Un incredibile attuale storia

Un incredibile attuale storia

Un incredibile attuale storia

R I S E R V A T A

Cari amici/amiche, Un incredibile attuale storia questa è la mia quanto più sintetica storia … quanto necessario a farle capire in quale micidiale meccanismo sono stato spinto e nel quale ancor oggi vengo tenuto e coinvolgente anche mia figlia Mirella Greta, già orfana della madre.

Da circa due mesi questa mia figlia viene tenuta in una casa famiglia situata in via Gradisca civ. 16 ( Roma ) con regole ed orari più pesanti di un carcere, impedita ad uscire in libertà con le proprie amiche ( da due mesi ) impedita a vedere la propria amata cagnetta, impedita a vedere il sottoscritto padre ed ancor più insostenibile intimorita con prospettazioni di vedere peggiorare la propria attuale situazione e che la manderanno da uno psicologo … del resto se continuano in questo modo di certo ne avrà bisogno.

Ho un Avvocato ma anche lui, innanzi all’incontrastato strapotere del Trib. per i Minori e degli assistenti sociali, può/riesce/vuole far ben poco.

La prego di aiutare questa situazione disperata.

Il mio avvocato è Massimiliano D’Angeli 3396337718;

Mia figlia Mirella Greta 3463459159;

Chi le scrive 3496840211.

 

Oggetto: una situazione disperata.

 

Il sottoscritto Silvestro Giuseppe, nato a Napoli il 16/4/1965 ( telefono cellulare 349/6840211, e-mail super_peppeniello@libero.it ) anagraficamente residente in Roma alla Via Augusto Genina civ. 10 – ma di fatto senza fissa dimora in quanto sottoposto al provvedimento cautelare dell’A. G. G.I.P. del divieto di dimorare nel Comune di Roma – padre di Rebecca (nataaRomail29/03/1994) e Mirella Greta (nataaRoma il25/5/2000) nellaPoliziadiStatodalMaggio1990, appartenente all’Autocentro di Polizia (Via Magnasco civ. 38) attualmente sospeso dal servizio poiché colpito da un Ordinanza dell’A. G. G.I.P. restrittiva della libertà personale, emessa il 16/7/2014 dal Tribunale Ordinario di Roma edasuccessivoinasprimento di tale misura con l’arresto del 3/08/2014 per essere condotto quindi presso la casa circondariale di Regina Coeli ove è stato tenuto in custodia sino all’attenuamento di tale misura con gli arresti domiciliari in Roma, disposto con provvedimento della predetta A. G. G.I.P. del 14/08/2014.

Attualmentepostoinlibertà ma con ildivietoassolutodiavvicinamentoailuoghifrequentatidaPascaleGiuseppe(presuntaparteoffesanelprocedimentopenale sopraaccennatoedavantimegliospecificato) nonchédicomunicarecon lostessoattraversoqualsiasimezzo,senonautorizzatodall’A.G.(dicuialprovvedimento della predetta A.G. G.I.P. del 25/09/2014 ).

All’origine

ritenendo di essere colpevole solo di avere tenacemente tentato di far valere diritti e ragioni, con i mezzi consentiti e nelle competenti sedi istituzionali, nei confronti di un avversa situazione lavorativa e di un potere forte e presumibilmente non proprio avvezzo a tal genere di prese posizionididiritto.

Testimonianza:

“… perseguitato da un potere forte e odioso, stritolato da una burocrazia demenziale ed i suoi diritti sono stati calpestati dallo strapotere di uomini che hanno anteposto le loro antipatie personali al loro reale dovere di ufficio.

E’ già un fatto straordinario che, nonostante tutto, almeno formalmente, un’altra Istituzione e cioè quella della Giustizia Amministrativa, le abbia dato ripetutamente ragione.

Tuttavia la ragione che lei ha avuto è ben diversa dalla Giustizia perché i Giudici di merito si sono fin qui limitati a sanare i provvedimenti emessi contro di lei ma senza mai raggiungere due obiettivi minimali: dissuadere da ulteriori azioni nei suoi confronti e compensare il danno subito almeno con la condanna alle spese della parte resistente e soccombente ( ! ).

Detto questo è piuttosto evidente che vi siano numerose persone, gerarchicamente a lei sovrapposte ed anche un vertice a lei nemici …” … (Testimonianzaallegata).

Espone quindi

le seguenti inusitate e perduranti a catena da più lustri vicissitudini lavorative verificatesi in ambito POLIZIA DI STATO, suggerendo di porvi attenzione e sensibilità non tanto per quanto riguarda l’incessante frequenza ed entità dei provvedimenti irrogati od inflitti(anche palesemente abnormi o pretestuosi o illegittimi)mapiuttostoall’evidenteparticolaresistematicitàpostainessereperattivarleecondurleasfavorevoleconclusioneperfinidiestromissione o peggioNONPOTENDO INFATTI NON ESSERE STATA CONSIDERATA OGNI POSSIBILECONSEGUENZADITALEPERSISTENTEAGIREACATENA

nonché

ulteriori vicissitudini verificatesi in ambito privato ed in particolare presso la propria residenza abitativa.

Fatti

Tutto come segue ebbe concreto inizio.

1) Che entrato a fare parte della Polizia di Stato in data 09/05/1990 veniva inviato ad effettuare il corso presso la Scuola di Polizia di Trieste ed al termine di questo si determinava il suo trasferimento a Roma,

ove, presso il Commissariato Prati, uno dei primi concreti provvedimenti avversi adottato nei suoi confronti fu il seguente: a seguito di un servizio di vigilanza fissa esterna effettuato presso un obiettivo, pur avendo potenzialmente scongiurato che ivi si verificassero problemi od incidenti, veniva sottoposto ad un procedimento disciplinare per essere stato visto presso tale obiettivo, intorno alle ore 03.00 della notte, a conversare con un collega dei Carabinieri ( anche egli lì in servizio con lo stessoturnonotturnoeincaricodivigilanza) difattiattinenti proprio quel servizio, in atteggiamento ritenuto rilassato e sanzionandolo pertanto con un provvedimento disciplinare del richiamo scritto.

In pratica punendolo pur in assenza dei necessari presupposti poiché non vi furono effettive mancanze né si verificarono problemi di alcun genere.

Il sottoscritto non fece ricorso avverso tale provvedimento per mera inesperienza;

2) che nel 1992 il sottoscritto veniva trasferito presso il Reparto Volanti di Roma ove, dopo un iniziale periodo di apparentemente tranquilla attività, iniziarono ad evidenziarsi episodi di intolleranza nei suoi confronti come tendenti a emarginarlo ed isolarlo ma in nessun modo concretamente giustificabili essendo questi persona osservante e con buoni comportamenti verso chiunque, con già da allora episodi di sistematica molestia e provocazione posti in essere ad orari notturni e/o di riposo, come colpi mirati e dosati inferti in corrispondenza delle pareti del suo alloggio o alla porta di ingresso a questo. Tali fatti non sono mai stati esposti formalmente dal sottoscritto per evitare di essere ovviamente frainteso perdisturbato con le intuibili conseguenze del caso( ! );

3) che per tutto il periodo di servizio operativo prestato presso il Reparto Volanti (circa 5 anni) al sottoscritto non fu mai aumentato il punteggio valutativo annuale (doc. 2) pur non avendo questi mai causato incidenti quando era impiegato come autista, né disservizi o problematiche di qualsivoglia genere quando era impiegato come capo pattuglia, né ricevuti inflitti provvedimenti disciplinari (adeccezionedi un banale richiamo orale per l’alloggio trovato in lieve disordine a seguito di un controllo decisamente richiesto ed effettuato dall’allora Vice Dirigente Dr. Lucio Liberatore )

eppuravendosubitodueincidentiriconosciuticomedipendentidacausadiservizio, ovvero verificatisi nell’adempimento del dovere;

4) che presso la successiva sede di servizio (Ufficio di Gabinetto della Questura di Roma) avendo lì avuto motivo di acquisire documenti amministrativi tra cui il rapporto informativo del Funzionario di Gabinetto Dott.ssa Franchini Lucia (doc. 1) il sottoscritto veniva a conoscere che, con un atto riservatamente indirizzato al Questore e relativamente al suddetto periodo di appartenenza (di cui al punto 2) era stato subdolamente e infondatamente indicato dalla Dr.ssa Giovanna Petrocca (all’epocadeifattiFunzionariodinucleopressoilRepartoVolanti) di essere stato egli stesso causa degli episodi di intolleranza.

In merito a tali affermazioni ne apparve subito evidente l’infondatezza poiché non vennero adottati provvedimenti sul sottoscritto, che altrimenti risulterebbero agli atti;

5) che presso tale Ufficio di Gabinetto sono stati anche irrogati nei confronti del sottoscritto improvvisi provvedimenti di spostamento di ufficio motivati con asserite esigenze di servizio.

Infatti inizialmente assegnato presso l’Ufficio Telegrafo, dopo alcuni mesi veniva spostato all’Ufficio Servizi e dopo qualche settimana da lì all’Ufficio Posta, sino a quando, con un messaggio urgente del 27/06/1998 – comunicatogli però p. p. v. soltanto alle ore 18.00 circa del 30/6/1998, ovvero poche ore prima dell’ora in cui l’ordine con questo impartito avrebbe dovuto risultare già eseguito (eppuressendo gliufficiinessoevidenziatisituatinellevicinanzeeppuravendopotutoconcedergli iltemponecessarioperorganizzarsiconlafamigliaoltrecheinmeritoaungenerediservizio del tutto diverso rispetto a quello che sino ad allora aveva svolto ) – gli veniva anche autoritariamente richiesto di aggregarsi al Commissariato “Lido di Roma” ( ad Ostia Antica ) per il periodo estivo (doc. 4);

6) che il sottoscritto cadeva ammalato proprio da quella stessa sera del 30/06/1998 per: “Faringo tracheite febbrile” e “Sindrome influenzale febbrile”, con totali sei giorni di prognosi scadenti il 5/07/1998 (doc. 5) così, pur per uno stato di malattia, glissando l’ordine di aggregazione;

7) che rimessosi da tale malessere il sottoscritto riprendeva quindi servizio presso l’ufficio di appartenenza ( Posta ) in data 6/07/1998 con turno 8.00/14.00. Intorno alle ore 09.00 di quella stessa mattina però, il sottoscritto veniva perentoriamente convocato dal Funzionario Dott.ssa Lucia Franchini e da Costei inviato d’autorità all’Ufficio Sanitario Provinciale ( sito al piano soprastante ) per farlo lì sottoporre a visita ad indirizzo psichico (doc. 6) dal di lì Direttore Dr. Sacco Paolo;

8) nella stessa suddetta circostanza la Dott.ssa Franchini Lucia dava a conoscere al sottoscritto che tale decisione era stata adottata sulla base di gravi contenuti di due relazioni di servizio (doc. 7 e 8)

dalle quali però, lì permessagliene la visione insieme al rapporto informativo che le accompagnava (doc. 1) scaturirono solo travisamenti e affermazioni meramente tendenziose prive di qualsivoglia riscontro, nonché, in particolare, un eccezionale eanomalasimilarità comeprodottaconl’opzionediMicrosoftWord“copiaincolla” piuttosto che su spontanee dichiarazioni, ciò sia nella forma che nell’orientamento delleaccuse comeanchenelladescrizionediundisturbobipolarecomegiàbello epronto(!) peraltro esponendo di un fatto mai in nessun modo verificatosi, ovvero di aver innescato un diverbio con un anziano impiegato delle Poste dell’Ufficio di Piazza San Silvestro, rispondente al nome di Ziantoni Renato.

Questi stesso però, successivamente contattato dal sottoscritto presso tale sua sede di servizio per capire cosa stesse succedendo, alla presenza della propria Direttrice dichiarava di non sapere nulla della vicenda e per iscritto dei suoi buoni e rispettosi comportamenti (doc. 9).

A nulla valse però far presente tale fatto e testimonianza palesemente smentente le accuse;

9) che ottemperando all’ordine verbale della Dott.ssa Franchini Lucia, quindi, il sottoscritto dovette recarsi presso l’Ufficio Sanitario Provinciale per sottoporsi a visita dal di lì Direttore Dr. Sacco Paolo ( defunto ) dal quale, con fare frettoloso e un secco “mi dispiace adesso sta tutto a te”, vide disporre nei propri confronti i primi ( di un interminabile serie ) accertamenti psichiatrici da effettuarsi presso il C. M. O. della Cecchignola dal giorno seguente 07/07/1998 (doc. 6);

10) che con verbale datato 09/07/1998 al sottoscritto veniva quindi ritirata l’arma  in dotazione personale con anche manette e tesserino personale di riconoscimento (doc.10)di fatto irrogando nei suoi confronti un primo denigratorio provvedimento in quanto per l’appunto basato su pretestuosità;

11) conclusi tali accertamenti psichiatrici, con decisione del 21/08/1998 – forzata dal Dr. Sacco Paolo lì presente in commissione ( inopportunamente avendone lui stesso determinato l’interessamento – di cui sopra al punto 9 ) – venne dichiarata la temporanea inidoneità del sottoscritto al servizio per trenta ( 30 ) gg. in quanto, asseritamente, affetto da: “Tratti ipertimici del se con in atto lievi note disforiche da ricontrollare” (doc. 11).

