente la donna si fece negare, non degnandosi minimamente di rispondere ai tentativi successivi che Fabrizio fece per riuscire a comunicare con lei. Ricordo che Fabrizio, quando G…… gli disse quelle belle cose era al lavoro. Stette così male che chiese il permesso di poter andare a casa. Non riusciva a capacitarsi. Non tanto per il fatto che Sabrina avesse convinto la bambina a non festeggiare il compleanno con lui. Quello che lo fece stare male furono le cattiverie gratuite e non vere che G……. gli vomitò addosso. Più di tutte quella che non lo voleva più come papà.
Ma che cosa avrà fatto Fabrizio per scatenare così G…..?
Niente erano stati giorni normali senza nessun episodio specifico. Era Sabrina l’artefice di tutto. Lei voleva passare il compleanno con G……e sicuramente imbambolò la bambina con tante chiacchere, prospettandole come minimo una giornata fantastica che il padre non le avrebbe mai fatto trascorrere. Il tutto con l’aiuto della “nonna” che chiaramente continuava a vivere con G….. e Sabrina.
Fabrizio si tenne anche questo ulteriore sopruso, mangiandosi la torta di compleanno da solo. Perdonò G…… per ciò che era accaduto non ritenendola assolutamente responsabile ne del non aver festeggiato il compleanno con lui ne tanto meno per le cose cattive che lei gli disse. Quelle parole però Fabrizio se le ricorderà per tutta la vita. Soprattutto, l’accaduto, non fece altro che aumentare il disgusto per Sabrina e mamma che non smettevano e non si fermavano davanti a niente.
Capitolo XXXIII – Il terzo pignoramento –
Maggio 2009.
Fabrizio si vede recapitare il terzo atto di pignoramento. Giustamente non c’è il due senza tre. Questa volta i versamenti incriminati non sarebbero avvenuti dal Maggio 2007 al gennaio 2009. Effettivamente Fabrizio come aveva già per altro preannunciato quando fu escusso a verbale dalla P.G. (capitolo XXVIII) sospese, prendendo la decisone in completa autonomia dalla fine del 2007 inizio 2008, il versamento dei 140 euro a Sabrina quale suo assegno di mantenimento e da metà 2008 sospese anche di versare i trecento euro per G…..
Continuava a sostenere che poiché G….. viveva 14/15 giorni al mese con lui, agli altri 15 giorni doveva provvedere la madre.
E’ vero ha violato la legge! Ma che ….. di legge è quella che riduce le persone in uno stato di schiavitù, dove si hanno solo doveri e niente diritti? La possiamo chiamare legge una pazzia del genere? Fabrizio è stato costretto. Non poteva farne a meno. Come dice il proverbio “o bevi o affoghi”. Fabrizio non riusciva più a bere e stava inesorabilmente affogando.
Non lasciò comunque G….. senza sostentamento. Non l’avrebbe mai fatto! Ricordate il pignoramento, ritenuto ingiusto ed esagerato da Fabrizio, di 187 euro mensili della “sbadata – intoccabile” SCARZELLA (capitolo XXIX)? Bene considerando che durava fino al dicembre 2010 Fabrizio pensò che per i quindici giorni in cui G….. stava con la madre quei soldi erano più che sufficienti a provvedere al suo mantenimento.
E Sabrina che fece Sabrina? Eh che fece? Tranquilli non si scompose più di tanto. Il denaro non le mancava di certo e comunque sapeva che essendoci la busta paga di Fabrizio poteva in ogni momento andare ad attingervi.
Era così tranquilla che nell’estate del 2008 se ne andò, prima, dieci giorni in campeggio in Toscana (o Marinella o Forte dei Marmi) e dopo, altri 20 giorni in Sardegna in un agriturismo. Nel 2009 invece andò per circa venticinque giorni in vacanza in Calabria e Sicilia. Addirittura per le vacanze del 2008, nel febbraio di quell’anno, mandò un telegramma a Fabrizio preannunciandogli che dal quattro di luglio al venti dello stesso mese lei sarebbe andata in vacanza con G…… Leggendolo Fabrizio pensò:

“porca miseria a febbraio sa già che andrà in ferie a luglio! O lavora e quindi ha le ferie in quel periodo oppure non ha nessuna intenzione di cercarselo il lavoro e quindi sicuramente sarà in ferie anche a luglio!
O no?
PRECISAZIONE :

La notizia dei dieci giorni di vacanza in Toscana, Fabrizio l’ha ricevuta come al solito da G…., a pochi giorni dalla partenza. “Casualmente” il periodo di questa vacanza “improvvisa” coincideva con la settimana che Fabrizio e G….. dovevano stare insieme. Fabrizio cercò di parlare con Sabrina, ma fu tutto inutile. Non si ricorda se ci riuscì o lei si negò (chi volesse togliersi l’amletico dubbio sappia che ci sono le registrazioni). In ogni caso fu tutto inutile.
Obiettivamente tra persone civili che non cercano di prevaricare sulle altre persone, Sabrina, avrebbe dovuto:
•informare, magari con congruo anticipo, lei direttamente Fabrizio della vacanza “improvvisa” e non farlo informare da G…..;
•domandare a Fabrizio se era d’accordo visto che “casualmente” il periodo di questa vacanza “improvvisa” capitava proprio durante la settimana in cui Fabrizio e G…. dovevano stare insieme;
O no?
Non fraintendetemi Fabrizio era contento quando G……si divertiva. Il problema non era il suo andare in vacanza. Era il fatto che la madre continuava a fare quello che voleva. Continuava ad esistere solo lei come genitore. Fabrizio era sempre un contorno fastidioso. Oltretutto Fabrizio avrebbe anche potuto aver già organizzato qualche cosa per i giorni in cui doveva stare con la piccina.
Niente da fare! Più il tempo passava e più la situazione non migliorava anzi……..
L’azione di Sabrina si esplica in tre rapide mosse: pensare, decidere, convincere G……(nel caso della vacanza non è che ci sarà voluto molto). Alla fine era G……. a dover mettere a conoscenza il padre delle decisioni della madre.
Più di una volta Fabrizio disse a G…… che erano cose che a lei non dovevano riguardare. Di tirarsene fuori. Che quando la madre le riferiva ciò che doveva dire a lui, lei doveva rispondere:

