Sempre più italiani homeless Come i 5 di Modena per strada

Sono 2.360 le pratiche seguite dai volontari dell’associazione Avvocati di strada nel 2011. Un numero in aumento rispetto al 2010 soprattutto a causa della “crisi economica che ha indebolito ulteriormente la categorie più fragili e ne ha create di nuove”. I dati sono stati resi noti da Andrea Piquè di Avvocati di strada nel corso della presentazione a Roma della Notte dei senza fissa dimora, che si tiene il 17 ottobre. Secondo Piquè “i nuovi poveri sono soprattutto italiani. Sono sempre di più – spiega- quelli che vivono in strada. E che si rivolgono alla nostra associazione per diversi motivi: dalla pensione alla richiesta di una casa popolare o perché sono stati licenziati”.

E’ come il caso di cinque uomini, italiani, età media 60 anni, che vivono da mesi e da giorni, all’aperto, sul sagrato della chiesa della Madonna del Murazzo su cartoni e materassi come giacigli a Modena. Di notte non sanno dove andare. L’unico dormitorio è quello di Porta Aperta che ha 25 posti, tutti occupati. Ne ha parlato il sito Modenacome (www.modenacome.com) con queste parole.

Leo Goddi, 64 anni, senza fissa dimora da ottobre, tre anni per arrivare alla pensione, da giugno senza un tetto sotto il quale dormire – Ho lavorato per trent’anni per la Telecom; nel 2002 sono stato operato al cervello, ho smesso di lavorare e ho dovuto vendere il mini appartamento in cui vivevo… Sono divorziato e ho due figli, ma non ho il coraggio di chiedere sacrifici a chi come loro versa in ristrettezze economiche. Il punto è: chi investe in uno di 64 anni?».

Sergio Lugli, 63 anni, fino al 2010 ha lavorato come corriere poi, a causa della crisi, ha dovuto smettere: «Mimancano tre anni e sei mesi alla pensione. Sono senza dimora da due anni: sono stato per un po’ alla stazione dei treni; a dicembre 2011 ho avuto problemi di salute e per due settimane ho usufruito del dormitorio di Porta Aperta.

Carmelo Curtò, 56 anni, aveva una piccola impresa edile a Maranello che lavorava per conto terzi ma la crisi lo ha costretto a chiudere i battenti e da una settimana vive all’aperto: «Ho avuto delle vicissitudini familiari e ho rotto tutti i legami, anche con i miei due figli di 30 anni, la crisi mi ha fatto perdere il lavoro. Mi sento rovinato».

Gabriele Franchini, 49 anni, ha lavorato per tanti anni in ceramica, la crisi gli ha tolto il lavoro e nel gennaio 2011 ha perso la casa: «Ero entrato in mobilità, ma non l’ho ottenuta per mancanza di domicilio, non potendo rispondere alle chiamate. Ora sto in questo “hotel” sotto le stelle e se piove mi riparo al cimitero di San Cataldo».

Infine c’è la testimonianza di C.B., 64 anni, geometra, per tredici anni responsabile del personale di una cooperativa di Campogalliano: «Sono divorziato e ho due figli che abitano lontano. Avevo smesso di lavorare per accudire i miei genitori, entrambi malati: li ho assistiti per vent’anni, andavamo avanti con la loro pensione ma quando sono morti non ce l’ho più fatta. Da tre mesi vivo su questo sagrato: ho il diabete e vivendo in queste condizioni non riesco a curarmi. A giugno ho avuto un ictus e i medici mi hanno detto che è ripetibile e che non potrei assolutamente vivere in queste condizioni».

Tra sprechi e abusi della cosa pubblica c’è anche chi ha avrebbe ma non trova né strumenti né disponibilità di risorse che “non ci sono”.   Avvocati di strada sostiene che sul totale la maggior parte delle pratiche riguarda i cittadini stranieri (1392 pari al 59% del totale). Ma gli italiani assistiti sono in aumento, sono stati 732 (31%) nel 2011 mentre 236 sono i cittadini comunitari (10%). Rispetto al 2010 è cresciuto anche il numero delle donne che chiedono aiuto agli avvocati di strada: nel 2010 gli uomini erano 1.566 (71%) e le donne 645 (29%) mentre nel 2011 gli uomini sono 1581 (67%) e le donne 779 (33%%).

Le pratiche riguardano soprattutto questioni di carattere amministrativo (1.191 pari al 50% del totale): in particolare cartelle esattoriali per mancato pagamento di imposte, tasse e contributi e procedimenti amministrativi per reati legati agli stupefacenti. Per i migranti i casi sono legati soprattutto al permesso di soggiorno, decreti di espulsione, ricongiungimenti familiari e la richiesta di cittadinanza. Il 35% dei casi riguarda invece pratiche di diritto civile: diritto alla residenza, licenziamenti, separazioni e divorzi, patria potestà dei figli minori. Infine il 15% del totale ha a che fare con questioni di tipo penale. “Spesso chi vive in strada è vittima di aggressioni e rapine – continua Piquè – ma per la sua condizione di senza dimora è reticente a denunciare. Noi i spingiamo sempre a farlo e a rivendicare i propri diritti”.

kirap

kirap

Non si conosce mai abbastanza bene una donna fino a quando non la si incontra in tribunale.
(Per la maggiore)
https://www.separati.eu/

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