In tutela dei propri diritti il sottoscritto contattava allora il Prof. Maurizio Marasco ( Psichiatra e Psicopatologo Forense ) il quale, informato dei fatti salienti, dopo propri ampi accertamenti, con relazione clinica (doc. 16) permetteva allo stesso di impugnare tale ( pretestuoso ed infondato ) giudizio innanzi al T.A.R. Lazio ove, con Sentenza passata poi in giudicato, se ne deliberò infatti l’assoluta illegittimità (Sentenza 13155/1998 T.A.R. Lazio allegata);

12) tale iter di accertamenti psichiatrici, durato tre ( 3 ) interminabili mesi, veniva poi concluso il 30/9/1998 con il seguente esito: “Idoneo al servizio nella Polizia di Stato” (doc. 12). Presso il C. M. O. della Cecchignola veniva quindi rilasciato al sottoscritto un foglio di uscita attestante tale idoneità con il quale lo stesso poté riprendere servizio nel ruolo di appartenenza (doc. 13);

13) che con verbale dell’1/10/1998 venivano quindi riconsegnati al sottoscritto sia l’armamento in dotazione individuale che le manette ed il tesserino personale di riconoscimento quale appartenente alla Polizia di Stato (doc. 14) contestualmente disponendo però a sua insaputa accertamenti sul suddetto foglio di uscita (doc.15) evidentemente volti a verificarne la veridicità ( ? );

14) che per l’appunto il Professor Maurizio Marasco (rif. punto 11) specialista in Neurologia e Psichiatria, incaricato di Psico-Patologia Forense presso la Facoltà di Medicina e Chirurgia all’Università “La Sapienza” di Roma, in particolare, accertava quanto segue: “… le varie diagnosi formulate dai sanitari che hanno posto in aspettativa forzata il Silvestro, appaiono i c t u – o c u l i pretestuose e niente affatto indicative di una patologia psichiatrica inquadrabile in un effettiva condizione di infermità mentale o di disturbo di personalità o di disagio emotivo …” (doc. 16);

15) che venti giorni dopo aver concluso i suddetti accertamenti psichiatrici ( quelli effettuati presso il C.M.O. della Cecchignola ) a seguito di ulteriore segnalazione dell’Ispettore Capo Ardolino E. Gaetano ( in quanto autore di una delle anzidette relazioni accusatorie alpunto8) veniva notificato al sottoscritto il provvedimento disciplinare della pena pecuniaria con i seguenti motivi: “Comandato di servizio presso l’Ufficio Posta, rifiutava di registrare alcuni fax in giacenza rivolgendosi inmodoirriguardosoneiconfrontidelsuperioreche gli aveva impartito l’ordine.” (doc. 18).

Seppure i fatti si erano svolti in modo alquanto differente – avendo il sottoscritto fatto null’altro che presente a tale superiore gerarchico, con allora lì presente l’Ag. Scelto Zanni Roberto ( attualmente in forza presso l’Uff. Servizi Tecnico Logistici di Forte Ostiense ) che la postazione del fax era già “operativamente” occupata dal Sovrintendente Agosta Armando e perciò non era fattibile scalzare un superiore gerarchico epercompiereunlavorogiàbeneffettuato oltretutto(!). Il sottoscritto riteneva di non produrre ricorso avverso tale provvedimento per non rischiare di inasprire il già teso clima lavorativo – invano ( ! );

16) che pochissimo tempo dopo veniva notificata al sottoscritto anche una lettera di contestazione di addebiti disciplinari relativa a un asserito suo essersi assentato dall’obiettivo di cui era stato incaricato della vigilanza (doc. 19).

Avverso tali addebiti il sottoscritto produceva le deduzioni (doc. 20) con cui, in particolare, espose che prima di intraprendere quel servizio di vigilanza – dando a tutti gli effetti il cambio in divisa e apponendo grado e firma sull’apposito registro di quel posto di vigilanza – aveva avvertito l’acutizzarsi di un preesistente malanno al punto da fare ritenere opportuno a personale della Sala Operativa della Questura (contattatoviafilopropriopertalimotivi) di richiedere l’accompagnamento dello stesso al P. S. del Policlinico “Umberto I°” a mezzo di autoambulanza (doc. 21).

In poche pratiche parole il giorno in cui si sarebbe verificata la presunta mancanza èil medesimo di un invalidante diagnosi e prognosi refertata presso il Policlinicotalefatto, ovvero quello di sottoporreilsottoscrittoa un procedimento disciplinare nella stessa data in cui si trovava in un accertato e invalidante stato di malattia, per l’appunto ( ! ) verrà addirittura ripetuto (di cui sotto al punto 81 e 99)

senza peraltro concretamenteconsiderare che avrebbe dovuto essere sottoposto ad inchiesta disciplinare il personale smontante dalla notte, ossia del turno di servizio appena precedente, poiché non aveva atteso che lo stesso avesse regolarmente ed operativamente intrapreso il servizio prima di abbandonare quel posto di vigilanza ( ! ).

Oltretutto e discordantemente dalle accuse inizialmente formulate – avendolo in particolare invitato a giustificarsi in merito al fatto che sarebbe risultato assente presso l’obiettivo – il Questore infliggeva al sottoscritto un provvedimento di pena pecuniaria con invece i seguenti motivi: “Intraprendeva un servizio di vigilanza fissa in abiti civili. Nella circostanza si discostava dall’obiettivo da tutelare senza notiziare la Sala Operativa al fine di ottenere la temporanea sostituzione” (doc. 22) e ciò lo si ritiene assolutamente scorretto.

Anche in merito a questo provvedimento disciplinare il sottoscritto ritenne di non produrre ricorso per non inasprire il già teso clima lavorativo – ancora invano ( ! );

17) successivamente, con lettera del 15/02/1999 dell’Ufficio Sanitario Provinciale della Questura a firma del Dr. Sacco Paolo – che si rammenta essere colui che andò determinare l’inizio ed il proseguo degli accertamenti di natura psichica descritti nel presente atto – il sottoscritto veniva ( decisamente ) proposto per l’adozione di un provvedimento disciplinare (doc. 23) solo per avergli inviato un telegramma (doc. 24) con il quale, per le vie brevi, chiedeva notizie in merito al rinnovo della propria patente ministeriale, scaduta da tempo e di cui la relativa richiesta in tale senso era rimasta senza risposta alle più sollecitazioni;

18) che a tale perentoria richiesta per l’adozione di provvedimenti disciplinari non fu dato seguito, ma meno di un mese dopo, con lettera del 12/3/1999 del Direttore della Divisione Amministrativa e Sociale della Questura, venne disposto invio del sottoscritto presso l’Ufficio Sanitario Provinciale (ovvero dal Dr.Sacco Paolo per l’appunto) motivando che lì avrebbe dovuto essere sottoposto a visita di convalida della patente ministeriale (doc. 25). Presso tale Sede tuttavia, anziché sottoporlo a specifiche visite gli venne notificato che avrebbe dovuto sottoporsi ad accertamenti psichiatrici presso il Centro Medico Ospedaliero della Cecchignola, il 15/03/1999, in quanto, asseritamente, affetto da anomalie comportamentali (doc. 26);

19) che tali accertamenti psichiatrici effettuati sul sottoscritto vennero conclusi il 22/3/1999 con esito di sì idoneità del sottoscritto al servizio nella Polizia di Stato (doc. 27) ma rendendolo edotto ( per confidenza fatta dal Dr. De Bonis Giuseppe della Commissione Medica Ospedaliera della Cecchignola ) di più pressioni volte a farlo giudicare inidoneo al servizio nella Polizia di Stato ( ! );

20) che trascorsi due giorni dalla notifica di tale favorevole esito di sì idoneità al servizio – con altro fax della Divisione Amministrativa e Sociale della Questura, questo del 24/03/1999 – fu ancora disposto nei confronti del sottoscritto obbligo a presentarsi presso l’Ufficio Sanitario Provinciale alle ore 9.00 del giorno seguente 25/03/1999, per il rinnovo della sua patente ministeriale (doc. 28). Lì però, per la seconda volta, anziché sottoporlo alle specifiche visite, nei suoi confronti vennero disposti ( dal Dr. Sacco Paolo ) accertamenti specialistici ad indirizzo psichico da effettuarsi alle ore 9.00 del 25/06/1999 presso quell’Ufficio Sanitario Provinciale (doc. 29);

21) lì puntualmente presentatosi il sottoscritto vide ancora disporre nei confronti della propria persona e nella solita manciata di minuti ( ! ) accertamenti psichiatrici da effettuarsi in data 5/07/1999 presso il Centro di Neurologia e Psicologia Medica (doc.30) edanche questi successivamente conclusi a suo favore, avendo lì emesso sullo stesso il seguente provvedimento medico legale: “IdoneoalserviziodiPolizia. Non necessitano ulteriori controlli” (doc. 31);

22) che tale favorevole esito veniva trasmesso al Direttore dell’Ufficio Sanitario Provinciale Dr. Sacco Paolo il quale, ma non prima che fosse trascorso un mese,  con lettera riservata del 30/8/1999 (doc. 32) lo comunicava alla Dott.ssa Valeria Delle Rose ( Dirigente dell’Uff. Passaporti ove il sottoscritto prestava il servizio ) che a sua volta avrebbe dovuto notificarlo immediatamente al sottoscritto per il contestuale reimpiego dello stesso nei servizi di cui al suo ruolo di appartenenza – ma le cose non andarono proprio così ( ! );

23) ebbene il suddetto favorevole esito venne sì fatto notificare al sottoscritto dalla Dott.ssa Valeria Delle Rose, con contestuale restituzione dell’arma in dotazione individuale e quant’altro, ma soltanto appena prima di rendere efficace nei suoi confronti con una seconda notifica un provvedimento di sospensione dal servizio (specificato al punto 24) che, come si sa, prevede oltre al forzato allontanamento dal posto di lavoro ed il dimezzamento dello stipendio, anche il ritiro di quanto assegnato all’atto dell’assunzione ( per l’appunto l’arma in dotazione individuale, la divisa e quant’altro );

24) che infatti con la lettera di contestazione di addebiti del 28/05/1999 a firma del Dr. Domenico Sannino, era stato instaurato nei confronti del sottoscritto un procedimento disciplinare motivando che questi aveva riferito alla stampa notizie a carattere scandalistico (doc. 33 e 34). A conclusione del seguente procedimento il sottoscritto veniva proposto per sei mesi di sospensione all’unanimità, ossia con partecipazione punitiva anche dei due sindacalisti che in quella stessa circostanza componevano il Consiglio Provinciale di Disciplina, con funzioni di difesa (doc. 35).

Tale proposta veniva accolta ed inflitta al sottoscritto dal Capo della Polizia con notifica del 12/11/1999 decorrente dal giorno dopo 13/11/1999, con quindi nuovo ritiro dell’arma in dotazione individuale ( che soltanto alcuni minuti prima gli era stata ri-consegnata ) della divisa e quant’altro (doc. 36);

25) che una istanza di ferie del sottoscritto veniva inaspettatamente respinta dal Dirigente dell’Ufficio di appartenenza Dott.ssa Valeria Delle Rose, seppur proprio da Costei ne era stata assicurata la concessione ( chiesta proprio in considerazione del particolare periodo lavorativo, per non prenotare“inutilmente”il volo aereo ) con le seguenti motivazioni: “Piano ferie modificato rispetto a quanto comunicato inprecedenzahogiàpianificatoperaltricolleghi.Nonèpossibileconcedereinoltre il periodo è troppo lungo.” (doc. 37);

26) che il 24/2/2000, data relativa al periodo in cui il sottoscritto stava scontando il provvedimento di sospensione dal servizio, mentre si trovava in casa a pranzare con la propria compagna, sopraggiungeva senza preavvisare un poliziotto che, con atteggiamenti alquanto perentori, gli notificava un “invito” a presentarsi presso il proprio Commissariato “San Basilio” per ragioni di giustiziacomunque non di urgenza tale da giustificare siffatte modalità di notifica (doc. 38). A seguito di tale modo di agire – sarebbe stato infatti sufficiente un invito telefonico e il sottoscritto si sarebbe egli stesso recato presso tale Ufficio di Polizia per ricevere la notifica o perlomeno preavvisare ( ben conoscendo del medesimo ogni suo recapito ) per poi giungere ad orari però consoni – la compagna del sottoscritto, allora al sesto mese di una gravidanza nient’affatto facile e memore delle precedenti vessazioni subite dal suo compagno (il sottoscritto ed anche dalla medesima in un certo qual modo subite e tollerate ) ne ebbe a conseguire un lieve malore;

27) che due mesi dopo, ossia nel Maggio del 2000, il sottoscritto dovette chiedere l’autorizzazione a fruire di un alloggio di servizio per essersi separato dalla propria compagna – essendosi questa, comprensibilmente, stancata di doverlo dividere con problemi disciplinari e sanitari ma soprattutto con tutte le ovvie conseguenze di questi, tra cui anche di natura economica e distraente.

L’alloggio di servizio gli veniva comunque concesso presso la Caserma “Davide Campari” di Via Roberto Le Petit in Roma.

Ed anche qui purtroppo, ben presto, iniziarono ad essere posti in essere nei suoi confronti i soliti comportamenti di gratuite accuse e intolleranza presumibilmente volti a creare i soliti presupposti per estrometterlo dal suo contesto lavorativo della Polizia di Stato;

28) che con un atto di relazione del 19/04/2001 a firma del Sovrintendente Volo Pasquale ( responsabile della Caserma “Davide Campari” ) il sottoscritto veniva da questi indicato come autore di presunti danneggiamenti che, a dire dello stesso, sarebbero stati commessi presso il 5° piano della caserma di cui era responsabile, nonché di dispetti a danno di personale delle pulizie ivi lavorante – il tutto senza sostegno di prove o testimonianze e finanche egli stesso ammettendo in premessa: “Non ci sono prove concrete …” (doc. 39).