“sono cose vostre. Parlaci te con papà”
.
Non credo lo abbia mai fatto. D’altro canto non si può certo pretendere chi sa che cosa da una bambina e Fabrizio, Sabrina non lo considerava nemmeno di striscio.
Capitolo XXXIV – La comunione di G…… –
A fine maggio 2009 G……doveva fare la Prima Comunione. Qualche mese prima della cerimonia la bambina disse a Fabrizio al telefono che lei aveva deciso che a mezzogiorno avrebbe festeggiato la comunione con la mamma e la sera con lui. Fabrizio chiese del perché e G…… rispose che lo faceva perché così il suo cuginetto piccolo non si sarebbe stancato. Fabrizio sul momento disse che se non vi erano controindicazioni lui non aveva problemi ma che comunque ci avrebbe pensato sopra. Dopo qualche giorno G….. chiese al papà se allora era d’accordo con la sua idea. Fabrizio rispose che ci stava ancora riflettendo ma che in ogni caso era Sabrina che avrebbe dovuto parlarne con lui.
Grosso errore. Sabrina mica parlava e se parlava non lo faceva certo con lui. Come al solito non ne aveva nessuna intenzione e dopo aver preso la decisone a lei più favorevole aveva inviato G….. come ambasciatore con libertà di dichiarare guerra. Fabrizio cercò di avere un colloquio con l’ex moglie ma come nelle altre occasioni fu tutto inutile. Si negò sempre. Oltretutto G…… diventava sempre più pressante.
Ma perché quella richiesta?
Semplice perché il festeggiare la cerimonia all’ora di pranzo è sicuramente più indicato rispetto al festeggiarla alla sera. Gli invitati sono meno stanchi. I bambini stessi che già sono stanchi per la cerimonia arrivano al pranzo che sono scoglionati, figuriamoci alla sera.
Che cosa vuoi festeggiare a cena. Oltretutto poi la sera di solito nei ristoranti, quando a mezzogiorno ci sono state le comunioni, mangi quello che è avanzato dal pranzo.
Fabrizio ad un certo punto disse a G……. che non era d’accordo a quella soluzione poiché sarebbero intervenuti alla cerimonia anche parenti anziani che alla sera avrebbero sicuramente avuto problemi di stanchezza e che in ogni caso ne avrebbe preferito parlare con la mamma.
Non l’avesse mai detto. Stesso copione delle altre volte: sei un papà cattivo con te non ci voglio stare etc etc etc.
Alla prima occasione in cui stette da solo con G…….la convinse a cercare di tirarsene fuori. Doveva solo dire alla madre che lei non voleva entrarci. Sabrina a quel punto forse sarebbe stata costretta a dover parlare con lui.
Un giorno non molto tempo dopo in una delle solite telefonate quotidiane di Fabrizio a G……., la bimba fece in maniera tale di fargli ascoltare quale era l’urlato pensiero della mamma:
“G…… mi hai rotto i coglioni. Non posso certo stare ai tuoi comodi. Deciditi con chi vuoi festeggiarla. Basta che me lo dici. Hai capito? Cosa credi! Adesso basta!” e così via.
Fabrizio capì che G…… forse aveva provato a tirarsene fuori ed il far ascoltare quello che Sabrina ululava era come per dire:
“Papà io ci ho provato ma lei é così. Adesso sai come stanno le cose”.
Piccina!!! Il tuo papà sapeva benissimo come stavano le cose.
Proprio perché lo sapeva decise di andare a trovare “l’intoccabile” MAZZA GALANTI per esporgli il problema, chiedere un consiglio e verificare se vi erano delle soluzioni.
“L’intoccabile” riconobbe immediatamente Fabrizio manifestando un certo stupore nell’apprendere che la situazione non era migliorata ma che anzi……….
Gentilmente dedicò a Fabrizio circa dieci minuti. Sentito il racconto emise il “verdetto”:
“era una situazione irrisolvibile”
Fabrizio: “mi scusi dottore la mia ex moglie usa la bambina per comunicarmi le decisioni che lei prende senza consultarmi. In questo caso io sono nuovamente, come in tutti questi anni, di fronte ad una scelta. Il giorno della comunione finita la cerimonia religiosa prendo e vado via lasciando perdere e subendo l’ennesimo sopruso oppure mi fermo pianto un casino che arriva la Polizia e nessuno festeggia niente?”
“Intoccabile”: “questo no non si fa”
Fabrizio: ” lo so anch’io che non si fa ma che cosa devo fare mi dica lei”
“Intoccabile”: “troppo contrasto. E’ una situazione irrisolvibile. Troppo contrasto.”
Fabrizio: “arrivederci Dottore”
“Intoccabile”: “arrivederci”
Gentile ma inutile!
Fabrizio comprò le bomboniere per i suoi parenti, i compagni classe e le maestre di G……
Il giorno della comunione, da persona civile, finita la cerimonia religiosa andò via.
Stette circa tre mesi senza vedere G…… Ogni tanto un sms.
Fabrizio lo fece perché comunque G…… si era ricomportata male con lui ridicendogli le cattiverie che aveva promesso non gli avrebbe più rivolto.
G…… doveva capire che non era giusto trattare così il suo papà. Lui non lo meritava perché non aveva fatto niente di male ed un comportamento simile era assolutamente ingiusto nei suoi confronti.
Sicuramente frotte di psicologi diranno che Fabrizio ha sbagliato, che non si fa così che bla bla bla bla.
Può darsi, però G…… capì. Il padre le era mancato quanto lei era mancata a lui.
Alla fine di luglio, primi di agosto decise che era passato anche troppo tempo. Dopo averla chiamata andò a prenderla. Quando si guardarono negli occhi, Fabrizio capì che quasi sicuramente G…….non gli avrebbe più detto quelle che lui chiamava “le brutte cose”.
Capitolo XXXV – Il cane che morse G…… –
Erano i primi giorni di settembre 2009 e G…… si trovava ad ………. (LU) a trascorrere qualche giorno dalla nonna (Olivetta). Fabrizio era stato li con lei fino a qualche ora prima ma poi era partito per andare a lavorare. Sarebbe ritornato dopo qualche giorno a riprenderla. Era appena giunto sul posto di lavoro dopo essersi fatto duecento km che la madre (Olivetta) lo chiamò sul cellulare:
“non ti spaventare ma G……..è stata morsa ad una coscia da un cane. Non gli esce sangue , ha il livido, non sembra niente di grave però è meglio che la portiamo al pronto soccorso per farla vedere”.
Fabrizio si fece passare G……. La bimba era tranquilla, non spaventata. Anzi a dire la verità era solo molto arrabbiata con il cagnetto.
Spiegò a Fabrizio che mentre si trovava nel giardino del circolo ricreativo del paese un cagnetto meticcio di piccola taglia (più o meno le dimensioni di un bassotto) di proprietà di una famiglia del luogo le si era avvicinato tutto scodinzolante. G…… è abituata con INDIA che pesa circa quaranta kg. Un cane così piccolo non le poteva certo incutere paura. Poi scodinzolava! “Capisci papà, si è avvicinato e scodinzolava. Gli ho detto ciao bello ed ho fatto per accarezzarlo e quello non mi è saltato addosso mordendomi alla coscia. Capisci”. “Amore ma ti sei trovata paura. Ti ha fatto male?” “No no papà è stato più il nervoso. Ma che paura! Gioco con INDIA come potrei avere paura di un sacco di pulci così piccolo. Quando mi ha morso ha fatto per scappare ma l’ho rincorso per dargli un calcio. Ti rendi conto che non sono riuscita a prenderlo e mentre lo rincorrevo senza averlo toccato lui piangeva come se lo stessero ammazzando. Papà sapessi che nervoso. Ti accarezzo e tu mi mordi.” “Ma amore che cane era.” “Papà è il cane del ……… sai quello piccolo e nero che poverino era stato morso da una vipera e che l’avevano salvato per miracolo. Guarda papà se lo prendo lo ammazzo io. Capisci scodinzolava. Manco l’ho toccato con il calcio e piangeva. Io avrei dovuto piangere che mi ha morso. Se lo becco però vedi come lo faccio nuovo.” “Amore lascia stare l’importante e che non ti sei spaventata. Ora però e meglio che vai con la nonna al pronto soccorso a farti vedere.” “Papà stasera al circolo c’è la festa. Io voglio andare alla festa!” “G….tu adesso devi andare con la nonna che sicuramente è più spaventata di te”. “Sì papà è vero sembra che il cane abbia morso lei e non me”. “Lo so amore. La conosco so che si impressiona facilmente. Telefona alla mamma e spiegale ciò che é accaduto. Parlaci te così se sente la tua voce stà tranquilla. Chiamala prima di andare all’ospedale e poi richiamala dopo che hai finito così le racconti direttamente tu che cosa ti hanno detto”. “Papà chiamala tu! Mi dici sempre che dovete parlare fra voi che io devo starne fuori”. ” No G….. in questo caso devi essere te a chiamarla così sente la tua voce capisce che stai bene e non si preoccupa”.”Sì va bene. Però papà la nonna ha già detto che stasera alla cena al circolo non mi ci manda. Io ci voglio andare. Diglielo te che ci posso andare. Adesso lei pensa che mi possa accadere qualsiasi cosa”. “Va bene ci parlo io. Passamela”. Fabrizio parlando con la madre si rese conto che era molto, troppo spaventata per l’accaduto. Dalle sue parole capì che l’ansia e l’agitazione con cui stava vivendo il momento avrebbero potuto farla stare male. Decise quindi che la sua presenza era necessaria. Parlò con i suoi datori di lavoro e poiché aveva ancora alcuni giorni di riposo da recuperare, risalì in macchina, prese INDIA e si rifece duecento km per tornare in Toscana. G…… nel frattempo fu visitata dalla guardia medica del 118 che ritenne inutile farla trasferire all’ospedale distante oltretutto venticinque km. I denti del cane non avevano trapassato la carne. C’era solo un po’ di dolore ed un grosso livido che nel giro di una decina di giorni sarebbe scomparso. Fabrizio arrivò alle ore 22:30 circa. La cena, a cui comunque aveva partecipato anche G…….. era finita ed i bambini stavano tranquillamente giocando. Tutto il paese nel frattempo aveva provveduto a coccolare “colei che era stata ferita dalla bestia feroce”
“Papà, papà guarda il livido” trofeo mostrato stile reduce di guerra.
“Capisci che nervoso mi ha morso. Ma se mi torna a tiro. Scodinzolava capisci”.
“Amore ho capito. Hai chiamato la mamma sia prima che dopo?”
“Sì papà le ho detto cosa era accaduto e poi l’ho chiamata dopo finita la visita”.
La proprietaria del cane domandò scusa per quanto accaduto, proponendosi di pagare le eventuali spese mediche. Fabrizio accettò le scuse dicendo che non vi erano state spese mediche e che per lui l’incidente era chiuso. L’importante era che G…… non si fosse fatta male e che non si fosse spaventata per l’aggressione. Il fatto di possedere un cane di grossa taglia come INDIA, il giocarci, il viverci insieme aveva sicuramente contribuito a far si che non subisse, come poteva benissimo accadere, uno shock. Un livido passa e comunque G…… aveva avuto un’esperienza di vita che alla fine poteva anche essere costruttiva. Tutto finito bene come nelle favole quindi. Si figuriamoci!
Secondo voi Sabrina stette con le mani in mano?Assolutamente no!
Due giorni dopo il fatto, Fabrizio, accompagnò G….. da Sabrina che il giorno successivo la portò al pronto soccorso per farla visitare. Le venne rilasciato il certificato medico con 5 giorni di prognosi. G….. non era peggiorata, aveva solo il livido che chiaramente doveva essere riassorbito.
Ma se le condizioni di G…… erano uguali ed in via di guarigione perché Sabrina l’ha portata all’ospedale?
Dopo un paio di giorni G…… per telefono chiese a Fabrizio come si chiamava il proprietario del cane che l’aveva morsa. Fabrizio le disse il nome di battesimo della persona chiedendole a sua volta del perché di quella domanda dato che lei lo conosceva. G….. rispose che era solo curiosità e che non si ricordava come si chiamasse. Fabrizio non sapeva ancora che Sabrina aveva portato G…… all’ospedale però nella domanda della bambina aveva percepito un qualche cosa che non girava per il verso giusto.
Trascorse qualche altro giorno e G……. chiese a Fabrizio le generalità complete del proprietario del cane.
Per Fabrizio fu come una folgorazione. Allora capì.
Sabrina voleva sicuramente denunciare il proprietario del cane per ottenere un risarcimento danni e stava mandando, come sempre, avanti G……
Fabrizio: “Senti G…… ma perché ti interessano le sue generalità“?
G…..: “No così papà. Magari per sapere se il cane aveva fatto tutte le vaccinazioni”.(detto da G…… con molta titubanza come se prima di rispondere stesse aspettando un suggerimento.)
Fabrizio: “Tranquilla amore le ha fatte tutte ma poi anche se non le avesse fatte era uguale perché non ti ha passato la carne. Ti ha solo fatto un livido dovuto alla pressione dei denti”. G…….:”E vero hai ragione”.
Fabrizio: “Meno male anche perché dopo lo avrebbero portato al canile”.
G……:”Nooooo amore piccino. Non mi ha fatto niente. Lo odio però al canile no. Piccino”.(Detto con sincerità ed amore nei confronti degli animali)
Fabrizio: “Tesoro se ti avesse ferito era inevitabile”
G…….: “Meno male che mi ha fatto solo un livido”.
Fabrizio: “Già tesoro anche perché se ti avesse fatto del male seriamente l’avrei ammazzato io”
G……: “No amore piccino”
Fabrizio: “Amore tu sei la mia bambina e nessuno deve farti del male”
G……: “Al cagnetto no però. Tanto non mi ha fatto niente”
Qualche tempo dopo giunse a Fabrizio una raccomandata da parte “dell’azzeccagarbugli” CALCAGNO in cui gli veniva richiesto di fornire le generalità del proprietario del cane.
Quella era la certezza del suo sospetto. Sabrina voleva il denaro. Fabrizio non rispose mai a quella richiesta che tenne solo per ricordo. “No cara Sabrina questa volta non denunci nessuno”, pensò Fabrizio cosciente del fatto però che Sabrina si sarebbe ricordata di questo “sgarbo” e sicuramente avrebbe usato il fatto come pretesto per qualche sua nefandezza. Fabrizio se lo sentiva. Infatti…………..(vedasi capitolo XXXVII)
Capitolo XXXVI – “L’intoccabilissimo” RADOCCIA – L’infame ? –
E’ giunto il momento che sappiate che Fabrizio è un Maresciallo Capo dell’Arma dei Carabinieri. Uno sbirro. Un cicci.
Nel Luglio del 2009 a seguito dell’istanza narrata nel capitolo XXXIII “l’intoccabile” IACHINI BELLISSARI Alberto uomo di legge del Tribunale di Chieti emetteva una sentenza in cui stabiliva che la cifra mensile da pignorare dallo stipendio di Fabrizio era di euro 380 con inizio dal Febbraio 2010.
“Andava sempre peggio. Questo sarebbe stato il colpo che avrebbe fatto affondare definitivamente la barca” pensò Fabrizio.
Il conto, tra interessi maturati e parcella “dell’azzeccagarbugli” di Sabrina era diventato di euro 4.731,71.
BREVE PASSO INDIETRO:
Il giorno dell’udienza Fabrizio non si recò a Chieti, come invece aveva fatto nelle due precedenti occasioni.
Non aveva i soldi per il viaggio.
Avrebbe voluto però essere presente non fosse altro per il fatto che chi doveva decidere era la “sbadata intoccabile” DE MEO già conosciuta nelle due precedenti occasioni. In ogni caso erano presenti i colleghi in rappresentanza dell’Arma dei Carabinieri. A loro aveva chiesto di ricordare – ricordare – ricordare alla Dottoressa la sua disastrosa situazione economica e famigliare affinché pignorasse mensilmente la cifra minima consentita.
Tutto molto bello, peccato, che la “sbadata intoccabile” DE MEO non c’era più!
Un nuovo sceriffo era giunto in città. Per l’appunto “l’intoccabile” IACHINI BELLISSARI Alberto, che senza tanti preamboli e disinteressandosi completamente (per questo indicato anche lui come “intoccabile”) delle riferite condizioni d’indigenza di Fabrizio decise di pignorare il massimo previsto e determinato in 380 euro mensili con inizio Febbraio 2010.
FINE DEL BREVE PASSO INDIETRO
Fabrizio contattò il Tribunale nella persona del cancelliere Dr. SERANO anch’esso già conosciuto nelle due precedenti occasioni chiedendogli se era possibile parlare con “l’intoccabile” IACHINI BELLISSARI Alberto. “Assolutamente escluso. Oltretutto sarebbe inutile parlare con lui perché il Dottore non si occupa più di quell’Ufficio. Adesso c’è il Dr. RADOCCIA”, fu la risposta. “Posso parlare con lui allora?” ribatté Fabrizio. “No. E’ troppo impegnato non riceve telefonate e non riceve neppure di persona. Mi dispiace. La decisione poi è già stata presa quindi ……….”.
“L’intoccabillissimo” RADOCCIA. Se chiedi udienza al Santo Padre può darsi che ti riceva. “L’intoccabilissimo” RADOCCIA no! Fabrizio non si diede comunque per vinto. Aveva ancora qualche mese prima che la definitiva fine economica arrivasse. Decise quindi di iniziare ad inviargli quotidianamente, visto che a voce con “l’intoccabilissimo” non si poteva parlare, un fax con la spiegazione della sua situazione economica cercando così di far comprendere all’uomo quanto fosse necessaria una riduzione della somma mensile pignorata. Testualmente Fabrizio scriveva:
il sottoscritto ADORNATO Fabrizio chiede a codesta spettatile autorità Giudiziaria di voler considerare – al fine di poter continuare a mantenere l’affidamento condiviso della figlia minore G….. di anni 10 che consiste nel vivere insieme presso la mia residenza per 15 giorni al mese – la possibilità di riesaminare il provvedimento con cui è stato disposto il pignoramento di 1/5 dello stipendio adottato dal Dr. IACHINI BELLISSARI Alberto tramutandolo nel pignoramento di 1/10 dello stipendio. La tragica situazione economica in cui si trova non è stata causata da spese voluttuarie, bensì dalla travagliata separazione con la ex coniuge, fatto che – nel tempo – ha determinato anche il pignoramento oggetto di questa preghiera. Si segnala altresì che a fronte di uno stipendio di circa 1800 euro al mese – comprensive di straordinario e di ogni altra indennità – deve affrontare le seguenti spese:
euro 500 per l’affitto di un immobile in Genova, città dove vive la minore con la madre;
euro 600 spese di vitto per lo scrivente e per la propria figlia comprensive di bollette di luce gas ed acqua;
euro 440 a titolo di mantenimento per l’ex coniuge e per la figlia, non ridotti nonostante l’affidamento condiviso e nonostante non vi sia stato nessun addebito – nei miei confronti – di responsabilità della fine dell’unione coniugale; euro 150 per recarsi sul posto di lavoro;
euro 250 per l’acquisto di un’autovettura;
euro 50 per l’acquisto dei mobili di casa;
euro 50 per acquistare i medicinali per la cura del proprio cane, affetto da Lesmaniosi;
euro 300 per prestito IMPDAP.
Alla luce di quanto sopra esposto Codesta spettabile Autorità Giudiziaria potrà percepire che – dovendo onorare un pignoramento di 1/5 dello stipendio – di fatto lo scrivente sarebbe costretto a lasciare l’appartamento attualmente in uso, per andare a vivere in una cameretta posta all’interno di una Caserma, condizione che non permetterebbe di continuare ad avere l’affidamento condiviso della figlia.
Ad ogni buon fine, fiducioso di un benevolo accoglimento, si rappresenta che – circa 3 anni fa in analoga occasione – il Giudice Dott.ssa DE MEO si era determinata, comprendendo la situazione per ridurre ad 1/10 la quota di stipendio disponibile per il pignoramento.
Questa lettera Fabrizio la mandò dal 11.12.2009 al 11.01.2010 tutti i giorni compreso Natale, Capodanno e l’Epifania. Finalmente, dopo che comunque aveva anche provveduto a telefonare numerose volte al Tribunale di Chieti riuscendo però sempre e solo a parlare con il cancelliere Dr. SERANO, gli venne comunicato che “l’intoccabilissimo” aveva fissato una nuova udienza in cui decidere un’eventuale riduzione del prelievo.
“Meno male forse anche stavolta riesco a metterci una pezza” pensò Fabrizio.
Si si come no!
Fabrizio, dopo una serie innumerevole di inutili tentativi compiuti in precedenza, riusciva finalmente a mettere al corrente il Dr.SERANO che a causa di quanto accadutogli in data 7 febbraio era impossibilitato a presenziare all’udienza (vedasi capitolo XXXVII). Nella telefonata chiedeva altresì, se era possibile basare la decisione di rivedere l’importo pignorato solo sulla lettera di cui sopra esplicativa della sua situazione, ed in loro possesso. Il cancelliere Dr. SERANO fu molto categorico nella sua risposta:
“MA COME IL DR. RADOCCIA LE HA FISSATO UNA NUOVA UDIENZA E LEI NON SI PRESENTA? POI PERO’ NON DICA CHE NON CI SIAMO PRODIGATI PER LA SUA SITUAZIONE. CON TUTTI I FAX CHE CI HA MANDATO”!
Fabrizio ringraziò per la disponibilità dimostrata cercando però ancora di spiegare che era bloccato a letto. Non è che non voleva andare era proprio impossibilitato. Non servì a nulla. Lui doveva essere presente oppure doveva essere presente un legale fornito di procura che presenziasse a suo nome.
“Ma cancelliere come lo pago un Avvocato? Non ho i soldi.” Anche in questo caso il cancelliere fu categorico. All’udienza doveva essere presente o Fabrizio o un avvocato che ne facesse le veci.
Fabrizio partì allora alla ricerca su internet di un legale di Chieti. L’avvocato BRANDIMARTE dietro il pagamento di una parcella di euro duecento accettò di consegnare una lettera di memorie scritte da Fabrizio. Niente più e niente di meno. Fabrizio si fece prestare i soldi per saldare la parcella. Qualche giorno prima dell’udienza ritelefonò al tribunale di Chieti dove ignota ma attendibile fonte confidenziale lo mise al corrente di un fatto che lo lasciò a bocca aperta:
“l’intoccabile” RADOCCIA era stato trasferito ad altra sede.
A Fabrizio si gelò il sangue. “Come trasferito? Così di punto in bianco? Dall’oggi al domani via così phuf scomparso non c’è più, ma come?” farfugliò Fabrizio. La fonte confidenziale fece capire che in realtà si trattava di un trasferimento già programmato da tempo. “Programmato da tempo? Allora all’udienza chi ci sarà? Vuoi vedere che mi stanno prendendo in giro?” Pensò Fabrizio. Contattò allora il cancelliere Dr. SERANO il quale ammise il trasferimento del magistrato rassicurando però Fabrizio sulla sua presenza in tribunale per quel giorno: “TRANQUILLO IL MAGISTRATO CI SARA’ IN TRIBUNALE! SE LE HA FISSATO L’UDIENZA PER QUEL GIORNO E’ CHIARO CHE C’E’. COSA CREDE. LEI PIUTTOSTO COSA FA VIENE O SI FARA’ RAPPRESENTARE DA UN LEGALE?”
Nonostante le rassicurazioni ricevute la cosa però continuava a rigirare nella testa di Fabrizio. Oramai aveva assunto una certa dimestichezza con i cetrioli. E questo sembrava prepotentemente palesarsi proprio come un grosso grosso grosso cetriolo. Per rassicurarsi ulteriormente sulla presenza o meno “dell’intoccabile”, provò a telefonare al Capitano demandato dall’Arma dei Carabinieri a rappresentarla in qualità di suo datore di lavoro. Il Capitano persona molto gentile e disponibile per quanto permesso dalla carica rivestita, riferì a Fabrizio che giusto alcuni giorni prima aveva incontrato il magistrato che lo aveva informato della inutilità della loro presenza in occasione dell’udienza, in quanto avrebbe poi provveduto lui ad informarli circa le sue decisioni.
Il Capitano confermò comunque che il Magistrato era stato trasferito ad altra sede.
Alla precisa domanda di Fabrizio circa l’assoluta certezza della presenza del togato in Tribunale il Capitano rispose:
“Maresciallo non penso che le abbia fissato un’udienza e poi non c’è. A me ha confermato la sua presenza, anche se ad onor del vero, mi è parso strano che mi abbia detto di non presenziare all’udienza”.
Fabrizio ritelefonò in Procura venendo a sapere che “l’intoccabile” RADOCCIA era addirittura già in ferie di trasferimento.
Il giorno dell’udienza chiaramente “l’intoccabile” RADOCCIA non era presente in aula poiché già trasferito ad altra sede.
Il nuovo “intoccabile” apparentemente all’oscuro di tutto, una volta messo al corrente del perché di quell’udienza, rigettò l’istanza senza troppi complimenti disinteressandosi completamente dei problemi di sopravvivenza di Fabrizio. Non solo ma come riferito dall’Avvocato BRANDIMARTE non diede nessuna motivazione nel rigettare l’istanza. Il legale aggiunse che questo poteva essere un cavillo per presentare un ricorso avverso la sentenza. Chiaramente tra la presentazione del ricorso, la fissazione dell’udienza la discussione e l’eventuale nuova decisione sarebbero passati come minimo otto, nove mesi. A tutto ciò bisognava aggiungere la parcella del legale che avrebbe dovuto curare la pratica. Impraticabile! Fabrizio sarebbe affondato molto prima!

Pensierino maligno:

Lei “intoccabilissimo” RADOCCIA sapeva già che sarebbe stato trasferito.
Le lettere mandate quotidianamente da Fabrizio per circa 2 mesi l’avevano forse indispettito e quindi come fare per togliersi dai…….. uno che anche a Natale , Capodanno e l’Epifania in ufficio ti manda un fax con sopra scritti i suoi problemi?
Semplice:
fissare una nuova udienza facendogli credere che le sue difficoltà saranno tenute nella giusta considerazione. Dargli una speranza, illuderlo per tenerlo buono.
Lei tanto già sapeva del suo trasferimento e sapeva che all’udienza non sarebbe stato presente. Complimenti bella infamata! Come sparare sulla Croce Rossa. Coraggioso!
Magari si sarà fatto anche delle risate sul come si era tolto dai ……… un rompi………
“ah ah ah capisci l’ho illuso per tenerlo buono. Pensa alla faccia che avrà fatto quando in Tribunale non mi vede ed il mio collega lo bastona. Così impara a rompere i ………….” .
Può darsi che questa conversazione con qualche suo amico lei non l’abbia mai fatta o può darsi di sì. Mah non lo sapremo mai.
Una prova però, che quanto insinuato prima potrebbe corrisponde al vero, è che lei di fatto non lasciò nessuna disposizione al Magistrato suo sostituto per rivedere l’importo pignorato.
Se veramente l’udienza era da lei stata fissata con l’intento di dare una mano ad una persona in difficoltà, perché questo epilogo infame?

