Sergio Nardelli e la sua storia

Sergio Nardelli e la sua storia

Una lettera come troppe altre, con conclusione diversa. «Quando scopri che il coniuge ti tradisce: dolore, umiliazione, paura per la famiglia. Le chiedi: Ma cosa stai facendo?, e senti rispondere: Chi, io? Niente, perché?. Nega tutto. Metti il telefono sotto controllo: è tutto vero, e anche peggio. Discussioni, litigi, ho subìto quattro aggressioni con il coltello, lei ha persino minacciato di gettare dal sesto piano la mia bambina. Le ho detto: Per il bene dei figli, vattene!. E sono finito in carcere con l’accusa di abusi sessuali su mia figlia di 9 anni e altre di violenza e maltrattamenti. Il quinto giorno in prigione un giudice mi dice: Lei abusa della sua figlia minore. Io, guardandolo negli occhi, dico: Perché sono qui?, e il giudice: Perché lei abusa di sua figlia minore. Scoppio in singhiozzi, non capivo le domande del giudice, non ricordo cosa ho risposto, ma alla fine dell’interrogatorio il giudice ha detto: Rimandatelo a casa questo qui.
Dopo il carcere mi sono fatto 45 giorni di arresti domiciliari, da mia madre. Quando sono uscito, ho scoperto e documentato che il poliziotto che mi ha personalmente arrestato usciva con mia moglie. Nell’incidente probatorio mia figlia, che mai mi ha accusato, ha detto:Il mio papà  mi vuole bene e io pure gli voglio tanto bene. In tribunale al termine dell’interrogatorio piangendo è corsa verso di me, mi si è buttata in braccio dicendomi: Aiutami papà , aiutami! Ma cosa vogliono questi da me?.
Il giudice della separazione ha dato la mia casa e i figli a mia moglie, alla quale passo anche il mantenimento per lei. Era il 6 giugno 2003: da cinque anni io vivo in un ripostiglio di 7,3 metri quadrati con un letto, una scrivania e una sedia al settimo piano su un terrazzo. Sono stato assolto dalle accuse. Il 2 aprile 2008 mia figlia, che posso vedere solo dieci ore la settimana, ascoltata dal giudice della separazione ha detto: Mi avete tolto il mio papà  da cinque anni, voglio stare più tempo con il mio papà.
Il resto è normale storia di una separazione tra coniugi dove i papà , per tribunale dei minori, assistenti sociali, psicologi, avvocati e giudice della separazione, non contano nulla. E i figli vengono uccisi insieme ai papà . Gridando rivoglio i miei figli, mi sono incatenato il 12 settembre 2007 davanti al tribunale dei minori di Taranto, poi il 30 gennaio 2008, per quattro giorni, davanti al tribunale civile di Taranto. Gridando rivoglio i miei figli, il 4 maggio 2008 salirò a 50 metri di altezza su un edificio di Taranto e, incatenato, lancerò migliaia di volantini per raccontare di duemila papà  che, come scrivono i giornali, si suicidano ogni anno in Europa. Non avete nessun diritto di togliere i papà  ai figli. Sergio Nardelli di Taranto, uno dei tanti papà».
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Nardelli, 54 anni, è poi davvero salito sulla cattedrale di Taranto, su cui ha issato un lenzuolo bianco (procurato da un padre che ha una bancarella al mercato) con scritto: 2.000 papà  si suicidano ogni anno perché gli tolgono i figli.
Di storie così, con padri nel 95 per cento dei casi assolti dalle accuse di abusi sui figli e violenze ma quasi sempre rovinati per tutta la vita (e i loro figli?), ce ne sono migliaia. Pietà  l’è morta. E’ la giustizia non sembra stare benissimo. Bisogna cambiare.

kirap

kirap

Non si conosce mai abbastanza bene una donna fino a quando non la si incontra in tribunale.
(Per la maggiore)
https://www.separati.eu/

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