Dopo avere ovviamente espletato i doverosi accertamenti, il Dirigente dell’Ufficio Servizi Tecnico Logistici, al quale era stata indirizzata tale relazione, non reperì riscontro dal momento che non adottò provvedimenti di alcun genere nei confronti del sottoscritto, che altrimenti risulterebbero agli atti.

Si evidenzia che il sottoscritto provvedeva comunque a chiarire l’effettiva realtà di quella “incredibile” situazione alloggiativa – ovvero lo stato di estrema fatiscenza e pericolo di alcune delle parti della caserma, sita all’estrema periferia della città e forse proprio per questo come lasciata abbandonata a se stessa (doc.40) – dovuto, a proprio parere, a incuria e di vecchia data piuttosto che agli asseriti atti vandalici ( ! );

29)che nelle date 9/06/2001 e 12/06/2001 l’allora Assistente Abrugia Stefano ( in servizio presso il Poligono di Via Magnasco civ. 60 ) – risaputo per essere amico del sopra nominato Sovrintendente Volo Pasquale e alloggiato in una stanza posta fronte a quella del sottoscritto al 5° piano della Caserma “Davide Campari” – ebbe a produrre due distinte relazioni di servizio con cui lo accusò: di avere infilato un pezzo di stuzzicadenti nella serratura della porta di ingresso alla propria stanza; di aver preso a calci la medesima porta; di averlo apostrofato con parole offensive; di averlo sbattuto addosso ad un muro; di averlo minacciato di entrargli nella stanza per tagliargli la gola; di avergli fatto recapitare un messaggio minaccioso (doc. 41 e 42).

In realtà il sottoscritto non ha mai posto in essere tali aberranti comportamenti che, proprio perché di siffatta gravità, se effettivamente si fossero verificati, avrebbero dovuto essere logicamente ed immediatamente denunciati all’Autorità Giudiziaria e dall’Abrugia inprimisdifatto però,sipreferìcheciònon si verificasse (doc. 43);

30) con ulteriore relazione di servizio (doc. 44) questa datata 13/07/2001 ed anche indirizzata al Dirigente dell’Ufficio Servizi Tecnico Logistici della Questura, l’Isp. Capo D’Alesio Claudio ( all’epoca dei fatti responsabile della mensa sita al piano terra della CasermaDavideCampari) accusava il sottoscritto di comportamenti scorretti verso colleghi e personale delle pulizie ivi lavorante.

Anche per queste ( ennesime ) accuse però, dopo avere ovviamente effettuato tutti i doverosi accertamenti di rito, non veniva reperito riscontro dal momento che non si adottarono provvedimenti di nessun genere nei confronti del sottoscritto – che altrimenti risulterebbe agli atti ( ! );

31) con ulteriore relazione di servizio dell’Isp. Capo D’Alesio Claudio, indirizzata al Dirigente dell’Ufficio Servizi Tecnico Logistici della Questura, il sottoscritto fu anche accusato di aver attuato comportamenti di natura vandalica ed intimidatoria (doc. 45) anche qui chiamandolo in causa senza che vi fossero elementi idonei a supporto ( proprio perché inesistenti ). E infatti anche in questo caso, ovviamente effettuati i doverosi accertamenti, non si reperiva riscontro alla segnalazione dal momento che non vennero adottati provvedimenti sul sottoscritto, che altrimenti, ovviamente, risulterebbero agli atti ( ! );

32) che tra tutte le accuse prodotte nei confronti del sottoscritto presso la Caserma “Davide Campari” nell’arco di appena due mesi e dai predetti al completo ( allora frequentandosi costoro sopra nominati anche al di fuori del servizio ) vennero poi portate avanti ( o scelte ) quelle gravi formulate dall’Assistente Abrugia Stefano (di cui su al punto 29) ma senza ritenere proprio per ciò di doverne prima di tutto accertare la fondatezza – che non infatti v’era ( ! ) come successivamente acclarato dal T.A.R. Lazio con la Sentenza 1519/2003e tuttavia disponendo nei confronti dello stesso ogni possibile provvedimento volto ad estrometterlo dal suo contesto lavorativo della Polizia di Stato ( accertamentidinatura psichica eprocedimento di destituzione );

si ritiene che benpoco o nullainteressavalafondatezzadelleaccusema bensì di poterlestrumentalizzare per“legittimamente”disporresulsottoscritto ogni possibileprovvedimentoacaratterepunitivovoltoaestrometterlodalcontesto lavorativo;

33) che per l’appunto, medio tempore venivano svolti nei confronti del sottoscritto gli accertamenti di natura psichica ( a causa delle su descritte accuse dell’Abrugia Stefano) sullo stesso veniva instaurato anche un procedimento disciplinare ai sensi dell’Art. 19 del D.P.R. 737/1981 (ovvero destituzione) notificandogli una lettera di contestazione di addebiti dell’11/08/2001 del Funzionario Istruttore Dr. Riccardo Buonocore (doc. 47);

34) che conclusi favorevolmente al sottoscritto anche tali accertamenti psichiatrici si determinò però di fargliene effettuare di ulteriori, in data 05/09/2001, presso il Centro di Neurologia e Psicologia Medica (doc. 49) ed anche questi però conclusi favorevolmente allo stesso e per la sua sì idoneità al servizio nei ruoli della Polizia di Stato ( ! );

35) pochi giorni dopo veniva allora notificato al sottoscritto un ulteriore ordine di presentarsi presso l’Ufficio Sanitario Provinciale, alle ore 8.30 dell’1/10/2001, per lì sottoporlo ad ulteriori accertamenti sanitari (doc. 50).

In tale Sede furono disposti accertamenti psichiatrici nei confronti del sottoscritto da effettuare quella stessa mattina dell’1/10/2001 presso il Centro di Neurologia e Psicologia Medica – ed anche questi conclusi favorevolmente allo stesso con un ulteriore riconoscimento della sua sì idoneità ai servizi di Polizia.

Il tutto, ossia queste “improvvise” segnalazioni di comportamenti presunti scorretti formulate dal “compiacente o accondiscendente” collega e/o superiore di turno eda priori valutate alla pari di una sentenza passata in giudicato ( ! ) sembravano come appartenere ad una sorta di “puerile gioco di potere” in cui prima o poi si avrebbe dovuto vincere riuscendo a cacciare il sottoscritto dalla Polizia di Stato, oltretuttononmancando neanche scoordinate adempienze (oinqualsivoglia altromodolesivogliachiamare) come ad es.: che presso il suddetto Centro Medico il sottoscritto venne tenuto in attesa per quasi quattro (4)ore prima di essere chiamato a visita ed appena poco prima di varcare la soglia dell’ufficio dello psichiatra, quasi gli si parò innanzi il Segretario del Consiglio Provinciale di Disciplina Dr. Morelli Marco che lì sopraggiungeva per notificargli – però con un po “troppi”giornidianticipoenelluogo e momento certamente meno opportuno(!) – l’ordine scritto di presentarsi il 15/10/2001 presso tale sede di giudizio per effettuare la trattazione del procedimento disciplinare per la destituzione istruito dal Dr. Riccardo Buonocore (doc. 51) poi posticipata al 22/10/2001 (doc.52) nonostantelapredettamodalitàdinotificadi urgenza ( ! ) ;

36) il sottoscritto, medio tempore procedeva l’inchiesta del Dr. Riccardo Buonocore, con lettera riservata chiedeva udienza al Capo della Polizia per esporre tale propria inusitata situazione lavorativa – richiesta tuttavia non esaudita per riferiti pressanti impegni (doc. 53);

37) che medio tempore, con una propria relazione del 20/09/2001 il Dr. Riccardo Buonocore concludeva la propria inchiesta riferendo così come segue: “Sono stati sentiti a verbale tutti gli alloggiati al 5° piano della Caserma Davide Campari” e “Non sono emerse testimonianze dirette circa i fatti avvenuti il 9 Giugno scorso” e ancora “Circa il comportamento tenuto dal Silvestro presso la Caserma Davide Campari si segnalano due episodi rappresentati dai testi Pastura Gaetano e Principale Walter” e infine “Nulla è emerso dall’esame del fascicolo personale” (doc. 54);

38) che dalla visione di tali risultanze e con un po’ più di scrupolo ( trattandosi di un procedimento volto a destituire un padre di famiglia ) anche delle dichiarazioni rese a verbale dai testi ivi nominati, come anche di tutti gli altri pochi alloggiati al 5° piano della Caserma Davide Campari (doc.55) avrebbe dovuto risultare più che evidente la non corrispondenza con la realtà delle accuse dell’Abrugia Stefano (di cui sopra al punto 29) ed una presumibile tendenziosa permettente allusività del Funzionario Istruttore, non avendo, in realtà, né il Pastura né il Principale riferito nei confronti del sottoscritto assolutamente niente di sfavorevole o anche soltanto avvalorante le accuse allo stesso rivolte.

***

E TALE PRESUNTA TENDENZIOSA E “PERMETTENTE” ALLUSIVITA’ SI SAREBBE ANCOR AD OGGI VERIFICATA PER AGIRE DEL DR. ARMANDO GUARDA ( di cui al procedimento disciplinare esposto avanti e istaurato ai sensi dell’Art.7 del D.P.R.737/1981destituzione ) AVENDO COSTUI ( visti contenuti dellasuarelazioneistruttoriadel9/5/2014) OMESSO DI SVOLGERE INDAGINI SU FATTI INDIRIZZANTI VERSO L’ESTRANEITA’ DEL SOTTOSCRITTO DAIFATTID’ACCUSAEDANCHEERRONEAMENTE ( ? ) TRAVISANDONEALTRI, DI FATTO OTTENENDO DI AGEVOLARE IL PROCEDERE VERSO L’IRROGAZIONE DI UN EVENTUALE PROVVEDIMENTO DESTITUTIVO DEL SOTTOSCRITTO ( ! ).

***

Il Questore di Roma ritenne dunque di dover deferire il sottoscritto al giudizio del Consiglio Provinciale di Disciplina (doc. 56);

39) che alle ore 12.40 del 15/10/2001, per la seconda volta mentre pranzava con la propria compagna e figlia ed ancora senza preavviso, giungeva presso l’abitazione del sottoscritto personale della Questura ( uno, in divisa ) per notificargli che, alle ore 9.00 del 22/10/2001, avrebbe dovuto presentarsi presso il Consiglio Provinciale di Disciplina per effettuare la trattazione orale relativa al procedimento disciplinare istruito dal Dr. Riccardo Buonocore (doc. 57) apparendo oltremodo “indelicato” tale comportamento avendo il sottoscritto potuto essere reperito presso l’ufficio di appartenenza in quanto regolarmente ripreso servizio ( ! );

40) che il sottoscritto si presentò puntualmente presso il Consiglio Provinciale di Disciplina della Questura, ma lì giunto, dopo essere stato posto in attesa per quasi quattro ( 4 ) ore, con notifica effettuata dalla Dott.ssa Maria Rosaria Placanica alle ore 12.25 del 22/10/2001, tale trattazione venne finanche posticipata al 25/10/2001 (doc. 58);

41) con Deliberazione del Consiglio Provinciale di Disciplina, riunito in tale data del 25/10/2001 – con cui, tra le altre, si era incappati nella manifesta irrazionalità o nel travisamento dei fatti asserendo che: “… dalle dichiarazioni rese dal Cappello Giuseppe e dal Pastura Gaetano risulta che l’Agente Scelto Silvestro Giuseppe ha comportamenti che rivelano mancanza di senso morale …” e “… dall’inchiesta del Funzionario Istruttore emerge a carico dell’inquisito responsabilità di quanto avvenuto all’interno della Caserma Davide Campari il 09 Giugno 2001 verso le ore 22.00 nei confronti dell’Assistente Abrugia Stefano” – a maggioranza di 3/5 il sottoscritto veniva proposto per la destituzione (doc. 59);

42) che senza ritenere di dover entrare nel merito di una tale proposta disciplinare (proprioperchétrattavail privare o meno un padre di famiglia del proprio lavoro e unica fonte di sostentamento ) con Decreto del Capo della Polizia dell’8/11/2001 il sottoscritto veniva destituito dalla Polizia di Stato con notifica decorrente dal giorno seguente 19/11/2001 (doc. 60);

43) che mentre il sottoscritto si trovava già da giorni nella condizione di poliziotto destituito a tutti gli effetti – con ulteriore ed inopportuna lettera di contestazione di addebiti, questa del 09/11/2001, notificatagli il 25/11/2001 a mezzo raccomandata inviatagli presso l’abitazione dei genitori sita ad Arzano, Napoli – incredibilmente, ricevette anche comunicazione dell’instaurazione di un procedimento disciplinare con l’accusa di non avere ottemperato ad un invito a tagliare i capelli (doc. 61);

44) sebbene non più appartenente alla Polizia di Stato ( poiché destituito – punto 42 ) ma avendo proprio perciò prodotto ricorso al T.A.R. Lazio e di conseguenza per non incappare in procedimenti disciplinari sospesi eventualmente avesse vinto la causa volta ad ottenere la riammissione in servizio – il sottoscritto produceva in opposizione a tali accuse le proprie deduzioni difensive (doc. 62) nel rispetto dei tempi ed anch’egli a mezzo raccomandata a/r.

