Convivenza coppia di fatto

Convivenza coppia di fattoConvivenza coppia di fatto

Fonte: MARIA ELENA CASARANO

In mancanza di una precisa disciplina legale, alle coppie di fatto è consentito autoregolamentarsi: quali sono gli strumenti di tutela?

 

Quando si parla di famiglia di fatto (anche detta “convivenza more uxorio”) si fa riferimento all’unione stabile e alla comunione di vita spirituale e materiale tra due persone, non fondata sul matrimonio.

Si tratta di un fenomeno in costante aumento, ma che non ha ancora trovato un esplicito riconoscimento nella legge, nonostante le numerose proposte. Infatti, per il nostro ordinamento, solo il matrimonio creano legami di parentela e affinità da cui poi discendono diritti e doveri morali ed economici.

 

Ciononostante, alle coppie di fatto è consentito dare una disciplina alla propria unione attraverso alcune convenzioni. Esse, tuttavia, non possono regolare questioni relative ad aspetti personali (come ad esempio il dovere di fedeltà), ma possono incidere solo sugli aspetti economici.

 

Uno di questi strumenti è il contratto di convivenza.

Si tratta di una scrittura privata (un atto cioè scritto e firmato tra le parti, senza l’assistenza di un notaio o di altro professionista), tesa a regolamentare le questioni economiche della coppia di fatto nel caso di cessazione del rapporto sentimentale ed evitare di dover poi intraprendere una causa.

 

La validità del contratto può essere limitata nel tempo in modo da poter riconsiderare eventuali cambiamenti economici delle parti: ad esempio, potrà prevedersi che gli accordi andranno riformulati nel caso in cui la parte economicamente più debole trovi una occupazione stabile.

Non si possono inserire penali, ossia obblighi a pagare un risarcimento in caso di rottura della convivenza.

 

Si può inoltre prevedere nel contratto:

– la costituzione di un fondo comune per le spese sostenute per il nucleo familiare: ad esempio le parti potranno stabilire di aprire un conto corrente (anche a firma disgiunta), destinandone l’utilizzo solo per spese necessarie ai bisogni della famiglia e non per l’utilizzo strettamente personale;

– il versamento di una somma in caso di rottura della convivenza: cioè potrà stabilirsi che, in caso di cessazione del rapporto, la parte economicamente più debole percepirà mensilmente dall’altra, una somma analoga a quella prevista per il mantenimento in caso di separazione o divorzio;

– l’assegnazione della casa familiare: si può prevedere, per esempio, qualora la casa sia cointestata, chi dei due conviventi continuerà ad abitarvi e l’ammontare di un’indennità da corrispondere al partner che invece andrà via;

– una regolamentazione degli acquisti compiuti dalla coppia: la regola generale, infatti, è che proprietario del bene è solo colui che lo acquista, salva che il partner dimostri di aver contribuito in tutto o in parte. Le parti potranno però accordarsi, per esempio, che tutto quanto acquistato singolarmente dai conviventi si intenderà in comproprietà;

– una regolamentazione delle elargizioni in denaro o di altra natura: si potrà, per esempio, stabilire che qualsiasi somma di denaro o dono di  una certa rilevanza, fatto all’altro durante la convivenza, debba essere restituito alla cessazione del rapporto, qualora il suo valore superi un certo importo.

 

Eredità

Nel contratto di convivenza non è, invece, possibile prevedere impegni in caso di morte di uno dei due conviventi . Non si può prevedere, per esempio, di lasciare al compagno i beni alla propria morte. Questi aspetti possono essere regolati solo con un testamento: sarà così possibile far ottenere una quota dei propri beni al partner.

Attraverso il testamento, si potrà attribuire al compagno la cosiddetta quota disponibile, ossia tutto quello che per legge non spetta agli altri familiari (anche detti legittimari), ossia coloro che – in presenza di uno strettissimo legame di sangue (come nel caso di figli) o di coniugio con il testatore – non possono essere esclusi dalla successione e sono titolari del diritto intangibile ad una prestabilita quota del patrimonio ereditario, anche contro la volontà dello stesso testatore (per loro si parla di successione necessaria) .