O no?
Certo che “intoccabilissimo” RADOCCIA, Fabrizio nella sua situazione quei 200 euro prestategli e consegnati all’Avvocato BRANDIMARTE li avrebbe risparmiati molto molto molto molto molto volentieri. Mi creda molto ma molto ma molto ma molto volentieri.
Nonostante tutto però “intoccabilissimo” RADOCCIA le posso dare per certo che il suo agire non intaccò minimamente il morale di Fabrizio. E’ vero la mazzata della delusione fu forte anche perché arrivava alla fine di un periodo di speranza. Speranza risultata poi vana come abbiamo visto. Però questo non fù sufficiente. Fabrizio è forte. Soprattutto perché nella vita è certo che ciò che è fatto prima o poi viene reso. Chi semina vento, raccoglierà tempesta. E’ solo questione di tempo. E quel tempo “intoccabilissimo” RADOCCIA prima poi arriva per tutti.
O no?
Capitolo XXXVII – La consapevolezza. Parte I^ –
In data 7 febbraio 2010 in servizio di pattuglia notturna con orario 00:00/06:00 Fabrizio viene inviato dalla Centrale Operativa in un intervento poiché erano stati segnalate delle persone ubriache che disturbavano la quiete pubblica. Quando giunse sul luogo venne aggredito senza alcuna motivazione plausibile da un piccolo bullo, pregiudicato ed ubriaco di nome PORCU Vanez. Il PORCU che aveva in precedenza già spintonato e buttato per terra la propria fidanzata, voleva dimostrare la sua grande potenza e coraggio alla collettività saltando addosso ad un Carabiniere. In questo caso Fabrizio. Caddero insieme per terra. Nonostante il PORCU cercasse di divincolarsi, Fabrizio, riuscì a trattenerlo il tempo necessario a che l’altro collega lo ammanettasse. Il tutto senza torcere un solo capello al PORCU. Il ginocchio destro di Fabrizio era però partito. Un po’ come il pistone della macchina di Jake ed Elmut. Non riusciva a stare in piedi. Gli faceva un male cane. Sembrava che la rotula se ne andasse per i fatti suoi. Era incazzatissimo. Oltretutto il piccolo…………. (PORCU) continuava ad inveire contro di lui dicendogli:
“non ti sei fatto un cazzo. Tanto ti vengo a cercare e ti ammazzo. Giuro che ti ammazzo”.
Fabrizio dimostrò un grande autocontrollo ed una grande professionalità nel non cedere all’ira e restituire ciò che aveva appena ricevuto dal………… (PORCU). Trasportato al pronto soccorso dell’ospedale San Martino di Genova, venne visitato dal Dr. DE MONTIS Giacomo medico ortopedico che molto, ma molto, ma molto scazzato lo visitò diagnosticandogli:
“un modesto versamento di liquido con una distorsione e distrazione di sito non specificato del ginocchio e della gamba. Gonalgia dx con segni di instabilità apparente” dimettendolo con giorni 10 di prognosi. A Fabrizio sembrò strano che un dolore simile fosse procurato solo da una distorsione. Lo fece presente all’ortopedico. Ancora più scazzato di prima il medico provò a muovere l’arto con dei movimenti tipici usati per capire se i legamenti sono rotti. Ancora più scazzato dell’ancora più scazzato di prima rispose che la sua diagnosi era giusta. Aggiunse però che comunque era meglio fare una risonanza magnetica per valutare la situazione legamentosa. Un infermiere a quel punto iniziò a fasciare la gamba con una benda elastica adesiva, applicata direttamente sulla pelle, da togliere dopo una settimana. Fabrizio chiese se non era meglio inserire una garza tra la benda adesiva e la pelle per evitare una ceretta non voluta. L’infermiere con un sogghigno degno di un film di sadici rispose che quella era una benda di ultima generazione. Un po’ di acqua calda e si sarebbe tolta facilmente. Nel volgere di 20 minuti dal momento del suo arrivo al Pronto Soccorso, Fabrizio era stato visitato, gli avevano fatto le lastre, lo avevano medicato e lo avevano mandato fuori dai marroni. Uscì dall’ospedale molto perplesso. E’ vero che lui non è un laureato in medicina però il tutto gli era sembrato un po’ frettoloso, compiuto alla carlona, quasi come se a quei due non fossero per niente simpatici i Carabinieri e avessero voluto liberarsi di lui il più in fretta possibile. Per essere precisi e sinceri sembrava che i Carabinieri gli stessero di molto sui coglioni. Era un’impressione però e Fabrizio non è certo Dio in terra quindi poteva anche sbagliarsi (“sicuramente” si sbagliava). Dopo una settimana trascorsa tra dolori lancinanti e notti in bianco Fabrizio si recò al Pronto Soccorso dell’Ospedale Galliera, altro ospedale di Genova. Il medico ortopedico di turno Dr. PORCILE (incredibile il PORCU gli fa male ed il PORCILE lo rimette in sesto) fu costretto, anche con l’aiuto di un bisturi, a strappare letteralmente dalla pelle della gamba la fasciatura adesiva applicatagli in precedenza all’ospedale San Martino (per fortuna che la fasciatura doveva togliersi con un po’ di acqua calda. A nome di Fabrizio grazie infermiere di ……). Il ginocchio era troppo gonfio ed il Dr PORCILE dovette aspirargli 30 cc di liquido siero ematico (alla faccia del modesto versamento di liquido diagnosticatogli al San Martino. A nome di Fabrizio grazie dottore di …….). Il Dr PORCILE disse a Fabrizio che secondo lui il legamento crociato esterno era molto probabilmente rotto. In data 2 marzo 2010 Fabrizio effettuò la risonanza magnetica che decretò:

“Alterazione di segnale del legamento crociato anteriore che appare tumefatto per edema per lesione legamentosa di alto grado. Lesione parziale del tratto intermedio distale del legamento crociato posteriore con versamento articolare”
.
In soldoni significava rottura del legamento crociato anteriore con lesione di quello posteriore e presenza di liquido sieroematico.
Che sballo!!! Il Dr. GIACOMELLO della divisione Ortopedia delle articolazioni sempre dell’Ospedale Galliera, che lo visitò tre giorni dopo fu chiaro:

“se vuoi tornare a fare il 90% di quello che facevi prima devi affrontare un’operazione chirurgica. Vedi te”.
Fabrizio non ci pensò su molto. Accettò e si mise in lista d’attesa.

Ed il PORCU nel frattempo che fine aveva fatto? Era recluso? Stava espiando la giusta pena? Dai su non scherziamo! Facciamo i seri! Siamo mica in una Nazione dove la Giustizia è Giustizia.
Il PORCU nell’udienza del 8 febbraio 2010 venne scarcerato immediatamente ed in via preliminare sottoposto all’obbligo di dimora nella provincia di Genova con divieto di uscire di casa nelle ore serali. Incredibile come ad un bambino che lo sorprendi a rubare le caramelle. Lo metti in castigo non facendolo uscire per un po’ a giocare con gli amichetti. Anche il PORCU poverino non poteva più scorrazzare di notte. Peccato però che tra la rottura di un legamento e delle caramelle un pochino di differenza c’è.
O no ?
Su richiesta del suo difensore l’udienza venne rinviata al 1 aprile 2010. In quell’occasione si presentò in Tribunale anche Fabrizio accompagnato dall’Avvocato di cui non si farà il cognome (il buon samaritano del capitolo XXXI).
Il legale fece presente come le lesioni fossero più gravi di quelle accertate al Pronto Soccorso dell’Ospedale San Martino e che quindi si doveva modificare il capo d’imputazione aggiungendo le lesioni gravi ed impedendo così all’imputato di ricorrere alla formula del patteggiamento. Il Giudice Dr.ssa DAGNINO alla luce di questa nuova notizia decise quindi di rinviare l’udienza, per permettere all’imputato di proporre un’eventuale risarcimento del danno procurato e per permettere alla pubblica accusa di cambiare il capo d’imputazione.

Spiegazioni per i non addetti ai lavori:

il reato di lesioni lievi è chiaramente un reato meno grave rispetto al reato di lesioni gravi. Questa minor gravità viene punita chiaramente con una pena minore, che consente, all’imputato reo confesso, di richiedere la formula del patteggiamento.

Patteggiamento:

l’imputato se ha commesso un reato punibile con una pena non superiore ai due anni si dichiara colpevole e raggiunge un accordo con la pubblica accusa sull’entità della pena.
Ciò significa minore burocrazia, poiché vi è l’immediata apertura del processo con altrettanto immediata chiusura dello stesso ed emissione della sentenza.
Purtroppo il patteggiamento esclude le parti lese che non hanno la possibilità di costituirsi parte civile per ottenere un risarcimento danni (praticamente chi subisce un danno lo prende in …… due volte. La prima dal delinquente, la seconda dallo Stato). Per ottenere un risarcimento la parte offesa deve sporgere una denuncia a parte ed aspettare i soliti 10/15 anni per poi ritrovarsi il più delle volte con un pugno di mosche.
In questo caso però le lesioni essendo gravi avrebbero impedito di procedere con il patteggiamento poiché la pena sarebbe stata superiore ai due anni di reclusione.

“L’intoccabile” Vice Procuratore Onorario BOUDILLON, che oltretutto arrivò all’udienza con circa 20 minuti di ritardo, senza troppi preamboli disse che a lei non interessava se le lesioni erano gravi e non lievi. Il procedimento era stato instaurato su un reato, era stato raggiunto un accordo tra accusa e difesa e quindi il capo d’imputazione nei confronti del PORCU non sarebbe stato cambiato. Fabrizio sentendo ciò stava per intervenire con molta veemenza ma venne bloccato dal suo avvocato che gli disse:

“aspettiamo Maresciallo, vediamo che proposta di risarcimento ci fanno. In ogni caso noi lo abbiamo fatto presente. Il processo non si è ancora aperto ed il P.M. titolare sarà sicuramente informato del fatto che il reato è più grave. Quindi può essere che alla prossima udienza modifichi il capo d’imputazione richiedendo una perizia medica su di lei. Aspettiamo e vediamo”

Brava persona e di conseguenza un illuso. Un po’ come Fabrizio.
Inutile dire che non ci fu nessuna proposta di risarcimento danni né tantomeno venne mai manifestata dalla pubblica accusa la volontà di cambiare il capo d’imputazione.
All’udienza del 5 maggio 2010 si presentò a sostenere l’accusa “l’intoccabile” Vice Procuratore Onorario ROSSI (et voilà signori e signori due udienze e due sostenitori dell’accusa diversi. Nessuna delle due però che fosse il P.M. titolare del fascicolo) la quale dimostrò da subito una grande confidenza con il difensore del PORCU.
Questa cosa lasciò molto perplesso Fabrizio. Il suo Avvocato chiese immediatamente ed esplicitamente di modificare il capo d’imputazione ma “l’intoccabile” V.P.O. presa visione della documentazione medica prodotta, non recante una specifica prognosi della durata della malattia, non ritenne di modificare la contestazione originaria, del resto non modificata “dall’intoccabile” P.M. titolare (Dr.ssa MARINO) che comunque doveva aver avuto notizia del precedente rinvio e delle rimostranze della parte offesa.
Domande:
•Se “l’intoccabile” MARINO era stata messa a conoscenza della maggiore gravità del reato perché non ha cambiato il capo d’imputazione?
•Se anche non era riportata la specifica prognosi della durata della malattia perché “l’intoccabile” P.M.” o “l’intoccabile” V.P.O. non hanno richiesto una perizia medica per stabilirla?
•Non è che gli “‘intoccabili” non lo ha fatto perché altrimenti non potevano procedere con il patteggiamento e quindi dovevano lavorare di più?
•Non è che la grande familiarità dimostrata “dall’intoccabile” V.P.O. con il difensore del PORCU ha interferito in qualche modo sull’andamento del procedimento?
•Non è che essendo Fabrizio un Carabiniere, quindi probabilmente una persona non simpatica o gradita agli “intoccabili”, sia stato in qualche modo volutamente penalizzato?
In ogni caso qualsiasi sia stata la motivazione, Fabrizio ed anche la collettività onesta non ottennero Giustizia.
Il PORCU, nonostante fosse recidivo (era già stato, mesi prima, condannato per un reato simile a quattro mesi di reclusione) fu condannato a sette mesi con la condizionale con la seguente motivazione:
La pena concordata dalla difesa con il P.M. togato procedente è congrua alla consistenza dei fatti:
la pena base per il reato di resistenza è, infatti, ben superiore ai minimi, con apprezzabile aumento per la continuazione con gli altri due reati, tutti strettamente connessi e commessi nello stesso contesto temporale. Le circostanze attenuanti di cui all’art. 62 bis c.p. sono concedibili, valutata la giovane età dell’imputato e il discreto comportamento dello stesso,almeno parzialmente confesso, e che allo stato sembra avere preso coscienza della problematica di abuso di alcolico che lo porta a comportamenti sconsiderati ed aggressivi quando si trova sotto l’effetto di tale sostanza, facendosi carico di cercare di risolvere il problema rivolgendosi al SERT. Si applica pertanto la pena richiesta, così calcolata: per il reato di cui al capo a (con violenza e minaccia si opponeva al Maresciallo ADORNATO Fabrizio) con le attenuanti generiche, mesi otto di reclusione aumentati ex articolo 81 c.p. a mesi dieci di reclusione, diminuita a mesi sette e giorni 15 di reclusione per la scelta del rito. La recente presa di coscienza della problematica di abuso alcolico che lo porta a reazioni aggressive, quando si trova in stato alterato (l’imputato risulta già condannato a mesi quattro di reclusione per un fatto analogo accaduto nel novembre scorso), fa ritenere altamente opportuna, oltreché dovuta, la sottoposizione della ulteriore sospensione condizionale della pena alla condizione di costanza (per almeno un anno) nella frequentazione del SERT, condizione che se assolta dall’imputato con risoluzione dei problemi di abuso alcolico fa ritenere congrua una prognosi di non ulteriore recidiva. La concessione della sospensione condizionale importa la cessazione immediata della misura cautelare in corso (obbligo di dimora nella provincia di Genova ed impossibilità di uscire di casa nelle ore serali). Ai sensi del comma due dell’articolo 444 c.p.p. il Giudice non deve decidere sulla domanda della parte civile.

Il Giudice Dr.ssa DAGNINO al termine della lettura della sentenza fece una paternale al PORCU dicendogli che questa era l’ultima volta che la società civile gli offriva un’occasione. A Fabrizio chiese quasi scusa, comprendendo la sua ira, facendogli nel contempo presente che se tra accusa e difesa vi era un accordo lei non poteva intervenire.
Fabrizio ebbe una discussione molto accesa con “l’intoccabile” V.P.O. che alla frase da lui proferita nei suoi confronti:
” lei dovrebbe vergognarsi! Vada a lavorare seriamente e non a ricevere solo lo stipendio”, non ebbe neanche il coraggio di girarsi a guardarlo. Un collega appuntato li presente lo portò fuori dicendogli:”Maresciallo lasci stare tanto sono tutti uguali! Stessa feccia. Che schifo”.

A questo punto comunque era chiaro che tra Fabrizio e gli “intoccabili” non correva buon sangue. Lui sin dall’inizio delle sue vicissitudini pensava che si trattasse della solita storia negativa che colpisce i padri separati. Ora però era diventata anche una mancanza di rispetto nei confronti dell’uniforme che Fabrizio indossava. Uniforme con la quale moltissime persone avevano sacrificato la loro vita. Uniforme che persone come quegli “intoccabili” non sono nemmeno degni di immaginarne l’esistenza.