Soltanto dopo averle ricevute e trattate il Questore archiviava il procedimento, ma esprimendo riserva di riesaminarlo qualora fosse rivissuto il rapporto di impiego tra lo stesso e l’Amministrazione della Polizia di Stato (doc. 63);

45) ovviamente il sottoscritto avversava anche il provvedimento di destituzione innanzi al T.A.R. Lazio. il quale, con esemplare e “smascherante” Sentenza 1519 del 2003, così accertava: “Emerge la non coincidenza o corrispondenza traifattiaddebitatiesanzionatidallanorma,dicuièstatacontestatalaviolazione e quelli accertati in sede istruttoria e tale circostanza, oltre a riflettersi sulla motivazione del provvedimento impugnato, inficia la contestata sanzione di destituzione anche sottoilprofilodellamanifestairrazionalitào del travisamento dei fatti” (Sentenza allegata).

Tale Sentenza passava in giudicato, ovvero venne accettata dall’Amministrazione;

46) con Decreto del Ministero dell’Interno dell’8/05/2003 (doc. 64) veniva quindi disposta la riammissione del sottoscritto con decorrenza dal 24/05/2003 ma anche ( illegittimamente ) la sua ri-sottoposizione ad accertamenti di natura attitudinale in data 26/5/2003 disponendo la normativa ( Art. 25, comma 2, Legge 121/ 1981 e Art. 9,D.P.R.904/1983 ) che: “Relativamenteaisoggetti che espletano funzionidiPolizia,duranteilrapportod’impiego,l’Amministrazionepuò,d’ufficio, verificare l’idoneità psico-fisica al servizio ma non quella attitudinale”.

Il sottoscritto si sottoponeva comunque a tali accertamenti, di natura attitudinale, per non rischiare di inasprire il clima lavorativo – ed ancora invano ( ! );

47) che presso tale Centro Psicotecnico, a seguito degli accertamenti ( illegittimi ) effettuati il 27/05/2003, si giunse ad un giudizio (ovviamenteancheillegittimo) di inidoneità attitudinale del sottoscritto ai servizi di Polizia per, asserita, carenza dei requisiti di cui all’Art. 25, comma 2, della Legge 121 del 1981 (doc. 65).

Ebbene, presa piena cognizione della grave e inusitata situazione lavorativa subita etolleratasinadalloradalsottoscrittosenzabattereciglioecomunquecompiendo appieno il proprio dovere di poliziotto e padre – si riportano appresso, in sostanza, alcuni dei giudizi medici sui quali si andò a basare il provvedimento di cessazione del servizio nella Polizia per inidoneità attitudinale in questione: “… acritico nel valutare le proprie esperienze tende ad assumere atteggiamenti vittimistici …” e “… delineauniperemotivitàchelorendefacilmentereattivosecontrastatoosotto stressl’autocontrolloèinsoddisfacenterispettoallemansionipropriedell’Agente di Polizia …” e “… inadeguato il contenimento della tensione del momento …” e “… ambivalente e demotivato rispetto all’Amministrazione e ad un suo possibile nuovo impegno in Polizia …”;

48) quindi a seguito del suddetto ( illegittimo ) giudizio di inidoneità attitudinale del 27/05/2013, in data 28/05/2003 si notificava al sottoscritto un provvedimento del Ministero dell’Interno con cui si disponeva nei suoi confronti la cessazione del servizio a decorrere dal giorno seguente 29/05/2013 (doc. 66). In pratiche parole, dopo cinque (5) giorni dalla sua riammissione in servizio, disposta con tutta calma tre ( 3 ) mesi dopo il deposito della relativa Sentenza T.A.R. Lazio (di cui sopra al punto 46) il sottoscritto veniva nuovamente ed illegittimamente cacciato dalla Polizia di Stato in un ( 1 ) giorno ( ! );

49) avverso tale giudizio di inidoneità attitudinale ed il relativo provvedimento di cessazione del servizio, ancora in difesa di diritti e posto di lavoro, il sottoscritto produceva un nuovo ricorso al T.A.R. Lazio per chiederne l’annullamento previa sospensione cautelare;

50) che ravvisatene i presupposti, con l’Ordinanza 5093/2003 (allegata) il T.A.R. Lazio accoglieva la suddetta domanda incidentale di sospensione e con la Sentenza 2707 del 2006 anche il rispettivo ricorso trovava accoglimento, avendosi accertato l’illegittimità del provvedimento di cessazione del servizio (Sentenza allegata).

Tale Sentenza passava in giudicato, in quanto accettata dall’Amministrazione ( ! );

51) che in esecuzione di tale Ordinanza T.A.R. Lazio, però dopo tredici (13) mesi dal suo deposito, con Decreto del Ministero dell’Interno datato 08/11/2004 veniva disposta la riammissione in servizio del sottoscritto con decorrenza dal 20/11/2004 anziché come avrebbe dovuto essere dal 29/5/2003 ( anche questo fatto incredibile dovevaquindiessereimpugnatocon atto di motivi aggiunti,accolti con la predetta Sentenza T.A.R. Lazio 2707 del 2006 ) e contestualmente la sua ri-sottoposizione ad accertamenti psico-fisici per il 22/11/2004 (doc. 67) ignorando però che ( come ben chiarito dal Consiglio di Stato, Sezione IV ^, Ordinanza 2958 del 24/6/2004) “L’Amministrazione può, durante lo svolgimento del servizio, disporre la verifica del possesso dei requisiti psico-fisici ed attitudinali ma solo quando vengano in rilievoelementisintomaticicheinducanoadubitaredellapermanenza dei requisiti stessi ma non quando si tratti di riammettere in servizio il dipendente a seguito di provvedimentigiurisdizionalifavorevoli,apparendoaltrimentiilcomportamento della P. A. come palesemente volto ad eluderli (cfr. Consiglio di Stato, Sezione IV ^, Ordinanza 2712/2004)”.

52) conclusi tali accertamenti psico-fisici ( in realtà ben più psichici che fisici ) del relativo esito il sottoscritto venne costretto ad attenderne la notifica per quasi quattro ( 4 ) mesi parcheggiato presso l’Ufficio Personale della Questura ( ovvero presso la Caserma di Via Statilia ) privo della divisa, privo del tesserino personale di riconoscimento quale appartenente alla Polizia, privo dell’arma in dotazione individuale, privo anche di mansioni o incarichi e senza neanche vedersi attribuire il primo vitale stipendio (infattidovettechiedereunprestito alla Prefettura tramite il Dr.Scalzo,  allorainserviziopressotaleCaserma)per infine vedersi notificare il seguente provvedimento medico legale: “IdoneoalserviziodiIstituto” (doc. 68);

53) che infatti tale favorevole esito veniva notificato al sottoscritto il 07/03/2005 dopo più solleciti (doc. 69) dal Sovrintendente Capo Marmo Francesco Antonio, responsabile di tale Ufficio del Personale della Questura (doc. 70) quando però i relativi accertamenti psico-fisici erano già stati ultimati da ben più di tre ( 3 ) mesi ovvero in data 25/11/2004.

Tale fatto, già di per se assolutamente grave, si verificò nonostante che con il fax datato 07/12/2004, indirizzato al suddetto Ufficio del Personale ( presso il quale il sottoscritto era stato parcheggiato ) come all’Ufficio Servizi Tecnico Logistici ed all’Ufficio Amministrativo Contabile, l’allora Questore Cavaliere comunicò: “Il Ministero dell’Interno con il provvedimento n. 333.D/0168592 dell’8/11/2004, ha disposto la riammissione in servizio, a tutti gli effetti dal 20/11/2001, dell’Agente Scelto della P. di S. Silvestro Giuseppe …” (doc. 71);

54) dopo che quindi la comunicazione di essere stato giudicato idoneo al servizio nei ruoli della Polizia di Stato gli era stata alla buon ora notificata, il sottoscritto venne allora provvisto della divisa e dell’arma in dotazione individuale, nonché della placca metallica ma non del tesserino personale di riconoscimento, ovvero era stato armato ma non reso debitamente riconoscibile o identificabile come titolato al porto di un arma da fuoco ( sic );

55) dopo avere fatto presente tale problema di mancanza di riconoscibilità come titolato al porto di un arma da fuoco ( ! ) veniva rilasciato al sottoscritto un foglio identificativo formato A/4 con intestazione della Questura di Roma, che però non risolveva comunque il problema risultando inidoneo per alcuni dati personali dello stesso erroneamente dattiloscritti al suo interno (doc.72). Soltanto dopo due giorni tali errori furono sbianchettati e corretti a mano e così (il foglio di identificazione) dovette tenerselo il sottoscritto per circa due ( 2 ) anni ( sic ).

Durante tale periodo si verificarono più circostanze in cui il sottoscritto, tenuto a farsi riconoscere prima di accedere in strutture militari o di Polizia ( in particolare se armato ) dovette attendere temporalmente lunghi accertamenti ed ancora di più se effettuati durante il fine settimana, innanzi ad imbarazzanti scene di evidente e comprensibile incredulità non avendo nessuno mai trattato un tal ( inappropriato ) documento di identificazione di un appartenente alla Polizia di Stato, peraltro con ivi apposti sbianchettamenti e correzioni come per il più pacchiano dei falsi ( ! );

56) che con lettera datata 3/03/2005, quindi prodotta quattro ( 4 ) giorni prima che fosse alla buon ora effettuata la notifica al sottoscritto del sopradetto favorevole giudizio di idoneità al servizio nei ruoli della Polizia di Stato (di cui su al punto 53) il Questore – esponendo vicende lavorative per le quali non era stata accertata la responsabilità del sottoscritto ( proprio perché inesistente ); esponendo vicende lavorative prive però della precisa e specifica indicazione di quale fosse “il fatto”, oggettivamente accertato e nel caso valutato a carico del sottoscritto; esponendo di provvedimenti adottati nei confronti del sottoscritto pur risultando questi annullati dal T.A.R. Lazio con Sentenze passate in giudicato; esponendo proprie conclusioni in merito a recidiva e gravità dei fatti assolutamente errate ed abnormi; esponendo di vicende lavorative pregresse e ininfluenti rispetto alla fattispecie del trasferimento di ufficio d’autorità – proponeva l’allontanamento del sottoscritto dall’Ufficio di appartenenza (doc. 73);

57) oltre a quanto appena detto, che già da se dovrebbe seriamente far riflettere ( ! ) si evidenzia che – essendo il sottoscritto materialmente rientrato nella Polizia di Stato il 20/11/2004 su Sentenza T.A.R. e conseguente decreto di riammissione ed essendo la proposta di trasferimento di ufficio d’autorità datata 3/03/2005 – i fatti ai quali si avrebbe voluto ricondurre l’esigenza sottesa alla richiesta in questione avrebbero dovuto verificarsi allora nel periodo in realtà troppo breve interposto tra tali date del 20/11/2004 e 3/03/2005 ( ! ).

Come dire che nell’arco di poco più di tre mesi il sottoscritto avrebbe potuto porre in essere i comportamenti descritti nella lettera di proposta di allontanamento del Questore di Roma (doc. 73) praticamente impossibile pur volendo ( ! ).

Di tutta evidenza, pertanto, l’assoluta pretestuosità con cui si andò a motivare tale proposta di allontanamento – che comunque veniva accolta (doc. 74);

58) che relativamente al procedimento di trasferimento di ufficio che prontamente veniva quindi instaurato ( ! ) il sottoscritto produceva le proprie deduzioni (doc. 75) con cui espose, oltre ad argomentazioni difensive, anche lievi problematiche a carico della propria figlia Mirella Greta ( allora di cinque anni di età ) ed infatti – nel periodo in cui lo stesso era stato privato del posto di lavoro per forza dei sopra descritti estremi provvedimenti ( illegittimi ) e di conseguenza costretto per quasi quattro ( 4 ) anni a starsene lontano dalla figlia (essendosi dovuto trasferire presso i propri genitori in provincia di Napoli per necessità di sussistenza ) – un medico specialista dell’Ospedale Pediatrico “Bambino Gesù” ebbe occasione di accertare sulla stessa: “… una certa ansia rispetto ai distacchi ed all’imprevedibilità delle presenza od assenza delle persone …”;

59) che come se tutto ciò non bastasse e suo malgrado, il sottoscritto rischiò anche di non riuscire a produrre le deduzioni difensive nei termini ex Lege essendo stato più volte bloccato o rallentato da insolite difficoltà e procedure armate da colleghi e superiori gerarchici ed in fine accettate da un superiore gerarchico solo in quanto amico e restio a certi “ostacolanti ritenute pretestuosità” ( ! ). Per questi motivi lo stesso (il sottoscritto ) riteneva di esporre ai propri vertici gerarchici ciò che si era verificato con un proprio atto di relazione (doc.76)che però di fatto non fu degnato né di chiarimenti né tanto meno di un qualsivoglia riscontro;

60) che il suddetto procedimento di trasferimento di ufficio d’autorità – protratto ben oltre il termine ultimo ex Lege – veniva concluso con la notifica al sottoscritto di un provvedimento del Capo della Polizia datato 15/03/2006 (doc. 77) con cui lo si trasferiva presso l’Ufficio della Polizia di Frontiera Marittima di Civitavecchia motivazionalmente esponendo: di due propri decreti (di destituzione e cessazione del servizio ) annullati però dal T.A.R. Lazio con Sentenze passate in giudicato; di altri due propri decreti, peròfavorevolialsottoscrittopoichéemessiinottemperanza di tali Sentenze e volti a disporre la sua riammissione in servizio; di una nota con cui a seguito della favorevole dichiarazione d’idoneità al servizio di istituto emessa sul sottoscritto dalla competente Commissione medico legale, il Questore di Roma proponeva il suo allontanamento dall’ufficio, incomprensibilmentenonessendotalefattoidoneoagiustificare untale provvedimento; di vicende lavorative pregresse e ininfluenti rispetto alla fattispecie del trasferimento di ufficio d’autorità; di vicende lavorative per le quali non era mai stata accertata la colpevolezza del sottoscritto (eproprio perché inesistente);di conclusioni, in merito a recidiva e gravità dei fatti, assolutamente errate e abnormi; di vicende lavorative riportate con gravi inesattezze; di vicende lavorative prive di precisa e specifica indicazione di quale fosse il fatto,oggettivamente accertato ed eventualmente valutato a carico del sottoscritto.