 

Senza testamento, al contrario, nulla spetterebbe al convivente. Questo è uno degli aspetti più lacunosi e criticati della nostra legge in materia di coppie di fatto.

Sarà perciò importante una attenta valutazione di ogni aspetto, preferibilmente fatta con l’ausilio di un avvocato, onde evitare che in caso di morte, gli  eredi possano voler agire in giudizio per veder reinseriti nella massa ereditaria dei beni  invece esclusi.

 

Tutela dei figli

Nel caso in cui dall’unione delle parti siano nati dei figli , essi hanno gli stessi diritti dei figli nati all’interno del matrimonio. In questo, la recente riforma del diritto di famiglia ha apportato una piena equiparazione tra i figli legittimi e quelli che, un tempo, venivano chiamati “naturali”. Si pensi, ad esempio che, prima della riforma, al figlio naturale non era riconosciuto il rapporto di parentela con i nonni; per cui, alla morte di un nonno senza testamento, nulla sarebbe spettato per legge ai nipoti (ed anche in caso di testamento, il lascito li avrebbe potuti riguardare solo per la quota cosiddetta disponibile). Oggi invece i figli nati fuori del matrimonio vengono considerati “parenti” a tutti gli effetti e possono essere eredi come se fossero nati all’interno del matrimonio.

 

Il trust

Un altro istituto che – a differenza del fondo patrimoniale – è utilizzabile anche dalla sola coppia di fatto o famiglia convivente, è costituito dal trust . Esso può essere utilizzato al fine di garantire, in caso di decesso di uno dei conviventi, una certezza patrimoniale ai superstiti.

Attraverso il trust è possibile garantire una tutela giuridica a minori e disabili, senza doversi rivolgere all’autorità giudiziaria (tribunale dei minori o giudice tutelare) per ottenere l’autorizzazione al compimento di determinati atti.

 

Norme di legge sulle coppie di fatto

Da quanto si è visto sin ora, sono le coppie di fatto ad avere l’onere di autoregolamentarsi con i patti privati. Tuttavia, questo non vuol dire che la legge non contenga alcune disposizioni che regolino i casi di convivenza. Oltre alla Costituzione, vi sono altre ipotesi già previste dalla legge:

 

– viene data rilevanza all’attività lavorativa prestata dal convivente nell’impresa familiare;

– viene  riconosciuto al convivente il diritto di succedere nel contratto di locazione, sia in caso di morte del compagno conduttore dell’immobile, sia in presenza di figli, quando si sia allontanato dall’abitazione per cessazione del rapporto di convivenza ;

– è considerata famiglia anagrafica ogni nucleo fondato su legami affettivi, caratterizzato dalla convivenza e dalla comunione di tutto o parte del reddito dei componenti ;

– è prevista la facoltà di astenersi dal testimoniare anche per il convivente ;

– in tema di maltrattamenti in famiglia, è operata una totale equiparazione tra famiglia di fatto e famiglia legittima .