In data 23 Luglio 2010 alle ore 12:40 dopo essersi ampiamente confrontato con i suoi superiori si recava negli Uffici del Comando Stazione Carabinieri di Genova San Martino dove sporgeva denuncia nei confronti dei tre “intoccabili”.
“In data 07 Febbraio 2010 in servizio di pattuglia automontata con turno notturno dalle ore 00:00 alle ore 06:00 venivo inviato dalla mia centrale operativa in Montoggio (GE) poiché erano stati segnalati dei giovani ubriachi che provocavano dei disordini. Giunti sul posto si verificava che effettivamente vi erano dei giovani in preda ai fumi dell’alcol che provocavano schiamazzi e tenevano un atteggiamento violento nei confronti di alcune ragazze. In particolare uno di questi tale PORCU Vanez nato a Genova in data 24/07/1985 con l’uso di violenza e minaccia si opponeva al controllo di polizia procurandomi delle lesioni personali al ginocchio ed alla gamba destra. Dopo averlo arrestato senza procurargli, nonostante la colluttazione, la benché minima escoriazione o lesione fisica venivo accompagnato dall’autoambulanza presso il pronto soccorso dell’ospedale San Martino di Genova dove il medico ortopedico di servizio mi visitava riscontrandomi “una distorsione e distrazione di sito non specificato del ginocchio e della gamba, gonalgia dx con segni di instabilità apparente” giudicandomi guaribile in giorni 10 facendomi immobilizzare l’arto da un infermiere che mi applicò direttamente sulla pelle una fasciatura adesiva. Dopo pochi giorni mi recavo, poiché il ginocchio era molto gonfio e mi procurava molto dolore, all’ospedale Galliera dove i medici della divisione di ortopedia erano costretti dapprima a strapparmi letteralmente dalla gamba anche con l’aiuto di un bisturi la fasciatura collosa e successivamente verificato che il ginocchio era troppo gonfio procedevano mediante una siringa all’aspirazione del liquido. Il medico asseriva che molto probabilmente vi era una rottura dei legamenti crociati e che molto probabilmente sarebbe stato necessario un intervento chirurgico. Effettuavo una risonanza magnetica che stabiliva effettivamente la rottura del legamento crociato esterno con lesione di quello interno oltre ad una distorsione dei legamenti della caviglia destra. In data 08/02/2010 il PORCU compariva all’udienza in Tribunale dove veniva convalidato il suo arresto e dove tra i reati contestategli vi era anche quello di lesioni personali ai miei danni. Il procedimento veniva a seguito di richiesta del suo legale rinviato alla data del 01/04/2010. In quella data mi presentavo, in Tribunale, accompagnato dal mio legale di fiducia Avv.to ………….. che nel frangente segnalava una maggiore entità delle lesioni da me subite. Poiché tra la Pubblica Accusa nella persona della Dr.ssa MARINO ed il difensore del PORCU erano già stati presi accordi per effettuare il patteggiamento della pena in base al referto medico rilasciatomi al Pronto Soccorso dell’Ospedale San Martino, la Dr.ssa “BOUDILLON” Vice Procuratore Onorario facenti funzioni di Pubblica Accusa in sostituzione della Dr.ssa MARINO riferiva che nonostante le lesioni da me subite non aveva nessuna intenzione di cambiare il capo d’imputazione in lesioni gravi. Il magistrato nella persona della Dr.ssa DAGNINO prendeva atto di quanto riferito sia dalla Pubblica Accusa sia dal mio legale e decideva senza aprire il procedimento di rinviare l’udienza al 05/05/2010 per dare la possibilità al reo di effettuare un’eventuale risarcimento danni. In data 05/05/2010 senza che venisse presentata la benché minima proposta di risarcimento danni, come si legge testualmente nell’atto che allego in copia fotostatica, avveniva che:
“il difensore della persona offesa chiedeva al P.M. di procedere ad una modifica della contestazione relativa al reato di lesioni, ma il P.M. presa visione della documentazione medica prodotta, non recante una specifica prognosi della durata della malattia, non riteneva di modificare la contestazione originaria, del resto non modificata dal P.M. togato che aveva avuto notizia, in esito allo scorso rinvio, delle doglianze della parte offesa. La parte offesa si costituiva parte civile negli atti preliminari e prima della dichiarazione di apertura del dibattimento, il Pubblico Ministero e la difesa si accordavano per l’applicazione di pena ex art.444 c.p.p alle condizioni di cui al dispositivo”.
Il PORCU quindi usufruiva di uno sconto di pena in virtù del rito del patteggiamento che mi impediva, oltre a non ottenere GIUSTIZIA per quanto subito, anche di avere in via preliminare un risarcimento danni. Aggiungo che al momento dell’arrivo nell’aula del Tribunale in occasione dell’ultima udienza (05/05/2010) notavo una grande familiarità, professionalmente censurabile a mio modo di vedere, tra il difensore del PORCU e la Pubblica Accusa che in questa occasione si identificava nella persona della Vice Procuratore Onorario Dr.ssa ROSSI, che si salutavano in maniera molto cordiale, quasi in amicizia. Si fa altresì presente che copia fotostatica degli atti in mio possesso e narrati nella presente denuncia sono stati consegnati in data 18/07/2010 anche al Dr. LALLA Procuratore capo della Repubblica presso il Tribunale di Genova che interessato del fatto ne richiedeva copia per meglio comprendere la vicenda.
Alla luce di quanto sopra esposto sporgo denuncia per omissione di atti d’ufficio e per quanti altri reati la signoria vostra rileverà nei confronti del Pubblico Ministero titolare del fascicolo Dr.ssa MARINO e nei confronti dei Vice Procuratori Onorari presente alla prima udienza del 01/04/2010 e che dovrebbe identificarsi nella Dr.ssa “BOUDILLON” e Dr.ssa ROSSI. Chiedo altresì che copia della presente denuncia venga inviata al Ministro di Grazia e Giustizia ed al Consiglio Superiore della Magistratura. Chiedo altresì un risarcimento danni di euro 500 mila che saranno interamente devoluti agli orfani dell’Arma dei Carabinieri.
Alla data della pubblicazione di questo racconto nulla si sa del corso intrapreso dalla denuncia. Fabrizio comunque aveva compreso senza la benché ombra di dubbio due cose:
•
gli “intoccabili” Genovesi non amano gli appartenenti alle forze di Polizia.
•se fosse stato Fabrizio a rompere i legamenti crociati al teppista, la sua carriera e la sua vita sarebbero state buttate nel gabinetto e il suo nome esposto al pubblica lapidazione.

O no?
Capitolo XXXVIII – L’iscrizione di G…… alle scuole medie.”L’intoccabile” Dr.ssa SCARZELLA la partigiana. La consapevolezza parte II^. –
Premessa:
In questo capitolo verranno forniti degli indizi utili per permettere ai lettori di dilettarsi nel ruolo di detective e scoprire così i malandrini.
Alla fine di gennaio c.a. a Fabrizio viene comunicato sempre con la solita modalità (cioè usando G……), che Sabrina avrebbe iscritto la bambina alle scuole medie scegliendo in completa autonomia decisionale l’istituto scolastico che più le aggradava.

“Porca miseria ma quando la finirà di fare tutto di testa sua senza domandare niente. Le scuole medie sono importanti ti preparano al grande salto per le superiori. Bisogna essere oculati. Ne va del futuro scolastico della bambina” pensò Fabrizio tra sé e sé.

Provò due – tre volte a telefonare a Sabrina per discutere della faccenda. Vedendo che lei però non rispondeva e non lo richiamava capii che era inutile.
Lei aveva già deciso!Chiaramente in completa autonomia plagiando come al solito G……. e scegliendo come scuola media quella di Genova Pontedecimo.
“Perché la scuola di Pontedecimo? Non era neppure la scuola media presente nel quartiere di Rivarolo e che in teoria G….. avrebbe dovuto frequentare per vicinanza rispetto all’abitazione di Trasta. Perché Pontedecimo?” si domandava Fabrizio.
Decise di riprovare a dare fiducia alla Magistratura presentando uno scritto in cui narrava la vicenda ed in cui chiedeva un giudizio terzo. La indirizzò “all’intoccabile” MAZZA GALANTI che nel frattempo, come gli era stato riferito, era diventato il Presidente della Sezione Famiglia del Tribunale Civile di Genova (“giustamente” non vengono licenziati ma fanno carriera).
Testualmente scrisse:
ALLA PROCURA DELLA REPUBBLICA PRESSO IL TRIBUNALE CIVILE DI GENOVA – Sezione Famiglia- Dr. MAZZA GALANTI –
Il sottoscritto ADORNATO Fabrizio è assieme alla propria ex moglie MANGANO Santina affidatario della figlia minore ADORNATO G…… (la bambina vive insieme a me presso la mia residenza per circa 15 giorni al mese. Una settimana dal mercoledì alla domenica e la settimana successiva dal giovedì al venerdì sera, come stabilito dalla Corte d’Appello di Genova nel dicembre del 2007), che frequenta il 5° anno della scuola primaria presso la scuola Villa Sanguineti sita in Genova. Entro la fine del mese di febbraio c.a. la bambina deve essere iscritta alle scuole medie. Domenica 24 gennaio c.a. mia figlia mi comunicava per telefono che le avevano consegnato il foglio di iscrizione alle scuole medie ed indirizzato ad entrambi i genitori. E’ da sottolineare che sino alla sera del 22 gennaio c.a. sono stato 3 giorni insieme a mia figlia. “Stranamente” la bambina si dimentica di consegnarmi il foglio. In realtà non si è trattato di una dimenticanza essendomi, come di abitudine, informato sull’andamento scolastico e su tutto quello che riguarda la scuola. Dal tono della voce scocciato, indisponente ed autoritario di mia figlia intuivo immediatamente che sarebbe accaduto quel che in altre occasioni era già successo. G…… è un mezzo utilizzato dalla genitrice per comunicarmi decisioni che entrambi invece dovremmo prendere. In realtà le prende solo lei dopo aver abilmente convinto la bambina a fare quel che lei decide e ritiene più opportuno. Nell’occasione, infatti, G…… mi informava di aver deciso autonomamente, senza essere stata influenzata da alcuno, meno che mai dalla madre, che sarebbe andata a scuola a Pontedecimo. Le rispondevo che non era una decisione spettante a lei e che ne avremmo parlato io e la sua mamma, ben sapendo e consapevole che la decisione era già stata presa dalla sig.ra MANGANO (mi è stato riferito che a metà del mese di gennaio c.a., l’hanno sentita dire fuori dalla scuola, che avrebbe iscritto la bambina alle medie a Genova Pontedecimo). La sig.ra MANGANO non sopporta in nessun modo il diritto e dovere di esercitare la patria podestà sulla bambina (riferendosi all’affidamento condiviso, al telefono, mi disse se credevo di aver vinto qualche cosa; che non sapevo cosa mi aspettasse. Il tono era intimidatorio e profetico di guai). La pressione psicologica della genitrice è tale che, nelle occasioni in cui lo ritiene necessario, la bambina agisce come un automa, interpretando un copione già vissuto in numerosissime altre occasioni. Cerca lo scontro verbale con me, al fine di avere così una giustificazione per non stare insieme. Parliamo di argomenti su cui è già stata presa una decisione. Di conseguenza se io non approvo le loro decisioni divento un “papà cattivo” e per punizione, con l’avvallo compiaciuto di sua madre, G…… non viene a casa con me. Alla luce di quanto sopra esposto chiedo a codesta spettabile A.G. di fissare al più presto, visto l’imminente scadenza temporale, un’udienza tendente a decidere dove dovrà essere iscritta G…….. Da parte mia gradirei (dandone ampia spiegazione in sede di udienza) che questo avvenga presso la scuola media Andrea D’Oria-Giovanni Pascoli sita nel palazzo scolastico sede del liceo Andrea D’Oria in Genova Foce alla Via Banderali nr° 6.
Genova, li 31 Gennaio 2010.
Quando si recò in Tribunale per depositare la denuncia gli fu fatto presente che quella non era la sede idonea a valutare la sua richiesta.
Infatti codice alla mano, in base all’articolo 316 del codice civile comma 3° gli dimostrarono che era il Tribunale dei Minorenni l’organo deputato a dirimere situazioni del genere aggiungendo che se avesse consegnato a loro la denuncia sarebbe stata sicuramente archiviata.
Fabrizio ringraziando della preziosissima informazione si recò in data 3 febbraio 2010 presso il Tribunale dei Minorenni dove consegnò la denuncia. Qualche giorno dopo il Tribunale dei Minorenni dichiarando la propria incompetenza, rispedì la denuncia al Tribunale Civile Sezione Famiglia (la stessa dove si era recato da subito Fabrizio).

“Incredibile si passano la palla l’uno all’altro” penso Fabrizio.
Il particolare più strano però è che lui stesso (Fabrizio) con i suoi occhi lesse sul Codice l’effettiva competenza del Tribunale dei Minorenni.
Va bé dai su il Codice è mica il Vangelo. Uno legge e poi interpreta. Poi oltre tutto la parola minorenni è quasi uguale a civile quindi uno può anche sbagliarsi.

O no?
L’udienza venne fissata per il giorno 13 aprile 2010 innanzi alla Dr.ssa SCIRE’. Quando Fabrizio lo venne a sapere chiese in Tribunale:

“ma se l’iscrizione della bambina deve essere fatta prima della fine del mese di febbraio come si fa poi ad iscriverla successivamente?”
Gli venne risposto che la decisione del Giudice permetteva l’iscrizione anche dopo la scadenza dei termini.

Chiaramente Sabrina iscrisse G….. alla scuola da lei decisa fregandosene altamente di tutto il resto.
Fabrizio non disse niente aspettava con ansia e fiducia l’udienza.
“Caspiterina almeno questa volta quelli del Tribunale Civile Sezione Famiglia prenderanno una decisione sensata, tesa a considerare il bene del minore” andava ripetendo il coglione (Fabrizio).
Sì sì sì. Come no! Ciucciatevi di storia:

Il giorno 13 in Tribunale si presentarono Fabrizio con registratore al seguito, Sabrina ed il suo fido “azzeccagarbugli” CALCAGNO.
Fabrizio percepì, anche se non erano ancora entrati nell’ufficio del Magistrato, un’aria strana.
Un’aria fatta di fregatura, d’inganno, di accordo preventivo deciso a tavolino.
Sapete quelle sensazioni che il corpo e la mente ti trasmettono a livello inconscio e dove c’è quella vocina che ti dice:
“chiudi le chiappe. Chiudi le chiappeeee. Chiudiiiii le chiappeeeeeeeeee……….”.
Sabrina e “l’azzeccagarbugli” CALCAGNO, con un guizzo degno di un 100 metrista, improvvisamente si infilarono nell’ufficio del magistrato e chiudendo la porta vi ci rimasero per circa 5 minuti.
Sembrava una riunione di carbonai.
“Mmmmmm gatta ci cova” pensò Fabrizio.
La cosa puzzava. Puzzava tremendamente e la vocina era sempre sempre più forte.
Ad un tratto la porta si aprì e fecero entrare anche Fabrizio.
Poiché palesemente Sabrina iscrivendo G……. a scuola senza il consenso e la firma di Fabrizio aveva commesso un atto non previsto ed illegale “l’ azzeccagarbugli” CALCAGNO (provenendo dalla stessa scuola procedurale “dell’azzeccagarbugli” COMANDE’ che consiste nel cercare di nascondere le malefatte dei loro clienti, gettando letame addosso a chi subisce un danno commesso dai loro assistiti) presentò una memoria costitutiva nella quale veniva attraverso un mare di menzogne, precisazioni inutili non pertinenti il fatto e richieste varie, dichiarato quanto segue:
In via preliminare e/o pregiudiziale si eccepisce l’improcedibilità e/o nullità e/o l’inammissibilità della domanda depositata in data 03/02/2010 dal signor ADORNATO.
Premesso che, dall’esame del corpo dell’atto depositato dal sig. ADORNATO, non è dato comprendere a quale effettiva Autorità Giudiziaria la domanda sia stata rivolta (Procura della Repubblica presso il Tribunale Civile di Genova o Procura della Repubblica presso il Tribunale dei minorenni di Genova?) non si può che sottolineare la palese violazione di ogni più basilare diritto di difesa, considerato che non è data sapere (se non dal biglietto di cancelleria allegato all’atto depositato dal sig. ADORNATO) quale sia stato il Giudice evocato per il presente giudizio; si avanzano, pertanto , serie perplessità senza per ora entrare nel merito della vicenda, sull’effettiva competenza del Giudice adito.
Al fine di rendere edotto codesto Illustrissimo Giudicante a riguardo dei fatti ricollegabili, sia pur in via indiretta, alle questioni concernenti il presente Giudizio non ci si può esimere dal rappresentare, in maniera estremamente sintetica, la situazione generale all’interno della quale è emerso questo ennesimo tentativo del sig. ADORNATO di aggravare i rapporti, peraltro già tesi, con la sig.ra MANGANO.
A dimostrazione di quanto detto, si porta all’attenzione dell’ill.mo Giudicante i procedimenti, in corso o già definiti, che dimostrano in maniera incontrovertibile l’estrema litigiosità del sig. ADORNATO.
PROCEDIMENTO DI PIGNORAMENTO PRESSO TERZI.

