Avrei voluto essere padre

Avrei voluto essere padre

Marinaro Laura

Avrei voluto essere padre
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Avrei voluto essere padre

Se perdi certi momenti importanti della vita con tuo figlio, sei un genitore di serie B. Non potere tutte le sere rimboccargli le coperte, stargli accanto, parlargli, tifare magari per la stessa squadra. … … La legge sull’affido condiviso è di alto profilo, ma applicata in maniera ipocrita. E alla fine discrimina i papà . … I padri possono – e forse devono – cambiare i pannolini ma non possono quasi mai avere l’affido dei figli. … voglio mettere a disposizione la mia popolarità  per aiutare chi non ha la possibilità  di farsi sentire, ascoltare. Voglio dare una mano a quelli che si trovano in mezzo a una strada a causa di un sistema che in caso di separazione privilegia le donne. …In Italia, nel 95% dei casi il figlio viene collocato con la madre. …Le madri hanno l’affidamento del figlio nove volte su dieci. E con il bambino ottengono anche la casa. Il padre invece dopo avere lavorato una vita si trova all’improvviso senza un figlio, senza una casa. … si deve decidere senza pregiudizi. Cominciare cioè ad affidare i bambini anche ai padri. Invece adesso gli ex mariti servono solo per pagare. Dei papà -bancomat. Tutto questo deve cambiare. Ci metto la faccia e il cuore. Ma la situazione dev’essere modificata. Per i figli. E per la famiglia. Credo nella famiglia. E nel ruolo di padre. Per questo continuerò a battermi. Contro una legge nobile interpretata con ipocrisia.

Intervista alla scrittrice:

«Raccontare il padre con gli occhi della madre ed essere madre con quelli del padre: è il segreto del benessere dei figli». Con questa forte affermazione parte la giornalista Laura Marinaro, autrice del libro “Avrei voluto essere padre” (Editrice Nuovi Autori, disponibile anche nella versione e-book,) con la prefazione dello scrittore e giornalista Claudio Pollastri.

Una raccolta di cinque storie incentrate sul difficile tema della separazione padri-figli che la Marinaro racconta, per questioni di privacy, in perfetto stile romanzato.

Non solo drammi irrisolti e situazioni borderline, nel libro l’autrice racconta anche una storia dai risvolti positivi in cui la separazione è vissuta senza alcun conflitto. Iscritta all’albo dei giornalisti professionisti della Lombardia dal 2008, e collaboratrice per le testate “Libero” e “Il Giorno”, da circa otto anni Laura si occupa di volontariato all’interno dell’associazione “Figli Liberi” per la tutela dei minori nelle separazioni.

Qual è stata l’idea che ha ispirato il tuo libro?
L’idea di scrivere questo libro è nata tre anni fa dalla mia personale esperienza di volontariato e dalla convinzione di quanto sia fondamentale, anche nelle separazioni tra madri e padri, il valore della “bigenitorialità “. In Italia, nove volte su dieci, il minore viene affidato alla madre e con il bimbo anche la casa. Il padre, dopo una vita di sacrifici, si ritrova senza suo figlio, un posto dove stare, e a vivere la frustrante condizione di “papà-bancomat”. Questa situazione è assurda e deve cambiare: per questo ho deciso di mettere nero su bianco alcune delle storie che ho vissuto indirettamente.

Quali sono le leggi attive nel nostro paese in tema di affido dei figli?
Attualmente in Italia esiste l’affido condiviso: una legge che troppo spesso viene disattesa dai tribunali. Nel 90% dei casi si stabilisce che la casa coniugale venga assegnata alla madre. Il padre, nella migliore delle ipotesi, può permettersi un affitto, negli altri casi è costretto a tornare dai genitori per far fronte ai vari assegni di mantenimento.

Nel libro Avrei voluto essere padre si parla di “sequestri di Stato”, cosa si intende?
Ogni anno sono oltre 4,500 (su 32 mila totali in Italia) i minori che finiscono in comunità  in Lombardia, la maggior parte dei quali su decisioni dei tribunali che spesso si basano su perizie troppo affrettate da parte degli assistenti sociali. La Lombardia è la regione con il maggior numero di comunità  e minori trasferiti, ma anche quella con più separazioni. Si tratta di dati allarmanti che generano un business in tutto il paese di oltre un miliardo di euro l’anno: i minori traferiti nelle comunità  costano ai comuni fino a 200 euro al giorno.
La speranza è di riuscire ad attuare la legge dell’affido condiviso e di portare fuori dai tribunali le cause di separzione così da non alimentare il circolo vizioso del “divorzificio”.

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