Tale provvedimento veniva notificato al sottoscritto il 18/04/2006 con decorrenza dal 19/04/2006 – avverso veniva prodotto ricorso al T.A.R. Lazio;

61) che in merito a tal genere di provvedimenti la Giurisprudenza (Consiglio di Stato, Sentenza n. 2824 del 10 Febbraio 2009) ha definitivamente chiarito che: “… la natura ampiamente discrezionale dell’atto cui si collega l’allontanamento dall’ufficio impone all’Amministrazione un adeguata e congrua motivazione sulla esistenzaoggettivadei fatti impeditivi della permanenza nella sede, sul nocumento che si riflette sulla funzionalità e il prestigio dell’ufficio, sul nesso di correlazione fra la situazione di grave conflittualità e la condotta tenuta dal dipendente …”motivazioni ovviamente mai fornite dall’ufficio proprio perché inesistenti ( sic );

62) che medio tempore, il 15/02/2006, veniva notificata al sottoscritto un ulteriore lettera di contestazione di addebiti del Dr.Erminio Massimo Fiore con contestuale avvio di un procedimento disciplinare ai sensi dell’Art. 19, del D.P.R. 737 del 1981 (sospensione o destituzione) (doc.78) questa volta accusandolo: a) di aver spedito un plico anonimo al Questore e di averne disconosciuto la paternità innanzi a due superiori gerarchici e in due distinte circostanze; b) di avere tenuto una persistente riprovevole condotta dopo che erano stati adottati nei suoi confronti provvedimenti disciplinari – accusa poi risultata infondata ictu  oculi posto che ilT.A.R.Lazioavevaannullatogliultimiprovvedimentidisciplinari (didestituzione e cessazione delservizio) e perciò quello più recente risaliva a ben sette ( 7 ) anni addietro, per di più e proprio in merito alla persistente riprovevole condotta contestatagli, “ignorando”quantosierapostoinessereneisuoistessiconfrontiperpiùlustri e di cui quanto sopra e sotto esposto evidenziano la minima parte ossia quella documentabile ( Sic );

63) che in merito a tali nuove accuse il sottoscritto produceva le proprie deduzioni difensive (doc. 79) esponendo in queste anche fatti fuori dalla regola a mezzo dei quali, di fatto, si era presumibilmente tentato di indirizzare il procedimento a suo sfavore ( ! ):

a) con lettera datata 09/11/2005 dell’Ufficio del Personale della Questura a firma del Dirigente Dott.ssa Agnese Cedrone, venne richiesto: “… di far produrre una relazione di servizio da coloro che manualmente hanno compiuto tale operazione dalla quale si evinca la corrispondenza tra la busta e il contenuto …” (doc. 80) ovvero richiedendo di riferire i fatti non per come realmente si erano verificati ma bensì in modo tale da consentire di formulare e sostenere determinate accuse nei confronti del sottoscritto ( ! );

b) con lettera datata 08/11/2005 dell’Ufficio di Disciplina della Questura a firma del Dirigente Dr. Mauro Frisciotti, indirizzata al Dirigente il Gabinetto di Polizia Scientifica, nel chiedere il raffronto tra un foglio notizie compilato dal sottoscritto e la calligrafia apposta sopra la suddetta busta (di cui al punto a) venne dichiarato nei confronti dello stesso quanto seg: “… l’ipotizzato mittente del plico indirizzato alSig.Questore,contenentenumerosiattiriservatiafferentiallostesso,interpellato personalmente, ne ha oggi disconosciuto la paternità” (doc.81) così dichiarando peravvenutounfattocheinrealtànonsieramaiverificato ( ! ) – inmeritoataleedaltri fatti veniva sporta denunciaall’A. G. dal sottoscritto;

c) con un ulteriore lettera del Dirigente dell’Ufficio del Personale Dott.ssa Agnese Cedrone, questa del 12/12/2005, dallastessa prodotta come nel tentativo di riparare l’affermazione del proprio collega Dr. Mauro Frisciotti (di cui al punto b) veniva richiesto di far redigere al sottoscritto un: “… apposita dichiarazione nella quale confermasse di disconoscere la paternità del plico” (doc. 82);

A seguito di tale richiesta il sottoscritto venne convocato dal Dr. Parisi Domenico, da Costui sommariamente reso informato dei contenuti della stessa e con decisione invitato a produrre una relazione di servizio (entrolagiornata) che ovviamente gli veniva prodotta (doc. 83) ma però ribadendo il fatto di non avere inviato il plico al Questore e null’altro, poiché mai avrebbe potuto confermare un disconoscimento di paternità mai effettuato ( ! );

64) che successivamente il Dr. Erminio Massimo Fiore concludeva le indagini e ne riferiva al Questore con la propria relazione del 6/04/2006 ma senza fare in questa neanche accenno agli incredibili fatti sopra descritti, seppur chiaramente espostigli nelle deduzioni difensive (doc.84). Da qui il sottoscritto rimase in attesa di essere convocato per la trattazione orale del relativo procedimento;

65) che con decorrenza 20/04/2006 il Dirigente dell’Ufficio di Polizia di Frontiera Marittima di Civitavecchia accordò al sottoscritto venti ( 20 ) giorni di congedo straordinario speciale ai sensi dell’Art. 15, Legge 395/1995 (doc. 85) dallo stesso utilizzati per organizzarsi in merito al trasferimento d’autorità ( punto 60 ) nonché per recarsi dalla propria prima figlia residente a Belgrado ( Serbia ).

Ebbene proprio mentre si trovava in tale città il sottoscritto veniva contattato dalla madre la quale, in evidente stato di preoccupazione, lo portava a conoscenza di due poliziotti appartenenti al Commissariato di Fratta Maggiore ( Napoli ) che si sarebbero recati presso l’abitazione della stessa ( situata ad Arzano – Napoli ) per effettuare una notifica disciplinare che lo riguardava; lì, tali poliziotti, da costei portati a conoscenza della sua assenza per i suddetti motivi di congedo e per forza di loro insistenza anche della propria ignoranza ( in senso scolastico ed avendogli chiesto di ricevere la notifica ) sarebbero allora riusciti ad effettuare comunque la notifica al marito di lei ( nato nel 1933 e padre del sottoscritto ) pur essendo più che evidente il suo grave stato di malattia ( arteriosclerosi cerebrale e diabete con annessa parziale cecità) anche giudicato terminale presso l’Ospedale Cardarelli di Napoli (come da certificazione allegata di cui alla fine del doc. 86).

Per tali motivi il ricorrente produceva, il 12/05/2006, una relazione che indirizzava ai propri vertici per fare presente il fatto ed ottenere almeno chiarimenti (doc. 86) anche questa però lasciata senza riscontro ( ! );

66) che il 10/5/2006 veniva notificato al sottoscritto di doversi presentare, alle ore 9.00 del 5/5/2006, presso il Consiglio Provinciale di Disciplina della Questura per lì effettuare la trattazione orale relativa al procedimento disciplinare istruito dal Dr. Erminio Massimo Fiore (doc. 87) così predisponendo però, costui avrebbe dovuto effettuare tale trattazione orale in una giornata già trascorsa ( ! ).

Con altra notifica, successiva e quindi ancora datata 10/05/2006, gli veniva invece comunicato di presentarsi al Consiglio Provinciale di Disciplina della Questura alle ore 9.00 del 16/05/2006 (doc. 88);

67) che proprio in tale data del 16/05/2006 il sottoscritto doveva però comunicare a personale di Segreteria del Consiglio Provinciale di Disciplina della Questura di essere impossibilitato ad ivi presentarsi per problematiche di salute e che pertanto si sarebbe recato presso la Sala Medica della Caserma Statilia per poi comunicare l’eventuale diagnosi e prognosi lì riscontrata. Ebbene, proprio mentre il sottoscritto veniva lì assistito sopraggiungeva il Dr. Claudio Cacace ( Segretario c/o il suddetto Ufficio di Disciplina) il quale, senza ritenere di avere la “delicatezza” di attendere successivi e più idonei momenti, notificava allo stesso, sul posto, il posticipo della trattazione orale al 29/05/2006 (doc. 89);

68)che il sottoscritto ottemperava puntualmente, ma presso tale Sede di giudizio, dopo circa un ( 1 ) oretta di attesa ( e gli andò di lusso ) con notifica del 29/5/2006 effettuata dalla Dott.ssa Ornella De Santis della Segreteria, la trattazione orale veniva posticipata all’8/06/2006 (doc. 90).

In tale data la trattazione orale veniva allabuonora effettuata. Seguiva proposta di infliggere al sottoscritto la pena pecuniaria, poi accolta dal Capo della Polizia con decreto datato 24/07/2006 (doc. 91).

Avverso tale provvedimento il sottoscritto ricorreva al T.A.R. Lazio;

69) che successivamente, in data 23/9/2006, accusando dolore nella parte più bassa della schiena, il sottoscritto doveva recarsi presso la Sala Medica della Caserma di Via Statilia ove veniva diagnosticata una: “Lombalgia in soggetto con discopatia: L 4 – L 5”, con prognosi di tre ( 3 ) giorni.

Il sottoscritto avvisava quindi l’ufficio di appartenenza della propria impossibilità a presentarsi in servizio, informandoli di tale diagnosi e prognosi e che si sarebbe pertanto recato dai propri genitori ad Arzano (Napoli) per ivi curarsi e riposare, in tal senso da costoro assistito.

Decorso tale periodo di prognosi ma accusando ancora dolore, in data 26/9/2006 il sottoscritto avvisava chi di dovere del proprio ufficio che si sarebbe quindi recato presso la Sala Medica della Questura di Napoli (trovandosiperl’appuntodaquelle parti ) per lì ottenere eventuale ulteriore terapia e prognosi.

In tale Sede però, il Medico Capo Dr. Festa Giuseppeseppur il sottoscritto gli esponeva di sentire forte dolore nella zona lombare della schiena e della suddetta diagnosi, come anche di un attinente patologia precedentemente riscontrata dai Sanitari del C.M.O. della Cecchignola (doc. 92)ostinatamente lo volle giudicare comunque idoneo al servizio ed ovviamente a decorrere da quella stessa giornata del 26/09/2006 (doc. 93).

Non avendo ottenuto neanche una terapia per lenire il dolore, non appena usciva da tale Sala Medica il sottoscritto doveva recarsi presso il Pronto Soccorso dell’A.S.L. Napoli 1, Regione Campania, Presidio Ospedaliero “San Giovanni Bosco” ove, dal Dirigente Medico Dr. Scalera Giuseppe, veniva diagnosticata: “Lombosciatalgia acuta”con prognosi di due ( 2 ) giorni prescrivendo farmaco terapia intramuscolo con il “Niflam” da eseguire per sei ( 6 ) giorni (doc. 94).

Ottenuta la terapia lenitiva il sottoscritto ritenne però di non fruire di tali giorni di prognosi per non rischiare di creare ( suo malgrado ) ulteriori situazioni lavorative difficili da gestire e da Napoli, pertanto, si metteva in viaggio per Civitavecchia per lì prendere servizio con turno 19.00/24.00 – notiziando di tali fatti il Dirigente di tale proprio ufficio di appartenenza;

70) essendo quindi stato trasferito d’autorità presso il suddetto Ufficio di Polizia di Frontiera Marittima di Civitavecchia e pertanto costretto a viaggiare da/per Roma, frequentemente e con il treno per non incidere in maniera ancora più importante il rapporto con la figlia (allora di sei anni di età) e la propria già precaria situazione economica, il sottoscritto produceva un istanza per farsi assegnare un armadio ove riporre la divisa ed un cassettino blindato ove riporre, invece, l’arma in dotazione individuale (doc. 95); ebbene la risposta del Dirigente dell’Ufficio, comunicatagli soltanto il mese successivo, fu decisamente negativa (doc. 96);

71) che nel periodo in cui è appartenuto al suddetto Ufficio di Polizia di Frontiera ( circa due anni ) tra un turno di servizio e l’altro di quelli seguenti: 19.00/24.00, 13.00/19.00, 7.00/13.00 e nella medesima giornata il 24.00/07.00 (denominatatale turnazione“inquinta”)per dormire o riposare il sottoscritto ha dovuto arrangiarsi a giacere sopra una branda da campeggio ove possibile (spogliatoio,localedoccia ounufficiobenevolmentelasciatoaperto) poiché, già usufruendo di un alloggio di servizio presso la Caserma “Massaua” in Roma ( che non poteva abbandonare per mantenersi un punto di appoggio quando si recava a fare visita alla figlia ) a dire del di lì Dirigente non era pertanto possibile assegnargliene un secondo e neanche informalmente ( ovvero come appoggio per la notte ).

