Stato Di famiglia in regime di falso affido condiviso

Mi chiamo R.S., scrivo queste righe per portare alla luce quanto segue: nel giugno 2007  l’allora presidente del T.O. di Milano, all’udienza presidenziale, disponeva con provvedimenti urgenti e provvisori il solito falso affido condiviso (casa coniugale assegnata alla mamma, assegno di mantenimento a mio carico e tempi ridicoli per stare con le mie 2 figlie).

Nonostante tutto devo ritenermi fortunato per via delle condizioni che si sono create grazie alla mia famiglia d’origine. Dopo che sono stato obbligato a lasciare l’appartamento coniugale, infatti, vivo al piano sottostante all’appartamento coniugale ed e’ con tanta gioia che dico che i provvedimenti disposti nella mia situazione  per ovvi motivi ormai sono superati, estinti, non hanno  valore.

Quello che non capisco riguardo la legge 54/2006 è questo: se la giurisprudenza assolutamente maggioritaria ritiene che:

1) “In materia di separazione o divorzio, l’assegnazione della casa familiare, pur avendo riflessi anche economici, particolarmente valorizzati dall’art. 6 comma 6, della legge n. 898/1970 (come sostituito dall’art. 11 della legge n. 74/1987), è finalizzata all’esclusiva tutela della prole e dell’interesse di questa a permanere nell’ambiente domestico in cui è cresciuta e non può quindi essere disposta, come se fosse una componente degli assegni rispettivamente previsti dall’art. 156 c.c.

2) Dall’art. 5 della legge n. 898/1970,“l’assegnazione della casa familiare serve per sopperire alle esigenze economiche del coniuge più debole, alle quali sono destinati unicamente i predetti assegni. Pertanto, la concessione del beneficio in questione resta subordinata all’imprescindibile presupposto dell’affidamento dei figli minori o della convivenza con figli maggiorenni ma economicamente non autosufficienti: diversamente, infatti, dovrebbe porsi in discussione la legittimità costituzionale del provvedimento, il quale, non risultando modificabile a seguito del raggiungimento della maggiore età e dell’indipendenza economica da parte dei figli, si tradurrebbe in una sostanziale espropriazione del diritto di proprietà, tendenzialmente per tutta la vita del coniuge assegnatario, in danno del contitolare”,

perchè i giudici continuano ad assegnare la casa coniugale ad un genitore, che è affidatario quanto l’altro genitore ? Quella del genitore collocatario è un’invenzione, o sbaglio?

Scrivo ora quello che accade anagraficamente ad un padre espropriato di tutta la sua vita. Sia pur in regime di affido condiviso, dopo qualche mese  dai provvedimenti urgenti provvisori, l’azienda dove lavoro trattiene la mia quota di contributo statale per la famiglia (assegni familiari) spiegandomi che senza autorizzazione da parte dell’inps, non possono più versarmi la quota di mia spettanza.

Ebbene, attivandomi faccio domanda all’inps e ottengo l’autorizzazione, e nel documento il responsabile inps emette un provvedimento che recita: “entile signore, le comunico che la domanda presentata in data 25/10/2007 è stata definita come segue – e’ stato riconosciuto il diritto a far parte del suo nucleo familiare per le persone di seguito indicate con a fianco riportate le date di decorrenza e di scadenza:

SV, nata il  XX/XX/1995 – decorrenza 16/01/07 scadenza 30/11/2012  e SL, nata il XX/XX/1999 – decorrenza  16/01/07–  scadenza 30/11/2012.
Il responsabile :  E.B. – inps Milano nord”.

Con questo documento mi sono recato al comune di Milano per farmi rilasciare uno stato di famiglia, ma la funzionaria comunale diceva che non poteva rilasciarlo prima che il messo comunale non avesse accertato che le mie figlie vivevano con me.

Mi chiedo se la magistratura è al corrente di questo stato di cose.

l’affido condiviso che legge è ? Tutto parte dall’ufficio anagrafe dal proprio stato civile, i giudici lo sanno questo ?

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