A seguito della sentenza resa dalla Corte D’appello di Genova nr° 95/2007 in relazione al procedimento di separazione giudiziale dei coniugi la scrivente difesa procedeva a notificare atto di precetto su sentenza, al fine di ottenere le somme non versate a titolo di mantenimento, da parte del sig. ADORNATO, a favore dell’esponente e della figlia G…… Il Tribunale di Chieti assegnava il quinto dello stipendio percepito dal sig. ADORNATO alla sig.ra MANGANO.
PROCEDIMENTO IN CAMERA DI CONSIGLIO PER LA RIFORMA DELLE CONDIZIONI DI SEPARAZIONE.

Con ricorso depositato dall’esponente il Tribunale di Genova disponeva che il datore di lavoro del sig. ADORNATO provvedesse al versamento diretto del contributo per il mantenimento della sig.ra MANGANO e della minore G…… per la somma complessiva di euro 440, avendo il sig. ADORNATO ripetutamente omesso di versare.
PROCEDIMENTO DI DIVISIONE.

Considerato che il regime patrimoniale scelto dai coniugi era quello della comunione legale, la sig.ra MANGANO veniva a conoscenza dell’acquisto da parte del sig. ADORNATO di un immobile e della sua successiva vendita, avvenuta senza il consenso preventivo dell’esponente.
A causa di tale evento la sig.ra MANGANO provvedeva a citare in giudizio il sig. ADORNATO al fine di dichiarare nullo o comunque, di nessun effetto, l’atto di vendita stipulato dal sig. ADORNATO, poiché non convalidato dalla sig.ra MANGANO, coniuge in regime patrimoniale di comunione dei beni.
Tale giudizio pendente nanti al Tribunale di Genova vedrà la prossima udienza per le precisazioni delle conclusioni il prossimo 11 novembre 2010.
SINISTRO OCCORSO ALLA MINORE G……

Il giorno 5 settembre 2009, mentre la figlia G….. trascorreva il fine settimana con il padre, la stessa veniva aggredita da un cane di taglia media che la morsicava, provocandole lesioni giudicate guaribili in giorni 5. Avendo avuto notizia di ciò, l’esponente provvedeva immediatamente a contattare il sig. ADORNATO, al fine di ottenere informazioni precise sul fatto e sull’identità del proprietario del suddetto animale, noto al sig. ADORNATO.
Tale richiesta, in primis, era motivata dalla preoccupazione della sig.ra MANGANO in ordine all’evento occorso alla figlia, in particolare per sapere se l’animale che l’aveva aggredita fosse regolarmente vaccinato, anche al fine di valutare un’idonea profilassi necessaria per evitare alla ragazza problematiche ulteriori.
Nonostante le richieste dell’esponente, reiterate attraverso l’invio di lettera raccomandata in data 14 settembre 2009 da parte dello scrivente studio nulla è stato fatto dal sig. ADORNATO che non si è neppure premurato di rispondere alle legittime richieste di informazioni circa l’evento lesivo occorso alla figlia.
Dalla sommaria esposizione delle pregresse conflittualità emerge, a prima facie, un dato che codesto Ill.mo Giudicante non potrà non rilevare:
il procedimento instaurato in questa sede è l’ennesimo tentativo, da parte del sig. ADORNATO, di esasperare i toni in maniera del tutto ingiustificata, considerato che lo stesso è stato, a più riprese, inadempiente quanto ai suoi doveri di padre e di marito. Si sottolinea, a codesto Ill.mo Giudicante, che il sig. ADORNATO si è reso ripetutamente inadempiente nel versamento del mantenimento nei confronti della sig.ra MANGANO e della figlia G……, questione che avrà come naturale conseguenza l’avvio di un’ennesima procedura esecutiva nei suoi confronti, per il credito pregresso mai versato dallo stesso.
In particolare, il comportamento tenuto da questi negli ultimi anni ha denotato, più di una volta, un disinteresse generale nei confronti del contributo economico da lui dovuto nei confronti della minore G…….e del dovere di assistenza a favore della stessa, nelle occasioni in cui la ragazza si trovava con lui sulla base di quanto previsto nella sentenza di separazione giudiziale.
Sulla base di quanto detto, stupisce che, a fronte di una scelta effettuata dalla stessa minore volta ad iscriversi all’istituto scolastico di Genova Pontedecimo, il signor ADORNATO voglia a tutti i costi adire codesto Ill.mo Giudicante al fine di valutare l’interesse della minore, quando a più riprese lo stesso non si sia preoccupato neanche di versare il mantenimento, da lui dovuto, in favore della stessa e non si sia minimamente attivato al fine di tutelare G…….. in conseguenza dell’evento lesivo occorsole, del quale si è accennato.

Venendo comunque al merito della vicenda, pur ferme le considerazioni preliminari in ordine all’eccezione di incompetenza avanzate dalla scrivente difesa, per mero tuziorismo difensivo non ci si sottrae all’analisi della questione inerente l’iscrizione della minore ADORNATO G…… all’Istituto Scolastico di Genova Pontedecimo, scelta peraltro operata nel suo esclusivo interesse e, ad oggi, non osteggiata dal padre di G……
A tale riguardo, in primis non si può che sottolineare, a prova ulteriore del comportamento del tutto illogico e censurabile del sig. ADORNATO, che l’esponente ha appreso che lo stesso fosse di diverso avviso, quanto all’iscrizione di G…… ad un Istituto Scolastico da quello scelto dalla ragazza, solo con il deposito dell’atto del 3 febbraio 2010!
Inoltre, nella scelta effettuata dalla sig.ra MANGANO l’Ill.mo Giudicante non potrà ravvisare alcun intento prevaricatore da parte della stessa, come asserito dal sig. ADORNATO, né una pressione psicologica nei confronti della minore ADORNATO G……, volta ad imporre decisioni discapito della podestà genitoriale in capo al sig. ADORNATO da esercitarsi, lo si ricorda, comunque in via condivisa con la sig.ra MANGANO.
E valga il vero!
Le intenzioni sottese all’iscrizione della minore presso l’istituto Scolastico di Genova Pontedecimo sono, molto più correttamente, legate al desiderio della ragazza di continuare a mantenere vivi i rapporti ormai consolidati con i compagni di classe delle scuole elementari, peraltro frequentate nel medesimo plesso, il che garantirebbe, inoltre, una continuità ed armoniosità nella formazione della stessa, condizioni che le sarebbero completamente precluse se fosse “costretta” ad iscriversi alla scuola media “Andrea D’oria- Giovanni Pascoli”; è bene sottolineare alI’Ill.mo Giudicante che tale istituto scolastico è sito a notevole distanza dall’abitazione ove la minore risiede stabilmente insieme alla madre, il che costringerebbe G……. ad effettuare notevoli spostamenti, ogni giorno, per raggiungere la scuola e per tornare a casa. Non si dimentichi, infatti, che la minore risiede con la madre a Genova Pontedecimo, così come stabilito dalla sentenza di separazione, confermata in sede d’appello, e non alla Foce; inoltre, l’iscrizione presso la scuola media “Andrea D’Oria – Giovanni Pascoli” andrebbe a vantaggio, ad opinione della scrivente difesa, esclusivamente degli interessi del sig. ADORNATO, il quale risiede a poca distanza da tale plesso scolastico.
Sulla base di tale scelte, ovviamente, a patire i maggiori disagi sarebbe G….., la quale dovrebbe sobbarcarsi il trasporto con almeno due autobus diversi per la tratta d’andata ed altrettanti per quella di ritorno, questione la quale, ad opinione della scrivente difesa, non è certo rispondente all’interesse della minore.
Al contrario, l’iscrizione della ragazza presso la scuola media di Genova Pontedecimo è stata effettuata, da parte della signora MANGANO, esclusivamente al fine di tutelare tale interesse, volendo evitare a G…… l’onere di effettuare dei così gravosi spostamenti, non senza considerare che è stata la stessa ragazza a manifestare il desiderio di volere continuare il percorso formativo già intrapreso con le scuole elementari di Genova Pontedecimo.
A riguardo delle richieste avanzate dal sig. ADORNATO, nello scritto depositato il 3 febbraio 2010 lo stesso non riesce a giustificare in maniera oggettivamente esauriente quali siano le reali motivazioni a vantaggio di G…… per cui si intenda iscrivere la stessa presso l’istituto “Andrea D’Oria – Giovanni Pascoli” se non indicando genericamente un desiderio personale del padre ed una riserva di indicazione delle motivazioni in sede d’udienza; motivazioni, si ribadisce, mai palesate in precedenza.
L’atteggiamento è, di per sé, fonte di più di una perplessità, se sol si considera che, se vi fossero stati seri motivi sottesi alla proposta di un istituto scolastico diverso da quello scelto (e per di più voluto) dalla stessa G….., non si comprende perché il sig. ADORNATO non avrebbe potuto indicarli nell’immediato alla sig.ra MANGANO, come del resto è normale aspettarsi in un regime quale quello dell’affidamento condiviso, anziché riservarsi di esporle successivamente tramite il deposito di un atto presso codesto IIl.mo Giudicante e l’instaurazione di un conseguente procedimento giudiziario. Tale scelta, ci si permette di sottolineare, appare più come un volere prendere tempo in modo da elaborare una qualche strategia successiva, senza avere la benché minima intenzione di voler garantire gli interessi della minore, bensì i propri.
Entrando nel dettaglio delle motivazioni offerte, in maniera alquanto confusa, dal sig. ADORNATO, lo stesso asserisce che la minore ADORNATO G…… ” Vive insieme a me per circa 15 giorni al mese. Una settimana dal mercoledì alla domenica sera e la settimana successiva dal giovedì al venerdì sera, come stabilito dalla corte d’appello di Genova nel dicembre 2007″
.
Ebbene, dalla lettura del dispositivo della sentenza nr° 95/2007 della Corte D’appello di Genova emerge una realtà ben diversa rispetto a quella rappresentata dal sig. ADORNATO: ciò poiché, fermo restando la collocazione abitativa della minore presso la madre, viene attribuito al padre la facoltà di tenere con se la ragazza il fine settimana, in alternanza con la madre, dal venerdì, all’uscita della scuola, sino alla domenica sera; due pomeriggi infrasettimanali (andandola a prendere a scuola) fino alle 21:30, con eventuale pernottamento tra i due pomeriggi se consecutivi.
Sulla base di tale ripartizione nel diritto di visita, l’Ill.mo Giudicante non potrà non notare che, se la minore ADORNATO G…… venisse iscritta in un istituto scolastico quale l’Andrea D’oria – Giovanni Pascoli ciò comporterebbe, in primo luogo, un inutile dispendio di denaro per gli spostamenti necessari da Via San D’onà di Piave in Genova Pontedecimo, ove la ragazza risiede stabilmente con la madre, a via Bandelli ove si trova il plesso scolastico dell’Andrea D’Oria – Giovanni Pascoli (il quale curiosamente, è adiacente alla residenza del sig. ADORNATO Fabrizio). In aggiunta a quanto rappresentato, elemento già di per se sufficiente a qualificare tale spostamento contrario all’interesse della minore, nonché a quello economico, non si dimentichi che tale iscrizione ad una scuola così distante dalla residenza abituale di G….. causerebbe oggettivamente delle serie difficoltà per la ragazza la quale, lo si ricorda, vede il padre in giorni e periodi limitati, come da sentenza su indicata, diversamente da quanto indicato dal sig. ADORNATO.
Pertanto G….. dovrebbe effettuare per diversi giorni al mese degli inutili viaggi da Genova Pontedecimo alla Foce, quando potrebbe più serenamente frequentare un Istituto scolastico ben più vicino casa. Pur prescindendo da queste importanti considerazioni, un altro e ben più fondamentale aspetto deve essere tenuto in conto dall’Ill.mo Giudicante nell’esaminare la presente vertenza. volendo analizzare e valutare l’interesse della minore (considerato che si è certi che sia codesto l’oggetto del contendere), si permette di richiedere, in questa sede, che il Giudice voglia disporre l’ascolto della minore (nelle modalità che l’Ill.mo Giudicante riterrà più opportune), in modo da poter stabilire direttamente con la stessa quale sia la soluzione più confacente agli interessi e al sereno sviluppo del percorso informativo della ragazza. Tale richiesta si fonda, principalmente, su una applicazione in via analogica di quanto disposto dall’art.155 sexies comma 1, ove stabilisce che ” il Giudice dispone, inoltre, l’audizione del figlio minore che abbia compiuto gli anni dodici e anche di età inferiore ove capace di discernimento” disposizione la quale riprende ed attua quanto già disposto dalla normativa internazionale sui diritti dei minori di cui alla convenzione di Strasburgo del 25.01.1989, ratificata con legge 23.03.2003 nr°77 e alla convenzione di New York del 20.11.1989 ratificata con legge 27.05.1991 nr°176 (la quale attribuisce al minore, capace di discernimento, il diritto di essere ascoltato nei giudizi che lo coinvolgono).
Tale possibilità, lo si sottolinea, è demandata in ultima istanza all’apprezzamento del Giudice, soprattutto nel caso in cui il minore da ascoltare sia minore degli anni dodici ma che nonostante ciò, dimostri sufficiente capacità di discernimento Su questo ultimo aspetto, l’Ill.mo Giudicante potrà, lui stesso, valutare quanto la minore ADORNATO G….. abbia contezza della situazione che la vede, suo malgrado oggetto dell’assurdo desiderio del padre di controllare, in maniera prevaricatrice ed egoista, ogni elemento intorno a sé arrivando anche ad anteporre i propri interessi a quelli, ben più pregnanti, di sua figlia.
Dall’ascolto della minore ADORNATO G……, possibile anche attraverso una modalità protetta tramite l’ausilio di personale qualificato, l’Ill.mo Giudicante avrà sicuramente modo di appurare come la scelta consistente nell’iscrizione della ragazza presso l’istituto scolastico di Genova Pontedecimo sia stata dettata, esclusivamente, al fine di poter garantire alla stessa una continuità nel percorso educativo sino ad ora svolto, consentendole inoltre dei mantenere vivi i contatti con i compagni e le amicizie che la ragazza si è creata sin dai tempi delle scuole elementari. Una scelta diversa, consistente nell’iscrivere la minore in un istituto scolastico ben più distante dalla residenza abituale, rischiando inoltre di troncare i rapporti creatisi negli anni dell’infanzia, non avrebbe di certo un effetto positivo su G……, la quale si troverebbe inserita in un ambiente a lei estraneo, a contatto con coetanei a lei completamente sconosciuti, al solo fine di assecondare una volontà le cui ragioni sottese, ad oggi, non è dato sapere e, comunque, a totale discapito dei desideri e delle necessità di G……..

Tanto premesso il sottoscritto Avvocato, nell’esclusivo interesse della propria rappresentata e, non ultimo, nell’interesse preminente della minore ADORNATO G….., rassegna le seguenti conclusioni:

voglia codesto Ill’mo Giudicante, assunti gli opportuni provvedimenti
IN VIA PRINCIPALE, PRELIMINARE E/O PREGIUDIZIALE
– accertare e dichiarare la domanda avanzata dal sig. ADORNATO Fabrizio è improcedibile e/o inammissibile e/o nulla per i motivi dedotti nel presente atto;
-conseguentemente dichiarare la propria incompetenza per materia, poiché l’oggetto della presente controversia è tale da dover essere affrontato da diverso collegio giudicante.
IN VIA SUBORDINATA E DI MERITO
– Nella denegata e non creduta ipotesi in cui codesto Ill.mo Giudicante si ritenesse competente a conoscere della controversia, accertare e dichiarare, previo ascolto, anche in via protetta, della minore ADORNATO G…… che la scelta volta ad iscrivere la stessa all’Istituto Scolastico di Genova Pontedecimo è rispondente alla tutela della minore ed all’interesse di un suo corretto ed armonioso sviluppo educativo;

– conseguentemente, respingere ogni domanda avanzata dal sig. ADORNATO Fabrizio, poiché infondata in fatto ed in diritto.
IN OGNI CASO

– con vittoria di spese, diritti ed onorari;
Genova 08 aprile 2010.

