Alla ricerca dei padri perduti di ieri e di domani

Tempi duri per i padri di oggi
“Nuovi padri, nuovi genitori”   la confusione del ruolo materno e paterno.

Nella famiglia tradizionale alla madre era riconosciuto un ruolo affettivo, interno alla famiglia, mentre il padre ricopriva un ruolo normativo, di tramite con la società, soprattutto per i figli maschi, insegnando ai figli le norme del comportamento sociale e facendosi garante del loro inserimento nella società”.

Oggi le donne non occupano più solo lo spazio familiare, ma possono guidare i figli anche nella società. Il ruolo materno quindi ha aggiunto, alla valenza affettiva e privata, anche quella normativa e pubblica. I padri invece fanno fatica a riconoscersi in un ruolo affettivo, e soprattutto a raggiungere un equilibrio in questa nuova dimensione, tanto che talvolta eccedono la misura (e allora si parla di “padri materni”), mentre hanno perso l’esclusiva del compito normativo e anzi talvolta, nel caso di separazione del nucleo familiare, lo perdono del tutto, tanto che si parla di “padri assenti”o “padri latitanti”.

 

In cerca del padre. E’ cambiata l’identità paterna?
L’occasione per riparlare dei padri è un recentissimo libro di Giulia Galeotti, In cerca del padre. Storia dell’identità paterna in età contemporanea, 2009, Edizioni Laterza, in cui l’autrice alterna in modo brillante ed efficace brani letterari che fotografano con immediatezza e grande nitidezza quanto sta accadendo all’uomo contemporaneo.

Secondo l’autrice la definizione del vincolo che lega un uomo alla sua discendenza si è sviluppata in tre fasi.

1) Prima fase: fino al Novecento l’impossibilità di stabilire con certezza chi fosse il padre biologico di un nascituro ha reso determinante l’azione giuridica del riconoscimento.

2) Seconda fase: nel corso del XX secolo gli studi sul DNA hanno reso possibile accertare senza ombra di dubbio l’identità paterna.

3) Terza fase: oggi il forte sviluppo delle tecniche di fecondazione assistita, sempre più sofisticate ed efficaci, sta rendendo obsoleto un concetto di paternità basato sul dato naturale e biologico.

Nel mondo moderno il padre viene messo in discussione: il padre cessa di essere punto di riferimento e i figli ricercano punti di riferimento esterni, che motiverebbe la proliferazione di credenze magiche e religiose, l’affidarsi ai guru, al branco, a personalità politiche forti, a sostitutivi o surrogati della figura paterna. Manca per l’adolescente, la figura paterna tradizionale che lo conduca a fare il salto nella vita adulta.

Daniel Pennac in Ultime notizie dalla famiglia scrive:  “Il padre non conta niente!…. Se ne può fare benissimo a meno, del padre!”

Il gesto di Ettore
Un’altra occasione per tornare a parlare dei padri è un avvincente saggio del 2000, ristampato da poco (Luigi Zoja, Il gesto di Ettore. Preistoria, storia, attualità e scomparsa del padre. Bollati Boringhieri, Saggi Psicologia Ristampa Aprile 2008), perché il gesto del padre è “un gesto istituente” e l’essere padre è sempre una scelta, “un’adozione”.

“La mamma mi ha lasciata uscire dal suo corpo, pensa Emily, ma il papà non mi ha ancora partorito dalla sua testa” (E. Hasler, La donna dalle ali di cera).

Zoja propone alcune considerazioni particolarmente interessanti sul ruolo odierno del padre.

  • Il paradosso del padre: la madre viene valutata per il comportamento che ha con i figli, compito grande, anzi immenso, ma molto nitido e preciso. Invece il padre è giudicato non solo per quello che fa per i figli, ma anche per quello che fa a livello sociale.
  • Il co-parent: negli Stati Uniti l’immagine collettiva del padre si è spostata dal capofamiglia a quella del padre che condivide i compiti della madre.
  • Il father of whatever sex (il padre di qualunque sesso): madri capofamiglia e in carriera soffrono del paradosso del padre.
  • La rarefazione del padre, collegato alla frequenza con cui le donne allevano da sole i loro figli (regressione dell’uomo verso il ruolo esclusivo di maschio, anziché di maschio e padre).

Il titolo del libro di Zoja prende spunto dall’episodio in cui Ettore, nell’Iliade, si reca ad abbracciare la moglie Andromaca e il figlio Astianatte sulle mura di Troia prima della battaglia finale e fatale con Achille. Nel momento in cui Ettore si volge verso il figlio per prenderlo dalle braccia della madre, il piccolo scoppia a piangere.

Ettore si accorge che a spaventarlo sono l’elmo e la corazza che indossa e se li toglie: con grandissima modernità egli si apre alla relazione con il figlio, mostrandosi al figlio nella sua fragilità col togliersi l’armatura, che comunque non potrà difenderlo contro Achille protetto dagli Dei.

Questo gesto sarà per tutti i tempi il marchio del padre.

Ettore, dopo che si è liberato dalle armi, prende in braccio il figlio e lo palleggia.

E’ interessante notare il linguaggio del corpo, perché i padri da sempre sorreggono i neonati e i figli piccoli in modo diverso dalle madri: gettano i figli in aria, li abbracciano, ma in modo che il bambino guardi all’esterno, o li sollevano a braccia tese guardandoli negli occhi.

Vediamo ad esempio come Vigeland (uno scultore maschio) rappresenti il rapporto padre-figli nel parco di Oslo che porta il suo nome.

La paternità di Ettore descritta da Omero è talmente moderna, che l’immagine di Ettore con il figlio in braccio rimane per secoli una sorta di tabù, infatti viene sempre rappresentato il momento iniziale dell’incontro, in cui Ettore indossa ancora l’armatura e Astianatte si trova tra le braccia materne, nella solita divisione di ruoli: agli uomini la guerra e alle donne i figli. Ma Ettore non è solo guerriero, ma anche padre, anzi guerriero perché padre.

Ma l’Iliade è anche il terreno rapporto padre-figlio si declina in nuovi sviluppi, che si articolano in  un intervento divino e due ripensamenti umani.

L’intervento divino è quello di Zeus (padre divino) che induce Priamo  a recarsi da Achille con doni per il riscatto del corpo ucciso di Ettore.

Il primo ripensamento è quello di Priamo (un padre terreno), re che accetta di umiliarsi davanti al nemico Achille, che ha tolto la vita e a tanti suoi figli, pur di riavere il corpo del figlio Ettore.

Il secondo ripensamento è quello di Achille, che si commuove quando Priamo gli chiede rispetto per il proprio dolore, pregandolo di ricordare che anche il padre di Achille, un altro padre terreno altrettanto vecchio, lo aspetta al ritorno in Grecia.

In questa scena, dove le storie di padri e figli si intrecciano drammaticamente secondo quanto stabilito dagli Dei, e nel dolore profondo, dopo l’asprezza della lotta, i nemici si onorano accomunati dallo stesso destino, non più vincitore e vinto, ma entrambi destinati ad essere vinti dal fato, nasce l’umanesimo occidentale.

Il futuro ha un cuore antico.

Fonte http://www.ambulatorio.com/

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kirap

kirap

Non si conosce mai abbastanza bene una donna fino a quando non la si incontra in tribunale.
(Per la maggiore)
https://www.separati.eu/

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