Peccati, colpe, espiazioni

Peccati, colpe, espiazioniPeccati, colpe, espiazioni

Ogni maschio che viene alla luce nella società  occidentale nasce gravato del peccato originale. Ma non mi riferisco a questioni bibliche, che sono di ben altra pertinenza, bensì al più grave di tutti i peccati: essere maschio. Mentre per il peccato biblico esiste una via d’uscita sacramentale, per il fatto di essere nato maschio la via d’uscita non è data. Occorre portare questo pregiudizio impresso addosso ed essere sempre considerato, per tutta la vita un potenziale stupratore di donne. Non è importante quale sia il suo rapporto con le donne: un maschio è sempre, a priori, un potenziale stupratore.

Come si è già  visto per la  pedofilia, questo marchio infamante porta alcune coscienze più deboli, invece che a rigettarlo, ad agirlo, e la cronaca nera ne registra puntualmente i casi, conditi dell’esecrazione universale e del lancio di nuove crociate e di nuovi slogan s anti-maschili, continuando, in parte, ad alimentare il problema.

La colpevolizzazione maschile ha raggiunto dei livelli paranoici: una maestra elementare americana femminista svergognò in classe, uno scolaro di otto anni umiliandolo e accusandolo pubblicamente di essere la causa della seconda guerra mondiale perché maschio.

Un paio di anni fa, dei gruppi femministi costellarono i muri delle principali città  italiane con la scritta «un maschio morto non stupra», slogan che significa che esemplifica meglio di mille altri paragoni la concezione che il fatto di essere maschio sia visto da loro come un peccato originale.

Ma non solo. Visto che in passato ci sono state delle società  estremamente maschiliste  (pretenderebbero le femministe che tale sia anche quella attuale, non saprei proprio in base a quali visionarie fantasie) ed in alcuni paesi del mondo ci sono tuttora società  molto maschiliste, tutti gli uomini dovrebbero essere colpevoli di ogni violenza alle donne che sia mai stata perpetrata in qualsiasi posto nel mondo e nella storia.

Cancellando con un colpo di spugna più di 3000 anni di storia del diritto, nei quali, dopo gravissimi e sanguinosissimi errori, si era arrivati a stabilire universalmente che le responsabilità  sono personali, e che, quindi, le colpe di uno non possono ricadere su altri, che siano figli o familiari, correligionari o connazionali, amici o persone dello stesso sesso.

Questa società , non conoscendo più il senso della responsabilità  (è tipica dell’educazione paterna), conosce solo quello dalla colpa. Altrui!

Ad ogni maschio viene messa addosso la croce di questa colpa. Solo che, mentre a un errore si può sempre rimediare in qualche modo, una colpa è molto più grave, non si può cancellare: si può solamente espiare.

Ma qui non esiste alcuna formula di espiazione, solo nel campo del sacro questa possibilità  è data ai mortali: nel campo del sociale la colpa non ha nessuna via d’uscita.

Pertanto, la maggioranza dei maschi occidentali vive in questo stato di eterna colpevolizzazione nei confronti delle donne che li porta alla condizione, sopra descritta, di maschi pentiti, sapendo benissimo che saranno accolti dalla società  nella misura in cui accetteranno e si dichiareranno responsabili di questa colpa.

Il maschio, quindi, si deve lacerare nella colpa, che comunque non viene mai quantificata, viene sempre indicata solo come infinita e incommensurabile e quindi non permetterà  mai un risarcimento che chiuda definitivamente la questione. Le donne dovrebbero vantare un credito eterno, inestinguibile, solo e semplicemente per il fatto di essere nate donne.

Fonte: Andrea Landriscina

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