Avvocato Annamaria CALCAGNO.

Leggendo la memoria costitutiva Fabrizio capì subito che direzione le due donne erano intenzionate a far prendere alla faccenda. Nonostante il momento fosse poco allegro però il suo spirito goliardico sempre presente avrebbe voluto uscire fuori e dire, per deriderla un pochino, “all’azzeccagarbugli” a proposito della sua memoria:
“Suvvia “azzeccagarbugli” per darsi un tono in due occasioni a scritto primis. Se ci buttava anche un secondis ed un terzis non era meglio? Giusto per variare un pochino la zuppa?
Ma il tuziorismo è parente del meteorismo?
In certi passaggi incredibilmente per proteggere la sua cliente sembrava quasi il bue che dà del cornuto all’asino!
Illustrissimo. Illustrissimo. Illustrissimo. Mamma mia quante volte la prego basta con queste leccate di …. “all’intoccabile”! La imploro riponga la lingua, asciughi la bava e si dia un contegno!
A natale cara “azzeccagarbugli”, visto che ha difficoltà a capire quanti giorni io e G….. stiamo insieme al mese, organizzerò una colletta per regalarle un bellissimissimo pallottoliere. Sa di quelli colorati con le palline in legno che se le tocchi girano e che quando le vedi girare torni bambino. Mi faccia sapere se ha qualche preferenza per i colori vedrò di venirle incontro. Se caso mai non bastasse il pallottoliere cercherò di regalarle una serie di ripetizioni di matematica alla CEPU così stiamo tranquilli e non ne parliamo più! Contenta?
Ripete per ben due volte nel volgere di undici righe il concetto dei dodici anni. Prima Illustrissimo, adesso invece sembra che tratti velatamente “l’intoccabile” come una persona un po’ arteriosclerotica, dura di comprendonio, disattento o ancor peggio ignorante in materia e quindi non a conoscenza della normativa di cui alla convenzione di Strasburgo ratificata dalla convenzione di New York. Per tranquillizzarla sappia cara “azzeccagarbugli” che tale convenzione e talmente di dominio pubblico e quindi sulla bocca di tutti che ieri al mercato comunale di P.zza Palermo due non più giovani massaie sono venute alle mani disquisendo proprio sulle suindicate normative riguardanti i diritti dei minori.
Scusi “azzeccagarbugli” ma per par condicio non dovrebbe essere anche questo, eventuale altro collegio giudicante, chiamato Illustrissimo. Speriamo che non se la prendano a male e non si sentano sminuiti rispetto al loro collega. Soprattutto che non la prendano in antipatia. Speriamo perché altrimenti sono tutti ……. suoi ed io non voglio assolutamente che lei Ill.ma venga penalizzata per questa quisquilia. No no non lo voglio proprio”.
Che bricconcello questo Fabrizio. Poteva andare avanti ore se non fosse stato per il fatto che “l’azzeccagarbugli” CALCAGNO scrivendo delle menzogne in qualche modo era riuscita almeno temporaneamente a disturbare questo spirito giocoso.
MENZOGNE SCRITTE “DALL’AZZECCAGARBUGLI” CALCAGNO:

1.non senza considerare che è stata la stessa ragazza a manifestare il desiderio di volere continuare il percorso formativo già intrapreso con le scuole elementari di Genova Pontedecimo.

•G…… non ha assolutamente frequentato le scuole elementari a Genova Pontedecimo, ma le ha frequentate a Genova Fegino. Le due scuole distano l’una dall’altra circa 8 chilometri.
1.da Via San Dona’ Piave in Genova Pontedecimo, ove la ragazza risiede stabilmente con la madre, etc etc etc………

•Via san D’onà di Piave non si trova a Genova Pontedecimo ma a Genova Rivarolo. Effettivamente consultando “TUTTO CITTA”, possiamo renderci conto attraverso le cartine topografiche che la via sopra indicata non è assolutamente compresa nel quartiere di Genova Pontedecimo. I due quartieri oltretutto non confinano nemmeno.
•G…… non risiede stabilmente con la madre ma vive, dal 2007, quattordici – quindici giorni al mese con il padre.

1.Le intenzioni sottese all’iscrizione della minore presso l’istituto Scolastico di Genova Pontedecimo sono, molto più correttamente, legate al desiderio della ragazza di continuare a mantenere vivi i rapporti ormai consolidati con i compagni di classe delle scuole elementari, peraltro frequentate nel medesimo plesso, etc etc etc………………
1.l’Ill.mo Giudicante avrà sicuramente modo di appurare come la scelta consistente nell’iscrizione della ragazza presso l’istituto scolastico di Genova Pontedecimo sia stata dettata, esclusivamente, al fine di poter garantire alla stessa una continuità nel percorso educativo sino ad ora svolto, consentendole inoltre dei mantenere vivi i contatti con i compagni e le amicizie che la ragazza si è creata sin dai tempi delle scuole elementari.
Domanda:
•Come poteva G…… avere il desiderio di continuare a mantenere vivi i contatti con i compagni di classe se nessuno di loro, a parte una bambina e per giunta neanche la sua amica del cuore, sarebbero stati iscritti in quella scuola?
•Anche in questo caso, come prima, “l’azzeccagarbugli” cerca di far credere che si tratti della stessa scuola e che ci saranno gli stessi compagni?
Fabrizio avrebbe voluto alzarsi e dire:
“Cara “azzeccagarbugli” una volta per tutte G….. non avrebbe mai potuto frequentare le medie nello stesso plesso scolastico in cui aveva frequentato le elementari. Era praticamente impossibile poiché le due scuole distano circa otto chilometri l’una dall’altra. Anche con tutta la buona volontà un edificio lungo otto chilometri non lo hanno ancora eretto. Però dopo il ponte sullo stretto di Messina ed i lavori sulla Salerno – Reggio Calabria nulla vieta pensare che un’impresa del genere potrebbe anche suscitare l’interesse di qualche persona. Che so magari un’investitore estero, qualche sceicco arabo smanioso di liberarsi degli spiccioli che gli ingombrano le tasche. Si sbrighi “azzeccagarbugli” CALCAGNO altrimenti va a finire che le soffiano la dritta”!
E se “l’azzeccagarbugli” con plesso scolastico intendeva dire come da dizionario della lingua italiana: Insieme di organi o di elementi che cooperano allo svolgimento di un’attività che significa una cosa diversa rispetto alla certezza popolare

, la considerazione di Fabrizio con annesse battute era sbagliata.
E se era sbagliata allora………
Domande:
•Se “l’azzeccagarbugli” conosce i significati della parola plesso, perché portarlo come riferimento ed attribuirgli una motivazione molto importante per l’iscrizione di G….. a Pontedecimo quando in realtà non è così?
•Non è che “l’azzeccagarbugli” ha cercato di fare la “furba”?
•Da questa manovra linguistica un po’ ambigua “l’azzeccagarbugli” sperava forse, traendone vantaggio, che il Magistrato non conoscesse e soprattutto non andasse a controllare sul dizionario il significato della parola plesso e giudicando quindi erroneamente che si trattasse fisicamente dello stesso edificio ?
•Può essere stato “l’azzeccagarbugli” tratto in inganno da Sabrina circa l’ubicazione della scuola elementare frequentata da G……?
1.Una scelta diversa, consistente nell’iscrivere la minore in un istituto scolastico ben più distante dalla residenza abituale,……
Domande:
•Dimorando in due abitazioni diverse quale sarà la scuola più distante?
(La residenza abituale della Foce dista dalla scuola della Foce circa 200 metri. Quella abituale di Trasta dista dalla scuola di Pontedecimo sei chilometri !)
•Perché “l’azzeccagarbugli” continua ad insistere “dalla residenza abituale” ben sapendo che G….. ha due residenze abituali?
ma sopratutto:
•Perché “l’azzeccagarbugli” CALCAGNO nella sua memoria costitutiva non spiega “all’Ill.mo” come mai Sabrina non aveva provveduto a contattare Fabrizio per discutere con lui dell’iscrizione di G….. a scuola?
Mentre Fabrizio leggeva ed in parte goliardicamente pensava arrivò un colpo di scena non male:
il Magistrato davanti a cui si trovavano non era la designata Dr.ssa SCIRE ma si trattava della Dr.ssa SCARZELLA.
Fabrizio chiese lumi alla Dr.ssa sul cambiamento ma gli fu risposto genericamente che era lei il Magistrato deputato a giudicare il fatto. Non che per Fabrizio cambiasse qualche cosa visto e considerato che non conosceva nessuno dei due Magistrati. Però…………..
Da subito Fabrizio non poté fare a meno di notare un certo atteggiamento per così dire “partigiano”, nei confronti di Sabrina, da parte “dell’intoccabile” Dr.ssa SCARZELLA (e si ragazzi e ragazze prima non era una intoccabile ora purtroppo lo è diventata ed anche in pompa magna).
Un ulteriore prova a favore della vocina di prima (ricordate, chiudi le ………) arrivò quando ad un certo punto Sabrina disse testualmente:
“DOTTORESSA AVERE L’AFFIDAMENTO CONDIVISO CON UN UOMO COSI’ MI CREDE E’ UNA CROCE”
“l’intoccabile SCARZELLA” ribatté:
“VA BE COMUNQUE PURTROPPO E LO SO PERO’ SIGNORA!”
Per un’attimo sembrò quasi che il tempo si fosse fermato al momento in cui le parole di cui sopra accompagnate da uno sguardo d’intesa e di reciproco sostentamento vennero scambiate tra le due donne. Il tutto chiaramente non sfuggì a Fabrizio che immediatamente chiese, con decisione e cortesia, testualmente “all’intoccabile”:
“MI SCUSI DOTTORESSA LO SA’ CHE COSA. NO NO MI SCUSI LO SA CHE COSA. LO SA CHE COSA CHE E’ UNA CROCE ESSERE CON UNO COME ME”
“Intoccabile SCARZELLA”:
“SARA’ UNA CROCE PER ENTRAMBI”
Fabrizio ironicamente:
“A ECCO NO NO AVEVO CAPITO MALE MI PERDONI. AVEVO CAPITO MALE PENSAVO CHE INTENDESSE DIRE CHE ERA SOLO LA MIA LA CROCE DOTTORESSA ”
Comunque grande vocina. Aveva proprio ragione!!!
Durante l’udienza “l’intoccabile” seguì con attenzione quanto riferito da Sabrina trascrivendo testualmente:
La signora MANGANO dichiara” la bambina è affidata congiuntamente ad entrambi i genitori con collocazione presso di me e frequentazione del padre per due giorni alla settimana oltre i fine settimana alternati; io risiedo a Trasta, Rivarolo, e ho iscritto mia figlia alla scuola media di Pontedecimo perché è vicina alla piscina dove è stata iscritta per un corso di nuoto; per raggiungere la scuola impieghiamo circa 10 minuti prendendo un solo autobus, il n.63; faccio presente che per me sarebbe molto problematico portarla a scuola alla Foce presso il D’Oria, perché sono senza macchina e dovrei prendere tre mezzi: un autobus fino alla metropolitana, un altro autobus per raggiungere la scuola da piazza De Ferrari alla Questura. Preciso inoltre che una sua amica nonché compagna di scuola andrà alla medesima scuola media di pontedecimo, mentre non conosce nessuno che sia iscritto al D’Oria; mia figlia preferiva essere iscritta a Pontedecimo e quando l’ha comunicato al padre ci sono state delle scenate, così come era successo in occasione della prima Comunione lo scorso anno”.
Mi permetto di fornire voi investigatori alla ricerca dei malandrini di un particolare. Quando “l’intoccabile” nel verbale trascrive:
…………io risiedo a Trasta, Rivarolo, e ho iscritto mia figlia alla scuola media di Pontedecimo perché è vicina alla piscina dove è stata iscritta per un corso di nuoto;
spacciandola come una dichiarazione di Sabrina nella realtà, e ciò si sente benissimo nella registrazione dell’udienza, non è vera. Sabrina infatti riferisce che iscriverà G….. ad un corso di nuoto. Per “l’intoccabile” la futura – probabile – possibile – ipotetica iscrizione di G…… a nuoto è già diventata nella sua trascrizione del verbale la frequentazione di un corso di nuoto da parte della bambina. Forse non ha capito ed ha trascritto una cosa sbagliata. Questa però a tutti gli effetti è una dichiarazione resa da Sabrina. Lei l’ha firmata. Quindi se non è vera è Sabrina che ne dovrebbe rispondere. Però c’é la registrazione che la scagiona e che certifica invece l’errore “dell’intoccabile”.
“Sembra una banalità il fatto che la bambina frequenti o meno una piscina di fronte alla decisione che riguarda il suo futuro scolastico” si potrebbe pensare.
Invece…………..
Domande:
1.faccio presente che per me sarebbe molto problematico portarla a scuola alla Foce presso il D’Oria, perché sono senza macchina e dovrei prendere tre mezzi: un autobus fino alla metropolitana, un altro autobus per raggiungere la scuola da piazza De Ferrari alla Questura. Perché Sabrina, nel narrare un viaggio stile tradotta Siberiana e necessario per portare G…… a scuola alla Foce, omette di dire che lei abita a 5/10 minuti di strada percorsa a piedi dalla stazione dei treni di Genova Bolzaneto?
•E’ vero che da detta stazione vi è un convoglio metropolitano ogni 20/30 minuti che nel giro di 15/20 minuti l’avrebbe trasportata seduta comodamente in stazione a Genova Brignole?
•E’ vero che la stazione di Brignole si trova proprio di fronte, a cinque minuti di strada percorsa a piedi, alla scuola Andrea D’Oria – Giovanni Pascoli?
•E’ vero che da casa sua in trenta minuti poteva essere a scuola alla Foce?
•Se tutto ciò è vero perché Sabrina ha prospettato il viaggio come “un calvario”?
1.mia figlia preferiva essere iscritta a Pontedecimo e quando l’ha comunicato al padre ci sono state delle scenate,
•Allora è vero quando Fabrizio dice che è la bambina a comunicargli le decisioni prese in assoluta autonomia da Sabrina?
Le dichiarazioni di Fabrizio “l’intoccabile” le seguì sul disinteressato andante trascrivendo testualmente:
Sentito il signor ADORNATO dichiara:
“io contesto soprattutto che la MANGANO non abbia concordato con me l’iscrizione presso la scuola di Pontedecimo, io ne sono venuto a conoscenza direttamente da mia figlia a fatto compiuto; io sto versando con trattenuta diretta 440,00 euro al mese per mia figlia e mia moglie, mia moglie invece non lavora e preferisce che io la mantenga; io sono maresciallo capo dei carabinieri, lavoro fuori Genova e ho grosse difficoltà ad accompagnare mia figlia fino a Pontedecimo dal momento che abito alla Foce, io ho la macchina.
Fabrizio leggendo il verbale al momento della firma notò subito come “l’intoccabile” di quanto da lui detto aveva trascritto un bignami del bignami del bignami del …
Avrebbe anche voluto farlo presente ma tanto non sarebbe cambiato nulla. Sembrava che tutto fosse già stato deciso e quella era solo una udienza farsa.
La definitiva certezza arrivò quando volendo fare una prova, giusto per essere certissimissimo dei suoi sospetti, chiese “all’intoccabile” di aggiungere al verbale la frase che secondo lui l’Andrea D’Oria – Giovanni Pascoli era una scuola migliore di quella di Pontedecimo.
“L’intoccabile” guardandolo malissimo lo aggiunse a penna con la stessa voglia con cui chiunque di noi infilerebbe le dita nel naso ad un’altra persona.
La frase trascritta era:
Ritengo inoltre che il D’Oria sia una scuola migliore di quella di Pontedecimo
Fabrizio sorrise ed il suo sorriso venne scambiato per un ringraziamento.
In realtà il suo era un sorriso ironico. In tasca teneva ben acceso e sopratutto ben stretto il suo fido registratore con cui aveva immortalato su nastro l’intero svolgimento dell’udienza e dal quale si poteva evincere benissimo come “l’intoccabile” avesse trascritto il niente di ciò che era stato da lui affermato.
Dopo appena tre giorni “l’intoccabile” SCARZELLA promulgò il suo pensiero:
“Rilevato nel merito che la scelta della scuola adottata dalla madre è quella che maggiormente è in grado di salvaguardare l’interesse della bambina data la prossimità della scuola all’abitazione, alla piscina dove la minore segue un corso di nuoto e la possibilità di mantenere contatti con compagni ed amicizie della scuola elementare, rilevato che il ricorso va per tanto respinto, con conseguente condanna del ricorrente alla rifusione delle spese di lite;

P. Q. M
respinge il riscorso; condanna il ricorrente a rifondere a parte resistente le spese di lite che liquida in complessivi Euro 300,00 (trecento) per diritti ed onorari oltre spese generali, I.V.A. e C.P.A. di legge. Genova 16.04.2010”.

