Separati e senza lavoro

Separati e senza lavoro

L’ondata dei nuovi poveri a Pavia

Separati e senza lavoroSeparati e senza lavoro-Ogni giorno bussano alla Casa del Giovane: sono uomini pavesi con più di 30 anni. Erano muratori e operai, ma anche dirigenti e bancari: «Situazioni disperate»

Hanno tra i 40 e i 50 anni

e hanno perso il lavoro, la casa, la possibilità di contare su un pranzo o su una cena certi. Sono soprattutto pavesi, ex dirigenti di azienda, impiegati di banca, muratori, operai. Tra loro tanti padri separati rimasti senza un’occupazione. Persone che fino a poco tempo fa potevano contare su una vita agiata o almeno dignitosa e che ora non hanno più nulla.

La nuova povertà ha il loro volto. Il volto di chi si vede costretto a bussare allaCasa del Giovane per chiedere un pasto caldo, per avere la possibilità di farsi una doccia, lavare gli abiti. O che chiede alla Caritas un posto dove trascorrere la notte per difendersi dal freddo. E tra loro ci sono sempre più over 30, giovani che non hanno una famiglia su cui contare e che un lavoro stabile l’hanno perso o non l’hanno neppure mai avuto. Storie di ordinariadisperazione. Che si intrecciano, incontrando la solitudine e conoscendo l’emarginazione. E sono storie che si moltiplicano.

Sono 110 le persone che vivono in situazione di grave marginalità, una cinquantina quelle inviate dall’Asl e che chiedono assistenza quotidiana, tra loro giocatori e vittime di dipendenze. Le richieste di aiuto sono aumentate di un terzo nell’ultimo anno, «tante situazioni disperate», ricorda Simone Feder, psicologo della Casa del giovane e responsabile del team degli “educatori di strada”. Vengono chiamati così gli angeli che ogni giorno si mettono a disposizione di chi non ha più affetti.

«Ci troviamo di fronte a casi sempre più disperati, persone che non riescono neppure a curarsi, a prendere i medicinali di cui hanno bisogno – racconta Feder -. Persone che non molto tempo fa conducevano un’esistenza normale e che ora si ritrovano nel tunnel della disperazione. Con un grande bisogno di sostegno materiale e psicologico. Una sofferenza che rompe gli argini e diventa incontenibile. E che cerchiamo di lenire. Ma è difficile. Perché c’è chi si vergogna, chi non accetta aiuti, chi mantiene la propria dignità nonostante i legami interrotti, la vita in strada, la solitudine».

Alla Casa del Giovane, fa sapere Feder, c’è il centro diurno In&Out, aperto a chi è senza dimora e viene inviato dall’Ats e, da aprile, è attivo il servizio Oltre la soglia che si rivolge ai più poveri dei poveri, quelli che non sono intercettati neppure dalle istituzioni pubbliche. Sono gli invisibili, quelli che nessuno vuole guardare, ma il cui numero continua ad aumentare. Nel ricco Nord sono triplicati coloro che vivono nell’indigenza assoluta, «alla Casa del giovane abbiamo registrato un aumento di un terzo e quello che preoccupa è la crescita degli over 30, snervati e sfiancati dalla ricerca di un lavoro che non arriva», dice Feder. Che sposta il problema anche su un altro fronte. Quello di un loro reinserimento sociale.

«Fino a poco tempo fa era più semplice. Fornivamo sostegno, assistenza legale, quando era necessario, e poi si riusciva a trovar loro un’occupazione. Adesso non è più così. Manca il lavoro e queste persone non riescono più a riappropriarsi della propria vita, costrette a chiedere un pasto e una doccia, senza vedere la luce in fondo al tunnel». È un segno indelebile quello lasciato da una crisi economica durata otto anni e che ha portato ad una povertà che non può più essere considerata un fatto straordinario, perché non riguarda più pochi sfortunati. «Non ci è più concesso chiudere gli occhi o voltare lo sguardo altrove», dice Feder ricordando le gravi conseguenze legate al rischio di esclusione sociale.

E poi, aggiunge, ci sono i casi di chi si è dato alle dipendenze. «Cresce il numero dei giocatori d’azzardo e di chi abusa di sostanze e che vive in strada». E ci sono sempre più padri separati che non riescono a pagare gli alimenti. «Le mogli li allontanano da casa e dai figli e noi cerchiamo di aiutarli, anche con un’assistenza legale». Paolo è di Pavia, ha perso prima il lavoro e poi la famiglia. Passa le notti al dormitorio e da tempo non riesce a vedere il suo bimbo di 6 anni. «È solo un esempio delle tante persone sole, senza diritti, che bussa alla nostra porta – dice Elena Raschini della Casa del giovane -. Stiamo fornendogli assistenza legale e lo stiamo aiutando a farsi assegnare una casa popolare». Casa popolare che, ricorda

Feder, «siamo riusciti a trovare per due donne, di 61 e di 37 anni, che vivevano in strada da molto tempo». «Poi ci sono i casi di persone anziane disoccupate da tempo, rimaste senza pensione. A qualcuno – raccontano dalla comunità – siamo riusciti a far ottenere la pensione di anzianità».

Stefania Prato

kirap

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Non si conosce mai abbastanza bene una donna fino a quando non la si incontra in tribunale.
(Per la maggiore)
https://www.separati.eu/

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