15 enne figlio di separati si rifiuta di far ritorno dalla madre

MANFREDONIA – Il caso di Leonardo, che ha indignato l’Italia e che sta facendo discutere l’Italia, ha acceso i riflettori sulle modalità di allontanamento, dall’uno o dall’altro genitore separato, che evidentemente non sono sempre improntate al buon senso o, viceversa, non sono sempre recepite con buon senso dai separati, troppo presi a vendicarsi con il coniuge senza rendersi conto che, nel frattempo, chi ci sta rimettendo sono i figli. Sarebbero almeno una trentina i casi negli ultimi due anni assimilabili a quello di Leonardo o della piccola di 5 anni di Ischia, avvenuto nel 2010, di cui pure si è occupata la stampa in questi giorni per l’asprezza con la quale si è data esecuzione al provvedimento giudiziario che ordinava di riconsegnare il minore al genitore affidatario.

“Come fossero pacchi da spostare, da ricevere o spedire” commenta con amarezza l’avvocato Innocenza Starace che, insieme al fratello Giovanni Battista, proprio in queste settimane, è alle prese con una vicenda che sotto certi aspetti rimanda alla triste storia di Padova ma che, “grazie soprattutto al cauto approccio dei carabinieri di Manfredonia – sottolinea – finora non ha avuto lo stesso drammatico epilogo”.

Si tratta, nello specifico, di un adolescente di 15 anni affidato, insieme ad altri due fratelli più piccoli, alla madre che dopo la separazione si è trasferita in una provincia dell’Emilia Romagna. Ai minori veniva periodicamente permesso di far visita al padre a Manfredonia. Dopo l’ultimo periodo trascorso con il genitore, coinciso con le vacanze estive, il 15enne non ha voluto saperne di far rientro a casa dalla madre. “Mentre per gli altri due bambini non ci sono state grosse difficoltà per il rientro – aggiungono gli avvocati Innocenza e Giovanni Battista Starace – per il ragazzo non c’è stato nulla da fare, anche perché avendo 15 anni, è stato in grado di motivare con precisione la sua scelta sulla quale è irremovibile. Pertanto, nell’interesse del minore, abbiamo fatto richiesta del nulla osta presso la scuola che frequentava per poterlo iscrivere a Manfredonia. Ma l’istanza è stata bloccata dalla madre che ha fatto opposizione in tribunale: da qui l’intervento del giudice tutelare (che, peraltro, a nostro avviso, non è competente) che ha disposto il prelevamento forzato del ragazzino affidando tale incarico ai carabinieri della locale compagnia i quali, ripeto, hanno usato la massima cautela considerando la situazione molto delicata, quando ancora non era esploso in caso di Cittadella”.

“Dal nostro canto – aggiungono i legali – non siamo rimasti fermi e ci siamo rivolti ai servizi sociali di Manfredonia per cercare di ottenere nel più breve tempo possibile, attraverso il tribunale dei minori , il nulla osta per l’iscrizione a scuola e permettere al minore di riprendere a studiare. Il caso di Leonardo, la sua esaltazione mediatica, il clamore e lo sdegno per quelle immagini sono ora anche motivo di terrore per il figlio del mio assistito che teme l’applicazione alla lettera delle disposizioni dettate da quel giudice tutelare che, ribadisco, non può essere competente”.

di ANNA MARIA VITULANO 

Domanda :Chi crea dolore per i figli?

kirap

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Non si conosce mai abbastanza bene una donna fino a quando non la si incontra in tribunale.
(Per la maggiore)
https://www.separati.eu/

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  • Salvo

    Ritengo che in questi casi la colpa sia esclusivamente dei magistrati. I loro provvedimenti sono inefficaci, inadeguati, inopportuni, intempestivi e, spesso, molto superficiali. Un genitore che non fa vedere o induce o in qualsiasi modo condiziona un figlio a non andare con l’altro genitore, tranne casi in cui vi sia effettivo pericolo o incapacità dell’altro genitore, và immediatamente e senza indugio diffidato ammonendolo che gli verrà tolto l’affidamento o la collocazione. Cosa che deve essere fatta al massimo la terza volta che il bambino non và con il genitore non collocatario ed in breve distanza di tempo cioè prima che il rapporto il genitore figlio si raffredddi. Tutte le altre considerazioni sono chiacchere. Manifestazioni d’intenti,esortazioni a non adottare certi comportamenti sono tutte chiacchiere. Allora esortiamo gli assassini a non uccidere più anzichè metterli in carcere. La verità è che in malafede ed utilizzando il minore si perseguono altri interessi. Ognuno conosce i suoi polli. In italia siamo più propensi a piangerci addosso aspettando un salvatore che ad agire. Togliere in qualsiasi modo e da parte di chiunque un figlio ad un genitore, ritengo, sia il peggiore dei delitti e molto spesso a ciò si procede facendo tenere il minore in ostaggio all’altra parte ed impoverendola e caricandola di obblighi oneros
    issimi, Il tempo di intervento poi è una delle cause soffocante il rapporto. Di tali fatti più volte è stato condannato lo Stato da parte della Corte di Giustizia Europea. Ciò, anche per la quantità di casi cui si è assistito evidenzia la malafede delle istituzioni che, chiamate ad intervenire anche legislativamente per ridurre la discrezionalità dei magistrati ed alla luce dell’esperienza, non intervengono.

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