Metabolizzata la sentenza? Siete pronti? Allora possiamo iniziare:
1.”Rilevato nel merito che la scelta della scuola adottata dalla madre è quella che maggiormente è in grado di salvaguardare l’interesse della bambina data la prossimità della scuola all’abitazione,
Domanda:
•Se giustamente “l’intoccabile” decide di tenere in considerazione la prossimità dell’abitazione alla scuola perché non ha scelto la scuola Andrea D’Oria – Giovanni Pascoli che dista duecento metri dall’abitazione di Fabrizio dove G…… vive per quindici giorni al mese?
1.alla piscina dove la minore segue un corso di nuoto,
Domande:
•Con quali prove asserisce che G…… frequentava un corso di nuoto?
•Avrà chiesto a Sabrina di mostrarle l’iscrizione di G…… presso la piscina sportiva?
•E’ giusto motivare la decisione, a favore di una scuola invece che per un’altra, usando come giustificazione la vicinanza o meno ad una piscina sportiva?
•Quella piscina sportiva è l’unica presente nel comune di Genova?
•Vicino alla scuola “Andrea D’Oria – Giovani Pascoli – vi sono piscine sportive?
•”L’intoccabile” avrà verificato il metodo di insegnamento applicato nelle due scuole?
•E’ possibile comprendere e tollerare che nella decisione “dell’intoccabile” non si faccia il ben che minimo accenno alla didattica ed alla metodologia di insegnamento applicata nei due Istituti?
Le prime due domande sarebbero inutili considerando che come detto in precedenza Sabrina non ha mai iscritto G….. in piscina. Le ho volute però porre per evidenziare quanto “l’intoccabile” sia pressapochista e superficiale e basi una parte della sua decisione sulla sua superficialità e pressappochismo.
1.e la possibilità di mantenere contatti con compagni ed amicizie della scuola elementare
Domande:
•Usando il plurale “l’intoccabile” intende dire che più di un compagno di classe di G….. delle scuole elementari sia stato iscritto alla scuola di Pontedecimo?
•Avrà “l’intoccabile” verificato se effettivamente i compagni di scuola delle elementari di G….. erano stati iscritti presso la scuola di Pontedecimo?
Ad onor del vero per spezzare una lancia a favore “dell’intoccabile” nelle memorie “l’azzeccagarbugli” CALCAGNO aveva scritto:
1.Le intenzioni sottese all’iscrizione della minore presso l’istituto Scolastico di Genova Pontedecimo sono, molto più correttamente, legate al desiderio della ragazza di continuare a mantenere vivi i rapporti ormai consolidati con i compagni di classe delle scuole elementari,……..
Domande:
•Non è che “l’intoccabile” ha fatto propria la bugia circa i fantomatici compagni di classe di G….. che sarebbero stati iscritti nella stessa scuola ma che in realtà non lo sono stati?
•Se così fosse ha fatto propria la bugia perché è caduta in un tranello oppure l’ha fatto sapendo che non era vero?
Domandona finale:
•”L’intoccabile” avrà svolto tutti gli accertamenti necessari per il bene di G….. svolgendo appieno il suo compito per il quale è oltretutto lautamente stipendiato?
Leggendo comodamente seduto sul divano la motivazione data “dall’intoccabile” Fabrizio rimase impassibile. Ormai nulla poteva scalfirlo. Ad un certo punto si mise addirittura a ridere a crepapelle. Quella sentenza era la dimostrazione inequivocabile che non si poteva e non si doveva andare avanti in quelle condizioni.
Quando il gioco si fa duro, i duri incominciano a giocare. Molti nemici molto onore e così via……………
Fabrizio ebbe anche l’impressione “leggendo tra le righe” che quella sentenza volesse fargli giungere un messaggio ben più profondo, il cui tenore, lui lo riassumeva così:
“NON ROMPERE PIU’ I MARRONI! CIO’ CHE LA TUA EX MOGLIE DECIDE PER LA BAMBINA VA BENE E TU NON DEVI PERMETTERTI DI CONTRADDIRLA. NON TI VENGA PIU’ IN MENTE DI SPORGERE DENUNCE E DISTURBARCI E PER ESSERE CERTI CHE IL MESSAGGIO TI SIA GIUNTO FORTE E CHIARO ADESSO SALDA LA PARCELLA DELL’AVVOCATO DELLA TUA EX MOGLIE E LE SPESE CHE SONO STATE SOSTENUTE DALLO STATO PER QUESTO TUO RICORSO”.
O no?
Oltretutto “l’intoccabile” oltre a dare delle motivazioni che sembrano partorite da una mente …… non sono neanche vere.
Infatti, e questo grazie sempre al fido registratore di Fabrizio, sono in grado di riferirvi che all’udienza si sente distintamente la sua voce (Fabrizio) spiegare “all’intoccabile” che:
•G….. non ha mai frequentato e non frequenta nessun corso di nuoto.
•G….. frequenta da circa due anni una palestra di Kung Fù alla Foce. E’ sempre stata accompagnata (quindi andandola a prendere e riaccompagnandola a casa da Sabrina) da Fabrizio. Sabrina infatti, nonostante lo sport e la palestra siano stati scelti da G….., non l’ha mai accompagnata. Troppo lontano. Troppa fatica. Troppo sbattimento. Chiaramente iscrizione, certificato medico e retta mensile sono sempre stati completamente a carico di Fabrizio.
•solo una compagna di classe di G….. delle elementari e neanche l’amica del cuore, sarebbe stata iscritta nella scuola di Pontedecimo. Tutti gli altri compagni erano stati iscritti in scuole differenti.
Tutto questo e molto altro chiaramente nel verbale non fu riportato, quindi può essere che “l’intoccabile” rileggendo i verbali e non trovandone menzione non si sia ricordato di quanto detto.
Vogliamo stare a sindacare anche su questo. Eh suvvia. Dai!!!
“Però che disdetta!!! Meno male che c’era la cassetta registrata” pensò Fabrizio
Domanda:
•Ma ascoltando il racconto di Fabrizio perché “l’intoccabile” non chiese subito a Sabrina se era vero che solo una compagna di classe delle elementari di G……. era stata iscritta alla scuola di Pontedecimo?
•Se “l’intoccabile” non ricorda a distanza di due giorni (tempo trascorso dall’udienza alla emissione della sentenza) i particolari dei fatti che gli vengono raccontati, perché non li scrive nei verbali così non li dimentica?
Domandona che va oltre la domadona finale:
•Ammesso e non concesso che “l’intoccabile” sia genitore, a parti invertite, che cosa avrebbe pensato leggendo una sentenza del genere? Quale sarebbe stato il suo giudizio sull’estensore della sentenza?
Ma soprattutto quale è il vostro giudizio?
Fabrizio dal suo punto di vista decise che “l’intoccabile” non potesse e dovesse rimanere impunito e per questo in data 17 maggio presentò una denuncia.
Il giorno 17 Maggio 2010 alle ore 10.10 negli Uffici del Comando Stazione Carabinieri di Genova San Martino, avanti al sottoscritto Ufficiale di P.G. M.C. …………omissis effettivo al reparto in epigrafe è presente il nominato in oggetto (ADORNATO Fabrizio n.d.r.), il quale denuncia quanto segue:
“Sono legalmente separato dal 2005/2006 da MANGANO Santina nata a Genova il 21/11/1966 e dalla nostra unione è nata una bambina di nome G….. in data 17/06/1999. La minore è affidata ad entrambi con sentenza della Corte di Appello di Genova in 06/12/2007 infatti la bambina vive presso la mia residenza per 15 giorni al mese. In data 24 Gennaio C.A. mia figlia mi comunicava che la madre (MANGANO Santina) l’aveva iscritta alle scuole medie a Genova Pontedecimo. Io le rispondevo che non era una decisione che doveva prendere da sola la madre e che in realtà avremmo dovuto parlarne io e la madre avendo l’affidamento condiviso. La mia ex moglie, come già successo in altre occasioni in cui dovevamo prendere delle decisioni insieme in realtà le prendeva solo lei usando poi per comunicarmele nostra figlia. Poiché accertato che la sig.ra MANGANO non era intenzionata a confrontarsi con me circa l’iscrizione della bambina decidevo di presentare una denuncia circostanziata alla Sezione famiglia del tribunale di Genova e precisamente al Dr. MAZZA GALANTI che ritenevo fosse il presidente della predetta sezione. Recatomi in data presso il Tribunale di Genova l’addetto alla ricezione delle Istanze mi faceva presente che in base all’art. 316 del C.C. non era tale tribunale competente per la diatriba e mi consigliava di depositare la mia denuncia presso il tribunale per i minorenni di Genova cosa che facevo in data 03 febbraio 2010. A seguito della valutazione di quanto da me denunciato il predetto Tribunale stabiliva la sua non competenza nello specifico e rinviava l’atto alla Sezione Famiglia del Tribunale di Genova – Ufficio Tutele. Tale Ufficio fissava un udienza per il giorno 13 Aprile 2010 alle ore 09.30 per la comparizione delle parti aventi alla Dott. SCIRE’. In data 13 Aprile 2010 alle ore 09.15 mi presentavo al sesto piano della Procura di Genova Presso l’ufficio del suddetto giudice e mi fermavo nel corridoio antistante il predetto ufficio. La mia ex moglie ed il suo Avv. Annamaria CALCAGNO arrivavano ed entravano in un ufficio affianco dove rimanevano per circa cinque minuti chiusi all’interno. Ad un certo punto usciva l’Avvocato che mi invitava ad entrare. Entrato nell’ufficio notavo che non si trattava della Dott. SCIRE’ ma ben si della Dr.ssa SCARZELLA come riportato sulla targa all’ingresso dell’ufficio. Chiedevo spiegazioni in ordine al fatto che la citazione era per un udienza di fronte alla dott. SCIRE’ e la stessa Dott.ssa SCARZELLA mi diceva che era lei che avrebbe trattato il caso. Iniziata l’udienza la dottoressa SCARZELLA identificava i presenti ed iniziava ad ascoltare la mia ex moglie che forniva una sua versione delle motivazioni che avevano portato ad iscrivere mia figlia presso la scuola di Pontedecimo senza precisare delle motivazioni che l’avevano portata a non informarmi delle sue decisioni. La Dott.ssa SCARZELLA a quel punto mi chiedeva come mai io volessi iscriverla presso un’altra scuola e facevo quindi presente che la scuola da me proposta era sicuramente migliore rispetto a quella proposta dalla mia ex moglie, risulta più vicino alla mia abitazione e la bambina poteva da casa mia arrivare anche a piedi alla scuola da sola vista la sua età. Facendo ben presente che io mi sono sempre occupato del portare la bambina a scuola sia quando non avevo l’affidamento condiviso e per tanto due giorni la settimana e poi da quando la bambina rimane con me quindici giorni al mese l’ho sempre accompagnata a scuola a Bolzaneto zona Fegino con grandi sacrifici legati alla distanza sia dalla mia abitazione che dalla mia sede di lavoro. Facevo presente alla Dr.ssa SCARZELLA e più volte che la mia ex moglie non solo non mi aveva interpellato ma che non svolge nessuna attività lavorativa per cui possa essere limitata ad accompagnare la bambina nella scuola da me proposta. Nella motivazione proposta da mia ex moglie vi erano anche i fatti che l’avrebbe iscritta in Piscina vicina alla scuola da lei proposta e che presso tale scuola vi erano dei suoi attuali compagni di scuola. Rispondevo a tali dichiarazioni dicendo che se era un problema nell’area vicino alla Scuola Giovanni Pascoli da me proposta vi è la piscina di Carignano poco lontana e che presso la scuola proposta dalla mia ex moglie solo un attuale compagno di classe della nostra figlia vi si è iscritto. Precisavo inoltre che la mia ex moglie non si è mai occupata dell’attività fisica di nostra figlia infatti solo io l’ho iscritta da due anni presso una palestra nella zona Foce dove la bambina frequenta il lunedì ed il venerdì a mie spese corsi di Kung Fu. La Dott.ssa SCARZELLA redigeva personalmente l’atto dell’udienza ed al momento in cui rileggevo le dichiarazioni da me rese oltre ad altre lacune facevo ben presente che non era stato riportata la mia dichiarazione dove dicevo che la scuola Giovanni Pascoli secondo me era un Istituto migliore di quella di Pontedecimo ed a quel punto la Dott.ssa a penna aggiungeva la presente dicitura “Ritengo inoltre che il D’Oria sia una scuola migliore di quella di ponte decimo”. Sono in possesso di una registrazione da me effettuata la mattina dell’udienza da cui si più estrapolare le mie complete dichiarazioni non trascritte dalla Dott.ssa SCARZELLA la quale in data 16 Aprile 2010 sciogliendo la riserva e dichiarando la propria competenza ex art. 337 c.c. respingeva il ricorso.
Premesso quanto sopra chiedo si proceda a norma di legge nei confronti della Dott.ssa SCARZELLA e di quanti altri concorrenti eventualmente vengano identificati per tutti i possibili reati che si ravvisino. Inoltre chiedo che la presente denuncia sia inviata al Ministro di Grazia e Giustizia ed al Consiglio Superiore della Magistratura a cui fornirò copia della registrazione dell’udienza tenuta in data 13.04.2010 oggetto della denuncia in quanto già in precedenti occasioni non da me denunciate i magistrati del Tribunale Civile di Genova hanno omesso e commesso degli errori grossolani ad esclusivo vantaggio della mia ex moglie ed anche di queste situazioni sono in possesso di prove che eventualmente se necessarie per attestare la veridicità di quanto da me denunciato potrò fornire . Allego in copia la denuncia da me depositata presso il tribunale per i Minorenni e copia del verbale con relativa sentenza di cui sopra. Chiedo altresì di essere informato dell’eventuale archiviazione della presente denuncia ai sensi dell’art. 408 comma 2 c.c.p.

