Vivo con cento euro al mese

Vivo con cento euro al mese

I salti mortali di un padre separato «Vivo con cento euro al mese»

Vivo con cento euro al meseCaponago – «Vivo con 100 euro al mese, ho un lavoro ben remunerato, ma ho un affitto da pagare, un mutuo da onorare e i figli da mantenere. Questa è la mia vita di padre separato».  la storia di Luca, lo chiameremo così, con un nome di fantasia. Luca è un caponaghese che vive un grosso momento di difficoltà  causato dalla separazione dalla moglie: «Non ho neanche i soldi per pagare la parcella del mio avvocato e mi devo rivolgere ad una finanziaria. Altrimenti non so come fare».

Per raccontare la sua storia bisogna andare indietro nel tempo. Circa 16 anni fa, quando incontrò sua moglie, all’interno della compagnia di amici che da ragazzo ha sempre frequentato. Negli anni giovanili, scoppia la scintilla della passione. Da lì al matrimonio il passo è breve. Dopo quattro anni di fidanzamento Luca e la sua ragazza si sposano. E vivono, da marito e moglie, per dodici anni. Tra alti e bassi, come accade in tutte le famiglie. Poi però qualcosa si rompe: le incomprensioni si fanno continue, mentre le riappacificazioni sempre più rare.
Sul finire del 2010 Luca prende una decisione netta: lascia la casa coniugale e avvia le pratiche per la separazione. Separazione che avrebbe voluto consensuale, ma che così non è stata.

«Siamo andati in mano agli avvocati – ha detto nei giorni scorsi Luca – e lì è iniziato il calvario. Il giudice non ha concesso a nessuno dei due la separazione per addebito, ma mi ha imposto di lasciare alla mia ex moglie l’appartamento comprato insieme, con un mutuo ». Gli ha anche imposto di pagare 450 euro al mese di alimenti per i due figli minorenni. «A conti fatti spendo al mese – dice Luca -: 450 per i miei figli, 700 euro per l’appartamento che ho preso in affitto e 500 euro di mutuo. Al mese mi rimangono solo 100 euro per vivere».

Forse per sopravvivere. Perché gli imprevisti o le incombenze sono sempre dietro l’angolo: «Il mese prossimo dovrò pagare l’assicurazione per l’auto che uso per andare a lavorare e dovrò fare una scelta, o l’assicurazione o la rata del mutuo». Poi ci sono gli strascichi legali della separazione: «Poco tempo fa mi è arrivata la parcella dell’avvocato, sono poco meno di 8 mila euro. Sono soldi che non ho e non so dove andare a prendere. Ai miei genitori ho già  chiesto troppo, per questo mi sono fatto fare un paio di preventivi da società  finanziarie ».

Questa la situazione. Ma per il futuro, Luca cosa vorrebbe? «Vorrei che la mia ex moglie capisse che ho il diritto di fare una vita dignitosa: se trovassimo una soluzione per vendere la nostra vecchia casa coniugale, potrei permettermi un appartamento più accogliente per ospitare i miei figli o per fare una vacanza con loro. E magari comprare loro anche un regalino ogni tanto ». Quando infatti i figli di Luca dormono a casa del padre, uno riposa nel divano letto, mentre l’altro si corica nel letto del padre.
Lorenzo Merignati
Fonte http://www.ilcittadinomb.it/stories/Vimercatese/633882/

kirap

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Non si conosce mai abbastanza bene una donna fino a quando non la si incontra in tribunale.
(Per la maggiore)
https://www.separati.eu/

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  • E’ stata creata una categoria di nuovi uomini poveri…c’e’ un senso punitivo in qs giudici donne ?

    • Roberto

      che vergogna e non possiamo fare niente…!!!!

  • MAV57

    La semplice realtà è che l’emancipazione femminile ha portato di conseguenza una sorta di rivendicazione di torti di millenni che donne (ma anche uomini per conto loro) cavalcano principalmente con scopo di lucro a qualunque titolo.
    La cosiddetta violenza rosa è ora “tutelata” da una moltitudine di persone di elevatissimo grado di responsabilità in tutti i livelli del processo spesso “violentissimo” di separazione/divorzio.
    Tutti dormono tranquilli poiché, chiuse le documentazioni (dove figli, padri e a volte anche madri, sono semplicemente una sequenza di caratteri neri di inchiostro ma senza volto né anima), non possono sentire il dolore atroce inflitto sempre più spesso con “fiera disumanità“.
    Giustificazioni?
    Devono evitare di farsi coinvolgere emotivamente…
    Devono colpire tutti quelli che sono stati denunciati 8anche se non indagati penalmente) così non rischiano di lasciare in giro quel 98% di mariti davvero violenti, il restante 2% è un effetto collaterale tollerabile…
    Devono partire dal presupposto che “quella poverina davvero poteva usare violenza a quel marito/padre magari palestrato?”

    Il personalissimo livore (talvolta davvero bestiale) di “certe donne” che sono psicologhe, avvocati, ass. sociali, consulenti, fino ad arrivare a giudici, coinvolte in separazioni/divorzi come può essere estraneo al coinvolgimento emotivo? Sembrerebbe piuttosto che combattano una battaglia personale contro le proprie sofferenze piuttosto che contro le violazioni dei Diritti altrui.
    Il 98% dei mariti/padri denunciati è violento? Forse…. Ma non si sa nulla della percentuale di donne/madri???
    “Quella poverina” molto spesso recita il ruolo della vittima per mascherare il ruolo reale di vera e propria mobber familiare di marito/figli o bieca speculatrice economica. Oggi “la poverina” persevererà ancora nonostante il dolore inflitto ai figli…. e la Legge? Non tutela certo i figli!

    Scusandomi per la lungaggine, devo però alla fine spezzare una lancia verso l’unico giudice Donna (con la maiuscola per l’acume) su 4 procedimenti a mio carico intentati dalla mia ex.
    Nel procedimento penale (ma guarda un po’!!) ero già rassegnato vedendo il giudice donna: mi ha assolto con formula piena dichiarando che le accuse infondate erano finalizzate solo a trarre vantaggio personale contro di me. Quella Donna mi ha fatto giustizia da accuse di inaudita violenza e falsità sostenute con il patrocinio di avvocati dei centri antiviolenza contro la donna.

    Ancora non ho trovato un solo centro ANTIVIOLENZA che tuteli indistintamente anziani, bambini, donne e uomini. Perché?????

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