Astenersi dal fare sesso con il marito può costare l’addebito della separazione

Foggia, 7 novembre 2012 Avv. Eugenio Gargiulo

Per sette anni si era negata al partner che si era dovuto rassegnare a dormire in una stanzetta separata. Ecco perché la Cassazione ha ratificato una sentenza che ha attribuito la colpa della separazione di una coppia fiorentina alla moglie che, dopo la nascita della figlia, si era rifiutata di avere rapporti sessuali con il marito, trascurando anche la pulizia della casa.
Il marito dopo anni di tentativi di approccio caduti nel vuoto, si era deciso, quindi, a chiedere la separazione. Il Tribunale di Firenze, nel 2005, aveva però minimizzato i disagi vissuti dall’uomo, in funzione del fatto che per il giudice la “sedatio concupiscentiae” non era l’unico esclusivo fine del matrimonio.Ma la questione non si è chiusa con questa sentenza. L’uomo aveva fatto ricorso alla Corte d’Appello certo, in cuor suo, di avere tutti i diritti ad una normale vita sessuale con la moglie. E la Corte di merito ha accolto il suo ricorso, bocciando la precedente decisione del Tribunale.
A questo punto è stato il turno della donna, che ha scelto di fare ricorso in Cassazione. I giudici però hanno confermato la decisione della Corte d’Appello. E lo hanno fatto con la seguente motivazione: “il persistente rifiuto di intrattenere rapporti affettivi e sessuali con il coniuge – poiché, provocando oggettivamente frustrazione e disagio e, non di rado, irreversibili danni sul piano dell’equilibrio psicofisico, costituisce gravissima offesa alla dignità e alla personalità del partner – configura e integra violazione dell’inderogabile dovere di assistenza morale sancito dall’art. 143 c.c., che ricomprende tutti gli aspetti di sostegno nei quali si estrinseca il concetto di comunione coniugale”. In poche parole ciascun partner è tenuto a soddisfare i bisogni dell’altro, pena il rischio di addebito della separazione.
La Prima sezione civile della Corte (sentenza n. 19112/2012), ha così respinto il ricorso della signora, che si opponeva all’addebito della separazione. Rimarcando che il rifiuto di rapporti sessuali nella coppia “non può in alcun modo essere giustificata come reazione o ritorsione nei confronti del partner e legittima pienamente l’addebitamento della separazione, in quanto rende impossibile al coniuge il soddisfacimento delle proprie esigenze affettive e sessuali e impedisce l’esplicarsi della comunione di vita nel suo profondo significato”.
Oltre a ciò la donna e’ stata condannata a farsi carico delle spese processuali sostenute dall’ex marito, per un importo totale di mille euro.
Morale della storia : donne sforzatevi di fare le “geishe” se non volete brutte sorprese in caso di rottura del matrimonio!

kirap

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Non si conosce mai abbastanza bene una donna fino a quando non la si incontra in tribunale.
(Per la maggiore)
https://www.separati.eu/

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