In pratica

Modelli modificabili in base alle esigenze personali di coppia

Scarica Modello Contratto 1

Scarica Modello Contratto 2 

 
Scarica anche la guida per una convivenza Qui

Diritti e doveri delle convivenze di fatto

Ecco, invece, quali sono le principali novità per i conviventi di fatto (sia etero che omosessuali):
i conviventi assumono solo alcuni dei diritti e dei doveri riconosciuti alle coppie sposate: l’assistenza ospedaliera, penitenziaria e gli alimenti a fine convivenza (nel caso in cui uno dei due non sia in grado di provvedere al proprio mantenimento);
se il proprietario della casa di comune residenza dovesse morire, il convivente avrebbe diritto a continuare ad abitare nella stessa casa per due anni o per un periodo pari alla convivenza se superiore ai due anni e comunque non oltre i cinque anni;
se l’intestatario del contratto di affitto della casa di comune residenza dovesse morire o dovesse recedere, il convivente di fatto può subentrare nel contratto;
i conviventi possono scegliere di gestire i propri rapporti patrimoniali con un “contratto di convivenza” e quindi indicare la residenza, le modalità di contribuzione alla vita comune, la comunione dei beni (voce che può comunque essere modificata in qualunque momento);
oltre che in caso di morte o di matrimonio, la convivenza si risolve per accordo delle parti o per volontà unilaterale.
MATRIMONIO E CONVIVENZA, DIRITTI A CONFRONTO

Ormai quello della convivenza è un fenomeno sociale che non si può più ignorare. L’ultimo censimento Istat ha fotografato un’Italia sempre più allergica al matrimonio con circa un milione di coppie di fatto. Attualmente però la situazione è caratterizzata da un vuoto normativo che si rende necessario colmare per dare una tutela giuridica a chi non si vuole o non si può sposare, ma desidera comunque condividere la propria vita con il partner.
Sposati e conviventi a confronto

Quali sono le difficoltà e i limiti che le coppie di fatto sono costrette ad affrontare? Abbiamo messo a confronto i loro diritti e quelli delle coppie sposate.
Salute. In caso di malattia il coniuge ha diritto ad assistere il partner in ospedale e a essere informato sul suo stato di salute. Il convivente, invece, non ha diritto di accesso alla cartella clinica del partner, non ha diritto a permessi nel caso quest’ultimo di ammali e non può autorizzare interventi medici urgenti e rischiosi per il proprio compagno.
Successione. Al coniuge spetta di diritto una quota del patrimonio del consorte defunto di cui non può essere privato. Allo stesso modo la pensione di reversibilità e il trattamento di fine rapporto. In caso di morte del convivente, il superstite non rientra tra gli eredi legittimi, ma potrà essere nominato erede solo in presenza di un testamento in suo favore e solo per la quota disponibile, fatti salvi i diritti degli eventuali legittimari. Il superstite non ha inoltre diritto a percepire il Tfr e la pensione di reversibilità del convivente.
Casa. Il coniuge superstite ha il diritto di abitazione nella casa adibita a residenza familiare e di uso dei mobili che la corredano. Il convivente, invece, non ha alcun diritto sulla casa adibita a residenza comune se questa è di proprietà del partner o da questi detenuta con contratto di locazione. Può quindi essere allontanato.
Figli. Questo è l’unico aspetto per il quale non sussiste più alcuna differenza tra i figli nati nella convivenza e quelli nati nel matrimonio. In entrambi casi l’affidamento dei figli è stabilito in base al criterio dell’interesse del minore ed è possibile rivolgersi al Tribunale ordinario. Se ci fosse disaccordo interviene il Tribunale per i minorenni. Dopo la cessazione della convivenza, il genitore ha l’obbligo di mantenere il figlio che convive con il genitore affidatario.
Il contratto di convivenza

Finché il legislatore non si metterà al passo con la società, si può valutare l’opportunità di stipulare un contratto di convivenza, per inserire gli aspetti che la coppia ha più interesse a disciplinare. Inoltre diversi comuni hanno istituito i Registri delle Unioni Civili, a cui possono registrarsi i conviventi, anche dello stesso sesso. Questa iscrizione non attribuisce ai conviventi specifici diritti di carattere patrimoniale o personale ma può servire a dimostrare lo “status” di convivente in casi particolari come ad esempio l’accesso ai servizi del Comune destinati alla famiglia. Per fare chiarezza su questi e altri punti critici, il consiglio Nazionale del Notariato, con Altroconsumo e altre dieci associazioni di consumatori, hanno messo a punto una guida utile per i conviventi dal titolo: “La convivenza: regole e tutele della vita insieme”.

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