Tale anomala situazione era perfettamente risaputa in ufficio ( e tollerata );

72) con una lettera di avviso di recupero credito datata 15/01/2008, notificata al sottoscritto p. p. v. la mattina del 21/01/2008 – ossia tre giorni prima dell’accredito del suo stipendio ( ! ) di fatto senza dargli tempo di correre ai ripari eppur sapendo che lo stesso non può contare su altre fontidiredditocon due figlie a cui badare ed unarilevantesituazionedebitoriaChi dell’Ufficio Amministrativo Contabile della Questura di Roma lo preavvisava di un conguaglio a debito pari ad Euro 1.568,08 ( relativo all’anno 2007 ) che sarebbe stato recuperato: per il 50% dallo stipendio di quel mese di Gennaio e per il restante 50% dal seguente mese di Febbraio (doc.97) così disponendo, obbligandolo pertanto a gestire la propria predetta situazione debitoria e di mantenimento familiare (scaturita la prima,oltretutto,proprio dalla presente incredibile situazione lavorativa ) con circa mezzo stipendio per due ( 2 ) mesi;

73) che al contrario, dopo che i propri ricorsi al T.A.R. Lazio ( avverso i suddetti estremi provvedimenti disciplinari di destituzione e cessazione del servizio ) erano stati giudicati fondati ed accolti, per ottenere l’attribuzione degli stipendi arretrati con interessi e rivalutazione, il sottoscritto dovette attendere molto tempo ed infine arrivare a ri-chiederli anche “con una certa perentorietà” (doc.98) e ciò nonostante ancora attendere con infine una prima parte di questi che gli veniva sì attribuita ma effettuando“ilconteggio”senzaprimaaggiornare il suo grado da Agente Scelto ad Assistente Capo (doc. 99).

Verissimo che il sottoscritto avrebbe potuto ricorrere al T.A.R. Lazio avverso tale modalità di attribuzione delle proprie spettanze, ma sia per questioni economiche che di generica difficoltà – regolarmente verificandosi che tali provvedimenti ( ed anchealquantonumerosieincalzanti) venivanosempreadottatie/ofatticoncludereproprioneiperiodiferialie/odifestività, ovveroquandoèalquanto complicato se non addirittura improbabile reperire un difensore legale – preferiva quindi lasciare correre;

74) che il sottoscritto, dopo circa due ( 2 ) anni di servizio prestati presso l’Ufficio della Polizia di Frontiera di Civitavecchia, ivi costretto a riposare come fosse uno sfollato ( per i motivi spiegati al punto 71 ) produceva, il 3/02/2008, una istanza di trasferimento a Roma per gravissimi motivi familiari (doc. 100) essendo venuto a conoscenza che la madre della propria seconda figlia Mirella Greta aveva contratto la Leucemia e pertanto era frequentemente ricoverata e impossibilitata ad assistere continuativamente la di entrambi figlia minore, intaliperiodidacosteiaffidataaun eppur riottoso e mal disposto zio materno.

Attesi circa quattro ( 4 ) mesi senza ricevere riscontro in merito a tale istanza, in data 23/5/2008 il sottoscritto ne produceva un altra ulteriore per tentare almeno di farsi avvicinare a Roma ed indicando in tal senso l’Ufficio di Polizia di Frontiera dell’Aeroporto Leonardo da Vinci di Roma Fiumicino, pensandolo di più facile attuazione poiché anche appartenente alla V^ Zona di Polizia di Frontiera come per il suddetto Ufficio di Frontiera Marittima di Civitavecchia.

Il 13/07/2008, dopo ancora vana attesa di riscontro e quindi ancora impossibilitato a fornire come avrebbe voluto la propria presenza ed assistenza alla famiglia, si verificava il decesso della madre della propria figlia e quattro giorni dopo, ovvero il 17/07/2008, ebbene sì soltanto allora ( ! ) il sottoscritto veniva aggregato presso l’Ufficio della Polizia di Frontiera Aerea di Roma – Fiumicino;

75) a seguito di tali accadimenti familiari il sottoscritto prendeva con se la propria figlia Mirella e vi andava a costituire l’attuale nucleo familiare, chiedendo, appena giunto presso tal Ufficio di Polizia di Frontiera Aerea, autorizzazione ad effettuare soltanto turni di servizio con orario agevolato 09.00/15.00 per assistere costei con continuità ed in particolare relativamente alla scuola dell’obbligo (doc. 101).

Ebbene tale turnazione agevolata veniva sì concessa ma con evidente ingiustificata difficoltà (preoccupandosi di creare un precedente) e dopo più settimane di attesa da parte dello stesso;

***

SI EVIDENZIA CHE:

IL GENERE DI AVVERSA ATTENZIONE SOPRA ESPOSTA E’ NATA IN AMBITIALLOGGIATIVIELAVORATIVIDELLAQUESTURADIROMA EPERVARIANNI(circadieci)IVISIE’SVILUPPATAEDE’PERDURATA;

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NELL’ESTATEDEL2008ILSOTTOSCRITTOABBANDONAGLIAMBITI ALLOGGIATIVIDELLAQUESTURADIROMAEVAA RISIEDEREC/O L’ABITAZIONEPRIVATADIVIAAUGUSTOGENINACIV.10INROMA,

PER ASSISTERE, CON CONTINUITA’, LA PROPRIA FIGLIA ORFANA;

PRESSOTALERESIDENZA,PERSISTEMATICOAGIRE MOLESTO E/O PROVOCATORIOEDACCUSATORIOATTUATOINPARTICOLAREDATALE“PASCALEGIUSEPPE”(single, di sesso maschile e di cui più avanti si esporrà)ANCHEPRESSOUFFICIDELLAQUESTURADIROMA(a cui lo stessofaràpiùvolteriferimento)IL SOTTOSCRITTO STA OGGI SUBENDO UNPROCEDIMENTOGIUDIZIARIOCONL’ACCUSADI “STALKING”;

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RELATIVAMENTEALSUDDETTOPROCEDIMENTOGIUDIZIARIO SI EVIDENZIACHELEINDAGINIDIPOLIZIAGIUDIZIARIASONOSTATE ESPLETATEDALLASQUADRAMOBILEDELLAQUESTURADIROMA;

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76) che in data 13/09/2008 il sottoscritto produceva al Ministero dell’Interno una ulteriore istanza per essere trasferito a Roma, motivandola con i su descritti ultimi gravi accadimenti familiari (doc. 104).

Ebbene in merito a tale istanza, come anche a quella precedente datata 03/02/2008 (di cui sopra al punto 74) eppure avendovi chiaramente esposto della necessità di una minore orfana di essere assistita dal padre e unico genitore rimastole, a mezzo di lettera del 06/11/2008 il sottoscritto ricevette risposta negativa (doc. 105);

77) che successivamente, a seguito di perentorio preavviso verbale del Dr. Pacioni (allora responsabile dell’Ufficio Sicurezza dell’Aeroporto Leonardo Da Vinci ove il sottoscritto prestava servizio ) con decorrenza 01/03/2009 al sottoscritto veniva anche sospeso il turno agevolato 9.00/15.00 con conseguenti intuibili problemi di gestione degli impegni della figlia (pur essendo unicamente lui stesso a doversene occupare ) e riferendogli in merito che questo sarebbe stato riattivato presentando una nuova istanza – eppur ovviamente sapendo che, nella sostanza, questa sarebbe stata praticamente identica alla precedente (entrambe visibili ai doc. 102 e 103) non potendo essere mutata la sua condizione di lutto familiare e attinente necessità di assistere continuativamente la figlia.

A tale punto spintisi i propri superiori gerarchici il sottoscritto ritenne allora di fare direttamente riferimento al Reggente la V^ Zona di Polizia di Frontiera Dr. Capelli il quale, comprensivamente, disponeva la sua immediata aggregazione all’Ufficio di Polizia di Frontiera dell’Aeroporto di Roma – Urbe (doc. 106);

78) che presso tale nuovo Ufficio, lasciato trascorrere un certo periodo di tempo per non rischiare di farsi vedere dai colleghi come un para problemi per scansare fatiche, il sottoscritto chiese di non essere impiegato in turni di servizio con orario 19.00/24.00 e in tal senso spiegando (ancoraeconbuonapacedellacomunicazione che dovrebbe intercorrere tra gli uffici anche in merito a tali generi di situazioni ) di essere impegnato in compiti di assistenza continuativa alla propria figlia minore ed orfana.

Tale richiesta trovò finalmente accoglimento ma dopo più settimane di attesa, per poi essere a distanza di 2 mesi improvvisamente revocata con un secco preavviso verbale del responsabile dell’Ufficio della Polizia di Frontiera dell’Aeroporto di Roma Urbe Ispettore Capo Tutone Fabrizio – con pertanto nuovi problemi per il sottoscritto di gestione degli impegni della figlia e ciò fin a quando, ricoordinando tali proprie necessità con una certa dose di coraggio, nuovamente si fece sotto per questa volta chiedere l’autorizzazione ad effettuare una turnazione fissa con orario 08.00/14.00 ( unico orario eventualmente autorizzabile presso tale Ufficio ) infine anche accolta ma dopo come epidemicamente diffuse chiacchiere relative ad un ritenuto molto probabile rigetto della stessa e successivamente, non appena entrata a regime, con puntuali cicchetti del di lì responsabile innanzi al seppur minimissimo ritardo ed anche se comportato suo malgrado da impreviste problematiche relative all’accompagnamento di sua figlia a scuola – oltretutto nonostantepreavvisatopernon creare disservizi e recuperato a fine turno come da regolamento;

79) che il 09/03/2009 il sottoscritto sporgeva denuncia – querela alla Procura della Repubblica c/o il Tribunale Ordinario di Roma;

80) che solo allora, con i primi movimenti di personale del 5/5/2010, il sottoscritto veniva finalmente trasferito a Roma, all’Ispettorato di P. S. Vaticano – ma anche qui, malgrado ogni corretto e osservante comportamento, ben presto dovette subire illegittimi e/o pretestuosi (o quanto meno anomali) procedimenti e comportamenti ostativi dei propri diritti/doveri di padre e di Legge: ai punti sotto specificandone soltanto alcuni;

e ciò nonostante ilsottoscritto avesse informato il Dirigente dell’Ispettorato diP.S.Vaticanodellapropriaanomalaeperdurantesituazionelavorativaconun atto di relazione del 26/11/2010 per i doverosi interventi di Legge che, a tutela della sua integrità morale, avrebbero dovuto quindi essere posti in essere(!);

81) che con notifica del 4/05/2011 veniva instaurato nei confronti del sottoscritto un procedimento disciplinare (doc. 107) accusandolo di non essersi presentato in ufficio alle ore 06.00 ( per effettuare un turno di servizio con orario 06.00/12.00 ) ma bensì alle ore 08.00 (per effettuare un turno di servizio con orario 08.00/1400, comedelresto,però,prevedevalaprogrammazionesettimanaleorganizzatadallo stessoufficio).

Il sottoscritto doveva quindi produrre le deduzioni difensive (doc. 108) con cui, in particolare, esponeva di non essere stato avvertito da chi di dovere della variazione di due ore dell’orario di servizio originariamente previsto dalla programmazione settimanale ( come stabilisce l’Articolo 7, comma 8,A.N.Q.Polizia di Stato ) che peraltro neanche avrebbe dovuto essere attuata  ( la variazione ) essendo stato tale turno 08.00/14.00 espressamente autorizzato senza eccezioni con provvedimento del Dirigente dell’Ufficio e che circa quindici minuti dopo aver intrapreso servizio, ovvero intorno alle ore 8.15, si era sentito male al punto da doversi recare presso il vicino P. S. Ospedaliero ove veniva emesso il seguente p. m. l.: “Lombosciatalgia acuta dx. Difficoltà alladeambulazione.Contratturamuscoli lombari con dolore alladigitopressione” e praticata una farmaco terapia intramuscolo con il “Toradol”, potendo stabilire per questioni burocratiche interne, pur essendo di diverso avviso, un ( 1 ) solo giorno di prognosi (doc.109)risultando e per la seconda volta ( di cuisopraalpunto16) cheilgiornodellapresunta“mancanzadisciplinare”ediavviodiunprocedimentodisciplinarecoincidaconl’iniziodiunaconvalescenzacondiagnosi ospedaliera di invalidità ( sic );

Comunque le deduzioni difensive del sottoscritto (doc. 108) vennero respinte con provvedimento del Dirigente dell’Ufficio (doc. 110) avverso il quale il sottoscritto produceva ricorso al Capo della Polizia (doc. 111) anche respinto (doc. 112);

82) che pochi mesi dopo il Dirigente Aiello faceva instaurare un 2° procedimento disciplinare nei confronti del sottoscritto ai sensi dell’Art. 4, commi 4 e 18, D.P.R. 737/1981, accusandolo di non avere onorato alcuni debiti (doc. 113).

Il sottoscritto produceva le deduzioni difensive con cui, in particolare, premetteva che alla base della propria situazione debitoria vi erano i numerosi provvedimenti, illegittimi ed evidentemente pretestuosi, adottati dall’Amministrazione, nonché di non avere ricevuto notizie di problematiche di alcun genere dalla propria Agenzia Unicredit presso cui facevano capo le richieste (mensili) di pagamento ed ancora, di fiducia male riposta in un Avvocato ( Luigi Parenti ) al quale lo stesso non ebbe a conferire mandato né altra forma di autorizzazione a procedere professionalmente ed eppur trovandosi con lo stesso che di propria iniziativa non autorizzata avrebbe svolto comunque delle attività e parrebbe per un importo vicino ai 20.000,00 Euro (doc. 114).

