Da parte di Luisa Betti e la strategia comunicativa contro i padri separati

Da parte di Luisa Betti nessun errore, ma pura strategia comunicativaFabio Nestola

29/07/2012 – 11.13

Di Fabio Nestola - Ammirevole impegno e competenza di Alessandro Gerardi nel contestare le ultime esternazioni di Luisa Betti[1], ma temo che la stessa non ammetterà mai gli errori che le vengono fatti notare.

Per un semplice motivo: non sono errori, è strategia comunicativa.

La narrazione antimaschile passa attraverso la mistificazione di ogni verità oggettiva, enfatizzando gli episodi criminosi di una minoranza ed elevandoli al rango di comportamento “del maschio”, ottenendo così il risultato di criminalizzare l’intero genere.

Et voilà.

Un esempio? Imperversa la bufala della violenza domestica come prima causa di morte per le donne italiane, anche se clamorosamente smentita dalle griglie ISTAT.

Curiosa ‘sta cosa, in Italia ci sono dozzine di prime cause di morte, dipende chi viene intervistato: se parla l’oncologo la prima causa di morte sono i tumori, se parla il cardiologo sono gli infarti, e poi le malattie polmonari, gli incidenti stradali, gli incidenti sul lavoro, il diabete, il fumo attivo e passivo, l’alcool … andiamo a vedere cosa davvero dicono i numeri.

Indagine Multiscopo ISTAT sulle cause di morte (2002)

In Italia un totale di 560.390 decessi, di cui: Maschi: 279.296 – Femmine: 281.094

Per omicidio e lesioni provocate intenzionalmente da altri (codice descrittivo dell’Indagine: BE77) sono morte in Italia, nel 2002, 560 persone, di cui: Maschi: 401- Femmine: 159

159decessi su un totale annuo di 281.094 (0,06%).

Senzasottovalutare la gravità dei 159 decessi, è necessario provare grande rispetto per le 159 vittime ed esprimere ferma condanna nei confronti degli autori di gesti criminali.

Ma il focus è un altro, da individuare nelle rilevazioni statistiche: lo 0.06% sarebbe ciò che la narrazione dominante impone come prima causa di morte femminile.

È questa la mistificazione in atto da decenni.

Nonostante la smentita, infatti, ancora oggi la bufala della violenza domestica come prima causa di morte delle donne imperversa nell’agenda politica, tra gli opinionisti, nei salotti televisivi, sulla stampa, in una miriade di blog.

In conclusione: che la violenza maschile costituisca la prima causa di morte delle donne non è mai emerso da alcuna indagine dei maggiori istituti di ricerca pubblici o privati.

Non lo ha mai sostenuto l’ISTAT, l’Eurispes, il CENSIS, l’Eures; non è mai risultato da alcuna ricerca universitaria…

Lo sostiene solo la narrazione antimaschile

Però lo dice sempre, lo dice ovunque …. e fa proseliti, che si uniscono al coro senza mai preoccuparsi di verificare l’attendibilità della notizia.

Un  inganno colossale o – per chi preferisce – mistificazione, terrorismo psicologico … certamente non può in alcun modo essere definita “informazione”

Una informazione serena, obiettiva ed imparziale risponde a criteri decisamente diversi.

È gravissimo che oltre 100 donne ogni anno vengano uccise dal partner o ex partner, ma perché far passare questa esigua minoranza come un fenomeno dilagante, inarrestabile, addirittura il principale fattore di rischio per le donne italiane?

Perché non dire la verità, cioè che il ristretto gruppo di criminali va sicuramente condannato, che i comportamenti devianti vanno isolati ma c’è una maggioranza sana della popolazione?

159 assassini a fronte di 28.000.000 di persone perbene, come si può criminalizzare l’intero genere maschile?

La stessa strategia, la solita, viene utilizzata per demonizzare il “partito trasversale dei padri”, come qualcuno ama definirlo.

Siamo nel mirino! Attentato! Attentato!

Una larghissima maggioranza di commenti leciti viene inquinata da qualche eccesso di stupidità, ed ecco che parte la fanfara per criminalizzare l’intera categoria.

Et voilà.

I fatti: c’è la contestazione nei confronti di chi presenta emendamenti peggiorativi dell’affido condiviso, e parte il vittimismo.

Contestazione più che legittima, all’insegna del “non ti voto più” da parte di qualcuno, del “non ti votavo nemmeno prima, figurati adesso” da parte di altri, fino ad “avete perso il mio voto e pure quello dei miei genitori, della mia compagna, dei miei zii e cugini fino al terzo grado”.

Cosa c’è di più democratico dell’esprimere dissenso attraverso il voto?

Al parlamentare e/o alla corrente che lo sostiene si vuol far conoscere il motivo dell’emorragia di consensi alla prossima tornata elettorale.

Devono aspettare il segreto dell’urna, così poi se ne accorgono da soli?

Attacco? Violenza? Aggressione? Minacce?

Ma per favore, non scherziamo …

Lo spirito generale è indignato e fortemente deluso, è perfino uno spirito goliardico, ha cominciato a circolare la proposta di slogan e vignette satiriche con Senatori che mangiano i bambini.

La terrificante proposta genera panico, viene salvata ed evidenziata in rosso, a sempiterna  memoria dell’inaudita violenza di cui sono capaci i pericolosissimi tupamaros separati.

Dov’è lo scandalo? È una battuta cucinata da anni in varie salse: Paolo Rossi, Dario Fo, Daniele Luttazzi, Sabina Guzzanti & brothers, e poi disegnata da Vauro, Sergio Staino, Forattini, Ellekappa e mille altri.

Poi la propone – non la fa, la propone – un genitore separato, e scoppia lo scandalo.

Ricordo che ad Arcore ci si agitava tanto per la satira, si tentava di oscurarla, si gridava all’attacco personale … come mai questa demonizzazione adesso arriva da altre sponde?

Leggendo Luisa Betti che descrive da parte del “partito trasversale dei padri” un uso criminoso del web, ho un curioso dejà vù … proprio come Silvio che parlava di uso criminoso della TV.

Altro aspetto da non trascurare: salta fuori qualche commento sopra le righe, il web è incontrollabile e nessuno può imbavagliare chi parte per la tangente, la delusione è tanta e succede che qualcuno la sfoghi sulla tastiera. Non è corretto, è ovvio, ma può succedere.

Partono richiami alla correttezza da parte di alcuni personaggi di spicco del movimento: nessuno dovrebbe trascendere, il turpiloquio e le minacce, oltre che illegali, sono controproducenti.

Non serve a nulla, la controffensiva non aspettava altro: il biasimo non è circoscritto alle schegge impazzite ma come per miracolo è sotto accusa l’intero “partito trasversale”.

Et voilà, come volevasi dimostrare.

L’ultima perplessità riguarda chi adotta modalità che dichiara di voler condannare: insulta per affermare di essere vittima di insulti, aggredisce per affermare di essere vittima di aggressioni, denigra per affermare di essere vittima di denigrazioni.

Si rende conto, Luisa Betti, delle offese che contiene il suo articolo?

[1] http://www.divorziobreve.org/node/1630

Fonte: Redazione Adiantum – Fabio Nestola

kirap

kirap

Non si conosce mai abbastanza bene una donna fino a quando non la si incontra in tribunale.
(Per la maggiore)
https://www.separati.eu/

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