In data 20 ottobre scorso Fabrizio, dopo aver ponderato a lungo l’operato “dell’azzeccagarbugli” CALCAGNO rileggendo attentamente quanto da lei trascritto nella memoria costitutiva consegnata “all’intoccabile” SCARZELLA, decise di presentare una denuncia nei suoi confronti per il reato di FALSITA’ IDEOLOGICA COMMESSA DAL PRIVATO IN ATTO PUBBLICO.
Nello specifico:
“Il sottoscritto ADORNATO Fabrizio nato a Genova in data 23/10/1965 ivi residente alla via C.F.Aprile 6/8 denuncia quanto segue: a seguito dell’iscrizione di mia figlia G….. ADORNATO alle scuole medie effettuata dalla mia ex moglie MANGANO Santina nata a Genova in data 21/11/1966 senza avere il mio consenso, (necessario in quanto separati con regime di affidamento condiviso per quanto riguarda la minore) presentavo un esposto alla Procura della Repubblica di Genova. In data 13 aprile 2010 al momento dell’udienza tenutasi innanzi alla Dr.ssa SCARZELLA del Tribunale Civile Sezione Famiglia il legale della mia ex moglie avvocato Anna Maria CALCAGNO presentava una memoria costitutiva in cui sosteneva a difesa dell’operato della sua cliente anche delle affermazioni false. Precisamente all’interno della memoria costituiva l’avvocato Anna Maria CALCAGNO dichiarava che:
1.non senza considerare che è stata la stessa ragazza a manifestare il desiderio di volere continuare il percorso formativo già intrapreso con le scuole elementari di Genova Pontedecimo……………
1.da Via San Dona’ Piave in Genova Pontedecimo, ove la ragazza risiede stabilmente con la madre,…………
1.Le intenzioni sottese all’iscrizione della minore presso l’istituto Scolastico di Genova Pontedecimo sono, molto più correttamente, legate al desiderio della ragazza di continuare a mantenere vivi i rapporti ormai consolidati con i compagni di classe delle scuole elementari, peraltro frequentate nel medesimo plesso, ………………
1.l’Ill.mo Giudicante avrà sicuramente modo di appurare come la scelta consistente nell’iscrizione della ragazza presso l’istituto scolastico di Genova Pontedecimo sia stata dettata, esclusivamente, al fine di poter garantire alla stessa una continuità nel percorso educativo sino ad ora svolto, consentendole inoltre di mantenere vivi i contatti con i compagni e le amicizie che la ragazza si è creata sin dai tempi delle scuole elementari………………
Poiché appare evidente dalla lettura di quanto sopra che:
mia figlia G….. avrebbe frequentato negli anni passati le scuole elementari nello stesso plesso in cui la mia ex moglie MANGANO Santina ha iscritto quest’anno la bambina alle scuole medie;
via San Donà di Piave risulta trovarsi nel quartiere di Genova Pontedecimo;
l’iscrizione presso la scuola media di Genova Pontedecimo è stata fatta per permettere alla bambina di continuare a coltivare le amicizie che si era creata sin dai tempi delle scuole elementari.
In considerazione del fatto che queste affermazioni sono false, in quanto:
G….. ha frequentato le scuole elementari presso la scuola Villa Sanguineti sita in Via dei Mulinussi a Genova Rivarolo – Fegino mentre l’istituto scolastico in cui è stata iscritta alle medie si trova in P.zzale Attilio GHIGLIONE nr°2-A a Genova Pontedecimo. Le scuole oltre che separate fisicamente da circa 8 chilometri di distanza sono facenti parte di due distretti scolastici distinti e separati;
via San Donà di Piave si trova nel quartiere di Genova Rivarolo, più precisamente a Trasta (il quartiere di Rivarolo non confina con il quartiere di Pontedecimo essendoci in mezzo il quartiere di Bolzaneto);
solo una compagna di classe delle elementari è iscritta alle scuole medie di Genova Pontedecimo con mia figlia. Il gruppo più nutrito di ex compagni di classe di G….. alle elementari e costituito da sei bambini è iscritto alla scuola media di Genova Rivarolo.
Alla luce delle precisazioni di cui sopra e poiché le affermazioni mendaci sono state, come detto in precedenza, presentate all’interno di una memoria costitutiva che venne consegnata alla Dr.ssa SCARSELLA in occasione dell’udienza tenutasi in data 13 aprile 2010 avanti a lei per fatti che mi vedevano parte lesa, sporgo denuncia nei confronti dell’avvocato Anna Maria CALCAGNO per il reato di:
“FALSITA’ IDEOLOGICA COMMESSA DAL PRIVATO IN ATTO PUBBLICO” art 483 C.P. .
Chiedo che copia della presente denuncia sia inviata al Ministro di Grazia e Giustizia ed all’Ordine degli Avvocati di Genova.
Chissà come finirà? Mah! Le uniche certezze sono che G…. attualmente sta frequentando la scuola media di Pontedecimo, che agli “intoccabili” i padri separati non sono sicuramente simpatici e che “l’azzeccagarbugli” CALCAGNO ha già provveduto ad inviare la parcella a Fabrizio.
Capitolo XXXIX – This is the end –

Ebbene miei cari lettori siamo giunti al termine di questa vicenda. Chiaramente avrete capito che io sono Fabrizio. Se così non fosse sveglia, anche perché non lo voglia il Signore ma i prossimi a cadere nelle fauci degli “intoccabili” potreste essere voi.
Nessuno può dichiararsi immune dalle loro nefandezze. Ricordatelo nessuno!
Per quanto mi riguarda, come avete letto, dopo aver provato in tutti i modi ad ottenere Giustizia ho compreso, poiché voglio Giustizia, che solo con un forte gesto di disobbedienza civile, quale sarà lo sciopero della fame portato sino all’estrema conseguenza abbinato alla mia diserzione dall’Arma dei Carabinieri, potrò forse scuotere le coscienze di chi ha i mezzi per poter ancora fermare gli “intoccabili”.

Vi riporto per intero la lettera che ho scritto al Presidente della Repubblica e per conoscenza al Presidente del Consiglio, al Ministro della Difesa, al Ministro di Grazia e Giustizia ed al Comandante Generale dell’Arma dei Carabinieri:
Illustre Signor Presidente,

Mi chiamo Fabrizio ADORNATO, nato a Genova in data 23/10/1965 ivi residente, padre separato di G….. una splendida bambina di anni 11 di cui ho l’affidamento condiviso e con cui convivo per circa 15 giorni al mese.
Sono un Maresciallo Capo dell’Arma dei Carabinieri in servizio dal 1993, vice Comandante del Comando Stazione Carabinieri di Ronco Scrivia (GE), attualmente in aspettativa per ragioni sanitarie dovute alla rottura del legamento crociato esterno della gamba destra procuratomi in servizio durante una collutazione con un pregiudicato (rimasto illeso) poi arrestato.
Le scrivo queste poche righe per metterla a conoscenza di una situazione che protratta nell’arco di nove (9) anni ha determinato gli accadimenti attuali.
La forma di protesta che a breve intraprenderò mi porterà a compiere un gesto che mai mi sarei aspettato di dover attuare.
L’unica speranza è che tale gesto possa scuotere le coscienze di tutti e come conseguenza porre fine alle ingiustizie che fino ad oggi mi hanno tormentato.
Lei che è il Nostro Presidente, il Mio Comandante ed il “Comandante” anche di chi ha commesso le nefandezze alla base della mia protesta spero e credo, data la sua sensibilità di uomo che nella vita ha dovuto affrontare ogni genere di situazione, non possa non fare a meno di rimanere perplesso oltre che indignato.
Sicuramente in tutti questi anni abbiamo assistito ad errori omissioni o dimenticanze ben più gravi di quelle che mi vedono attore passivo. Purtroppo però l’amore paterno e l’amore per l’uniforme da me indossata e con cui molti giovani hanno sacrificato la loro vita, non mi permettono di protrarre oltre il mio silenzio.
So che il mio gesto potrà forse essere frainteso, da alcuni strumentalizzato, cavalcato o non approvato da altri. Voglio però che lei sappia che lo ritengo necessario per cercare di ottenere giustizia non solo per me ma anche per molti altri, tutti vittime impotenti del sistema giudiziario.

Il mio essere costretto ad “umiliarmi” ponendomi di fronte a lei ed all’opinione pubblica in una veste ed in un atteggiamento non certamente consoni al mio status di uomo dello Stato e soprattutto onesto cittadino è l’ultimo tentativo civile da parte mia per provare a mettere la parola fine a quello che, senza paura di essere smentito, definirei un calvario.
I magistrati, nell’arco temporale sopra enunciato hanno, attraverso le loro decisioni sbagliate, creato una situazione che non mi permette più di continuare a condurre una vita normale con la mia bambina. I sacrifici sostenuti sino ad ora a nulla sono valsi per arrivare ad ottenere quanto comunque sarebbe dovuto ad ogni essere umano:
Giustizia.
Negli anni i magistrati, attraverso il loro operato (denunce sporte dalla mia ex moglie ed ex suocera nei miei confronti), le loro sentenze (riguardanti la mia separazione, l’affido di G…. e la restituzione di denaro mai avvenuta, prelevato indebitamente da parte della mia ex moglie), hanno dato prova di accanimento giudiziario e di perseguire, in alcuni casi, interessi personali commettendo omissioni e violando anche palesemente quella che è la comune percezione del buon senso. Negli ultimi tre mesi, vi sono stati episodi che mi hanno fatto capire inequivocabilmente quanto sia forte il disprezzo che una parte della Magistratura ha nei confronti dei padri separati e, forse, dei Carabinieri.
Questo disprezzo, spesso espresso alla luce del sole, mi ha portato a sporgere denuncia nei confronti di tre P.M. e di tre V.P.O. della Procura di Genova per omissione di atti d’ufficio ed interesse privato in atti d’ufficio.
La ristrettezza economica in cui queste persone mi hanno ridotto, mi costringerà a non poter più continuare a tenere in locazione l’immobile nel quale risiedo e dove risiede per 15 giorni al mese, mia figlia G……
Non mi permetterà quindi di poter continuare ad assolvere a quella che io ritengo sia la cosa più importante nella vita di un essere umano: crescere i propri figli, accudirli, interagire con loro. Trasmettere a loro quei valori che sono stati trasmessi a noi dai nostri genitori.
Per le decisioni dei magistrati vedevo già dal 2001 il mio stipendio decurtato di una cifra variabile dai 440 euro ai 600. Da febbraio c.a. la cifra è salita ad euro 820 mensili tra assegno di mantenimento e pignoramento. Con i rimanenti euro 750 dovrei pagare l’affitto dell’immobile, la rata della macchina, il vitto mio e della mia bambina, le bollette di luce, gas ed acqua. Tutto questo per permettere alla mia ex moglie, a cui oltretutto è stato dato in uso il nostro appartamento, libero da ogni ipoteca o mutuo, di vivere senza il bisogno di cercarsi una benché minima attività lavorativa ufficiale nonostante sia in perfetta salute fisica e quindi in grado di poter lavorare.

Il benessere di uno al prezzo della miseria dell’altro con l’avvallo compiaciuto dei magistrati.
Tutto ciò va avanti da ben nove anni.
Anni in cui sono riuscito con grossi sforzi personali, con l’aiuto di amici, familiari e di nostro Signore a risalire la china del baratro in cui la separazione mi aveva fatto sprofondare.
Io non voglio, avendo le prove tangibili di tutto ciò che è accaduto e che ho raccontato completamente e dettagliatamente nel mio blog (eremita65.blogspot.com), perdere mia figlia non avendo oltretutto commesso nessun reato ed avendo diritto di vivere la mia vita di padre con lei.
Sì, Signor Presidente,
il prossimo passo sarà la perdita della bambina in quanto non potrò più permettermi un posto dove vivere e di conseguenza dove poter accogliere G…. durante il 15 giorni mensili che passiamo insieme periodo di affidamento.
E tutto questo ingiustamente.
I miei superiori, che sin dall’inizio sono sempre stati da me regolarmente informati sull’evolversi della situazione, stentavano, poiché inverosimile, a credere a quanto da me riferito. Gli ultimi episodi hanno però fatto sì che questa titubanza venisse meno; anche loro, pur non condividendo la mia forma di protesta, si sono dovuti arrendere all’evidenza dei fatti.
Illustre Signor Presidente,

Sono intenzionato ad effettuare uno sciopero della fame sino all’estrema conseguenza ed a diventare, mio malgrado, il primo disertore dell’Arma dei Carabinieri se questa atroce situazione che sto vivendo non terminerà al più presto.

Io non voglio nuocere a nessuno e meno che mai alla mia persona ma al punto in cui siamo arrivati purtroppo non ho altra scelta.
Le chiedo, Signor Presidente,
di far verificare l’operato dei Magistrati e la sensatezza delle loro sentenze emesse dai giudici di Genova affinché non sia più solo io a dovermi occupare del mantenimento di mia figlia, ma che sia anche la madre finalmente a prendersi carico delle necessità della bambina.

Le chiedo soprattutto, Signor Presidente
di fare in modo di far cessare l’uso strumentale di mia figlia G….. da parte della mia ex moglie per i suoi interessi.

Le chiedo in poche parole di rendere giustizia. Se non per me, lo faccia per la mia bambina. Per il suo benessere, per la sua stabilità.
Signor Presidente,
la ringrazio per la Sua cortese attenzione e resto in attesa di una sua spero celere risposta.
Rispettosamente le porgo Distinti Saluti
Questa mia lettera ha comunque un altro destinatario non menzionato ma altresì importante:
l’altro 50% di persone che in realtà sono i Magistrati veri.

Uscite allo scoperto, denunciate le nefandezze compiute dagli “intoccabili”.
Non ne siate complici per puro e semplice cameratismo o per senso d’impotenza. Io so che anche voi provate disgusto per l’atteggiamento di quelle persone. So per certo che non approvate minimamente il loro modo di agire che getta fango anche su di voi. Abbiate il coraggio di indicarli, di operare in maniera tangibile affinché si possa fare piazza pulita di queste persone che sono un peso per la collettività. Mandiamoli a casa. Rendiamo un servizio alla nostra Nazione, prima che qualcuno cavalcando le nefandezze degli “intoccabili” non vi permetta più di riuscirci. Fate in maniera tale che chi indossi una toga sia veramente capace di giudicare e non che non sia in grado nemmeno di capire se le scarpe che porta ai piedi hanno i lacci o sono mocassini.

Riporto con interesse a tal proposito e sperando che non mi chieda i diritti, alcune righe dell’articolo apparso sul quotidiano “Il GIORNALE” in data 15 settembre c.a. in cui il giornalista Oscar GRAZIOLI a spiegazione di un fatto di incongruenza giudiziaria scriveva:
“Non riuscirò mai a comprendere la schizofrenia che regna sovrana nelle sentenze della magistratura. D’accordo che chi interpreta la legge e batte il martelletto, alla fine è un uomo (o una donna) e non è detto che tutte le persone ragionino in egual misura, ci mancherebbe altro. Eppure vi sono fatti che paiono talmente elementari da non poter essere interpretati diversamente. Sarà diversa la sanzione, sarà più o meno dura la pena ma, mi risulta difficile pensare che per un giudice un drappo sia bianco mentre per l’altro sia nero…….”
Io senza elevarmi al rango di saputello mi sento in grado di poter affermare senza timore di essere smentito che la risposta, alla non comprensione espressa dal giornalista, potrebbe arrivare dall’accettazione dell’esistenza del 50%.
Solo attraverso questa consapevolezza tutto risulterà più chiaro. I dubbi, le incertezze sicuramente scomparirebbero come neve al sole lasciando spazio alla verità.

Da parte mia spero che vengano accolte le mie richieste che si possono riassumere in sei parole:

“OGNUNO PER SE E DIO PER TUTTI”
(Questo proverbio vuole evidenziare che la protezione di Dio è rivolta a tutti gli uomini, ma che al tempo stesso ciascuno di noi ha la responsabilità di provvedere al proprio bene per quanto gli è possibile).
Praticamente significa in via preliminare che:

esigo essere esentato immediatamente e completamente dal dover versare alcuna somma di denaro sia per Sabrina sia per G….. Nei quindici giorni che G…. sta con me io provvedo al suo mantenimento, nei quindici giorni che sta con Sabrina deve essere lei a provvedere autonomamente (sembrerebbe che Sabrina, grazie al mio denaro, si sia aperta a maggio c.a un’attività commerciale a Genova Sturla);

esigo che Sabrina la smetta di usare G…..;

esigo che qualsiasi comunicazione da parte di Sabrina deve avvenire direttamente con me e non passando attraverso G…..;

esigo che Sabrina la smetta di prendere le decisioni, da prendere in comune ed inerenti G….., in assoluta ed insindacabile autonomia;

esigo che la nonna materna avendo a disposizione un immobile ne usufruisca abbandonando finalmente la casa dove vive G…..
esigo che mi vengano restituiti i beni di mia esclusiva proprietà ed ancora detenuti da Sabrina.

Niente di più e niente di meno.

Ringrazio l’Arma dei Carabinieri che nella sua interezza mi è stata vicino, cercando nel limite del possibile di aiutarmi in questi anni di difficoltà.
Molte persone dal di fuori vedono gli appartenenti all’Arma come una banda di ignoranti militari un po’ fascisti. Beh, io non sono sempre stato un Carabiniere e vi posso assicurare che non è assolutamente vero.
Anche se lo fosse però meglio una banda di ignoranti militari un po’ fascisti che rispetta gli altri piuttosto che un’insieme di persone colte non militari e non un po’ fasciste che non rispettano niente e nessuno.
Ultimo ma sicuramente più importante è l’argomento riguardante il mio rapporto con G….. Voglio che sappiate che nonostante tutto è stupendo. Le persone che ci conoscono, approfonditamente o superficialmente, concordano tutte nel dire che si vede benissimo che insieme siamo felici. G…. adesso ha 11 anni. Sta crescendo, ma nonostante sia femmina, non ha nessuna remora o vergogna a raccontarmi o parlare di argomenti appartenenti più alla sfera intima del suo sesso. Per me è stata una grande gioia sentire con quale spontaneità e tranquillità li ha affrontati, nonostante io sia un uomo e suo padre. Segno di una grande intimità che si ha solo con l’amore e la fiducia. Io amo mia figlia e lei ama me. E’ un nostro sacrosanto diritto continuare ad essere una famiglia.
Vivere e non poterla crescere, interagire con lei, giocare, ridere, parlare, discutere, aiutarla nelle sue difficoltà equivale per quanto mi riguarda ad essere morti.
Pubblicato da Fabrizio a 08:15 9

kirap

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Non si conosce mai abbastanza bene una donna fino a quando non la si incontra in tribunale. (Per la maggiore) http://www.separati.eu/

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