Le deduzioni difensive furono comunque respinte (doc. 115) inducendo lo stesso a produrre un ulteriore ricorso al Capo della Polizia (doc.116) anche respinto (doc. 117);

83) che dal Dirigente Aiello ( per due volte ) veniva respinta una legittima istanza di accesso ai documenti amministrativi prodotta dal sottoscritto (doc. 118) quindi obbligando lo stesso, a tutela dei propri diritti, a produrre ricorso alla Commissione per l’accesso ai documenti amministrativi della Presidenza del Consiglio dei Ministri (doc.119) che ne accoglieva le ragioni con un perentorio invito rivolto all’ufficio ad ottemperare (doc.120) cheinfattiottemperavasenzaulterioriostacolantipretesti (doc. 121);

84) che il 12/3/2012 il sottoscritto produceva al Dirigente Aiello istanza per essere autorizzato a espletare servizio con turno agevolato a regime di settimana corta ed anche allora spiegando che ne avrebbe fatto utilizzo di assistenza continuativa alla propria figlia minore ( orfana ) anche nel fine settimana in cui la scuola rimaneva chiusa (doc. 122).

In merito il sottoscritto ricevette però risposta negativa (doc. 123) pur essendo tale richiesto turno agevolato già stato concesso e proprio presso tale Ispettorato di P.S.Vaticano dal precedente Dirigente Callini, pertanto con un precedente d’ufficio che non avrebbe dovuto essere ignorato o comunque pur avendo potuto (legittimamente essendo previsto)disporre il suo spostamento a servizi interni (di ufficio) così non incontrando così gli addotti ostacoli di natura legislativa ( ! ).

A seguito di tale ( evidentemente pretestuoso ) diniego il sottoscritto dovette usare i propri giorni di Congedo Ordinario e Permesso Legge per assicurare alla figlia la propria continuativa presenza ed assistenza;

85) che il 2/05/2012 veniva notificata al sottoscritto un altra lettera di contestazione disciplinare, così accusandolo di essersi presentato in ufficio per espletare un turno di servizio in regime di straordinario programmato con circa un ( 1 ) ora di ritardo (doc. 124).

Il sottoscritto produceva le deduzioni difensive con le quali – in particolare, oltre a pretestuosità e ritenute illegittimità a mezzo soltanto delle quali era stato possibile formulare le accuse – rappresentava di non avere fornito la propria indispensabile adesione allo statuto volontario dello straordinario programmato per quel trimestre 2012 e che perciò nessun obbligo poteva incombere sullo stesso (doc.125) – queste vennero comunque respinte (doc. 126) inducendolo a produrre ulteriore ricorso al Capo della Polizia (doc. 127) anche respinto (doc. 128);

86) che persistendo quindi la sopradescritta inusitata situazione lavorativa,in data4/08/2012ilsottoscrittoancoradavaaditoalle vie giudiziarie producendounespostoallaProcuradellaRepubblicac/oilTribunaleOrdinario di Roma e in data 17/1/2013 anche un secondo atto di denuncia – querela;

87) nei seguenti punti sono esposte invece le fasi iniziali dell’ultimo pretestuoso e palesemente illegittimo invio del sottoscritto a sottoporsi ad accertamenti di natura psichica ( presso il Centro di Neurologia e Psicologia Medica di Castro Pretorio) su motivazioni, queste, addotte il 29/03/2013 dal Dirigente Avola dell’Ispettorato di P. S. Vaticano (doc.137) successivo al Dr. Aiello e in merito alle quali – essendo state poste anche a base di un provvedimento di aggregazione e contestualmente di trasferimento di ufficio d’autorità che prevedono la possibilità del dipendente di produrre le proprie deduzioni difensive – veniva data allo stesso quindi l’occasione di produrre la propria versione dei fatti (doc. 138) vanamente però illuminante la realtà dei fatti poiché rimaste inascoltate;

ECCO QUINDI APPRESSO COME SI CONCRETIZZAVA TALE RICHIESTA DI ACCERTAMENTI PSICHICI NEI CONFRONTI DEL SOTTOSCRITTO ( ! );

88) che il sottoscritto, poiché dolorante alla schiena, il 10/04/2013 si recava presso la Sala Medica del III Settore Sanitario del Ministero dell’Interno ove, dal Medico Capo Dott.ssa Martella Susanna, veniva giudicato temporaneamente non idoneo al servizio per: “Lombosciatalgia acuta in discopatia L4 – L5” con prognosi di otto giorni (doc. 129) senza ravvisare nel medesimo disagi e/o malesseri di altra natura   ( psichica ) proprio perché inesistenti e proprio perché, altrimenti, doverosamente, avrebbedovutoemettereunulteriore e specifico provvedimento nei confronti della sua persona;

89) che decorsa tale prognosi ma essendo stato sottoposto a operazione chirurgica orale la mattina seguente del 18/04/2013, il sottoscritto si recò nuovamente presso la suddetta Sala Medica Ministero dell’Interno con la certificazione dentistica, per farla confermare. Lì, dal Medico Capo Dott.ssa Loreto Francesca, apponendovi su questa il proprio visto p. p. v., ne veniva per l’appunto confermata sia diagnosi che prognosi (doc. 130) senza che, neanche da costei, pur avendo accennato incredula e con evidente disaccordo alla suddetta richiesta del Dirigente Avola (punto 87) di fargli effettuare accertamenti di natura psichica, fossero stati ravvisati disagi e/o malesseri di tale natura proprio perché inesistenti e proprio perché, diversamente, avrebbedovutodoverosamenteemettereunulterioreespecificoprovvedimentonei suoi confronti;

si evidenzia che il sottoscritto riteneva di dover informare anche il Dirigente ditaleIIISettoreSanitariodelMinisterodell’Interno della propria inusitata e perdurantesituazionelavorativa(dicuianchecontinuiepretestuosioillegittimi accertamentisanitari)conriservatadel22/04/2013,ciòperidoverosiinterventi diLeggechealmeno da Costei avrebbero dovuto essere posti in essere a tutela anche della sua integrità morale ( ! );

90) che decorsa anche la suddetta prognosi dentistica ( di 7 giorni ) ma accusando ancora dolore, il sottoscritto si recò il giorno seguente 25/04/2013 presso l’A.S.L. RM-A di Via Lampedusa ( essendo chiuso il sopra detto III° Settore Sanitario del Ministero dell’Interno) ove, dalla Dr.ssa Ferraro Anna Maria, veniva rilasciata una certificazione medica attestante: “postumidiinterventodichirurgiaorale” con un (1) giorno di prognosi (doc.131) senzacheneanche da costei fossero stati ravvisati disagi e/o malesseri di natura psichica, proprio perché inesistenti e proprio perché, diversamente, avrebbedovutodoverosamente refertarli con un ulteriore e specifico provvedimento;

91) che decorsa anche tale prognosi ( di 1 g. ) ma risentendo ancora dei postumi di intervento di chirurgia orale, il giorno dopo 26/4/2013 il sottoscritto si recò presso il suddetto III° Settore Sanitario del Ministero dell’Interno ove, dal Medico Capo Dott.ssa Eliana D’Annibali però, immediatamente prima di ogni altro impulso, gli veniva manifestata incredulità e forte disaccordo per quanto gli era stato ordinato dal proprio Dirigente Dott.ssa Daniela Zambelli (lì assente) addirittura a mezzo di postilla o messaggio apposta nel computer dell’Ufficio, per i contenuti della quale lo stesso avrebbe dovuto essere accompagnato ( pertanto indipendentemente dalla suavolontàedalsuostato) al Centro di Neurologia e Psicologia Medica appena si presentava presso quel Settore Sanitario o l’Ufficio di appartenenza ( l’Ispettorato di Pubblica Sicurezza Vaticano) tale colloquio è documentato dal file_audio_1 allegato;

92) che tale ingiustificata e quindi irregolare richiesta di accompagnamento del sottoscritto veniva glissata dal Medico Capo Dott.ssa Eliana D’Annibali che, però, comunque doveva ordinare al sottoscritto – pur non avendo ravvisato nello stesso disagi o malesseri di natura psichica (file_audio_1) – di recarsi il 29/4/2013 presso il Centro di Neurologia e Psicologia Medica ed a tale fine ponendo nelle sue mani un proprio scritto di pugno su carta intestata dell’ufficio (doc. 133) privo infatti di diagnosi motivante il provvedimento (indispensabile) poiché, non avendo appunto ravvisato nulla, come dalla stessa esternato non sapeva che mettere” ( sic );

93) che in merito a tali fatti il sottoscritto sporgeva altra denuncia – querela alla Procura della Repubblica presso il Tribunale di Roma;

94) che nonostante l’evidente pretestuosità e illegittimità dell’ordine (punto 93) il 29/4/2013, dovendovi comunque ottemperare come da regolamento, il sottoscritto si recava presso il Centro di Neurologia e Psicologia Medica ove veniva sottoposto ai specifici test e colloqui, con infine esito favorevole allo stesso ed ordine a ivi ri-presentarsi nella mattinata del giorno seguente 30/04/2013;

95) che in tale data del 30/4/2013, senza somministrare ulteriori test o colloqui, al sottoscritto veniva comunicata la riconosciutagli idoneità al servizio nei ruoli della Polizia di Stato ma appioppandogli però un provvedimento di sorveglianza medica che, con tutto il rispetto, considerate le basi e quanto precedentemente verificatosi (dicui a tutta la suddetta esposizione) si ritiene sia stato emesso null’altro che per le stesse finalità estromettenti di sempre e per non contraddire clamorosamente chi della suddetta Sala Medica del III° Settore Sanitario del Ministero dell’Interno aveva ritenuto di prendere le determinazioni iniziali relative al suo avvio a visita (di cui sual punto 91 e 92);

96) che subito a seguito del suddetto comunque favorevole giudizio di idoneità al servizio nei ruoli della Polizia di Stato inoltre (come accennato su al punto 87) veniva notificato al sottoscritto, presso l’ufficio di appartenenza Ispettorato di P. S. Vaticano, un provvedimento di aggregazione d’autorità ad altro Ufficio (doc.134) e contestualmente, con una seconda notifica, anche l’apertura di un procedimento di trasferimento di ufficio d’autorità (doc. 135) – entrambi i provvedimenti ( oltre al suddetto di accertamenti psichici, per l’appunto) con alla base la suddetta nota del Dirigente E. Avola (doc. 137) avversata con ritenute fondate deduzioni difensive (doc.138) che però non hanno impedito il suo trasferimento presso l’Autocentro di Polizia di Roma Via Alessandro Magnasco civ. 38 (doc. 136);

SIEVIDENZIACHEICOMPORTAMENTIRITENUTICALUNNIOSIE/O FRUTTODI EVIDENTITRAVISAMENTIATTUATIDALPERSONALEPOLIZIA DI STATOECIVILENOMINATONELSUDDETTOATTODELDIRIGENTE ENRICOAVOLA(doc.137)SONOSTATISOTTOPOSTIALVAGLIODELL’A.G. A MEZZO DI UN FORMALE ATTO DI DENUNCIA QUERELA;  

97) che in data 4/11/2013 il sottoscritto veniva (ancora) sottoposto ad accertamenti di natura psichica presso il Centro di Neurologia e Psicologia Medica (doc. 139) con in conclusione riferito esito di sì idoneità al servizio nei ruoli della Polizia di Stato ma mantenendo efficace nei suoi confronti il provvedimento di sorveglianza medicaprecedentementeirrogato (punto95) avvertito inoltre che ad un eventualeulterioresegnalazionequindi nienteerapiùfacileaverificarsivistol’evidenteavverso“clima”lavorativolosisarebbe direttamenteinviato presso il settore di Neurologia e Psichiatria del C. M. O. di Roma – Cecchignola;

98) che il 02/12/2013 il sottoscritto veniva convocato presso l’Ufficio Matricola dell’attuale Ufficio di appartenenza “Autocentro di Polizia” e lì, relativamente al periodo di appartenenza all’Ispettorato di Pubblica Sicurezza Vaticano, a mezzo di rapporto informativo, gli veniva comunicato p. p.v. il seguente avversamente astruso ed al contrario articolato giudizio comportamentale: “Il dipendente, nell’anno di riferimento non ha evidenziato elevate conoscenze delle disposizioni particolari attinentileproprieattribuzioni;ildipendentenelcorsodell’annononhadimostrato massimacuraeattenzioneallapersonaeall’aspettoesteriore;ildipendentenell’anno di riferimento non ha fornito un positivo rendimento ed è risultato insoddisfacente per il buon andamento dell’ufficio”, ovviamente concordato dal Dirigente Enrico Avola (superiore gerarchico del compilatore Dott.ssa Federici Francesca) come segue: “Concordocon ilgiudizioespressodalcompilatore  ancheinrelazione alle variazioniinnegativoapprovaterispettoalprecedenteperiodo,inquantonell’anno a cui si riferisce il presente rapporto informativo il dipendente ha posto in essere comportamenticensuratidisciplinarmente,mahaanchetenutoaldifuoridelserviziounacondottanonconformeallostatogiuridico richiesto ed oggetto, tra l’altro, di segnalazioni all’A. G. da parte di privati cittadini” (doc. 140).

Il sottoscritto evidenzia che non ha proposto ricorso avverso tal avverso “giudizio” per il profondo rispetto che comunque prova per il Dirigente Avola (ma anche perquestionieconomiche) dissentendo comunque dallo stesso per motivi intuibili dalla lettura dello stesso e/o dei fatti su esposti che una ben altra realtà evidenziano e chiarendo che l’A. G. è stata interessata sì da privati cittadini ma anche e in primis dal sottoscritto nei loro stessi confronti;

si evidenzia che con nota del 5/12/2013 il sottoscritto provvedeva a informare della propria anomala e di fatto perdurante ancora oggi situazione lavorativa anche il Direttore dell’Ufficio di appartenenza ( Autocentro di Polizia ) ciò per tutti gli interventi a tutela che avrebbero dovuto essere posti in essere ( ! ) ma si ritiene del tutto vanamente ( ! );

PRESSO L’UFFICIO DI APPARTENENZA, QUINDI

99) nel mese di Aprile c. a. il sottoscritto veniva accusato dalla donna delle pulizie di avere tenuto nei confronti della stessa comportamenti scorretti. Convocato dal Dirigente dell’Ufficio, questi non ravvisava fondatezza nell’accuse non adottando provvedimenti di nessun genere nei confronti dello stesso.

Alla luce di tale fatto, non unico nel suo genere ed anche di specifici precedenti (di cuiallasoprastantenarrazioneaipunti 28e30) pare evidente che il sottoscritto o è una sorta di molestatore delle donne delle pulizie ma non lo è come non lo è mai statooancheinmerito a ciò potrebbe essersiverificato quanto non solo suo parere si verifica da venti anni circa a questa parte, ovvero la induzione od istigazione ad avanzareaccuseneiconfrontidel medesimo discretamente rivolte ai soggettipiùrecettivicon l’intento di creare quindiipresupposti per permettere, con legittimità, l’instaurazione di procedimenti volti ad estrometterlo dal suo contesto lavorativo;

100)il sottoscritto veniva anche informato dal proprio responsabile Ispettore Capo Mancini Mauro, della volontà del Direttore dell’Autocentro di Polizia (oveentrambi prestano il servizio ) che si proceda nei suoi confronti con una segnalazione scritta alla seppur minima mancanza ed altresì, che venga raccolta ogni informazione nei confronti dello stesso ( ? ). L’Ispettore Capo Mancini riferiva ancora al sottoscritto di non essere aggradato da dovere agire in tale modo e riferendosi nuovamente al Direttore dell’Ufficio così lo andava a identificare: “Nontifidareè tutta apparenza la sua disponibilità,tuperluiseiunproblema,quellononcapiscenullaeperfarecarrierativuoleincularema con il cazzo mio ( sic );

101) che su incarico del Questore, in data 10/04/2014, il Funzionario Istruttore Dr. Armando Guarda ( del Centro Polifunzionale di Roma – Spinaceto ) instaurava nei confronti del sottoscritto un procedimento disciplinare ai sensi dell’Art. 7, comma 3, 4 e 6, D.P.R. 737/1981 (di cui gli atti nell’allegato file attuale_proc._discipl.) pur trovandosi lo stesso in uno stato di malattia fisicamente invalidante (doc. 141) anche perdurato ventisette ( 27 ) giorni., dal 29/3 al 25/4 del c. a. e costringendolo perciò a raccogliere le proprie forze per sopportare le assunte posizioni erette volte a permettergli: sia di redigere le deduzioni difensive al computer nonché di guidare l’auto al fine di recarsi ad acquisire gli atti del procedimento – ciò, per l’appunto, anziché riposare essendogli stato anche prescritto il lombostato(doc. 141);

102)chequestosopraesposto (punto101) nonè l’unicocasoincuiadispettodi invalidanticondizionifisiche, assolutamenteinopportunesituazioniefrangentiche avrebberorichiestobenaltrogenerediattenzionesianostatiinstauratiprocedimenti sanitariedisciplinarisulsottoscrittoo in merito effettuate comunicazioni, finanche durante le festività o in periodi estivi ( quando di fatto è praticamente impossibile reperire un difensore legale)omentresitrovavaapranzoconlapropriafamigliaconbuonapaceperilbuon/correttoandamentochedovrebbecaratterizzarel’operato di Chi appartenente alla Pubblica Amministrazione ( ! );

103) che presso il Consiglio Provinciale di Disciplina della Questura, il 13/05/2014, al sottoscritto veniva permesso di acquisire atti inerenti il suddetto procedimento disciplinare istruito dal Dr. Armando Guarda ( punto 101 ) tra i quali la relazione istruttoria del 9/05/2014 (doc. 142) con la quale lo stesso, asserendola in relazione con una non meglio data a comprendere intera attività espletata e dall’esame delle deduzioni difensive del sottoscritto, si ritiene trascurando e/o disattendendo e/o distorcendo evidenti elementi diprovaachiaro ed inequivocabilecaratteredidecisivitàafavoredelsottoscritto,  si prodigava nel riferire al Questore di Roma come in modo tale da “agevolare” il procedere dello stesso verso l’irrogazione del provvedimento di destituzione nei confronti del sottoscritto;

A. G. informata dei fatti;

104) ovviamente il sottoscritto non si tirò indietro dall’evidenziare tale avverso e ritenuto irregolare e/o scorretto comportamento istruttorio, producendo un proprio atto che indirizzava ai superiori gerarchici in data 4/07/2014 (doc. 143);

105) che in data 15/7/2014, presso il Centro di Neurologia e Psicologia Medica (di Castro Pretorio ) al sottoscritto veniva permesso di acquisire documenti relativi al procedimento di natura psichica attualmente in corso nei suoi confronti (sospesoa seguito di un provvedimento dell’A. G., più avanti esposto ). Tra questi lasciavano letteralmente attonito il sottoscritto “le letture” dei test di personalità “MMPI-2” somministrati allo stesso presso il Centro di Neurologia e Psicologia Medica, nelle date: 29/4/2013, 4/11/2013 e 15/5/2014, avendoviravvisatoevidentifalsificazioniomanipolazioni e grossolani errori(casualmenteavvalorantileaccuseproferiteneiconfrontialsottoscrittoaverbalepressogliUfficidellaSquadraMobiledellaQuesturadiRoma epiù avanti meglio specificate) inmeritoacui provvedevaaprodurreimmediatorapportoaisuperiori gerarchici il 21/07/2014 e denuncia all’A. G. ( l’ennesima ).

Per quanto riguarda invece l’ambito privato

poco dopo essersi evidenziata la sopra descritta inusitata situazione lavorativa in ambitoPoliziadiStato (ovveroapartiredal1993-1994) ancoraoggiperdurante, anche la vita sociale e privata del sottoscritto lentamente e senza apparente motivo iniziò a desertificare nei rapporti sociali e affettivi – ciò, stante quanto con un certo timore riferito o confermato da alcuni amici, conoscenti e/o professionisti dei quali lo stesso si è avvalso nel corso degli anni per alcune delle su descritte vicissitudini, si sarebbe verificato a seguito di assiduo agire dinaturaingannevoleediffamatoriatendenteafarloapparireconsospettoe/oalparidiunosquilibratostrumentalizzandofattiesituazioniartatamentecostruiti/e nel tempo e/o travisandone altri/e, attuati da anonimipersonaggi pare provvistidicredenziali.

Oltretutto, per timore di avvalorare le riferite illazioni e/o costruzioni sulla propria persona e personalità, anche in considerazione di precedenti specifici ( purtroppo esistenti e di cui alla sopra stante narrazione ) soltanto dopo tempo il sottoscritto trovò il coraggio di sporgere in merito ai fatti denuncia contro ignoti alla Procura della Repubblica c/o il Tribunale Ordinario di Roma – che non risulta essere stata archiviata ( ! )

ed inoltre,

iniziarono a essere posti in essere comportamenti omissivi con anche ingiustificabili ritardi relativamente al riconoscimento dei diritti e delle spettanza sue e di sua figlia ed anche tali fatti venivano esposti alla Procura della Repubblica presso il Tribunale Ordinario di Roma a mezzo di altra denuncia querela – chenonrisultaesserestata archiviata ( ! ).

Attualmente.

Aseguitodimolestie/provocazioniedaccuseprodotteamitragliainparticolare dalsunominatoPascaleGiuseppeirrazionalmentepressoogniAutoritàeSede IstituzionaleoltrecheallaProcuradellaRepubblicacomeavessenulladaperdereosisentissefortediunasortaditutela/supportodal Pubblico Ministero titolaredell’inchiesta,concluseleindagini,venivaformulatarichiestadiarchiviazione motivandola in particolare con l’inattendibilità ravvisata.

DALPASCALEGIUSEPPEVENIVANOALLORAFORMULATENUOVEACCUSEC/OGLIUFFICIDELLASQ.MOBILEDELLAQUESTURADIROMA OVE PERO’,DI FATTO, IL SOTTOSCRITTO E’ STATO FATTO OGGETTODEGLIINNUMEREVOLIEILLEGITTIMIOQUANTOMENO ANOMALIE/OPERSISTENTIPROVVEDIMENTISURAPPRESENTATI;

LASQUADRAMOBILEDELLAQUESTURADIROMAPERL’APPUNTO, VENIVADELEGATAASVOLGERELE INDAGINI PER CONTO DELLA PROCURA DELLA REPUBBLICA   

e di seguito

nei confronti dello stesso veniva riaperto il procedimento giudiziario, indagandolo per Stalking;

il sottoscritto veniva quindi sottoposto al divieto di dimorare nel Comune di Roma con provvedimento dell’A. G. G.I.P. notificatogli il 18/7/2014 presso gli Uff. della Squadra Mobile della Questura di Roma;

la figlia del sottoscritto veniva provvisoriamente affidata allo zio materno masenza autorizzazione del medesimo, da personale della Squadra Mobile della Questura di Roma;

a seguito della suddetta misura cautelare dell’A. G. G.I.P., il 21/7/2014 il sottoscritto veniva anche sospesodalservizio percependo quindi il minimo assegno stipendiale alimentare, insufficiente a permettergli di adempiere a tutte le proprie necessità ed incombenze;

che pur avendo il divieto di dimorare nel Comune di Roma, alle ore 6.45 circa della mattina dell’1/08/2014 doveva recarsi impellentemente presso la propria abitazione nonperdimorarvi bensì per godere di una doccia, prelevare indumenti personali ed intimi e medicinali di prima necessità, con l’intento di ripartirvi per tornare a Tivoli Terme (oveividimorava“accampato”nellapropriaautovetturanondisponendodialtre soluzioni ) entro le seguenti ore 07.30;

che poco prima però, bussavano alla porta della sua abitazione due pattuglie della Polizia di Stato appartenentiallaQuesturadiRoma (quattroelementi)che, invece, lo accompagnavano pressogliUfficidellaQuesturadiRoma ove veniva denunciato a piede libero per “inosservanza” del suddetto divieto emesso dall’A. G. G.I.P. del Tribunale di Roma;

che la sera del 3/08/2014 il sottoscritto veniva pertanto arrestato ed accompagnato  ammanettato con indicibile vergognaprima al foto segnalamento e seguentemente presso il carcere di Regina Coeli;

sempre a seguito delle accuse del Pascale Giuseppe rese presso gli Uffici della Sq. MobiledellaQuesturadiRoma e non essendovi un familiare disposto a chiederne l’affido provvisorio, la figlia minore del sottoscritto veniva portata presso una “casa famiglia” situata in Roma, Via Gradisca civ. 16 ( Quartiere Trieste ) con regole ed orari più rigide/i di quelle/i di un carcere e da circa due mesi impedendole di uscire in libertà con le amiche poiché ancora non gli sarebbe stato assegnato un tutore dal Tribunale per i Minorenni;

che la suddetta misura cautelare carceraria del sottoscritto veniva successivamente attenuata con gli arresti domiciliari da scontare in Roma;

il sottoscritto aveva quindi modo di produrre una memoria difensiva al P. M. titolare dell’inchiesta, in data 22/09/2014, in cui evidenziava la mendacità e pretestuosità delle dichiarazioni rese presso gli Uffici della Sq. Mobile della Questura di Roma;

in data 25/09/2014 il sottoscritto veniva rimesso in libertà ma disponendo nei suoi confronti il divieto assoluto di avvicinare i luoghi frequentati dalla presunta parte offesa Pascale Giuseppe;

che tramite il proprio legale il sottoscritto chiedeva di essere reintegrato in servizio, ponendo principalmente a fondamento della richiesta l’effettuata sostituzione della misura cautelare in carcere con il divieto di dimora nel Comune di Roma e il grave nocumento delle condizioni di vita in cui lo stesso si trova;

che ai sensi dell’Art 10 bis, Legge 241/1990, in data 23/10/2014 veniva notificato al sottoscritto, quindi, un attodovuto del Ministero dell’Interno con il quale gli si motivava l’orientamento avverso detta richiesta di reintegro in servizio, chiedendo di produrre eventuali osservazioni in merito nel termine di dieci giorni;

tali osservazioni venivano dal sottoscritto prodotte nei tempi imposti dalla suddetta Legge in data 01/11/2014, rimanendo quindi in attesa delle relative determinazioni di cui al proprio futuro lavorativo ( ! );

indata12/11/2014illegaledelsottoscrittoricevevaperò, nel frattempo, notificadel Decreto diGiudizioImmediatodelTribunalediRoma, con laprimaudienzachesi svolgerà questo prossimo 24/02/2015.

Con sentita cordialità, fiducia e ringraziamento.

 

SILVESTRO GIUSEPPE

Ospite

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Sono te ,lui,chiunque e scrivo in anonimatohttps://www.separati.eu/

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